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Ufficiale Il salotto letterario di SpazioGames

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Snow24

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È con molto piacere che vi presentiamo Il salotto letterario di SpazioGames, un posto dove poter discutere di argomenti e questioni teoriche (fisolosofia, psicologia, sociologia, ecc), riflessioni personali, analisi e discutere di perplessità e dubbi che vi tengono svegli la notte.
Nessuno di noi probabilmente è esperto e la probabilità che le discussioni non siano altamente specializzate c'è :asd:
Quello che vi chiediamo è di avere apertura mentale, discutere con serenità e umiltà, evitare di prendere in giro gli altri utenti o le riflessioni da loro compiute. Comportiamoci tutti da persone mature e lasciamo la saccenteria e la supponenza fuori da questo topic. Ci auguriamo sia un modo per crescere e non diventi motivo di scontro e member war.

Il primo quesito ve lo pongo io, così rompiamo un po' il ghiaccio :nev:
Giorni fa stavo leggendo un libro sulla storia della radio e della televisione e si è toccato l'argomento intellettuali e media. Il comune denominatore del rapporto tra intellettuali (specialmente di sinistra) e società del Novecento è sempre stato il rifiuto, la critica e il rigetto di ogni forma di consumismo, mezzi di comunicazione di massa e "contaminazione". La televisione non era vista di buon occhio, l'utilizzo che ne ha fatto la Democrazia Cristiana anche meno ed è prevalsa una linea durissima che nei primi anni è stata dominante.
La situazione è migliorata un po' attorno agli anni '70, Pasolini è stato probabilmente uno dei filosofi più "mediale" di quel tempo, però quello che io mi chiedo è: non è stato forse un comportamento parecchio stupido e lassista quello di rifiutare inizialmente la TV, nonostante l'enorme contributo che invece si poteva dare ad una società più sana, aperta e meno rurale?
Che la TV soprattutto tra anni '50 e '70 abbia svolto una funzione pedagogica ed educativa nel tentativo di alfabetizzare e modernizzare il paese è documentato e dimostrato. È vero che col senno di poi è facile parlare, però non ho mai compreso per quale ragione la posizione iniziale degli intellettuali sia stata di così forte rifiuto. Anche in prospettiva era evidente che la TV fosse il mezzo del futuro e che combatterla e criticarla in toto non avrebbe portato a nulla. Oltre che rivoluzionaria in sé, c'erano interessi economici, industriali e politici, era impossibile che dall'oggi al domani venisse abbandonata.
Con la radio, invece, il rapporto era stato migliore sin dal secondo dopoguerra. Gli intellettuali sono ben presto diventati ospiti fissi e i programmi culturali e di divulgazione hanno avuto grandi consensi.
In realtà anche in TV è stato in parte così. Superati i primissimi anni, gli italiani hanno mostrato interesse verso quei contenuti culturali sia in forma ridotta, che anche più specifica.
Per me era una grandissima opportunità per scrollarsi di dosso un sacco di rimasugli culturali che ancora oggi sono molto presenti. Ci siamo ritrovati ad avere un economia e un settore industriale forte, ad essere una potenza mondiale, ma senza una base culturale adeguata e che nel giro di pochissimo ha portato ad una pesante involuzione che continua ancora oggi, perché, volente o nolente, cultura non è soltanto leggere libri o scrivere poesie, ma è la seconda natura dell'uomo e una delle sfere più importanti che guida l'agire individuale e collettivo. L'Italia culturalmente è ancora parecchio arretrata rispetto alla media europea e questo ha ripercussioni enormi su tutto il paese, la classe dirigente, il modo in cui giovani vengono considerati in ambito lavorativo, ecc che ha portato ad un innalzamento dell'età media che sta aggravando la nostra situazione, nonostante le enormi possibilità di questo paese.
Non voglio con questo dire che se gli intellettuali avessero passato più tempo in TV, anziché a scrivere sui giornali, le cose sarebbero andate in maniera totalmente diversa, però magari avrebbe contribuito. Era un periodo cruciale per la nostra nazione e tutto è stato lasciato nelle mani della DC e quei pochi dirigenti Rai con un po' di buonsenso. Voi che ne pensate?

Vi pongo anche un quesito più leggerino: che ne pensate dei podcast?

(Ovviamente non dovete per forza rispondere ad una di queste due domande, potete tranquillamente tirare fuori un altro argomento che vi interessa. È uno spazio aperto per discutere di ciò che vi incuriosisce)
 
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Per quanto il paragone con la radio apra a dei confronti a cui non so trovare soluzioni (sul perché sia stata accettata più facilmente... Boh, forse perché era il primo strumento "di massa"), per quanto riguarda il rifiuto della TV credo (ma non ho reale idea) possa essere dovuto al fatto che come quasi sempre, quando c'è qualcosa di nuovo, c'è diffidenza, perché ogni cosa nuova (più o meno) deve spingere le persone che la ricevono fuori dalla loro comfort zone. Poi posso fare altre ipotesi, ma sarebbero un po' campate per aria.
Per quanto riguardo i podcast, diciamo di sì: perlopiù ascolto (e guardo su youtube) quelli con Jordan Peterson, che trovo una persona geniale, di immensa cultura, e che, per quanto non sono sempre d'accordo al 100%, mi fa vedere le cose in modo diverso, e ci rifletto su :sisi:
 

Snow24

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Per quanto il paragone con la radio apra a dei confronti a cui non so trovare soluzioni (sul perché sia stata accettata più facilmente... Boh, forse perché era il primo strumento "di massa"), per quanto riguarda il rifiuto della TV credo (ma non ho reale idea) possa essere dovuto al fatto che come quasi sempre, quando c'è qualcosa di nuovo, c'è diffidenza, perché ogni cosa nuova (più o meno) deve spingere le persone che la ricevono fuori dalla loro comfort zone. Poi posso fare altre ipotesi, ma sarebbero un po' campate per aria.
Per quanto riguardo i podcast, diciamo di sì: perlopiù ascolto (e guardo su youtube) quelli con Jordan Peterson, che trovo una persona geniale, di immensa cultura, e che, per quanto non sono sempre d'accordo al 100%, mi fa vedere le cose in modo diverso, e ci rifletto su :sisi:
Intanto grazie per esserti messo in gioco :fiore:
Per me rimane un po' un mistero. La radio è diventato sin da subito un mezzo di propaganda, mentre la TV poteva essere un mezzo più neutro e malleabile perché è arrivata in un periodo storico in cui l'Italia era ancora debolissima e aveva bisogno di verità e di libertà dopo il ventennio. Ha comunque avuto un ruolo determinante nel processo di modernizzazione e alfabetizzazione del paese, questo è innegabile, ma forse si poteva fare anche di più di così.
Ovviamente anche le mie ipotesi sono campate per aria, come dicevo nell'OP, non mi aspetto di trovare esperti in materia :unsisi:

Io ciclicamente mi impongo di dedicare un po' di tempo ai podcast, ma non ci riesco mai. Non riesco a capire come conciliarne l'ascolto con le mie attività quotidiani. Quando vivevo fuori casa avevo l'abitudine di ascoltarli mentre mettevo a posto la cucina o facevo le pulizie di casa, ma adesso non riesco mai a trovare un momento della giornata per farlo. Mi viene più semplice guardarli su YouTube, ma soprattutto con Spotify e app simili non riesco, non so che fare intanto e mi distraggo subito. Avevo anche provato ad ascoltarli mentre stavo sui mezzi o andavo da qualche parte, ma ho sempre trovato impossibile in città caotiche tipo Roma riuscire a sentire cosa dicono :asd:
Ma invece in Italia c'è qualcuno che merita? Perché dei pochi che ho visto non me n'è piaciuto neanche uno :hmm:
 

Buddha94

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Riguardo ai podcast non ne ascolto regolarmente, però guardo regolarmente video su Youtube di gente che parla dei più svariati argomenti (tipo le interviste di Montemagno) che possono essere accomunati a dei podcast. Di solito li ascolto principalmente mentre cucino o più in generale mentre faccio altre attività casalinghe. L'unica mia condizione è che devo poter aumentare la velocità di riproduzione (video a 1.5x) altrimenti mi annoio a sentire la parlata lenta (cioè a velocità normale :asd:).
 

Coin Op

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la differenza nel rifiuto della classe intellettuale nei confronti della tv e dell'accettazione della radio credo dipenda da una progressiva decadenza della classe intellettuale.
non è la tv ad essere stata un mezzo "barbaro", perché come dicevi tu sin dal dopoguerra c'erano palinsesti culturali di alto livello. c'erano programmi come "non è mai troppo tardi" dove si insegnava a leggere e fare di conto a degli analfabeti che durante la guerra non avevano potuto studiare. c'erano gli sceneggiati che però erano soggetti presi da classici della letteratura e che quindi veicolavano un lessico e degli elementi culturali di spessore nelle loro trame.
insomma, la TV come media di massa è partita bene e dava molto spazio anche alla cultura. io credo che il problema sia stata l'elite intellettuale invece.
la radio vide la partecipazione di intellettuali illustri perché fiorì in un'epoca dove la maggior parte della scena intellettuale proveniva dal ceto nobiliare o di alta borghesia che coltivava spontaneamente un interesse per la cultura. si trattava di ceti che per motivi vari potevano godere già di un'affermazione sociale per legittimarsi, pertanto non cercavano rivalse altrove.
al contrario, dagli anni 60 ha preso sempre più piede la figura dell'intellettuale parvenue. quello che si atteggia e usa la cultura e lo status di intellettuale con lo scopo principale di affermarsi. un'inversione vera e propria del rapporto.
prima si diventava intellettuali come effetto collaterale dell'avere e produrre cultura. dopo si è puntato direttamente a quello che era il traguardo, saltando o assottigliando il più possibile il passaggio intermedio. difatti si nota la differenza tra l'intellettuale che vive di retorica e quello che produce un pensiero suo.

una simile classe intellettuale non poteva che vedere come il fumo negli occhi uno strumento accessibile alla massa come la televisione, perché sembrava quasi un mescolarsi alla stessa massa che tanto si disprezzava.
questa degenerazione è andata progressivamente aumentando sino al punto che oggi molti ambienti letterari sono diventati una specie di passerella per gente che si applaude a vicenda.
questo è un aspetto che ho potuto verificare di persona, in diverse occasioni in cui ho partecipato ad incontri e dibattiti. professori universitari e "dottori" che trattavano con sufficienza chiunque non fosse un insigne loro pari, ma che poi si rivelavano incapaci di elaborare quesiti che li spingevano fuori da un banale opinionismo o rigurgito di retoriche collaudate.

linko un articolo folgorante circa il premio strega. quello che dovrebbe essere il massimo riconoscimento letterario in italia, ma che si riduce ad essere uno scambio di pacche sulle spalle dei soliti amici (oltre che vetrina pubblicitaria in cui gli editori spingono quello che vorrebbero essere il prossimo bestseller).


per questo tipo di figura di intellettuale la tv è qualcosa da rifuggire per partito preso, per potersi vantare con gli altri di non guardarla la tv.
bella cazzata. in tv negli ultimi vent'anni non sono andati in onda solo programmi beceri, ma anche trasmissioni culturalmente ricche. penso a passepartout di daverio, che teneva delle lezioni di storia dell'arte senza mai essere noioso, risultando comprensibile a tutti, perfetto per divulgare la bellezza dell'arte ad un pubblico che poteva veramente andare dal ragazzino sino all'ottuagenario.
ma il problema è proprio questo. è la figura dell'intellettuale a fare la differenza. daverio difatti è stato un esempio positivo di intellettuale ed esperto di arte, ma privo di quella voglia di pavoneggiarsi, quel trincerarsi dietro la tipica aria di snobbismo dei wannabe che puntano sull'elitismo per legittimarsi. insomma, non aveva l'atteggiamento tipico di quelli che non avendo sostanza e spessore, poggiano il loro status di intellettuale sulle frequentazioni e sui premi o applausi ricevuti da altri colleghi. tu hai citato pasolini, altro esempio positivo di intellettuale di sostanza e non di chiacchera.
 
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Snow24

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Prima di tutto ti faccio in complimenti per l'intervento. L'ho trovata un'ottima analisi, molto verosimile e davvero interessante. Onestamente non mi aspettavo un intervento del genere :asd:

Comunque, torniamo al punto. L'analisi in sé è molto sensata e, nella mia ignoranza, mi sento di concordare un po' su tutto. In particolare su questo punto:
per questo tipo di figura di intellettuale la tv è qualcosa da rifuggire per partito preso, per potersi vantare con gli altri di non guardarla la tv.
bella cazzata. in tv negli ultimi vent'anni non sono andati in onda solo programmi beceri, ma anche trasmissioni culturalmente ricche. penso a passepartout di daverio, che teneva delle lezioni di storia dell'arte senza mai essere noioso, risultando comprensibile a tutti, perfetto per divulgare la bellezza dell'arte ad un pubblico che poteva veramente andare dal ragazzino sino all'ottuagenario.
È una cosa che ho pensato pure io. Persino YouTube era riuscita a tirare fuori contenuti culturali decenti, per me è impensabile che nessuno abbia interesse a seguire una bella chiacchierata tra intellettuali. Per dire, un programma strutturato in questo modo sarebbe impensabile oggi


Eppure ha quasi un milione di visualizzazioni, migliaia di commenti e considerando che YouTube è comunque una piattaforma di cui fruiscono ancora soprattutto giovani e giovanissimi è ancora più impressionante per me.
Di questo video tra l'altro ho sempre apprezzato l'onestà intellettuale di Pasolini. Non sono tra i suoi più grandissimi fan, ma devo ammettere che la pacatezza con cui esprime il suo parere, svestendosi dei lustri che l'intervistatrice gli aveva dato, è incredibile.
Sentir dire "non lo so" in TV al giorno d'oggi per me sarebbe già un bel passo avanti. Così come concepire un programma in cui il dialogo calmo, pacato e piacevole è il protagonista.
Non ho tirato fuori per caso l'esempio dei podcast. Negli ultimi anni vanno moltissimo, sia per moda (lanciata soprattutto dagli influencer americani e i loro discorsi sulla motiviazione, la crescita personale, ecc), ma anche perché questo bisogno che qualcuno risponda a delle domande troppo complesse è ancora ben presente.
Ancora oggi, nonostante la TV sia diventato un media che si preoccupa di più delle nicchie (con canali tematici, per esempio) e quindi di non andare per forza incontro ai gusti del pubblico di massa, l'offerta culturale è ancora troppo povera. Programmi culturalmente validi, di dibattito e confronto ce ne sono pochi, gli ospiti sono per lo più figure dello spettacolo o, come dici tu, personaggi spocchiosetti che parlano anche quando non sanno cosa dire. Ricordo una mia professoressa di psicologia lamentarsi perché una volta l'avevano invitata in TV e ogni ospite metteva in dubbio le sue parole spacciando studi scientifici per opinioni su cui controbattere :asd:
La cosa che non mi torna è proprio questa. I podcast (per esempio quelli su YT) sono esattamente questo genere di programmi, ma in chiave più moderna. Un Marco Montemagno (come diceva Buddha) grosso modo fa questo. Certo, gli ospiti sono due e siamo più vicini ad interviste o late night, però ci sono podcast che invece vanno più verso questa direzione. E non servono temi da spettacolarizzare, gossip, gente che strilla o che litiga, anzi, è pieno di podcast rilassanti, interessanti e stimolanti.

Faccio un ultimissima precisazione e poi la chiudo.
Studiando i media ho imparato che ogni nuovo media non è altro che una rivisitazione di un media predecente. A volte addirittura il frutto della convergenza di più media (come nel caso degli smartphone e pc) e paradossalmente è spesso il media precedente che si reinventa sulla base di ciò che vede nei nuovi media. La TV oggi non può essere competitiva rispetto al web, ci sono migliaia di ragioni per cui è così e non può essere altrimenti, ma resta ancora una spanna sopra per quanto riguarda budget, personaggi di spicco e forse pure capillarità. Quello che ha fatto Lundini col suo programma è esattamente questo. Ha convinto la Rai che poteva funzionare fare un programma parodia dei tipici programmi TV italiani (Una pezza di Lundini) e ha funzionato, ha riscosso successo tra i miei coetanei, tra persone che guardavano e continuano a guardare pochissimo la TV. Io sono un fanatico dei dibattiti, mi piace tantissimo l'idea di confrontarsi, di disquisire con persone più competenti ed è chiaro ai miei occhi che non solo l'unico, ma il dibattito televisivo ormai ha preso questa piega e non ha davvero senso che nel 2021 si vada ancora avanti in questa direzione. Quello che i podcast hanno mostrato è che c'è ancora bisogno e voglia di ascoltare qualcuno che ci insegni qualcosa o due, tre persone che discutono di qualcosa pubblicamente. E a questo punto, perché non lasciare che a farlo sia gente accreditata?
 

Coin Op

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ti ringrazio.
su youtube non saprei. canali (almeno in italia) dedicati alla cultura non me ne vengono in mente (accetto consigli). in compenso vedo molti interventi di opinionismo di bassa levatura su temi però seri, portato avanti proprio da trentenni o under-30 che sono il prosieguo della categoria succitata. ovvero quelli che puntano a distinguersi dalla massa elevando le proprie chiacchere a contenuto culturale e che pensano di essere dei cazzutissimi pasolini in erba perché "loro non sono mica quelli che giocano a minecraft sul tubo" (come se bastasse non fare roba frivola per fare automaticamente cultura).
simili contenuti, peraltro privi di contradditorio con tesi opposte, mi hanno convinto che youtube sia forse peggiore della tv da questo punto di vista.
in tv il format di talk show si fonda almeno sulla presenza di opinioni divergenti e marcia sopra la speranza che queste voci discordanti finiscano anche per scannarsi a tutto vantaggio di caciara e ascolti. ma per quanto questa sia la sua degenerazione, permane almeno un grosso vantaggio: che è appunto la presenza di due campane diverse. almeno uno straccio di confronto c'è.
lo youtuber che parla da solo in webcam è il sogno bagnato dei wannabe-intellettuali capaci solo di chiaccherare, ovvero la possibilità di blaterare in faccia al pubblico senza essere obbligati a dover rispondere a qualcuno che ne può mettere facilmente in evidenza le superficialità, le contraddizioni, etc.
ironicamente un decennio fa youtube fu salutato come il successore della televisione, quello capace di proporre contenuti di qualità liberi dalle logiche di mercato degli ascolti televisivi e dove "il giovane e volenteroso popolo del web" avrebbe portato innovazione e qualità in barba ai grigi boomer che diffondevano letame a colpi di barbara d'urso.
che pia illusione.
come hai fatto notare tu stesso, molti media sono semplicemente il mutamento di uno strumento già utilizzato. youtube riprende molti difetti della televisione amplificandoli persino a dismisura. la caccia di like, condivisioni e visualizzazioni non è dissimile dall'ansia da auditel, anzi, forse pure peggio.
i contenuti non sono poi tanto meglio, passiamo anche qui dal trash alla cosa carina seguita da pochi volenterosi. ma in youtube mancano i contenuti culturali di alto livello, che sulla tv almeno in forma di nicchia ci sono (Rai5 o Raistoria grazie a Minoli).

il podcast può funzionare bene. ma è qualcosa di indipendente dal canale in cui viene immesso.
un buon podcast funziona bene sia scaricato in mp3 da un sito di contenuti audio, funzionando come un programma radiofonico, sia trasmesso da youtube come video e con un taglio da salotto televisivo.
le interviste sul tubo funzionano bene. i podcast a due funzionano bene.
ma invece il podcast fallisce malamente nel format con con moderatore, ospiti e tesi contrapposte. una cosa così strutturata bisogna saperla fare e non mi vengono youtuber italiani che sappiano e vogliano farlo in modo imparziale.

È una cosa che ho pensato pure io. Persino YouTube era riuscita a tirare fuori contenuti culturali decenti, per me è impensabile che nessuno abbia interesse a seguire una bella chiacchierata tra intellettuali. Per dire, un programma strutturato in questo modo sarebbe impensabile oggi

Eppure ha quasi un milione di visualizzazioni, migliaia di commenti e considerando che YouTube è comunque una piattaforma di cui fruiscono ancora soprattutto giovani e giovanissimi è ancora più impressionante per me.
youtube funziona su target diversi esattamente come la tv.
i canali per bambini fanno ascolti stratosferici, ma è un pubblico che su youtube guarda solo QUEL tipo di contenuto.
allo stesso modo chi si interessa al contenuto culturale non guarderà il playthrough su GTA o il filmato "ho speso la pensione della nonna su FIFA FUT" o il podcast dell'emula della Ferragni che mostra le sue nuove scarpe.
sono tutte categorie di pubblico non intercambiabili.

Di questo video tra l'altro ho sempre apprezzato l'onestà intellettuale di Pasolini. Non sono tra i suoi più grandissimi fan, ma devo ammettere che la pacatezza con cui esprime il suo parere, svestendosi dei lustri che l'intervistatrice gli aveva dato, è incredibile.

temo che hai preso un esempio di qualità talmente alta da essere difficilmente replicabile. Pasolini è stato un unicum persino nel panorama degli intellettuali italiani stessi in un periodo in cui questa categoria era messa meglio rispetto ad oggi.
anche solo una replica di Pasolini fa un milione di visualizzazioni. ma se dovessimo raggiungere numeri simili con ciò che le menti di questo periodo mettono a disposizione, faremmo fatica, perché, come dicevo, il livello della classe intellettuale (o presunta tale) è tremendamente basso e incapace di produrre.

gli scopi dell'intellettuale di oggi sono ben altri: appagare il suo ego o fare attivismo politico super retorico e schierato.
già solo un discorso come quello che hai linkato di Pasolini oggi è impensabile. dipingere un fenomeno elencandone pregi e difetti e senza voler dare una visione imposta del fenomeno come buono o cattivo e lasciando al pubblico il libero arbitrio di riflettere e ragionare su pro e contro.
ma scherziamo? l'intellettuale odierno vuole dirti esattamente cosa devi pensare e devi pensare ciò che lui ritiene sia giusto. e non vuole assolutamente essere messo in discussione e contraddetto. per carità.
l'onestà intellettuale di Pasolini oggi non la trovo in nessuno. la sua umiltà nell'ammettere di non avere risposte certe, neppure.
partendo da tali presupposti, che tipo di contenuti puoi produrre? e che visualizzazioni o attenzione speriamo di ottenere?
 
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Snow24

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Riguardo alla prima parte, purtroppo devo "liquidare" il discorso dicendo che da questo punto di vista, YouTube, soffre di alcuni degli stessi problemi della TV e cioè: i guadagni arrivano dalle visualizzazioni e la pubblicità. E ovviamente questo si porta dietro gran parte delle dinamiche della TV (ascolti, tendenza a titoli sensazionalistici, ecc).
La differenza che io ho riscontrato tra YT e la TV è legata principalmente a quello che potremmo definire un po' "modello di business". Un contenuto televisivo, anche banalissimo, comporta costi che devono essere quantomeno bilanciati, toglie spazio dai palinsesti, quindi è "obbligato" a fare ascolti. YouTube no. Ci sono quelli che vogliono arricchirsi o che vogliono diventare famosi e che investono molto in attrezzature e nella creazione dei contenuti (ovviamente quel "molto" è ben distante dal "molto" televisivo :asd:), ma ci sono anche tantissimi content creator che spendono poco o nulla, se non il loro tempo, e non hanno come obiettivo quello di generare grandi introiti. Mentre il modello del "divulgatore per passione" su YT può funzionare visto che la piattaforma è gratuita, in TV tutto ciò è impossibile.
Il podcast offre la possibilità di avere lo stesso "modello di business" di YT. È impensabile guadagnare abbastanza con un podcast senza sponsorizzare prodotti, al massimo può servire per aumentare la notorietà, ma ho notato che i podcast sono spesso creati da chi ha già una buona posizione, ha già grandi guadagni e utilizza questo format non come fonte di guadagno, ma per parlare, per confrontarsi, per creare intrattenimento a basso costo, ma anche con profitti decisamente più bassi (almeno quelli diretti). Anche i costi per creare un podcast sono abbastanza accessibili.
La qualità di un dibatto è legata a fattori non necessariamente economici, anzi, il vantaggio sta proprio lì. Il massimo che può succedere è dover pagare l'ospite, cosa che su YT viene spesso aggirata dal fatto che l'ospite viene "pagato" in pubblicità e visibilità e che c'è molta più tranquillità visto che non è neppure necessaria la presenza fisica obbligatoria.

Sul secondo punto sono d'accordo, in parte. Vero che Pasolini è stato un esempio unico e raro e che YT si compone soprattutto di contenuti virali (visto che ha un algoritmo che favorisce quelli, persino sopra i gusti personalizzati degli utenti), però è vero pure che Pasolini è risultato un personaggio vincente perché ha parlato di tabù, perché si è sempre posto con umiltà di fronte a chiunque, perché la sua partecipazione non aveva fini politico-ideologici come succede adesso in TV in ogni singolo programma. Ricordo di aver letto una studio che dimostrava quanto l'elezioni 2018 fossero state influenzate dal programma della D'Urso, un programma di gossip e spettacolo che non dovrebbe avere fini politici o influenze così evidenti. In un contesto televisivo del genere non si può nemmeno concepire che un ospite o un programma non abbia un orientamento politico ben preciso, con ospiti scelti accuratamente. È questo che non funziona proprio ad oggi. Su YouTube, sulla carta, questo problema non si pone. Ce ne sono molti altri, chiaramente, ma rimane comunque molto più libero della TV. Finché un personaggio discutibilissimo come Fusaro verrà preferito a gente competente il problema resterà lì dov'è. Perché, riprendendo il tuo primo post, non sono totalmente d'accordo sul fatto che gli intellettuali di un certo livello non esistano più. Molti di questi non accettano le logiche televisive e non accettano quindi un terreno di scontro così ideologizzato e politicizzato che rende i dibatti una partita di calcio col pubblico, gli applausi e gente che si limita ad offendere e denigrare l'altro interlocutore, neanche la sua idea, proprio l'interlocutore
 

Sparda

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Io butto lì uno spunto un po' abbozzato, premettendo che non ho ancora finito di leggere i vostri ultimi interventi: secondo me nella percezione che la società ha del ceto culturale in generale, ha un ruolo non indifferente (anche se magari talvolta indiretto) la classe politica e il suo grado di istruzione. Di fatto i dibattiti televisivi e i dibattiti politici seguono praticamente lo stesso format, non saprei dire quale dei due ha influenzato l'altro per primo, e del resto non sono nemmeno in grado di contare quanti anni sono passati da quando al potere c'è stato un uomo definibile "di cultura" in una posizione di forte visibilità. È anche un dato di fatto per esempio che tanto la classe politica quanto la televisione dovrebbero/potrebbero essere un modello anche linguistico per un determinato ceto sociale...è stato giustamente citato il programma di Alberto Manzi, che è un perfetto esempio di come la televisione agli albori potesse essere un veicolo di alfabetizzazione di base, e la sua popolarità dimostra anche quanto sentito fosse questo bisogno, ma la realtà oggi è ben diversa.
Senza voler necessariamente abbassarmi a toni pseudo-populistici, è sempre un dato di fatto che alcuni esponenti del governo (tra quelli che ricoprono/hanno ricoperto le cariche più importanti) non hanno nemmeno necessità di una laurea per stare lì, cosa che sinceramente trovo un po' demenziale, non soltanto perché a momenti serve anche per lavorare come commessi, ma anche per il semplice beneficio a livello di struttura mentale che un grado di istruzione superiore ha la potenzialità di fornire; in secondo luogo, hanno poca se non nessuna cura della forma e del contenuto dei propri messaggi (se è davvero possibile scindere le due cose). Una volta ho potuto constatare con i miei occhi che sul profilo twitter di un noto politico italiano, in un arco di tempo di 12 ore e dopo la bellezza di 4 correzioni, chiunque avesse il compito di occuparsene non era stato in grado di correggere un congiuntivo. Può sembrare una banalità o pignoleria, ma non lo è affatto, perché dimostra che o non c'è la competenza per farlo, o che non c'è alcuna cura riguardo il modo in cui arrivano i messaggi da canali istituzionali.
Non parliamo poi dei dibattiti politici da talk show, roba che non si distingue più dagli show Mediaset. L'idea complessiva che mi arriva è quella di una classe politica che ormai si esprime con messaggi vuoti, banali e semplici, pieni di retorica e talvolta di paternalismo, che punta a fare leva sulla sfera emotiva (come è sempre stato) ma facendo presa sugli istinti bassi; in questo senso si potrebbe trovare una giustificazione al perché della televisione ha fatto presa soprattutto l'aspetto di spettacolarizzazione.
E questo a sua volta può spiegare perché la radio non goda dello stesso statuto: essendo il contenuto privo di una controparte visiva il focus è differente, e finisce per servire scopi differenti, dal momento che non può fare presa sulla spettacolarizzazione intesa nel senso contemporaneo del termine.
Se questo tipo di influsso è verticale, di fatto l'élite culturale non è più élite ma nicchia: se si associa a scopi politici deve conformarsi a quelle forme di linguaggio e visibilità, se non vi si conforma non ha lo stesso tipo di presa, per cui nel palinsesto televisivo si trova relegata agli spazi destinati per l'appunto alla nicchia.
 

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Senza voler necessariamente abbassarmi a toni pseudo-populistici, è sempre un dato di fatto che alcuni esponenti del governo (tra quelli che ricoprono/hanno ricoperto le cariche più importanti) non hanno nemmeno necessità di una laurea per stare lì, cosa che sinceramente trovo un po' demenziale, non soltanto perché a momenti serve anche per lavorare come commessi, ma anche per il semplice beneficio a livello di struttura mentale che un grado di istruzione superiore ha la potenzialità di fornire; in secondo luogo, hanno poca se non nessuna cura della forma e del contenuto dei propri messaggi (se è davvero possibile scindere le due cose)

giusto, come anche l'opposto. così come sarebbe auspicabile un titolo di studio, lo sarebbe anche un'esperienza lavorativa di quelle scomode.
se molti ministri del lavoro si fossero fatti turni di stage e praticantato a 400 euro mensili per 40 ore settimanali (più gli extra che alcuni posti chiedono rigorosamente in nero) come la metà di noi, o almeno 8 mesi di call-center o consegne per deliveroo, sentiremmo musiche diverse.
perché altrimenti si arriva al pluriqualificato con master a cambridge che però non ha la minima idea di quali siano le problematiche del mondo del lavoro reale ed è convinto che con 800 euro mensili a contratto precario si viva bene in Italia. quello che prende decisioni dall'alto della sua proiezione macro-economica bocconiana convinto che "fare sacrifici" (che non toccherà a lui fare) sia la panacea di ogni crisi.
figura questa che va a braccetto con l'intellettuale da salotto descritto prima e che spesso si sovrappone persino, dato un passaggio a porte girevoli tra quei due ambienti.
ma attenzione, stiamo rischiando di fare OT gigante con temi che dovrebbero finire nel topic di politica e che non credo dovremmo affrontare qui.
personalmente vorrei attenermi al tema cultura e società, che mi sembra più mirato per questo topic.
Post unito automaticamente:

Un contenuto televisivo, anche banalissimo, comporta costi che devono essere quantomeno bilanciati, toglie spazio dai palinsesti, quindi è "obbligato" a fare ascolti. YouTube no. Ci sono quelli che vogliono arricchirsi o che vogliono diventare famosi e che investono molto in attrezzature e nella creazione dei contenuti (ovviamente quel "molto" è ben distante dal "molto" televisivo :asd:), ma ci sono anche tantissimi content creator che spendono poco o nulla, se non il loro tempo, e non hanno come obiettivo quello di generare grandi introiti. Mentre il modello del "divulgatore per passione" su YT può funzionare visto che la piattaforma è gratuita, in TV tutto ciò è impossibile.

ovviamente quel "molto" è ben distante dal "molto" televisivo

vero, ma questo ha un suo rovescio di medaglia pure. in TV abbiamo visto programmi di contenuto culturale con dietro delle produzioni di tutto rispetto. quello che per la TV è un budget ridicolo, permette già di fare grandi cose per un programma culturale. cose che sono irrealizzabili su YT persino per uno che ha il primato delle visualizzazioni sul panorama italiano.
e già questo fa una grossa differenza sul livello con cui arrivi a trattare l'argomento. ed è riassunto nella tua frase che ho quotato in fondo

Finché un personaggio discutibilissimo come Fusaro verrà preferito a gente competente il problema resterà lì dov'è. Perché, riprendendo il tuo primo post, non sono totalmente d'accordo sul fatto che gli intellettuali di un certo livello non esistano più. Molti di questi non accettano le logiche televisive e non accettano quindi un terreno di scontro così ideologizzato e politicizzato che rende i dibatti una partita di calcio col pubblico, gli applausi e gente che si limita ad offendere e denigrare l'altro interlocutore, neanche la sua idea, proprio l'interlocutore

per assurdo Fusaro ha colto alla perfezione il ribaltamento del modello descritto da Pasolini nel filmato che hai elencato.
così come PP aveva fotografato come negli anni 60-70 il Carosello era un veicolo pubblicitario pensato per la famiglia intesa come nucleo di consumatori (e quindi un prodotto si piazzava in contemporanea a 3-4-5 persone in un colpo solo), Fusaro ha fotografato come sia cambiata la dialettica del mondo pubblicitario circa la famiglia, che anzi, ora viene vista malissimo dal marketing, in quanto ostacolo al consumo sfrenato. se devi pensare al benessero del nucleo familiare hai sicuramente una distrazione o una remora dal spendere tutto quanto il tuo stipendio per te stesso.
oggi tutti i pubblicitari ed esperti di marketing concordano su di una cosa: il consumatore ideale è single oppure vive da solo, perché ha meno freni all'acquisto impulsivo.
Pasolini aveva colto le trappole della pubblicità degli anni 60, Fusaro quelle del 2015.
Tocco il tema Fusaro andandoci coi piedi di piombo. so che è inviso a tanta gente, ma ho voluto citare questo singolo intervento perchè lo hai citato e si ricollega al filmato che hai postato ed è un'analisi altrettanto lucida della situazione a mio avviso.

Perché, riprendendo il tuo primo post, non sono totalmente d'accordo sul fatto che gli intellettuali di un certo livello non esistano più. Molti di questi non accettano le logiche televisive e non accettano quindi un terreno di scontro così ideologizzato e politicizzato che rende i dibatti una partita di calcio col pubblico, gli applausi e gente che si limita ad offendere e denigrare l'altro interlocutore, neanche la sua idea, proprio l'interlocutore

il punto è che anche dove si dovrebbe fare cultura televisiva, ciò non avviene. penso all'occasione sprecata del programma condotto da Corrado Augias che andava in onda su Rai3.
alla fine era un contenitore di approccio cattedratico da maitre-a-penser. se nei talk andava di moda litigare o politicizzare ogni tema, qui era un monologo spacciato per discorso a due, con ospiti selezionati per dire esattamente ciò che il conduttore voleva sentire e dirlo anzi al posto suo.
il pubblico interessato alla cultura lo era un pò meno all'essere trattato come un semianlfabeta da un conduttore che pensava di saperla più lunga di tutti quelli che lo ascoltavano.
 
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giusto, come anche l'opposto. così come sarebbe auspicabile un titolo di studio, lo sarebbe anche un'esperienza lavorativa di quelle scomode.
se molti ministri del lavoro si fossero fatti turni di stage e praticantato a 400 euro mensili per 40 ore settimanali (più gli extra che alcuni posti chiedono rigorosamente in nero) come la metà di noi, o almeno 8 mesi di call-center o consegne per deliveroo, sentiremmo musiche diverse.
perché altrimenti si arriva al pluriqualificato con master a cambridge che però non ha la minima idea di quali siano le problematiche del mondo del lavoro reale ed è convinto che con 800 euro mensili a contratto precario si viva bene in Italia. quello che prende decisioni dall'alto della sua proiezione macro-economica bocconiana convinto che "fare sacrifici" (che non toccherà a lui fare) sia la panacea di ogni crisi.
figura questa che va a braccetto con l'intellettuale da salotto descritto prima e che spesso si sovrappone persino, dato un passaggio a porte girevoli tra quei due ambienti.
Non concordo. Per quale motivo una persona che ha lavorato in un call-center e ora fa il presidente del consiglio dovrebbe cercare di migliorare la condizione di un gruppo di lavoratori di cui non fa più parte? Senza considerare che un conto è dire che i politici dovrebbero avere competenze tecniche per prendere decisioni competenti e funzionali, un altro è dire che per essere un buon politico devi aver fatto un lavoro scomodo. A che pro? Per sviluppare empatia? Prendiamo un caso fresco fresco, Di Maio ha lavorato allo stadio San Paolo prima di entrare in politica, è praticamente la sua unica esperienza lavorativa. È in qualche modo un politico migliore? Ha forse mostrato più empatia di altri? È forse riuscito a prendere decisioni migliori?
Anche perché essendo tutti "fuori posto" nei dicasteri a cui sono assegnati riescono a dimostrarsi incredibilmente incompetenti e ad affidarsi sempre ad esperti a cui danno la colpa delle decisioni sbagliate che prendono (perché ovviamente non hanno gli strumenti per comprendere le misure che stanno per approvare).

Posta in quel modo lì nessun politico ha da preoccuparsi delle tasse o dei tagli operati, sono tutti abbastanza ricchi, sia quello che prima faceva il paninaro che quello che si è laureato alla Bocconi. La storia dei radical chic incapaci di comprendere le problematiche del paese reale penso sia stata egregiamente smontata da quest'ultimo governo.
ma attenzione, stiamo rischiando di fare OT gigante con temi che dovrebbero finire nel topic di politica e che non credo dovremmo affrontare qui.
personalmente vorrei attenermi al tema cultura e società, che mi sembra più mirato per questo topic.
Sta tranquillo, ho parlato anche io di politica e l'idea del topic è di legare un po' i macro-argomenti per poter fare analisi approfondite senza appunto preoccuparsi del problema di andare OT. Certo, se diventasse una discussione esclusivamente politica allora saremmo in OT, ma in questo caso è concesso. Anche perché è quasi impossibile parlare della società senza tirare in ballo anche la sfera politica. Se vuoi rimanere su quei temi liberissimo di farlo, ma nel caso non preoccuparti :sisi:
vero, ma questo ha un suo rovescio di medaglia pure. in TV abbiamo visto programmi di contenuto culturale con dietro delle produzioni di tutto rispetto. quello che per la TV è un budget ridicolo, permette già di fare grandi cose per un programma culturale. cose che sono irrealizzabili su YT persino per uno che ha il primato delle visualizzazioni sul panorama italiano.
Si, ma il punto è proprio quello. Ti faccio un esempio, un professore rinomato può tranquillamente creare un podcast e invitare colleghi che la pensano in maniera opposta alla sua. Il budget quale sarebbe? Anche su YouTube, servirebbe una videocamera, un paio di microfoni e poi le spese relative al montaggio dei video. Saremmo comunque davanti ad un format con una qualità potenzialmente altissima proprio perché verte sulla conoscenza e la competenza dei soggetti coinvolti. Il bello del dibattito è che per crearne uno di qualità non serve avere strutture particolari, sceneggiature, luci particolari, effetti speciali e quant'altro, bastano due persone, due microfoni e una videocamera.
per assurdo Fusaro ha colto alla perfezione il ribaltamento del modello descritto da Pasolini nel filmato che hai elencato.
così come PP aveva fotografato come negli anni 60-70 il Carosello era un veicolo pubblicitario pensato per la famiglia intesa come nucleo di consumatori (e quindi un prodotto si piazzava in contemporanea a 3-4-5 persone in un colpo solo), Fusaro ha fotografato come sia cambiata la dialettica del mondo pubblicitario circa la famiglia, che anzi, ora viene vista malissimo dal marketing, in quanto ostacolo al consumo sfrenato. se devi pensare al benessero del nucleo familiare hai sicuramente una distrazione o una remora dal spendere tutto quanto il tuo stipendio per te stesso.
oggi tutti i pubblicitari ed esperti di marketing concordano su di una cosa: il consumatore ideale è single oppure vive da solo, perché ha meno freni all'acquisto impulsivo.
Pasolini aveva colto le trappole della pubblicità degli anni 60, Fusaro quelle del 2015.
Tocco il tema Fusaro andandoci coi piedi di piombo. so che è inviso a tanta gente, ma ho voluto citare questo singolo intervento perchè lo hai citato e si ricollega al filmato che hai postato ed è un'analisi altrettanto lucida della situazione a mio avviso.
Ci sta anche. Pure Feltri ogni tanto azzecca qualcosa, ma questo lo rende un giornalista di qualità? O un ospite che effettivamente risulta competente e informativo? :asd:
Il punto è sempre quello, non basta un Fusaro che a forza di sparare sul capitalismo prima o poi ci prende, non era quello che intendevo, il problema è che viene preferito Fusaro per le sue idee, perché è capace di creare dibattiti "feroci", perché è molto virale per via del personaggio che si è costruito, ma non lo si reputa una persona competente. C'è persino un bot di Telegram che ti risponde con frasi di Fusaro, è questo il modo in cui la gente lo vede quando viene invitato ad un programma e se la logica è questa il problema rimane. Pure se una volta su cinque dice una cosa giusta
 

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Non concordo. Per quale motivo una persona che ha lavorato in un call-center e ora fa il presidente del consiglio dovrebbe cercare di migliorare la condizione di un gruppo di lavoratori di cui non fa più parte? Senza considerare che un conto è dire che i politici dovrebbero avere competenze tecniche per prendere decisioni competenti e funzionali, un altro è dire che per essere un buon politico devi aver fatto un lavoro scomodo. A che pro? Per sviluppare empatia?

il motivo è essenzialmente pratico. avere un quadro chiaro della situazione, di quali siano i problemi reali da risolvere. non tanto per una sorta di idealismo empatico (che sicuramente non ci aspettiamo) ma se non altro per poter operare in modo più efficace su quelle che possono essere delle carenze specifiche nel nostro mercato del lavoro o economico. l'idea che le categorie funzionino a comparti stagni, per cui un rappresentante di queste cura solo i suoi interessi e non si deve minimamente preoccupare degli altri, non credo sia lungimirante. specialmente in campo keynesiano l'idea di una classe di lavoratori dotata di stabilità economica e capacità di spesa torna a tutto vantaggio della stessa classe imprenditoriale. ma qui ci stiamo avventurando ancora su terreni da topic politico e preferisco mantenere i miei interventi sul forum circa temi più di disimpegno.
rispondevo a sparda, condivido il suo intervento, perché la preparazione serve. ma negli ultimi tempi abbiamo visto anche un certo tipo di classe dirigente totalmente incapace di capire certi problemi pratici e senza la minima idea di come funzionino determinate situazioni al di fuori della speculazione teorica. quella è l'esagerazione dal lato opposto.

Si, ma il punto è proprio quello. Ti faccio un esempio, un professore rinomato può tranquillamente creare un podcast e invitare colleghi che la pensano in maniera opposta alla sua. Il budget quale sarebbe? Anche su YouTube, servirebbe una videocamera, un paio di microfoni e poi le spese relative al montaggio dei video. Saremmo comunque davanti ad un format con una qualità potenzialmente altissima proprio perché verte sulla conoscenza e la competenza dei soggetti coinvolti. Il bello del dibattito è che per crearne uno di qualità non serve avere strutture particolari, sceneggiature, luci particolari, effetti speciali e quant'altro, bastano due persone, due microfoni e una videocamera.

questo è già possibile. io mi riferivo alla categoria dello "youtuber medio", che ormai si gestisce e propone contenuti su parametri che ormai sono standardizzati su youtube. per questo dicevo che il format del podcast andrebbe benone proprio perché puoi riadattarlo in vari modi e sopratutto non relegarlo al circuito di una sola piattaforma, dove sarebbe costretto a seguirne le precise regole non scritte per farlo diventare un contenuto di successo (esempio appunto: su youtube la durata del filmato).
inoltre il profilo del padrone di casa che proponi è già potenzialmente più di spessore rispetto allo youtuber medio, che secondo me difficilmente potrebbe avere i requisiti per ospitare un contenuto di questo tipo (competenza, imparzialità, capacità di gestione degli ospiti, non si improvvisa certo un dibattito).

Fusaro difatti l'ho citato solo in relazione al filmato che hai postato. non preoccuparti. casualmente, circa quel commento di Pasolini su famiglie e consumi, lui ha colto qual'è il target odierno del pubblicitario e quale retorica il marketing del 2020 ama e odia. possiamo chiudere la parentesi.
 

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il motivo è essenzialmente pratico. avere un quadro chiaro della situazione, di quali siano i problemi reali da risolvere. non tanto per una sorta di idealismo empatico (che sicuramente non ci aspettiamo) ma se non altro per poter operare in modo più efficace su quelle che possono essere delle carenze specifiche nel nostro mercato del lavoro o economico. l'idea che le categorie funzionino a comparti stagni, per cui un rappresentante di queste cura solo i suoi interessi e non si deve minimamente preoccupare degli altri, non credo sia lungimirante. specialmente in campo keynesiano l'idea di una classe di lavoratori dotata di stabilità economica e capacità di spesa torna a tutto vantaggio della stessa classe imprenditoriale. ma qui ci stiamo avventurando ancora su terreni da topic politico e preferisco mantenere i miei interventi sul forum circa temi più di disimpegno.
rispondevo a sparda, condivido il suo intervento, perché la preparazione serve. ma negli ultimi tempi abbiamo visto anche un certo tipo di classe dirigente totalmente incapace di capire certi problemi pratici e senza la minima idea di come funzionino determinate situazioni al di fuori della speculazione teorica. quella è l'esagerazione dal lato opposto.
Io ti ho già detto come la penso a riguardo quindi eviterò di ripetere le stesse cose. In sostanza non mi trovi d'accordo. I casini li hanno combinati tanto i "plurilaureati" quanto gli "uomini della strada". Il nesso causale non esiste, è una tua opinione e la prendo come tale senza aggiungere altro.
questo è già possibile. io mi riferivo alla categoria dello "youtuber medio", che ormai si gestisce e propone contenuti su parametri che ormai sono standardizzati su youtube. per questo dicevo che il format del podcast andrebbe benone proprio perché puoi riadattarlo in vari modi e sopratutto non relegarlo al circuito di una sola piattaforma, dove sarebbe costretto a seguirne le precise regole non scritte per farlo diventare un contenuto di successo (esempio appunto: su youtube la durata del filmato).
inoltre il profilo del padrone di casa che proponi è già potenzialmente più di spessore rispetto allo youtuber medio, che secondo me difficilmente potrebbe avere i requisiti per ospitare un contenuto di questo tipo (competenza, imparzialità, capacità di gestione degli ospiti, non si improvvisa certo un dibattito).
Esatto, ma quando mi riferivo a YouTube intendevo la piattaforma, il moderatore della discussione però può tranquillamente non essere uno youtuber in senso stretto. Da lì l'esempio dei podcast che spessissimo sono fatti da personaggi che hanno ben altre carriere e usano questo strumento per divulgare o confrontarsi. Faccio un esempio toccato in precedenza, Montemagno si occupa (credo) di marketing, economia e politica, ma ha intervistato personaggi che non c'entravano nulla con quel mondo. Partendo dal presupposto che il mio discorso era un format del genere in TV, mi aspetto proprio il contrario, cioè che a gestire programmi del genere sia gente preparata, non il ragazzino di turno con la passione per il dibattito.

Provo a tornare un attimo sul focus della questione. Io sono partito dal fatto che i podcast piacciono parecchio per svariate ragioni e sono un format (potenzialmente) a bassissimo costo, ma culturalmente e qualitativamente (potenzialmente) ottimo. In TV però questo format non funziona, viene continuamente "sporcato" da liti da bar, ospiti incompetenti invitati solo per creare scontri e tempi troppo stringenti che non permettono di parlare di nulla in maniera un minimo approfondita.
Per quale ragione è inconcepibile che sociologi, psicologi, filosofi vadano in TV a parlare di tutte quelle tematiche che riguardano la sfera quotidiana dell'essere umano e che, se ben esplicitate e comprese, ci permetterebbero di vivere meglio e di avere maggiore consapevolezza? Ci sono una miriade di problematiche figlie dei nostri tempi (l'ansia e lo stress per fare qualche esempio) che non vengono spiegate e dibattute da nessuno in TV e, spesso, quei pochi che lo fanno sono appunto youtuber e influencer con grande zelo, ma con scarse competenze teoriche.
Una TV del genere non è fantascienza, il programma da cui è tratta l'intervista di Pasolini ne un esempio. La TV è ancora oggi uno strumento importantissimo di veicolazione di messaggi e significati, ma è troppo orientato, troppo strumentalizzato e disfunzionale. I filosofi come Fusaro vengono invitati in ottica politica. Anche Pasolini ne parlava parecchio, ma era in grado di esprimersi anche su altre questioni proprio perché l'idea non era di adattare ogni figura al discorso politico come accade oggi.
Il nocciolo della questione per me è capire perché nessuno ha voglia di cambiare questa situazione, nonostante la TV stia lentamente perdendo attrattiva, soprattutto tra i giovani. Perché nessuno prova a cogliere quest'opportunità e come siamo riusciti a spogliare la televisione di una qualsiasi valenza culturale tanto da passare dal famoso "è vero perché l'ha detto la televisione" a "ancora credi a quello che dicono in televisione?".
 

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Io ti ho già detto come la penso a riguardo quindi eviterò di ripetere le stesse cose. In sostanza non mi trovi d'accordo. I casini li hanno combinati tanto i "plurilaureati" quanto gli "uomini della strada". Il nesso causale non esiste, è una tua opinione e la prendo come tale senza aggiungere altro.

non mi sembra di aver mai detto che basta l'esperienza infatti. la formazione è importantissima, ma la pratica serve pure.
faccio un esempio: chi gestisce una fabbrica di automobili deve saper amministrare, ma deve anche sapere come funziona il mercato. altrimenti finisce per immettere in vendita una linea di automobili costose mentre l'acquirente medio può a malapena permettersi un'utilitaria.
ovviamente hanno fatto danni entrambe le categorie che citi qualora ci sia una sproporzione tra teoria e pratica. io difatti ribadivo l'importanza di entrambe.
ma davvero, archiviamo le sfumature politiche. non ho voglia di parlarne.

Esatto, ma quando mi riferivo a YouTube intendevo la piattaforma, il moderatore della discussione però può tranquillamente non essere uno youtuber in senso stretto. Da lì l'esempio dei podcast che spessissimo sono fatti da personaggi che hanno ben altre carriere e usano questo strumento per divulgare o confrontarsi. Faccio un esempio toccato in precedenza, Montemagno si occupa (credo) di marketing, economia e politica, ma ha intervistato personaggi che non c'entravano nulla con quel mondo. Partendo dal presupposto che il mio discorso era un format del genere in TV, mi aspetto proprio il contrario, cioè che a gestire programmi del genere sia gente preparata, non il ragazzino di turno con la passione per il dibattito.

Montemagno infatti non è l'esempio dello youtuber medio. insomma, le figure che dovrebbero diventare un riferimento per la riqualificazione di YT sarebbero figure esterne alla tipicità di chi popola quel media. quindi noi ora possiamo anche attuare quello che suggerisci, ma si ritornerebbe al punto di partenza: con noi che guardiamo le visualizzazioni di questi contenuti culturali di qualità su youtube e ci chiediamo come mai facciano numeri così bassi, con la stessa proporzione con cui il programma culturale è distaccato in tv dal reality show.


Il nocciolo della questione per me è capire perché nessuno ha voglia di cambiare questa situazione, nonostante la TV stia lentamente perdendo attrattiva, soprattutto tra i giovani. Perché nessuno prova a cogliere quest'opportunità e come siamo riusciti a spogliare la televisione di una qualsiasi valenza culturale tanto da passare dal famoso "è vero perché l'ha detto la televisione" a "ancora credi a quello che dicono in televisione?".

il problema, secondo me, è che siamo in una situazione di stallo. i giovani che perdono fiducia nella televisione sono gli stessi per cui si consiglia di non fare mai filmati su youtube che vadano oltre al quarto d'ora, perché la soglia di attenzione del 20 enne medio di oggi è quella. quindi capisci che capacità di approfondimento può reggere. gli under 20 stanno su instagram e tiktok (immagini e filmati di 30 secondi).
se la Tv improvvisamente proponesse contenuti culturali tipo l'opera in prima serata (fuori da Rai5, che è pura periferia del digitale terrestre) non sono sicuro che il pubblico di giovani si riverserebbe così a frotte a guardarli manco su italia1 (che non ha fama di essere canale "noioso"). mi piacerebbe fosse altrimenti, ma non ci scommetterei del denaro.
di conseguenza la tv va in all-in e punta tutto sul pubblico che vuole la caciara.
 
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non mi sembra di aver mai detto che basta l'esperienza infatti. la formazione è importantissima, ma la pratica serve pure.
faccio un esempio: chi gestisce una fabbrica di automobili deve saper amministrare, ma deve anche sapere come funziona il mercato. altrimenti finisce per immettere in vendita una linea di automobili costose mentre l'acquirente medio può a malapena permettersi un'utilitaria.
ovviamente hanno fatto danni entrambe le categorie che citi qualora ci sia una sproporzione tra teoria e pratica. io difatti ribadivo l'importanza di entrambe.
ma davvero, archiviamo le sfumature politiche. non ho voglia di parlarne.
Giusto per tua conoscenza, non per riaprire nuovamente il dibattito, nella maggior parte delle università insegnano a leggere e analizzare i dati. Lo so che sembra una cosa estremamente analitica e poco pratica, ma in realtà è grazie a quei dati (che possono essere sondaggi, dati di vendite, salari medi dei lavorati, tassi di disoccupazione, PIL) che si strutturano le strategie di qualsiasi impresa (e in un certo senso lo stato può essere inteso come una gigantesca azienda). Non è tramite la conoscenza del paese reale, ma tramite i dati e le conclusioni scaturite da analisi di questo genere. Anche perché le persone sanno che problemi hanno, ma non hanno idea di come risolverli o ne vedono solo una piccolissima parte.
Quando si crea distacco tra gli interessi di una classe dirigente e di gli interessi di un popolo è per volontà della stessa classe politica che non si interessa di affrontare e approfondire le problematiche per offrire soluzioni preferendo invece perseguire interessi di altro genere.

Riguardo le altre due parti permettimi di unirle perché credo di essermi spiegato male e di averti portato ad analizzarle come due parti separate.
A me non interessa riqualificare YT, per me va benissimo così come piattaforma, così come vanno benissimo moltissimi podcast (purtroppo soprattutto all'esterno più che in Italia), il mio era un tentativo di comprendere perché è così "normale" ascoltare un paio d'ore di podcast, mentre è impensabile ascoltare un dibattito televisivo senza le tipiche dinamiche di spettacolarizazzione e scontro che negli anni gli hanno portato erroneamente a pensare che questo è quello che la gente vuol vedere.
È una fregnaccia quella della bassa soglia dell'attenzione, o meglio, un buon moderatore dovrebbe anche un po' saper smorzare il discorso ogni tot tempo per lasciare che la mente di chi ascolta divaghi un po'. E c'è anche da dire che io mi ingozzo di video su discipline che neppure comprendo appieno, anche di ore e non sono mica l'eccezione che conferma la regola, anzi, conosco molta gente che segue molti più podcast di me e molto più specifici.
Io non mi riferivo a quel genere che potremmo definire "cultura alta" (anche se un po' si potrebbe pure importare, che sarà mai in fondo), ma a dei generi divulgativi più leggeri, ma fatti bene. Non ho fatto a caso l'esempio del programma di Lundini. Miei amici si sono messi a guardare la TV in certe ore proprio per quel programma e, a giudicare da quello che leggo su internet, non sono stati i soli. Io non chiedo e non mi aspetto che facciano ascolti record questi programmi, ma che la convergenza dei media possa avvenire anche in senso opposto.
Quello che ho inteso io è che la TV ha creato un genere, che in parte non è stato alimentato dagli intellettuali e tutti quei personaggi che potevano "abituare" i consumatori ad un certo stile di TV e di dibattito e dare un impronta più marcatamente scientifica e teorica ed è stata invece preferita una piega più commerciale, intrattenitiva e culturalmente povera fatta di opinionisti (cancro vero del dibattito televisivo di oggi e non solo) e di ospiti politicamente schierati e orientati a diffondere e veicolari determinati punti di vista politici, ma nel momento in cui vogliamo fruire di un sano dibattito, di una buona divulgazione culturale o di un confronto tra "mostri sacri" di determinate discipline siamo obbligati a cercare su YouTube o tra i podcast. E per me è un paradosso visto che la TV, sulla carta, dovrebbe essere un mezzo autorevole e capace di ospitare figure di spicco molto più agevolmente. E non è solo una questione di palinsesti e della possibilità di cercare su internet quei contenuti e fruirne quando si vuole, è un fattore che non si può non considerare, ma sapete perchè imho la TV funziona ancora? Perché al netto di tutto ci sono dei momenti in cui non vogliamo scervellarci su che cosa guardare, vogliamo un po' di compagnia, qualcosa che ci intrighi, ma non troppo e non vogliamo sforzarci per trovarlo. Siamo disposti ad accontentarci di qualcosa che un minimo ci può interessare anche se non è esattamente il nostro genere. La home di YouTube ne è un esempio, io spessissimo faccio quello, apro e spero di trovare un contenuto che almeno un po' mi incuriosisca. È il motivo per cui nonostante Spotify e YouTube la radio non è morta, le playlist di Spotify sono così ascoltate, ecc nonostante possiamo potenzialmente ascoltare quello che vogliamo quando vogliamo. Nessuno ha voglia costantemente di cercare contenuti di cui fruire, a volte vorremmo trovarceli davanti, magari qualche opzione tra cui scegliere, senza dover essere noi i creatori del nostro palinsesto, ma solo selezionare "l'offerta" che più ci può interessare in quel momento. Io credo che le ore in cui siamo disposti realmente a cercare contenuti specifici siano nettamente più basse di quello che si crede e che la maggior parte del tempo cerchiamo solo un sottofondo e prodotti pre selezionati da qualcuno (ci affidiamo agli algoritmi e le profilazioni di Google e simili, ma sarebbe molto meglio affidarsi a persone "di fiducia" conquistata grazie alla loro capacità di scegliere argomenti e ospiti sempre interessanti ed imparziali). Internet è troppo ampio ed è facile perdersi nel mare di contenuti esistenti su cui spesso non abbiamo certezze riguardo imparzialità e competenza. Ci sono centinaia di canali YouTube di informazione seguitissimi che per esempio dicono enormi stronzate. La TV, da questo punto di vista, dovrebbe e potrebbe essere un gatekeeper migliore e più abile a scegliere contenuti "affidabili" e personaggi accreditati.

Comunque mi sembra di stare arrivando ad un punto morto in cui sostanzialmente stiamo puntualizzando sulle virgole, quindi presto provvederò ad introdurre nuovi argomenti.
Ripeto (e questo è un invito a chiunque) che in questo topic non si devono per forza riprendere gli argomenti di cui si sta già discutendo, ma si possono tranquillamente introdurre nuovi spunti e argomentii. Gli argomenti OT in questo thread sono davvero pochissimi e riguardano esclusivamente tematiche specifiche ampiamente affrontate su altri topic ufficiali. Se avete altri quesiti di cui volete discutere con altri utenti potete proporre senza alcun problema, siamo estremamente tolleranti a riguardo e al massimo cercheremo di richiamarvi un po' sulla questione, ma state assolutamente tranquilli perché siamo molto elastici su questo topic proprio a causa della sua natura estremamente varia ed interdisciplinare per cui vuoi o non vuoi si finisce a riunire un po' tutto.
 

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i dubbi che ti poni tu, ciclicamente se li pongo molti altri. e ciclicamente si prova a fare lo stesso tipo di rivoluzione contenutistica circa i palinsesti riguardo alla cultura.
il problema è che non sempre i risultati seguono i buoni propositi.
il programma di Lundini per quanto carino, ha avuto numeri di share televisivo obiettivamente tristi. e che ci sia una certa schizofrenia tra chi chiede cultura, salvo poi ignorarla quando deve fruirne, è la prima causa dei numeri bassi dei contenuti culturali di massa.
come quello ci sono stati anche altri programmi del genere (tipo quello di Bollani), ma non hanno cambiato l'opinione o sono stati ignorati a prescindere. difatti quando citi programmi fatti bene a quelli che si lamentano sempre di quanto faccia schifo la tv, manco ne conoscono l'esistenza. che molti tuoi amici abbiano seguito Lundini non sono sicuro rappresenti la maggioranza del nostro target di età purtroppo. così come capita per me quando trovo un contenuto di qualità e lo seguo.
tantissimi intorno ai 30 dicono di volerla la cultura, ma poi si tengono lontani dai teatri e sono in prima fila per comprare il biglietto di Avengers "infinityendgame".
già 20 anni fa i programmi culturali in televisione venivano snobbati tra i giovani. io che ci provavo a seguirli, ero considerato una bestia strana che seguiva "roba da vecchi" dagli stessi che oggi piangono la chiusura delle librerie.

una volta sarebbe stato possibile creare contenuti culturali in televisione, ma il problema si è ribaltato. prima la TV veniva snobbata sdegnosamente dagli intellettuali, per i motivi di cui sopra. dopo sono stati i giovani ed il pubblico a snobbarla per queste altre ragioni.

il discorso che fai sul palinsesto tv o radio come raccoglitore di potenziali consigli è assolutamente giusto. ci sono pareri "umani" che non possono essere eguagliati dalla selezione automatica svolta da un algoritmo. difatti il potenziale c'è, ma i motivi per cui la cosa nella pratica non funziona sono diversi.
bella osservazione. davvero.
 
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i dubbi che ti poni tu, ciclicamente se li pongo molti altri. e ciclicamente si prova a fare lo stesso tipo di rivoluzione contenutistica circa i palinsesti riguardo alla cultura.
il problema è che non sempre i risultati seguono i buoni propositi.
il programma di Lundini per quanto carino, ha avuto numeri di share televisivo obiettivamente tristi. e che ci sia una certa schizofrenia tra chi chiede cultura, salvo poi ignorarla quando deve fruirne, è la prima causa dei numeri bassi dei contenuti culturali di massa.
come quello ci sono stati anche altri programmi del genere (tipo quello di Bollani), ma non hanno cambiato l'opinione o sono stati ignorati a prescindere. difatti quando citi programmi fatti bene a quelli che si lamentano sempre di quanto faccia schifo la tv, manco ne conoscono l'esistenza. che molti tuoi amici abbiano seguito Lundini non sono sicuro rappresenti la maggioranza del nostro target di età purtroppo. così come capita per me quando trovo un contenuto di qualità e lo seguo.
tantissimi intorno ai 30 dicono di volerla la cultura, ma poi si tengono lontani dai teatri e sono in prima fila per comprare il biglietto di Avengers "infinityendgame".
già 20 anni fa i programmi culturali in televisione venivano snobbati tra i giovani. io che ci provavo a seguirli, ero considerato una bestia strana che seguiva "roba da vecchi" dagli stessi che oggi piangono la chiusura delle librerie.
Perfetto, sono d'accordo. Ma qui entra in gioco un po' il principio per il quale siamo talmente disabituati a trovare contenuti validi in TV che inizialmente li rigettiamo. È un problema legato al fatto che la fruizione televisiva è legata a certe routine che abbiamo introiettato nel corso degli anni e che non si possono cambiare di punto in bianco quindi l'approccio che si ha verso la TV è sempre passivo, disinteressato e diffidente.
Altro aspetto da considerare è che i contenuti tendono a diventare virali con un po' di ritardo, c'è sempre una sorta di lag tra l'input e la risposta del pubblico.
Per rifarmi un po' alla cultura popolare, la serie TV Boris (a cui Lundini credo si sia ispirato fortemente) ha mostrato quanto forte può diventare un effetto virale, seppur tenendo conto di un lag considerevole. Le ragioni in quel caso erano legate al fatto che internet non si era ancora affermato ed era abbastanza di nicchia, ma da lì in poi c'è stata una mobilitazione incredibile del web per riportare in TV (o nelle piattaforme di streaming) la serie. E parliamo di un fenomeno che è avvenuto come minimo 5 anni dopo la messa in onda del programma. Anche il programma di Lundini è andato crescendo pian piano e potrebbe anche crescere di più col passare degli anni, perché all'inizio è quasi dissonante trovare in TV contenuti "attraenti". Poi ovviamente c'è anche un po' di ipocrisia, non lo nego, però è soltanto una parte del problema.
una volta sarebbe stato possibile creare contenuti culturali in televisione, ma il problema si è ribaltato. prima la TV veniva snobbata sdegnosamente dagli intellettuali, per i motivi di cui sopra. dopo sono stati i giovani ed il pubblico a snobbarla per queste altre ragioni.
La ragione per me può essere collegata al discorso che ti facevo sopra su come abbiamo introiettato dei modelli di consumo televisivo che si sono andati sedimentando nel corso dei decenni e che purtroppo hanno un peso anche rilevate nei nostri meccanismi cognitivi.
il discorso che fai sul palinsesto tv o radio come raccoglitore di potenziali consigli è assolutamente giusto. ci sono pareri "umani" che non possono essere eguagliati dalla selezione automatica svolta da un algoritmo. difatti il potenziale c'è, ma i motivi per cui la cosa nella pratica non funziona sono diversi.
bella osservazione. davvero.
La forza della TV per me potrebbe stare proprio lì. Il web è un mercato libero che premia i numeri senza tener conto della qualità e l'attendibilità di ciò che rende virale. Il limite del web sta lì, tant'è vero che l'approccio del web libero alla lunga fallirà o ci porterà ad un esaurimento nervoso per via dell'overload continuo a cui siamo sottoposti. Abbiamo a disposizione troppi contenuti, troppe informazioni e nessuno che ce le filtri lasciando soltanto a noi il compito di valutarne attendibilità e credibilità. E i disastri sono sotto gli occhi di tutti già da ora e parliamo di un discorso applicabilissimo anche ai contenuti televisivi o intrattenitivi. Per dire, per barcamenarmi tra tutti i potenziali podcast italiani e inglesi che ci sono nelle varie piattaforme io ho fatto una ricerca su internet, affidandomi ad un estraneo che ha scritto un articolo in cui motivava le ragioni per cui suggeriva certi podcast. Il problema è che io posso lasciarmi convincere dalla sua descrizione, ma sarò comunque guardingo perché non ho idea di chi sia la persona che ha scritto l'articolo, mi "fido" del suo ruolo, del fatto che scrive per un sito apparentemente attendibile, ma non lo conosco, non so se abbiamo gusti simili o i suoi criteri di selezione e di giudizio. E non posso neanche segnarmi il nome di ogni podcast nominato da qualche mio amico o da persone che seguo e di cui mi fido. Questa è sempre stata un esigenza dell'uomo, a partire dal recensore di libri che scriveva nei giornali cartacei e di cui ci siamo sbarazzati perché volevamo essere liberi di scegliere da soli, ma di cui adesso avremmo un disperato bisogno perché il mondo è troppo complesso e ci serve un aiuto per ridurre la complessità che ci circonda e non impazzire :asd:
 

Snow24

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Nel topic Love & Friendzone è partita una discussione sulla psicologia, i falsi miti e il fatto che oggi ci sia finalmente una maggior apertura nell'argomento. Le risposte che volevo darvi le ho riportate qui così siamo in tema e se ne può discutere senza problemi :sisi:
Perchè si sta prendendo coscienza del fatto che il concetto di "normale" è assai relativo.
Di questo non ne sono sicurissimo in realtà. Ancora oggi sento tanti di questi discorsi e le persone si sentono comunque "normali", ma sanno/sentono di avere un problema che vogliono risolvere per l'ansia e lo stress che gli genera e che non riescono a gestire.
Anche perché lo Psicologo serve anche solo per sfogarsi o per parlare con qualcuno.
L'equazione Psicologo = sono pazzo è degli anni '50..
Si, diciamo che uno psicologo (se bravo) non penso faccia male a nessuno. Per come la vedo io è una cosa che andrebbe fatta in maniera ciclica, visto che la salute psicologica e mentale ad oggi è intaccata su più fronti e resta una delle aree più sottovalutate con conseguenze abbastanza gravi :sisi:
 

Makaveli_tha_don

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Di questo non ne sono sicurissimo in realtà. Ancora oggi sento tanti di questi discorsi e le persone si sentono comunque "normali", ma sanno/sentono di avere un problema che vogliono risolvere per l'ansia e lo stress che gli genera e che non riescono a gestire.
Sapevo di essere andato un po' OT e allo stesso tempo non sapevo dell'esistenza di questo. :asd:

C'è anche chi purtroppo riconosce di avere un problema e vuole direttamente la pillolina per risolverlo. Non si vuole soffermare a conoscersi un po', capirsi e questo è veramente sconfortante. Questo imperativo di guarire subito senza capire la natura del proprio dolore o dell'esagerazione in cui si cade.

Io il mio percorso lo sto utilizzando per conoscere ed approfondire la natura delle mie esagerazioni e di sfruttare le esperienze che mi capitano per mettermi alla prova e non cadere negli automatismi scatenati dalle mie nevrosi.
 

Sparda

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games dome
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Più che altro c'è una grande confusione tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra, e soprattutto troppo spesso si cade nell'equivoco di confondere le ultime due figure. La psicoterapia (che richiede abilitazione e non può essere praticata dal semplice psicologo) ha poco a che fare con le patologie, è un percorso atto a centrare l'individuo su se stesso svelando le sovrastrutture mentali con cui viviamo e cercando di metterle da parte...è un percorso che oggigiorno consiglierei a chiunque si senta confuso e smarrito: costerà anche del denaro, ma migliorare la qualità della propria vita non può che avere ripercussioni positive anche sul fronte dei profitti, quindi più che una spesa lo definirei un investimento.
 
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