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Milan - Info, storia e palmares

Chris³

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AC Milan

"Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!": è questa la frase con cui Herbert Kilpin ha fondato il Milan il 16 dicembre 1899. Un anno e mezzo dopo, il Milan era già campione d'Italia, grazie alla Finale tricolore vinta 3-0 sul campo del Genoa a Ponte Carrega, il 5 maggio 1901.
La prima festa è stata celebrata nella prima sede rossonera, la Fiaschetteria Toscana di Via Berchet a Milano, nel 1899. Frasi, luoghi e date in cui ha avuto inizio la gloriosa storia del Milan, che ha scritto memorabili pagine di storia calcistica, fino a diventare, dal dicembre 2007 al febbraio 2014, il Club più titolato al Mondo secondo la graduatoria delle competizioni internazionali riconosciute dalla Fifa.
La storia rossonera è ormai leggenda, esattamente come lo sono gli uomini che hanno contribuito a scriverla: presidenti, allenatori e calciatori. Nomi di importanti personalità sportive si sono imposti nel corso della storia milanista, dall'inglese Alfred Edwards, che due anni dopo la fondazione ha conquistato il primo titolo rossonero, ad Andrea Rizzoli, primo presidente del Milan e di una squadra italiana a conquistare la coppa dei Campioni nel 1963 a Wembley, fino a Silvio Berlusconi, il presidente che ha vinto di più in Italia, in Europa e nel Mondo.

Una grande società si riconosce anche e soprattutto dalla cultura del gioco, dallo stile, dal portamento, dalla carica innovativa delle proprie guide tecniche. Non è un caso che la visione di un calcio nuovo sia coincisa nelle varie epoche, e in decenni diversi fra loro, con le varie vittorie rossonere. Grazie quindi al valore delle proprie panchine. Qui si sono seduti i più grandi tecnici del calcio italiano, come Gipo Viani, Nereo Rocco e Nils Liedholm, i maestri degli anni Sessanta, dai quali Arrigo Sacchi, Fabio Capello e Carlo Ancelotti hanno raccolto l’eredità, basando la propria filosofia su un calcio moderno, propositivo e spettacolare.​

Palmares

Copa_do_Mundo_de_Clubes_da_FIFA.png

Coppa del mondo per club FIFA: 2007

221px-Coppa_Intercontinentale.svg.png

Coppa Intercontinentale: 1969; 1989; 1990

283px-Supercoppa_UEFA.svg.png

Supercoppa UEFA: 1989; 1990; 1994; 2003; 2007

285px-Coppa_Campioni.svg.png

Champions League: 1962-1963; 1968-1969; 1988-1989; 1989-1990; 1993-1994; 2002-2003; 2006-2007

316px-Coppa_delle_Coppe.svg.png

Coppa delle Coppe: 1967-1968; 1972-1973

245px-Supercoppa_Italiana.svg.png

Supercoppa italiana: 1988; 1992; 1993; 1994; 2004; 2011; 2016

Scudetto.svg

Campionato italiano: 1901; 1906; 1907; 1950-1951; 1954-1955; 1956-1957; 1958-1959; 1961-1962; 1967-1968; 1978-1979; 1987-1988; 1991-1992; 1992-1993; 1993-1994; 1995-1996; 1998-1999; 2003-2004; 2010-2011


Coccarda_Coppa_Italia.svg

Coppa Italia: 1966-1967; 1971-1972; 1972-1973; 1976-1977; 2002-2003​
 
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Il papà del Milan Herbert KILPIN
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Nato il 24.01.1870 a Nottingham (ING), † il 22.10.1916 a Milano

Difensore (D), Centrocampista ©, Attaccante (A), nonché Capitano della sezione Football e Dirigente, m....., kg.....

DA GIOCATORE:

Stagioni al Milan: 8, dal 1899-00 al 1906-07

Soprannome: “Lord”

Fondatore del Milan Football and Cricket Club il 16.12.1899 (data convenzionale).

Tra i suoi meriti, anche quello di aver scelto i colori della maglia (allora una camicia in seta con strette strisce verticali rossonere)

Esordio nel Milan in gare amichevoli il 11.3.1900, Milan vs Mediolanum 2-0 (Amichevole)

Esordio in gare ufficiali nel Milan ed in Serie A il 15.4.1900: Torinese vs Milan 3-0 (Campionato di Prima Categoria)

Ultima partita giocata con il Milan il 20.04.1908, Milano: Milan vs Old Boys Basel 2-1 (Meeting di Pasqua)

Totale presenze in gare ufficiali: 23

Reti segnate: 7

Palmares rossonero: 3 Scudetti (1900-01, 1905-06, 1906-07)

Ha militato anche nel Garibaldi Nottingham (*), nel Notts Olimpia (2^ Categoria Dilettanti inglese), nel Saint Andrews (2^ Categoria Dilettanti inglese), nell’ International Football Club di Torino (*), nel F.C. Torinese (*) e nella Libertas (*)

DA DIRIGENTE:

Stagioni al Milan: 1, 1902-03

Si sposò nel 1905 con Maria Capua, una signorina lodigiana

Era l’ultimo di nove figli di Edward e Sarah Smith - “…Un nome che la nuova generazione dei footballers non onorerà mai abbastanza; un nome magico, che fece vibrare le prime folle …un nome che è quasi tutto nella storia dei primi lustri del nostro football.” (“Lo Sport illustrato”, 28.02.1915)

Da “CentoMilan, il libro ufficiale” di Fabrizio Melegari. Ed. Gazzetta dello Sport-Panini 1999

Inglese, Herbert Kilpin nacque, ultimo di nove figli, nel retrobottega della macelleria paterna al n. 129 di Mansfield Road, in quel di Nottingham, il 24 gennaio 1870. Cresciuto con buone bistecche di manzo, ebbe probabilmente un’infanzia agiata, visti i tempi, con la quasi certa possibilità di studiare e di apprendere un mestiere nell’industria tessile (Nottingham era rinomata per la produzione di pizzi e merletti). Il football stava vivendo i suoi anni ruggenti ed il giovane Kilpin si appassionò a quel nuovo gioco, codificato solo sette anni prima della sua nascita, che faceva migliaia di proseliti tra i giovani inglesi. Come lo stesso Kilpin ricordava in una rara intervista del 1915, già a tredici anni prese parte alla fondazione di un piccolo club calcistico, i cui componenti indossavano camicie rosse alla garibaldina. Un colore che avrebbe portato nel cuore per tutta la vita tanto da imporlo, assieme al nero, per la divisa sociale del Milan. Giocò da dilettante e, nel 1891, poco più che ventenne, iniziò la grande avventura. Si trasferì a Torino, chiamato dall’industriale tessile Edoardo Bosio, probabilmente per impiantare i primi telai meccanici prodotti in Inghilterra. Venne con alcuni colleghi che, con lui, ebbero un ruolo fondamentale nel diffondere in Italia il virus del football. Nacque così l’International Football Club di Torino e Kilpin, ovviamente, ne faceva parte. Così lui stesso ricordava una delle prime partite cui prese parte: “Mi rimboccai i calzoni, deposi la giacca ed entrai in gara. Mi avvidi presto di due cose assai curiose. Prima di tutto, non c’era l’ombra dell’arbitro; in secondo luogo, col passar dei minuti, la squadra italiana avversaria andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmato, entrava in giuoco, sicché ci trovammo presto a lottare contro una compagine formata da almeno venti giocatori. Ciò non ci impedì di vincere 5 a 0”. Si trasferì poi nei ranghi del F.C. Torinese, con cui disputò le finali dei primi due campionati italiani (1898 e 1899) contro il Genoa. Perse in entrambi i casi ma dalle sconfitte patite, come riportiamo a pagina 14, maturò la decisione di fondare il Milan. Nel 1898 si trasferì appunto a Milano in compagnia del connazionale Samuel Richard Davies (anch’esso socio fondatore rossonero) e finalmente, nel dicembre 1899, diede vita con altri appassionati al Milan Foot-ball and Cricket Club. Calciatore universale, inizialmente giocò nei ruoli d’attacco, per poi scalare, con il passare degli anni, nel reparto difensivo. Maestro ed esempio di professionalità per i più giovani, condusse la squadra alla conquista di tre titoli nazionali. Nel 1908, amareggiato per l’ostracismo federale agli stranieri e per le ultime vicende societarie che avevano portato alla fondazione dell’Internazionale, dopo aver difeso ancora una volta vittoriosamente la prestigiosa “Palla Dapples”, disputò la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908, sul campo di via Fratelli Bronzetti contro il Narcisse Sport di Montreaux. Lasciato il Milan, rimase ancora per qualche tempo vicino al calcio, di cui non poteva fare a meno, allenando i ragazzi dell’Enotria, una squadra minore milanese. Ma la salute lo tradì e Kilpin scomparve prematuramente, lasciandoci in eredità la sua leggenda, il 22 ottobre 1916.





Da “Storia del Calcio Italiano” di Mario Valitutti Ed. Newton 1998

“Nei primi anni di quest’epoca pionieristica, piena di ingenuità ma anche di grande fascino, i calciatori, per lo più di nazionalità inglese, venivano mitizzati oltre i loro meriti effettivi. Vogliamo citare fra gli atri Herbert Kilpin, tra i più entusiasti divulgatori del gioco del calcio nel nostro Paese dapprima quale fondatore del F.C. Torinese e successivamente, insieme a Piero Pirelli, del Milan. Kilpin, che nella sua terra era in calciatore appartenente alla seconda categoria dilettanti, fu considerato da noi un asso. Una foto d’epoca lo ritrae in una singolare divisa costituita da un cap, una camicia rossonera con colletto e stemma di Milano (croce rossa in campo bianco), calzoni lunghi di tela da schermidore e calzettoni sostenuti da un elastico. Il giorno del suo matrimonio, nel 1905, Kilpin scappa a Genova dove è in programma un incontro tra il Grasshoppers di Zurigo e una rappresentativa italiana. Al suo ritorno la moglie scoppia in lacrime vedendo il suo viso tumefatto.





Da Luigi La Rocca, Milano, 2001

“Il papà del calcio italiano. È lui che impianta, già nel 1891, il germe della passione calcistica nel nascente movimento sportivo nazionale. Di lui ormai già sappiamo quasi tutto. Genio e sregolatezza, inflessibile con avversari e compagni, indulgente con se stesso. La storia ci tramanda una sua fotografia che lo ritrae in posa prima di una partita con tanto di cap britannico ma anche con l’immancabile sigaretta nella mano sinistra. Un vizio che lo condurrà probabilmente ad un prematuro decesso a soli 46 anni nell’ottobre del 1916. Il tessitore.”




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Foto della lapide di Herbert Kilpin posta al Cimitero Monumentale di Milano

Dal sito del Milan Club Larino (CB) - Autore: Ferdinando De Fenza

HERBERT KILPIN, IL PAPA' DEL MILAN

Ultimo di nove figli di Edward e Sarah Smith, Herbert Kilpin nacque a Nottingham il 24-01-1870 nel retrobottega della macelleria paterna, al n° 129 di Mansfield Road. Ebbe probabilmente un'infanzia agiata, con la quasi certa possibilità di studiare e di apprendere un mestiere nelle fabbriche di pizzi e merletti che hanno reso famosa la sua città nel mondo. Il football non tardò ad appassionarlo, come ricorda nell'intervista apparsa su Lo Sport Illustrato del 28-2-1915. Già a 13 anni aveva preso parte alla fondazione di un piccolo club dedicato a Garibaldi, i cui componenti indossavano le tipiche camicie rosse. Un colore che si porterà nel cuore per tutta la vita tanto da imporlo, assieme al nero, per i colori sociali del Milan. Successivamente giocò per Notts Olympic e St. Andrews in qualità di dilettante, in un'epoca in cui in Inghilterra già si parlava di professionismo. Nel 1891 si trasferì a Torino assieme ai concittadini Tour Gordon Savage ed Henry W. Goodley (colui che portò a Torino le casacche bianconere della Juventus dal Notts County), chiamati dall'industriale tessile Edoardo Bosio, probabilmente per impiantare ed insegnare l'utilizzo dei primi telai meccanici prodotti in Inghilterra. Proprio quell'anno nasceva la prima società calcistica italiana: l'International Foot-Ball Club di Torino, quasi tre anni prima della fondazione del Genoa. Il primo GE-MI-TO (dalla sigla delle tre città: Genova, Torino e Milano, da cui il germe del tifo calcistico si propagò) del calcio italiano era stato lanciato. Singolare il ricordo di Kilpin su uno dei primi incontri disputati in Italia: "Mi rimboccai i calzoni, (...) deposi la giacca ed eccomi in gara. Mi avvidi presto di due cose assai curiose: prima di tutto, non c'era l'ombra dell'arbitro; in secondo luogo che, a mano mano che partita s'inoltrava, la squadra italiana avversaria, andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmato, entrava in giuoco, sicché ci trovammo presto a lottare contro una compagine formata da almeno venti giocatori. Ciò non ci impedì di vincere con 5 a 0".

La sua notorietà andava sempre più crescendo tanto che nel 1898 fu uno dei partecipanti-organizzatori del primo confronto internazionale disputatosi in Italia tra una selezione nazionale, composta da elementi stranieri, contro una rappresentativa svizzera. Con l'International F.B.C., (dopo una parentesi nel F.C. Torinese) disputò le finali dei primi due campionati italiani (1898 e 1899), sotto l'egida della neonata F.I.F. (Federazione Italiana del Football), persi in entrambi i casi contro il Genoa Cricket and Football Club. Proprio in occasione del banchetto di festeggiamento per la seconda vittoria genovese ebbe ad intimorire il capitano avversario Edoardo Pasteur: "È l'ultima volta che vincete! Fonderò una squadra a Milano che vi batterà. I genoani mi presero in parola e si brindò alla fortuna del club milanese... non ancora nato".

Fin dal 1898 si era trasferito a Milano, in compagnia del connazionale Samuel Richard Davies, probabilmente assunti da una delle imprese tessili condotte da Antonio Dubini, Guido Valerio (padre della famosa tennista Lucia) o Giulio Cederna (padre della scrittrice Camilla). Il 13 dicembre 1899, in una sala dell'Hotel du Nord et des Anglais (nell'odierna Piazza della Repubblica, dove oggi sorge il Principe di Savoia), Kilpin ed i suoi connazionali Samuel Richard Davies, Penvhyn Liewellyn Neville, Kurt Lees, Mildmay, Barnett ed Hayes, insieme coi milanesi Piero e Alberto Pirelli, Daniele e Francesco Angeloni, Guido Valerio, Antonio Dubini e Giulio Cederna, gettarono le fondamenta per la costituzione del Milan Foot-Ball and Cricket Club. Primo presidente eletto fu Alfred Ormonde Edwards, ex vice-console di S.M. Britannica a Milano, personalità di spicco nell'alta società milanese.

Edward Nathan Berra (fratello del futuro sindaco di Roma), divenne il capitano della sezione cricket mentre la sezione calcio veniva assegnata a David Allison. La scelta dei colori sociali cadde sul rosso ed il nero, a rappresentare il focoso ardore che avrebbe animato i propri componenti e la paura che avrebbero provato gli avversari nell'affrontarli. Il primo vagito del Milan era stato lanciato e ben presto la squadra incominciò ad affermarsi sotto la sapiente guida di "papà" Kilpin, tanto da conquistare i titoli nazionali (lo scudetto non esisteva ancora) del 1901, 1906 e 1907. Nel frattempo Herbert aveva sposato nel 1905 la lodigiana Maria Capua. Simpatico l'aneddoto riguardante la prima sera di nozze: "Mi arriva a casa un telegramma che mi invita a far parte della rappresentativa italiana che a Genova deve giocare con il Grasshoppers di Zurigo. Mia moglie, naturalmente, non voleva lasciarmi partire. Ma le ricordai che se non mi permetteva di continuare a giuocare non mi sarei sposato. In quel match, presi sul naso un tremendo calcio... ritornai da mia moglie con il viso irriconoscibile ...". Calciatore universale, inizialmente giocò nei ruoli d'attacco, per poi scalare, con il passare degli anni, a dirigere il reparto difensivo. All'inizio della stagione 1907-08, il Milan (vincitore dei due ultimi campionati) decide di non iscriversi al campionato, danneggiato dalla decisione di varare un torneo riservato esclusivamente a giocatori italiani.

L'epopea eroica di Kilpin stava volgendo al termine, non senza polemiche tra la società rossonera e La Gazzetta dello Sport che aveva lanciato l'idea del campionato senza stranieri. Tra gli episodi curiosi, quello accaduto nel 1907 in occasione della Coppa Lombardia. Il Milan dirama una lista dei convocati che non sembra lasciare spazio a dubbi in quanto a nazionalità: Hieronimus Root, Xaver Marktl, Guido Fashion, Alfred Bosshard, Trerè Junior, Charles Whites, Mare Hall, Herbert Kilpin, Hans Màdier, Peter Wool. Il 15-11-1907 la Gazzetta pubblica quella che, a prima vista, sembrerebbe una formazione di tutti stranieri, ad eccezione di Trerè. In realtà il Milan, con humour prettamente britannico, inglesizzò i nomi italiani: Root era in realtà Radice, Fashion Moda, Whites Bianchi, Hall Sala e Wool Lana. Il solo Trerè non venne tradotto in Threekings, forse in ossequio alla Corona. Ne sarebbero nate accanite discussioni, che di lì a breve avrebbero portato alla nascita dell'Internazionale proprio da una costola del Milan, con l'intento (come dice il nome stesso) di far giocare calciatori di varie nazionalità. Ormai trentottenne ed amareggiato dalle ultime vicende societarie, Kilpin, dopo aver contribuito alla difesa del trofeo più prestigioso dopo il campionato, la Palla d'Argento Henry Dapples, disputò la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908 sul campo di via Fratelli Bronzetti, vinta 4-3 contro il Narcisse Sport di Montreaux.




Dal sito

www.asromaultras.it24 ottobre 2006……

Sì, lo so, tutto questo appartiene agli acerrimi rivali milanesi...però la cosa merita di essere menzionata perché è molto vicina, se non identica, allo spirito che anima questo sito.




Domenica 22.10.2006, la Banda Casciavìt-Herbert Kilpin Firm ha celebrato il 90° anniversario della morte di Herbert Kilpin, fondatore del Milan Football & Cricket Club 1899, Capitano e allenatore della stessa squadra nel primo decennio del XX° secolo e pioniere del gioco del calcio in Italia, avendolo introdotto a Torino nei primi anni dello stesso secolo.

Recatosi al Cimitero Monumentale di Milano, un manipolo di una decina di appartenenti al gruppo ha posto una piccola e semplice targa commemorativa sulla lapide del colombare contenente i resti di Kilpin, onorandolo, ricordandolo e ringraziandolo per tutto ciò che ha rappresentato per il sodalizio rossonero. Naturalmente, né il Comune di Milano, probabilmente nemmeno a conoscenza dell’importanza del personaggio né della sua ubicazione, né, tantomeno, la Società A.C. Milan, più attenta a celebrare il Ventennale dell’attuale Presidente, piuttosto che il Centenario della sua storia o le figure della sua memoria storica, hanno ritenuto di dover ricordare il baffuto Campione di Nottingham.

Abbiamo, quindi, pensato di compensare queste mancanze, onorando la figura di Kilpin, ritenendola come la più prestigiosa e fondamentale per chi ha i colori rossoneri nell’anima e per chi è sensibile alla memoria e alla storia del Club. Stanchi di questo calcio moderno sempre più succube del business e del “presente”, che dimentica le sue origini, la sua storia, le sue figure più pulite e gloriose, altrettanto stanchi di un mondo del tifo in decadenza, cadaverico, che rinnega i suoi antichi valori e la sua stessa ragione di essere, ci impegneremo sempre più a mantenere vive le tradizioni, il ricordo, la memoria, i nomi, i luoghi, i fatti di tutto ciò che riguarda la gloriosa storia Milanista, che, ci preme ricordarlo, NON parte dal 1986, anno dell’arrivo dell’attuale Presidente, bensì dal 1899, fondata dall’unione di intenti tra Inglesi e Italiani , attraversando anni di sofferenza, grigiore, sconfitte, ma anche da interi decenni di vittorie, trofei, momenti gloriosi, campioni indimenticabili e calcio spettacolare. Ci auguriamo che altre tifoserie seguano la stessa strada, pur mantenendo le eterne rivalità, gli incancellabili rancori, gli odi insanabili; recuperando, però, il piacere e il dovere di conoscere la propria storia e le proprie tradizioni, ricordando e ricercando i nomi, i luoghi, i fatti del proprio passato. Continuando, naturalmente, a sostenere le proprie maglie ovunque e comunque, al di là dei risultati, al di là del business, al di là della decadenza del mondo calcistico. Questo il nostro modo di esser “post-ultras”. Non avendo più nulla da dimostrare a nessuno, se non, a noi stessi, la coerenza di essere, per tutta la vita, Casciavìt!

BANDA CASCIAVìT – Herbert Kilpin Firm





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Lodevole l'iniziativa assunta dai ragazzi della “Banda Casciavit-Herbert Kilpin Firm 1899” in occasione del novantennale della scomparsa del “papà” del Milan, Herbert Kilpin. Si sono recati presso il Cimitero Monumentale di Milano apponendo una targa in ricordo del grande pioniere del foot-ball. La cosa è stata favorevolmente commentata anche dal sito asromaultras.it.

In qualità di appassionati della Grande Storia del Milan (ma anche, da veri sportivi, della storia del football in generale), non possiamo che segnalare favorevolmente il tutto, in un’epoca che macina tutto e tutti, nella quale il business la fa da padrone un po’ a tutti i livelli. Senza la conoscenza delle Nostre Origini, non possiamo apprezzare appieno il presente né dare un senso ed un valore al futuro. (www.magliarossonera.it)





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Da Stefano "Potsy" Pozzoni

Herbert Kilpin nasce a Nottingham, al n. 129 di Mansfield Road, il 24 gennaio 1870. Ultimo di nove figli, cresciuto agiatamente, ha la possibilità di studiare e di apprendere un mestiere nell’industria tessile, settore particolarmente sviluppato in città. Già a 13 anni prende parte alla fondazione di un piccolo club calcistico, il Garibaldi, i cui componenti indossano maglie rosse, giocandovi da dilettante.

Nel 1891, poco più che ventenne, si trasferisce a Torino, chiamato dall’industriale tessile italo-svizzero Edoardo Bosio, per impiantare i primi telai meccanici. Con i colleghi inglesi che lo accompagnano e con lo stesso Bosio interpretano un ruolo fondamentale per la diffusione del Gioco del Calcio, fondando il Football and Cricket Club, che fusosi con un'altra squadra, i Nobili, dà vita all’Internazionale F.C. di Torino, con maglia a strisce gialloarancio-nere. Trasferitosi nell’F.C.Torinese, disputa le finali dei primi due campionati italiani, nel 1898 e 1899, contro il Genoa, perdendole entrambe. Da queste sconfitte matura la decisione di fondare un nuovo sodalizio e trasferitosi a Milano con il connazionale Samuel Richard Davies nel dicembre del 1899 dà vita, con altri appassionati Milanesi, al Milan Cricket and Football Club. Presidente della società è il connazionale Alfred Edwards, mentre l’appoggio finanziario è garantito dall’industriale Piero Pirelli. Vero innamorato del Calcio, Kilpin è l’alfiere della squadra e pioniere di questo sport in Italia.

Del Milan diventa il primo allenatore e il primo capitano, rimanendolo per più di dieci anni. Dopo aver insegnato alla squadra i segreti del Football e introdotto altri amici inglesi, riesce a condurla a traguardi inimmaginabili. Tre volte Campione d’Italia, nel 1901, 1906, 1907, egli è un maestro ed esempio di professionalità per i più giovani e da tutto il sistema calcistico della prima ora è riconosciuto come “padre fondatore” del calcio Italiano. Disputa la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908, sul campo di via F.lli Bronzetti, contro il Narcisse Sport di Montreux. Amareggiato per l’ostracismo mostrato dalla Federazione nei confronti degli stranieri, rimane ancora nell’ambiente calcistico allenando i ragazzi dell’Enotria, vecchia squadra minore Milanese. Scompare prematuramente a causa di una malattia il 22 ottobre 1916.

I suoi resti, per anni rimasti nascosti all’insaputa di tutti al Cimitero Maggiore di Milano nel campo riservato ai defunti protestanti, sono stati rinvenuti dopo minuziose ricerche da un collezionista e memoria storica del Milan, il Sig. Luigi La Rocca, e grazie a lui deposti, per interessamento della stessa società, in una tomba più consona alla sua fama, in un colombare del Cimitero Monumentale.



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Dal sito

www.storiadelcalcio.info - di Gabriele | April 2, 2007L’inglese che fu tra i fondatori dell’Internazionale Torino ma, soprattutto, del Milan. Talmente innamorato del calcio, che abbandonò la moglie il giorno del matrimonio per andare a giocare.

Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”.

Così, un ventinovenne tecnico industriale saluta la nascita del nuovo club di calcio di cui è uno dei fondatori, e spiega il perché dei colori sociali. La squadra si chiama Milan Cricket and Football Club, il ragazzo invece è Herbert Kilpin. È inglese, viene da Nottingham e giunge nel nostro paese, a Torino, per lavorare nell’industria tessile. La sua vera passione però è il football, a soli 13 anni gioca nella prima linea del Club Garibaldi, nella sua città natale, per poi passare al Notts Olympic e al St. Andreas, squadra di seconda divisione britannica. Nel capoluogo sabaudo, invece, fonda l’F.C. Internazionale, squadra con maglia a strisce giallo arancio-nere. Lì conosce e fa amicizia con Savage, che della squadra è il capitano. Nel 1898 e nel 1899, Kilpin disputa per due volte la finale del neonato campionato nazionale, ma in entrambe le occasioni viene sconfitto dal Genoa del dottor Spensley.




Giunto a Milano, Kilpin inizia a frequentare l’American bar dove, oltre a parlare di calcio, pare si dedichi anche al whisky, al punto che si tramanda la leggenda per cui si portasse una fiaschetta in campo. Fa –ovviamente- comunella con un gruppo di inglesi e con italiani (alcuni soci della società di calcio ginnico Mediolanum). Si arriva così al famoso 16 dicembre 1899, fiaschetteria toscana di via Berchet (altre fonti dicono la sala da thè dell’Hotel du Nord), è giorno di fondazione: in alto i calici, è nato il Milan! Kilpin è il più esperto, il più autoritario, uno che sa come affrontare gli avversari. È un’epoca davvero pionieristica, le squadre non hanno allenatore e la guida viene data al giocatore più rappresentativo. Per il Milan, ovviamente, questo giocatore è Kilpin. E così, dopo un anno di studio, nel 1901 arriva in modo clamoroso il primo titolo: il Genoa, tricampione in carica, perde sul proprio terreno di Porta Carrega: 1-0 secondo alcune fonti, 3-0 secondo altre. Pare che segni lui, Herbert, il Milan gioca in un campaccio all’Acquabella che non ha niente a che vedere coi morbidi campi inglesi, e a parte il nostro eroe, il resto della squadra è composto di sconosciuti, per questo la vittoria fa ancora più sensazione.

La foto di gruppo ritrae uomini austeri, con enormi baffi, che sembrano più vecchi degli anni che portano. Al centro, su un tavolino è posta la coppa per la vittoria del campionato, vicino in completo chiaro il presidente Alfred Edwards. Herbert guarda l’obiettivo, ha la camicia a strisce rossonere col colletto inamidato, i pantaloni lunghi bianchi: il calcio è –ancora per poco- uno sport da Lord inglesi. Intanto, il Milan riconsegna il titolo al Genoa nel 1902, che lo vince ancora per due anni, interrotto dalla prima vittoria juventina.

Kilpin resta alla guida del Milan, e c’è un curioso aneddoto di quegli anni: in una partitella di allenamento il campo è attorniato da un nugolo di ragazzini. Kilpin sta per tirare una punizione, quando uno dei piccoli prende la rincorsa e scaglia il pallone lontano. Herbert ha un attimo di sorpresa, poi rincorre il monello e lo prende a calci nel sedere. “Chi l’avrebbe mai detto” dirà poi Kilpin “che avrei preso a calci un certo Renzo De Vecchi, che sarebbe poi diventato il ‘figlio di ***’?”. Altro aneddoto: nel 1905, Kilpin si sposa ma la sera stessa lascia a casa la moglie in lacrime: deve andare a Zurigo, il Milan ha un’amichevole col Grasshoppers. Torna dalla moglie al ritorno dalla Svizzera, dopo aver preso un colpo ha il naso tumefatto ed è quasi irriconoscibile.

Il Milan intanto si rinforza, e rivince il titolo nel 1906, che terminerà con la polemica rinuncia della Juve di giocare una seconda finale in campo neutro…a Milano! Kilpin quell’anno gioca terzino, ed è l’unico reduce del primo titolo insieme a Colombo. Il Milan conferma la propria superiorità l’anno dopo, questa volta nel gironcino a tre col neonato FC Torino e i genovesi dell’Andrea Doria. I tempi però sono cambiati, e la federazione decide di limitare gli stranieri. Nel 1908 l’ormai trentottenne Kilpin viene messo da parte dal Milan, farà qualche apparizione nel Torino, ma certo il suo unico vero amore rimane quello rossonero. La vita post-calcio di Kilpin rimane avvolta nel mistero. Rimane a Milano? Torna in Inghilterra? Il dubbio resta fino a che non viene scoperta la sua tomba al cimitero Maggiore di Milano, nell’ala riservata ai protestanti. Herbert Kilpin è morto a soli 46 anni, il 22 ottobre 1916, per una malattia forse provocata dalla fiaschetta. Grazie all’interessamento di storici e tifosi milanisti, e della stessa società, i suoi resti sono stati traslati in un colombare del Cimitero Monumentale. Certo, in un luogo più consono a quel che è stato Kilpin per il calcio italiano, e per il Milan in particolare.






Dal sito

www.ilveromilanista.it - di Saverio FioreKilpin, il pioniere rossonero

Siamo nel 1899 a pochi giorni da Natale e dall’inizio di un nuovo anno che coincide con l’inizio di un nuovo secolo. Quel secolo che sarà di Gandhi e Hitler, di Luis e Neil Armstrong, dei Beatles ma anche dei Ricchi e Poveri, di Marylin e di Elvis, di Padre Pio e Govanni Paolo II, di Kennedy e Gorbaciov, e scusate, di Baresi e Rivera. A Milano si respira il profumo del tipico dolce natalizio arricchito con cedro candito e uva sultanina che si insidia dalle pasticcerie del corso, la nebbia è il sindaco della città e per le strade i cavalli delle carrozze superano di gran numero quelli delle prime avveniristiche automobili. Herbert Kilpin è un distinto signore inglese, accompagnato da una carnagione pallida, tipica dei figli di Albione, ed un paio di baffi molto in voga a quel tempo. Si appassiona ad uno sport che in patria ha già parecchi adepti ma che agli italiani è quasi sconosciuto. Trasferitosi a Torino insieme ad alcuni connazionali per diffondere lo sviluppo dell’industria tessile nel nostro Paese, in un epoca in cui i cinesi non facevano paura, gira qualche città del nord fino a stanziarsi a Milano nel 1898, probabilmente assunto da una delle neonate imprese tessili. Negli anni torinesi aveva giocato in una squadra locale e aveva perso più incontri contro la mitica formazione del Genoa. Proprio in occasione del banchetto di festeggiamento per una vittoria genovese ebbe ad intimorire il capitano avversario: "È l'ultima volta che vincete! Fonderò una squadra a Milano che vi batterà. I genoani mi presero in parola e si brindò alla fortuna del club milanese... non ancora nato". Il Milan Football and Cricket Club nasce ufficialmente il 16 dicembre 1899, sui colori sociali Herbert non transige, saranno il rosso ed il nero, “spaventeremo tutti gli avversari come se fossimo il diavolo, anzi lo saremo per davvero”. Kilpin è il primo allenatore e giocatore, Edwards il primo presidente. I rossoneri salgono presto alla ribalta delle cronache calcistiche italiane conquistando il primo titolo nazionale nel 1901, interrompendo la serie di vittorie consecutive del Genoa, battendo proprio i grifoni in finale per 3-0. La squadra guidata dal leggendario capitano Kilpin sarà sconfitta nella finale dell’anno dopo, ad opera dei genoani, e nel 1906 riuscirà a bissare il titolo. In quell’occasione ci fu uno dei primi “casi” del calcio italiano: dopo il girone finale Milan e Juventus (campione d’Italia in carica) erano a pari punti, per cui fu necessaria una gara di finale. Si giocò a Torino sul campo dei bianconeri, in virtù della loro migliore differenza reti, ma il confronto terminò in parità (0-0) dopo i tempi supplementari. A quei tempi non si tiravano i calci di rigore, così si procedette alla ripetizione della partita: la Federazione scelse il neutro dell’U.S. Milanese a Milano, ma i bianconeri in segno di protesta rinunciarono a giocare. Il Milan poté tuttavia sancire la legittimità del suo successo ripetendo l’exploit l’anno dopo (1907). Nel 1908, a seguito dei dissidi interni riguardo alla necessità o meno di tesserare giocatori stranieri, un'ala per certi versi "progressista" della dirigenza si separa dalla società fondandone una nuova denominata Internazionale Football Club. Da quel momento nasce il derby stracittadino più importante del mondo ed una rivalità che non conosce cedimenti. Kilpin, ormai trentottenne dopo aver contribuito in ogni maniera a molte delle vittorie rossonere di inizio secolo disputa la sua ultima partita con il Milan il 12 aprile 1908 sul campo di via Fratelli Bronzetti, vinta 4-3 contro il Narcisse Sport di Montreaux. Al lato la prima formazione rossonera della storia, con già una schema ad “albero di natale”. Per la serie il tempo trascorre ma non passa!






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http://www.forum.tifonet.it/lofivers...646-18300.html HERBERT KILPIN

L’inglese che fu tra i fondatori dell’Internazionale Torino ma, soprattutto, del Milan. Talmente innamorato del calcio, che abbandonò la moglie il giorno del matrimonio per andare a giocare“Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”. Così, un ventinovenne tecnico industriale saluta la nascita del nuovo club di calcio di cui è uno dei fondatori, e spiega il perché dei colori sociali.

La squadra si chiama Milan Cricket and Football Club, il ragazzo invece è Herbert Kilpin. È inglese, viene da Nottingham e giunge nel nostro paese, a Torino, per lavorare nell’industria tessile. La sua vera passione però è il football, a soli 13 anni gioca nella prima linea del Club Garibaldi, nella sua città natale, per poi passare al Notts Olympic e al St. Andreas, squadra di seconda divisione britannica. Nel capoluogo sabaudo, invece, fonda l’F.C. Internazionale, squadra con maglia a strisce giallo arancio-nere. Lì conosce e fa amicizia con Savage, che della squadra è il capitano. Nel 1898 e nel 1899, Kilpin disputa per due volte la finale del neonato campionato nazionale, ma in entrambe le occasioni viene sconfitto dal Genoa del dottor Spensley.

Giunto a Milano, Kilpin inizia a frequentare l’American bar dove, oltre a parlare di calcio, pare si dedichi anche al whisky, al punto che si tramanda la leggenda per cui si portasse una fiaschetta in campo. Fa –ovviamente- comunella con un gruppo di inglesi e con italiani (alcuni soci della società di calcio ginnico Mediolanum). Si arriva così al famoso 16 dicembre 1899, fiaschetteria toscana di via Berchet (altre fonti dicono la sala da thè dell’Hotel du Nord), è giorno di fondazione: in alto i calici, è nato il Milan! Kilpin è il più esperto, il più autoritario, uno che sa come affrontare gli avversari. È un’epoca davvero pionieristica, le squadre non hanno allenatore e la guida viene data al giocatore più rappresentativo. Per il Milan, ovviamente, questo giocatore è Kilpin. E così, dopo un anno di studio, nel 1901 arriva in modo clamoroso il primo titolo: il Genoa, tricampione in carica, perde sul proprio terreno di Porta Carrega: 1-0 secondo alcune fonti, 3-0 secondo altre. Pare che segni lui, Herbert, il Milan gioca in un campaccio all’Acquabella che non ha niente a che vedere coi morbidi campi inglesi, e a parte il nostro eroe, il resto della squadra è composto di sconosciuti, per questo la vittoria fa ancora più sensazione.

La foto di gruppo ritrae uomini austeri, con enormi baffi, che sembrano più vecchi degli anni che portano. Al centro, su un tavolino è posta la coppa per la vittoria del campionato, vicino in completo chiaro il presidente Alfred Edwards. Herbert guarda l’obiettivo, ha la camicia a strisce rossonere col colletto inamidato, i pantaloni lunghi bianchi: il calcio è –ancora per poco- uno sport da Lord inglesi. Intanto, il Milan riconsegna il titolo al Genoa nel 1902, che lo vince ancora per due anni, interrotto dalla prima vittoria juventina. Kilpin resta alla guida del Milan, e c’è un curioso aneddoto di quegli anni: in una partitella di allenamento il campo è attorniato da un nugolo di ragazzini. Kilpin sta per tirare una punizione, quando uno dei piccoli prende la rincorsa e scaglia il pallone lontano. Herbert ha un attimo di sorpresa, poi rincorre il monello e lo prende a calci nel sedere. “Chi l’avrebbe mai detto” dirà poi Kilpin “che avrei preso a calci un certo Renzo De Vecchi, che sarebbe poi diventato il ‘figlio di ***’?”. Altro aneddoto: nel 1905, Kilpin si sposa ma la sera stessa lascia a casa la moglie in lacrime: deve andare a Zurigo, il Milan ha un’amichevole col Grasshoppers. Torna dalla moglie al ritorno dalla Svizzera, dopo aver preso un colpo ha il naso tumefatto ed è quasi irriconoscibile.

Il Milan intanto si rinforza, e rivince il titolo nel 1906, che terminerà con la polemica rinuncia della Juve di giocare una seconda finale in campo neutro…a Milano! Kilpin quell’anno gioca terzino, ed è l’unico reduce del primo titolo insieme a Colombo. Il Milan conferma la propria superiorità l’anno dopo, questa volta nel gironcino a tre col neonato FC Torino e i genovesi dell’Andrea Doria. I tempi però sono cambiati, e la federazione decide di limitare gli stranieri. Nel 1908 l’ormai trentottenne Kilpin viene messo da parte dal Milan, farà qualche apparizione nel Torino, ma certo il suo unico vero amore rimane quello rossonero. La vita post-calcio di Kilpin rimane avvolta nel mistero. Rimane a Milano? Torna in Inghilterra? Il dubbio resta fino a che non viene scoperta la sua tomba al cimitero Maggiore di Milano, nell’ala riservata ai protestanti. Herbert Kilpin è morto a soli 46 anni, il 22 ottobre 1916, per una malattia forse provocata dalla fiaschetta. Grazie all’interessamento di storici e tifosi milanisti, e della stessa società, i suoi resti sono stati traslati in un colombare del Cimitero Monumentale. Certo, in un luogo più consono a quel che è stato Kilpin per il calcio italiano, e per il Milan in particolare.

Ma si può essere più milanisti di così...






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http://www.forum.clarence.com/archiv...p/t-25639.html HERBERT KILPIN - Pioniere rossonero


IL PALLONE E LA FIASCHETTA


Al Milan, Kilpin, arrivò dalla natia Nottingham, non ancora ventenne, nel 1897.

Iniziò a giocare giovanissimo. A 13 anni giocava nella prima linea del club Garibaldi di Nottingham. Più tardi venne ingaggiato dal Notts Olympic e poi dal St. Andrews, seconda divisione del campionato britannico.

Prima di arrivare a Milano, fece tappa a Torino, dove fu fra i fondatori del F.C. Torino. Nel 1987 giunse a Milano e frequentò l'American Bar facendo amicizia con alcuni inglesi residenti nella città. Ed a Milano, con un gruppo di inglesi e di italiani (ex soci della società sportiva Mediolanum) costituirono il Milan Cricket and Football Club. Kilpin, naturalmente, ebbe il comando della squadra e fu eletto capitano. Per oltre dieci anni ne fu l’irresistibile guida. Amava talmente il calcio che la sera del matrimonio, avvenuto nel 1905, lasciò la giovane sposa in lacrime per raggiungere la sua squadra impegnata la domenica seguente a Genova contro il Grasshoppers di Zurigo. Raccontano che durante l’incontro prese una testata sul naso e tornò dalla sua sposa con il viso tumefatto ed irriconoscibile.

Era un innamorato dell’Italia, essendovi arrivato in giovane età. A Milano trovò lavoro come tecnico industriale nel ramo tessile e fu consulente di molti stabilimenti della zona. Si parla di lui come autentico eroe dello sport calcistico, generoso ed abile. E suscitava ovunque simpatia ed entusiasmo. Aveva una debolezza (dichiarata): il whisky! Lo beveva al bar, in casa e… durante gli allenamenti e persino durante la partita! Prima degli incontri poneva dietro uno dei pali della porta una fiaschetta…. Un curioso aneddoto riguarda una partitella di allenamento. C’erano attorno al campo, parecchi ragazzini. Uno di questi, mentre Kilpin, si accingeva a battere una punizione, arrivò di corsa e calciò il pallone. L’inglese lo rincorse e lo colpì con un calcio nel sedere, “Chi avrebbe pensato” raccontò poi Herbert “di aver preso a calci un certo Renzo De Vecchi, destinato a diventare, dopo anni, il Figlio di ***”...

Fu il condottiero dei primi anni del Milan. Il suo nome figura nelle formazioni rossonere che conquistarono lo scudetto anche 1906 e 1907. Giocava preferibilmente terzino o mezzala sinistra. Giocò nel Milan fino al 1907 e, poi, prima di tornare in patria, assoldato, fece una apparizione nelle fila del Torino, per partecipare al famosissimo torneo “Palla Dapples”. Ma va detto che il Milan fu la sua vera società.

Tornato in Inghilterra, si spense abbastanza avanti negli anni a causa di una cirrosi epatica, regalo del suo amato whisky!



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Dal sito

www.milanhistory.blogspot.comKILPIN, IL SALUTO DEL CAPITANO

RIVIVIAMO ANCORA L'APPASSIONANTE ROMANZO DELLA VITA DI HERBERT KILPIN, IL MITICO PADRE DEL MILAN: TRIBUTO AD UN GRANDE CONDOTTIERO CHE SEPPE FARSI ADORARE PER LA SUA INFLESSIBILE PASSIONE PER IL FOOTBALL.

MAESTRO DI FOOTBALL, Papà del Milan, pioniere del pallone in Italia: le medaglie al petto di Herbert Kilpin non saranno mai troppe. E' arrivato il momento del congedo, e i ricordi si mescolano ai trofei in una carriera sublime. Inglese di Nottingham, classe 1870, Kilpin era arrivato in Italia per impiantare l'uso dei telai tessili prodotti nella sua Inghilterra ma soprattutto impiantò la passione per il football. Prima a Torino e poi a Milano. Vestì la maglia dell'Internazionale di Torino e promise ai genovesi: "...a Milano formerò una squadra di diavoli che vi darà filo da torcere." Così fu, nel 1899 a Milano fu il maggior artefice della nascita del Milan, e ben presto ne divenne leader, stella, capitano.

Grintoso e combattivo, Kilpin sopperiva con tenacia e passione ardente ad una tecnica non innata. Nei primi anni si piazzò a fare il playmaker a centrocampo, interdicendo con caparbietà e rilanciando l'azione.




Talvolta, spingendosi in zona gol: sua la rete del primo scudetto, nel 1901, nella tana del Genoa: promessa mantenuta.

Kilpin era capitano ascoltato e autoritario, un leader quasi asburgico nella condotta e inflessibilmente dedito al football: niente sconti in campo, massima resa in allenamento, sputare sangue in partita. Un generale che però portava vittorie e passione. Dal 1902 si è piazzato in difesa, presidiando l'area col suo carattere forte, un mastino difficile da superare. Così nel 1906 è arrivato il secondo scudetto: lui e Suter, gabbia da incubo per gli avanti avversari. Kilpin si occupava di dirigere gli allenamenti e selezionare i soci più abili da inserire in squadra. Inoltre visionava i "pinguini" delle giovanili, per introdurre i più promettenti nella rosa. Era il caso di un quattordicenne dai piedi fatati, che lo faceva impazzire in allenamento: Kilpin cercava di provare le punizioni e il moccioso arrivava e tirava la palla, meritandosi sonori calcioni nel didietro da parte del capitano. Era Renzo De Vecchi, futuro campionissimo del Milan e della Nazionale azzurra. Nel 1907 Kilpin si reinventò centravanti, a 37 anni: con una classe affinata e un'esperienza invidiabile, giostrava sul fronte offensivo e si dimostrava ancora il migliore del campionato. 4 gol in 6 gare, bottino da bomber vero: e terzo scudetto in bacheca. Contare le coppe, i trofei, le Dapples e le Spensley, le Medaglie del Re e i tornei Ginnastici vinti da Kilpin col Milan è pressochè impossibile: il capitano alzava coppe in continuazione, e all'epoca erano trofei che contavano eccome!

Quando nel 1908, amareggiato dallo scisma pro-Inter (e dalla chiusura agli stranieri), Kilpin decise di ritirarsi, società e compagni lo pregarono a lungo di ripensarci: niente da fare. Inflessibile come sempre, il baffone britannico appese gli scarpini al chiodo. Seguì per un pò il suo figlio prediletto, il Milan appunto; poi il richiamo del campo lo portò ad allenare le giovanili dell'Enotria, ma una malattia se lo portò una fredda notte del 22 ottobre 1916, a soli 46 anni. Diversi decenni dopo, in occasione del centenario, il Milan ha fatto rinvenire le sue spoglie, traslandole nel Cimitero Monumentale di Milano. (Pubblicato da RG METAL '88)

HERBERT KILPIN, IL PRIMO CAMPIONE

HERBERT KILPIN E' IL PRIMO VERO CAMPIONE DELLA GRANDE STORIA ROSSONERA, JOLLY DI GRINTA E TEMPRA NOTEVOLI CHE EBBE MERITI FONDAMENTALI NELLA FONDAZIONE DEL CLUB. IN CAMPO FU IL FARO DI TRE SCUDETTI TRA IL 1899 E IL 1908.

HERBERT KILPIN è nell'immaginario collettivo il padre fondatore del Milan. Fu proprio lui a mediare tra gli appassionati italiani e quelli inglesi per sancire la nascita del club, di cui scelse personalmente i colori sociali. Nato a Nottingham il 24 gennaio 1870 nel retrobottega della macelleria paterna, Kilpin ha probabilmente un'infanzia agiata e con la possibilità di studiare e apprendere un mestiere. Si appassiona presto al Football e milita nel Garibaldi, club così denominato per via delle camicie rosse utilizzate come divise. In patria giocò con Notts Olympics e St Andrews e nel 1890 arrivò in Italia, a Torino, come perito tessile col compito di introdurre l'utilizzo di nuovi telai provenienti dal suo Paese. Partecipò alla fondazione dell'Internazionale di Torino, club che successivamente divenne FC Torinese e con cui disputò le prime due finali del neonato campionato italiano. I gialloneri persero entrambe le volte col Genoa, e Kilpin promise vendetta: "Mi trasferisco a Milano per lavoro, e lì formerò una squadra di veri diavoli che vi darà parecchio filo da torcere". Andò proprio così. Dopo vari tentativi, ricerche, mediazioni tra un pub ed una birreria nelle piovose notti milanesi dell'autunno-inverno 1899, Kilpin ottenne ciò che voleva. Avvolto nel suo impermeabile e con gli immancabili baffoni ben curati, l'inglese era presente nella riunione decisiva che sancì la nascita del Milan. "Noi" disse "Saremo rossoneri: rossi perchè saremo dei Diavoli, e neri come la paura che incuteremo agli avversari". Kilpin disegnò la maglia a strisce sottilissime e guidò il debutto in amichevole con la Mediolanum, andando subito in rete.

I GRANDI SUCCESSI. Già nel 1901 il Milan era Campione d'Italia, e Kilpin fu protagonista assoluto. Nella semifinale combattutissima con la Juventus segnò il 3-2 decisivo, e in finale siglò uno dei 3 gol con i quali il Milan travolse il Genoa sul suo terreno: promessa mantenuta! Kilpin giocò quel torneo a centrocampo, regista e soprattutto mediano di grinta e combattività tipicamente inglese. Inflessibile con compagni e avversari, autentico lottatore in campo, sopperiva alla tecnica non eccelsa con una grande determinazione nei contrasti e nelle giocate. Il calcio era la sua passione: basti pensare che dopo il suo matrimonio, invece di passare la notte con la sposa, accettò la convocazione in una sorta di selezione di giocatori militanti in Italia che avrebbe affrontato il Grassoppers a Zurigo! Nel corso della sua carriera, il poliedrico Kilpin vestì tutti i ruoli, vincendo altri 2 scudetti nel 1906 e nel 1907. Prima arretrò in difesa, da volenteroso stopper, poi si reinventò bomber in prima linea.

Nel 1908, profondamente deluso dalla scissione societaria che aveva portato la nascita dell'Inter, decise di ritirarsi, visti anche i suoi 38 anni. In rossonero aveva giocato, dal 1899, 23 partite segnando 8 reti. La sua ultima gara fu un'amichevole col Narcisse Sport di Montreaux, dopo la quale rientrò negli spogliatoi sussurrando: "Il mio tempo è finito. Adesso è ora di lasciar spazio ai giovani".

Il Milan e i compagni tentarono inutilmente di fargli cambiare idea: la bandiera, il simbolo del Milan stesso, il faro che l'aveva guidato in campo e come primo allenatore, appendeva le scarpe al chiodo il 12 aprile 1908. Rimase nel calcio allenando i ragazzini dell'Enotria, ma una malattia se lo portò via prematuramente a soli 46 anni, nella sua Milano, il 22 ottobre 1916.

LA TOMBA. I resti di Kilpin finirono chissà dove e per decenni furono dimenticati. Nel 1999, in occasione del centenario della società, uno storico appassionato di Milan riuscì a ritrovarli nel Cimitero Maggiore di Milano, in un'ala dedicata ai cristiani protestanti. Il Milan fu avvisato e, nelle persone di Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani, si curò di trasferire le spoglie del suo "papà" nel Cimitero Monumentale di Milano, dedicato alle personalità che hanno dato gloria alla città. (Pubblicato da RG METAL '88)




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Il Cimitero Monumentale di Milano e la lapide di Herbert Kilpin


Dalla rivista ufficiale del Milan, "Forza Milan!" (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE)



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(da "Forza Milan!")
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(da "Forza Milan!")

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Herbert Kilpin assiste al match Milan vs Novara 2-1 del 21 marzo 1915, disputata al Velodromo

(da "La Stampa Sportiva")


Dalla "Gazzetta dello Sport", che nella collana per i suoi 110 anni pubblica la trascrizione integrale, dallo "Sport Illustrato"

del 28 febbraio 1915, di UN'INTERVISTA A KILPIN (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE)



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Lunedì 18 dicembre 1899, "La Gazzetta dello Sport" dà la notizia della fondazione del Milan

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"La Gazzetta dello Sport" pubblica il parere di Herbert Kilpin sull'eventualità di aumentare il numero di arbitri in campo

("...Un arbitro solo è sufficiente, quando abbia un'assoluta competenza tecnica e...gambe buone per seguire sempre la palla")

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Articolo sulla morte di Herbert Kilpin ("La Gazzetta dello Sport" del 27 ottobre 1916) - di Enrico Tosi, Milano

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Articolo tratto da "Calcio 2000" di novembre 2005

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La prima pagina di "The Guardian" del 16 dicembre 1999

"HERBIE VA VERSO MILANO. Come Herbert Kilpin ed un manipolo di annoiati e facoltosi

britannici ubriachi 100 anni fa fondarono il club di football destinato a dominare il mondo"

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Articolo tratto da "La Domenica Sportiva" del 12 febbraio 1928

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Ritratto di Herbert Kilpin
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Herbert Kilpin, il fondatore del Milan, dipinto da Franco Picchioni (1999)

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Lo stendardo del Gruppo Herbert Kilpin Farm 1899 - Banda Casciavit

e una caricatura di Franco Bruna tratta dal libro "La Grande Storia del Calcio"

Dal sito

www.calciofans.com - trascrizione integrale dell'articolo "Ritrovata la tomba di Kilpin, il padre del Milan", "La Gazzetta delloSport" dell'8 marzo 2000



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L’articolo della “Gazzetta dello Sport” datato 8 marzo 2000

RITROVATA LA TOMBA DI KILPIN, IL PADRE DEL MILAN

I resti del fondatore del club di via Turati erano dietro una lapide senza nome al cimitero Maggiore di Milano. Dopo anni di ricerche, sono stati trovati e traslati al Monumentale.

Milano – Una lastra senza nome e dietro c’era il fondatore del Milan. Herbert Kilpin, alberto per gli archivi cimiteriali, se ne stava il alto, in un angolo dimenticato del cimitero Maggiore di Milano, settore acattolici ( Kilpin era protestante ). Era rimasto in una tomba dimenticata dal momento della sua morte, avvenuta nel 1916, al 1928, quando un anonimo, forse un socio del Milan, aveva pagato per la sua tumulazione. Senza quell’intervento le ceneri di uno dei padri del calcio in Italia sarebbero finite nella fossa comune, invece qualcosa è rimasto, seppure un marmo senza nome e un numero nei registri ; Luigi La Rocca, spedizioniere per mestiere e storico per passione, ha potuto ritrovarlo e il Milan ha curato la traslazione al cimitero Monumentale. “ Non è stato facile identificarlo, per cercare di ritrovare tutti i giocatori di quelle vecchie squadre ho girato con i miei appunti per i 18 cimiteri della città. Qualcuno mi ha aiutato, qualcuno no, ma alla fine un anno e mezzo fa la tomba di Kilpin è saltata fuori”, racconta La Rocca. Da tre mesi Kilpin ha una lapide al cimitero Monumentale. Non nel famedio , ma in un posto comunque più visibile e contraddistinto del suo vecchio cantuccio per non cattolici. “ Speravo che avesse con se un distintivo del Milan, qualcosa. Invece nulla”. Solo un mucchio di ossa , ma un mucchio di ossa che il club di via Turati ha intenzione di onorare nei prossimi mesi, con una cerimonia ufficiale. (al.bo.)




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Lo stadio di San Siro, anche conosciuto come la Scala del Calcio, è ammirato in tutto il mondo per la sua bellezza. La struttura, che compirà il prossimo anno i novant´anni di età, ha subito diverse ristrutturazioni nel corso degli anni e si presenta oggi al grande pubblico con comfort di prim´ordine.





Il regalo di Pirelli

Lo stadio di San Siro (nome di un santo cui era dedicata una chiesetta nei dintorni) fu un regalo del presidente del Milan Piero Pirelli (in carica dal 1909 per vent´anni) alla sua Milano. Il nuovo stadio venne costruito in soli tredici mesi e mezzo grazie al lavoro di 120 operai. Il costo dell´opera fu di circa 5 milioni, l´equivalente di un milione e mezzo di euro circa. Il progetto porta la firma degli architetti Stacchini (cui si deve il disegno della Stazione Centrale) e Cugini.



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L'inaugurazione

Il primo San Siro era un tipico impianto all´inglese con quattro tribune capaci di ospitare 35 mila persone. Fu inaugurato con un derby amichevole, e non poteva essere altrimenti: finì 6-3 per l´Inter (19 settembre 1926). La prima partita di campionato fu invece giocata il 6 ottobre (Milan-Sampierdarenese 1-2), mentre il battesimo internazionale risale al 20 febbraio 1927 (Italia-Cecoslovacchia 2-2). Fino al 1945 San Siro è rimasto la casa esclusivamente del Milan; l´Inter giocava infatti le proprie partite casalinghe all´Arena napoleonica. La Scala del Calcio ha subìto nel corso della sua storia tante ristrutturazioni, fino a diventare l´imponente monumento di oggi.






Il primo ampliamento

Nel 1935 il Milan vendette l´impianto al Comune che, tre anni dopo, decise di ingrandirlo. Il football diventava sempre più un fenomeno di massa e San Siro dovette adeguarsi. Il progetto di ampliamento - studiato dall´architetto Rocca e dall´ingegner Calzolari - sfruttava le strutture preesistenti che sostenevano un sistema di gradinate a sbalzo e una serie di rampe di accesso esterno. La capienza, in origine, era di 150 mila posti, ma venne ridotta a meno di 100 mila da una delibera del Comune di Milano del 1952. L´inaugurazione del nuovo stadio rimodernato - i lavori furono conclusi nel ´39 con una spesa di lire 5.100.000 - è datata 13 maggio 1939, con la partita Italia-Inghilterra (2-2), che fruttò un incasso di lire 1.200.000.






Il secondo ampliamento

Nel 1954 iniziarono i lavori del secondo ampliamento, ultimati dodici mesi più tardi con l´inaugurazione del 26 ottobre ´55: la capienza fu estesa a 85 mila posti. Il primo impianto d´illuminazione è datato 1957. Nel ´67 venne invece montato il primo tabellone elettronico che segnalava il punteggio. Nel 1979 l´impianto d´illuminazione fu sostituito da uno più moderno, e il secondo anello dei popolari restaurato. Il 3 marzo 1980 l´impianto è stato intitolato, con una lapide posta all´ingresso principale, a Giuseppe Meazza, indimenticato campione dell´Inter e del Milan morto un anno prima. Nel 1986 il primo anello è stato interamente numerato con seggiolini colorati: rossi in tribuna centrale, arancio sul rettilineo opposto, verdi sotto la curva nord, blu sotto quella degli ultrà milanisti.






Il terzo anello

L´ultima fase di ammodernamento, lo stadio di San Siro l´ha subita in vista di Italia ´90. Per l´occasione si decise di erigere il terzo anello, che ha richiesto lunghi mesi di lavoro; l´inaugurazione è datata 25 aprile ´90 (Milan-Juventus 0-1, finale di coppa Italia). Undici torri esterne (all´interno delle quali sono state ricavate le rampe di accesso agli spalti) reggono il peso dell´ultimo anello e l´armatura del tetto. La copertura è formata da pannelli di policarbonato traslucido. Anche sulle gradinate del secondo e del terzo anello sono stati introdotti i seggiolini colorati. La capienza attuale è di 85.700 posti.






I numeri

Per costruirlo furono impiegati 10.000 quintali di cemento, 3.500 metri cubi di sabbia e 1.500 quintali di tondini di ferro. Per segnare le linee del campo vengono consumati 80 kg di gesso. Le dimensioni del campo sono di 105 metri di lunghezza per 68 di larghezza. Le travi perimetrali dello stadio sono lunghe 204 e 296 metri e pesano rispettivamente 1.100 e 2.000 tonnellate. Sulla copertura sono sistemati 256 proiettori che funzionano con lampade a vapori alogenuri da 3.500 watt. Per eseguire le principali operazioni di ristrutturazione sono state costruite appositamente due gru alte 64 metri. Al loro interno trovavano alloggiamento una scala di emergenza a più ripiani e un ascensore di servizio di portata 1.000 kg. Lo stadio di San Siro è situato vicino all´ippodromo e dista circa 6 chilometri dal centro della città.






Non solo calcio

Lo stadio "Meazza", simbolo di Milano come la Scala e il Duomo, non è famoso nel mondo solo per il calcio, avendo ospitato diversi eventi passati alla storia. Come il match di pugilato tra Duilio Loi e Carlos Ortis (1° settembre 1960), rivincita per il titolo mondiale dei welter junior. Erano presenti per l´occasione 53.043 spettatori, 8 mila a bordo ring. Quel match, vinto dall´italiano, fruttò un incasso di 130 milioni. Lo stadio milanese ha anche ospitato diversi concerti musicali. Come quello di Bob Marley (27 giugno 1980), che dal palco sotto la curva nord si è esibito nell´unica sua tappa italiana. Per vedere il cantante giamaicano dal vivo era presente sugli spalti un pubblico da derby: 90 mila persone. Stesso clamore per un altro "fuoriclasse" del rock, Bruce Spingsteen (1985). La tribuna rossa ha persino ospitato una discoteca all´aperto. Oggi, sotto la curva sud, c´è un museo che ripercorre un secolo di Milan e di Inter attraverso i cimeli dei personaggi che ne hanno scritto la storia. Lo stadio viene visitato, durante la stagione calcistica, da circa 50 mila persone durante i giorni in cui non vengono disputate partite. Dal 1° luglio scorso lo stadio è gestito congiuntamente da Milan e Inter.







Dal sito

http://www.datasport.it
Lo stadio di San Siro compie 80 anni



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(AGM-DS) - Milano, 19 settembre - 80 anni fa veniva inaugurato lo stadio di San Siro, costruito per volonta` del presidente del Milan, Piero Pirelli. Il primo impianto era un tipico stadio all'inglese con quattro tribune da 35 mila persone: fu inaugurato con un derby amichevole che termino` 6-3 per l´Inter il 19 settembre 1926. La prima partita di campionato fu invece giocata il 6 ottobre, quando il Milan batte` la Sampierdarenese 1-2), mentre la 'prima' internazionale risale al 20 febbraio 1927, con Italia-Cecoslovacchia 2-2. Fino al 1945 San Siro rimase la casa esclusivamente del Milan: l´Inter aveva come 'base' l´Arena napoleonica.

Nel 1935 il Milan vendette l´impianto al Comune che, tre anni dopo, decise di ingrandirlo. La capienza, in origine, era di 150.000 posti, ma venne ridotta a meno di 100.000 da una delibera del Comune di Milano del 1952. Nel '54 i lavori del secondo ampliamento, ultimati un anno dopo con l'inaugurazione del 26 ottobre ´55: la capienza fu estesa a 85 mila posti. L'ultima fase di ammodernamento, lo stadio di San Siro l´ha subita in vista di Italia ´90: per l'occasione si decise di erigere il terzo anello. La capienza attuale e` di 85.700 posti.




Uno stadio, quello di San Siro che si appresta a una nuova trasformazione, con il cosidetto 'Quarto Anello': non si tratterebbe di una struttura aerea che si sovrappone alla 'terza', bensi` a un modo differente di concepire lo stadio 'fuori', un anello che abbraccerebbe l'ex Palazzetto dello sport e darebbe spazio anche a un parco per i bambini, negozi, bar, ristoranti, un centro commerciale e anche un museo.



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San Siro: l'altra Scala di Milano

San Siro, o per chiamarlo con il nome ufficiale, lo Stadio Giuseppe Meazza, è il tempio del calcio ed ospita abitualmente i nerazzurri dell'Inter ed i rossoneri del Milan. Non è esagerato definirlo un simbolo per gli appassionati di calcio di tutto il mondo, allo stesso modo in cui La Scala è nota a tutti gli appassionati di musica. Situato nella parte ovest della città, con una capacità di 85.700 spettatori, a giudicare dalle ripide rampe di accesso e dai tre anelli di tribune dà subito l'impressione di essere un'inespugnabile fortezza.

Come si conviene ad un impianto di tale fascino, San Siro ha ospitato la ribalta del calcio mondiale per ben due volte. I Mondiali del 1934 e del 1990 hanno entrambi offerto incontri storici su quello che è uno dei più perfetti palcoscenici esistenti.

La struttura originale, di stile tipicamente inglese, disponeva di quattro tribune separate per una capienza complessiva di 35.000 tifosi. La partita di inaugurazione, un classico derby milanese, fu giocata nell'autunno del 1926; l'Inter può fregiarsi della vittoria in quella circostanza, grazie ad un secco 6 a 3. La nazionale disputò qui il suo primo incontro il 20 febbraio 1927, pareggiando per 2 a 2 con la Cecoslovacchia. Tuttavia, il vero battesimo dello stadio si ebbe sette anni più tardi, durante la Coppa del Mondo FIFA del 1934.

San Siro ospitò tre partite della seconda edizione del Mondiale, iniziando con un 3 a 2 mozzafiato della Svizzera sull'Olanda. Il confronto che seguì nei quarti di finale fu altrettanto serrato, con la Germania vittoriosa sulla Svezia per 2 a 1.

LA LEGGENDA DI DUE DINASTIE - © AFP

Fu solamente il 3 giugno del 1934 che lo stadio conquistò il suo posto nel cuore dei tifosi italiani. In un'atmosfera davvero emozionante la nazionale italiana si giocò l'ingresso in finale con l'allora straordinaria Austria. In definitiva, fu sufficiente un gol di Enrico Guaita al 10' per portare la squadra in finale; quel giorno il pubblico ignorò le proteste austriache per la mancata concessione di un calcio di rigore netto. Il mattatore Giuseppe Meazza e i suoi compagni superarono la Cecoslovacchia a Roma per 2 a 1 dopo i tempi supplementari, alzando la Coppa Jules Rimet per la prima volta nella loro storia.

Lo sapevi?

- Furono necessari 120 costruttori e solamente 13 mesi e mezzo per costruire San Siro, utilizzando un milione di chilogrammi di cemento e 3.500 metri cubi di sabbia.

- Lo stadio è stato rimodernato cinque volte per arrivare ad essere l'enorme struttura odierna; i lavori più importanti sono stati portati a termine per i Mondiali 1990, con la costruzione del terzo anello e delle undici torri che sostengono la copertura.

- Per eseguire i lavori furono impiegate due enormi gru alte ciascuna 64 metri.

- San Siro è qualcosa di più di uno stadio di calcio. Ha anche ospitato un campionato del mondo di pugilato, l'unico concerto di Bob Marley in Italia e lo spettacolo di Bruce Springsteen; la tribuna sud in una circostanza fu trasformata in un'enorme discoteca all'aperto. Oggi un museo celebra la storia di Inter e Milan con tutti i cimeli degli eroi delle due squadre.

In un Paese con salde radici cattoliche e di forti tradizioni familiari, il classico tifoso milanese rimane di solito fedele ai colori della squadra del genitore. E, come è vero per i tifosi, ciò è anche accaduto nella storia delle due squadre stesse, caratterizzate da dinastie familiari.

Cesare Maldini e suo figlio Paolo hanno entrambi contrassegnato la storia del Milan. Dall'altro lato della barricata Massimo Moratti ha passato questi ultimi anni cercando di rinverdire i fasti dell'Inter degli anni '60, quando era presidente suo padre Angelo, che vinse le due uniche Coppe dei Campioni in bacheca (1964 e 1965).

In circa un secolo di rivalità, solo un uomo è quasi riuscito a gettare un ponte fra le due rivali cittadine. Anche se ha passato la maggior parte della propria carriera nell'Inter, Giuseppe Meazza, vincitore della Coppa del Mondo 1938, per una stagione ha vestito anche la maglia rossonera. Dopo la sua morte, le due squadre, di comune accordo, hanno deciso di ribattezzare lo stadio in suo onore; il 3 marzo 1980, lo stadio è stato quindi ribattezzato ufficialmente Stadio Giuseppe Meazza. Per i tifosi, comunque, sarà sempre San Siro.

LA SECONDA CASA DELLA GERMANIA OVEST - © AFP

La Germania Ovest costruì la propria vittoria nella Coppa del Mondo FIFA 1990 a San Siro. A causa dei tre giocatori dell'Inter in squadra (Andreas Brehme, Lothar Matthäus e Jürgen Klinsmann), i tifosi locali parteggiarono calorosamente per la squadra di Franz Beckenbauer. A Milano, la Germania vinse quattro partite su cinque. Sul terreno di San Siro i futuri campioni del mondo si sbarazzarono della Jugoslavia per 4 a 1, degli Emirati Arabi Uniti per 5 a 1, regolarono i vecchi nemici dell'Olanda per 2 a 1 e la Cecoslovacchia per 1 a 0. Gli unici che riuscirono a resistere alla Germania furono i colombiani, che riuscirono a pareggiare per 1 a 1.

Fu durante l'incontro di apertura che San Siro offrì al mondo uno spettacolo davvero notevole. I campioni in carica dell'Argentina iniziarono il torneo giocando contro il Camerun, che tutti ritenevano una squadra materasso. Tuttavia la situazione mutò notevolmente, quando, al 67', il gol di François Omam-Biyik annunciò a viva voce al mondo l'arrivo del calcio africano. I pochi tifosi dei Leoni Indomabili che avevano sostenuto il lungo viaggio a Milano festeggiarono fino a notte fonda l'umiliazione inferta dalla loro squadra a leggende del calcio come Maradona, Burruchaga e Sensini. A oggi, questa è la partita più ricordata della storia di San Siro.

EVENTI OSPITATI - © AFP

Migliaia di tifosi accorrono ogni domenica allo stadio per fare il tifo per il Milan o per l'Inter. È un pellegrinaggio che ha luogo, per i rossoneri, dal 1926, mentre i loro fieri rivali cittadini si sono uniti oltre venticinque anni dopo.

- Coppa del Mondo FIFA 1990: quarti di finale (Germania Ovest - Cecoslovacchia 1-0)

- Coppa del Mondo FIFA 1990: seconda fase (Germania Ovest - Olanda 2-1)

- Coppa del Mondo FIFA 1990: partite gironi eliminatorie (4)

- Coppa del Mondo FIFA 1934: semifinale (Italia - Austria 1-0)

- Coppa del Mondo FIFA 1934: quarti di finale (Germania - Svezia 2-1)

- Coppa del Mondo FIFA 1934: partita girone eliminatorio (Svizzera - Olanda 3-2)

- Campionato Europeo 1980




Dal sito

http://www.wikipedia.org
Stadio "Giuseppe Meazza" di Milano

Lo Stadio "Giuseppe Meazza" è lo stadio di calcio della città di Milano ed ospita le partite casalinghe delle due squadre di calcio cittadine, il Milan e l'Inter.

È noto principalmente con il nome di San Siro per via del quartiere milanese nel quale è stato costruito, che prese tale nome a sua volta da una ormai scomparsa piccola chiesa dedicata a quel Santo. Tale, in effetti, fu il suo nome fino al 1980, anno in cui fu intitolato a Giuseppe Meazza (Milano 1910-1979), storico calciatore dell'Inter e campione del mondo con la nazionale italiana di calcio nel 1934 e nel 1938. I tifosi - soprattutto quelli milanisti, dati i trascorsi neroazzurri di Meazza - tuttavia, continuano a chiamarlo familiarmente San Siro. L'edificazione iniziò nel dicembre 1925 sotto il patrocinio dell'allora Presidente del Milan Piero Pirelli; lo stadio fu ufficialmente inaugurato il 19 settembre 1926, con la partita Inter-Milan 6-3. Inizialmente, lo stadio apparteneva solo al Milan e l'Inter poté giocarvi solo a partire dal 1947, con il passaggio dell'impianto al comune di Milano. L'Inter sino ad allora giocava all'Arena Civica che con una capienza allora intorno ai 40.000 posti era il principale impianto cittadino.

STORIA DI SAN SIRO

- La prima versione di San Siro prevedeva 4 tribune non collegate tra loro con una capienza totale di 35.000 persone. Il progetto di Stacchini e Cugini comportò una spesa equivalente a circa 1.8 Milioni di Euro di oggi.

- Nel 1935 San Siro fu acquistato dal Comune che tre anni dopo iniziò i lavori di ampliamento progettati da Rocca e Calzolari. I lavori si conclusero nel 1939 e San Siro aveva assunto una forma molto simile a quella odierna. La capienza ufficiale era enorme: 150.000 posti a sedere; lo stadio più grande e capiente al mondo.

- Nel 1952 il Comune di Milano tramite una Delibera diminuì la capienza massima a 100.000 posti a sedere per ragioni di ordine pubblico e di tempistica di evacuazione dello stadio in caso di emergenza.

- Nel 1954 si iniziarono a predisporre posti a sedere nelle tribune dotati di seggiolino personale; questo comportò una notevole ulteriore riduzione dei posti a sedere che scesero a 85.000 posti nel 1955.

- Nel 1957 venne posto il primo sistema di illuminazione notturno d'Italia.

- Nel 1967 venne innalzato il tabellone elettronico.

- Nel 1979 venne ristrutturato il 2° anello costruito nel 1939 e completamente sostituito l'impianto d'illuminazione.

- Nel 1980 venne dedicato a Giuseppe Meazza.

- Nel 1988 tutti i posti a sedere vennero dotati di seggiolini personali in materiale plastico colorato. La capienza totale scese sotto i 72.000 posti.

- Nell'Aprile 1990 venne inaugurato il 3° anello che riportò la capienza oltre gli 85.700 posti a sedere e facendo di San Siro il 2° più capiente stadio d'Europa.

- Nel 2002 vennero costruiti i primi 20 Sky Box.

PARTITE CELEBRI DISPUTATE A SAN SIRO

- 1934 Italia - Austria 1-0 (Semifinale dei Mondiali 1934)

- 1949 Internazionale - A.C. Milan 6-5 (Serie A)

- 1958 A.C. Milan - Manchester United 4-0 (Semifinale Coppa dei Campioni)

- 1963 A.C. Milan - Santos 4-2 (Coppa Intercontinentale)

- 1963 Italia - Brasile 3-0 (amichevole)

- 1964 Internazionale - Independiente Avellaneda 2-0 (Coppa Intercontinentale)

- 1965 Internazionale - Liverpool 3-0 (Semifinale Coppa dei Campioni)

- 1965 Internazionale - Benfica 1-0 (Finale Coppa dei Campioni)

- 1965 Internazionale - Independiente Avellaneda 3-0 (Coppa Intercontinentale)

- 1969 A.C. Milan - Manchester United 2-0 (Semifinale Coppa dei Campioni)

- 1969 A.C. Milan - Estudiantes La Plata 3-0 (Coppa Intercontinentale)

- 1970 Feyenoord - Celtic Finale Coppa dei Campioni)

- 1989 A.C. Milan - Real Madrid C.F. 5-0 (Ritorno di semifinale Coppa dei Campioni)

- 1990 Camerun - Argentina 1-0 (Mondiali Italia '90, Partita Inaugurale)

- 1991 Internazionale - A.S. Roma 2-0 (Finale Coppa UEFA)

- 1994 Internazionale - SV Salisburgo 1-0 (Finale Coppa UEFA)

- 1995 Juventus - Parma 1-1 (Finale Coppa UEFA)

- 1997 Internazionale - Schalke 04 1-0 [1-4 ai rigori] (Finale Coppa UEFA)

- 1998 A.C. Milan - Internazionale 5-0 (Andata di quarti di finale Coppa Italia)

- 2001 Internazionale - A.C. Milan 0-6 (Serie A)

- 2001 Bayern Munich - Valencia 5-4 (pen) (Finale UEFA Champions League)

- 2003 A.C. Milan - Internazionale 0-0 (Andata di semifinale UEFA Champions League)

- 2003 Internazionale - A.C. Milan 1-1 (Ritorno di semifinale UEFA Champions League)

- 2005 A.C. Milan - Internazionale 2-0 (Andata dei quarti di finale UEFA Champions League)

- 2005 Internazionale - A.C. Milan 0-3 (Ritorno dei quarti di finale UEFA Champions League) - (Sospesa per lancio di bengala dei tifosi interisti al 73' sul risultato di 0-1 e vinta d'ufficio dal Milan per delibera UEFA)

- 2006 A.C. Milan - Bayern Monaco 4-1 (Ritorno di ottavi di finale UEFA Champions League)

- 2006 A.C. Milan - Lione 3-1 (Ritorno di quarti di finale UEFA Champions League)

CURIOSITA'

- L'impianto è di forma quadrangolare, con piloni esterni alti 60 metri, e non ha la pista di atletica attorno al campo da gioco.

- Ha una capacità di circa 85.700 spettatori, che ne fa lo stadio più grande d'Italia, il 2° d'Europa e il 9° a livello mondiale.

- La Copertura in enormi travi di metallo color rosso è posta ad oltre 75 metri dal suolo.

- È uno dei più famosi stadi del mondo e uno dei 23 a cui l'UEFA ha concesso la certificazione di "Stadio a 5 stelle".

- Ha ospitato il primo concerto in Italia sia di Bob Marley (90.000 spettatori) che di Bruce Springsteen (oltre 105.000).

- In più di 35 anni è stato luogo di concerti dei maggiori gruppi della storia del rock mondiale.

- Detiene il record di maggior affluenza ad un match di pugilato a livello Europeo quando 53.043 spettatori videro il match valido per il titolo mondiale tra Duilio Loi e Carlos Ortis nel 1960.

- Lo stadio viene visitato da più di 50.000 turisti ogni anno.

- Sotto la curva Sud si trova il Museo di Inter e Milan

- Negli anni '90 la Tribuna centrale ospitava una discoteca all'aperto affacciata sul campo di gioco.

- Per 11 anni, dal 1939 al 1950 è stato ufficialmente il più capiente stadio del mondo con 150.000 posti. Superato poi solo dal Maracanà di Rio de Janeiro. Wembley, lo stadio di Londra aveva una capacità inferiore a San Siro (126.000), ma sembra che più volte abbia ampiamente superato il numero massimo consentito raggiungendo i 180.000 spettatori durante alcune finali di F.A. Cup negli anni '30; ma a riguardo non esistono assolutamente statistiche ufficiali. Non esistono purtroppo nemmeno dati ufficiali riguardo la massima capienza raggiunta da San Siro durante quegli 11 anni; per questo motivo la maggior capienza registrata ufficialmente in Europa è quella di Hampden Park a Glasgow che nel 1937 ospitò ufficialmente 149.547 spettatori, seguiti dai 130.000 ospitati dal vecchio Da Luz di Lisbona nel 1991.



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Le targhe delle prime coppe vinte dal Milan a San Siro
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Il prato di San Siro interamente innevato
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Lo Stadio di San Siro nel 1959-60
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Esterno di San Siro (1987-88)
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Quando la gente va a San Siro...esterno di San Siro (1987-88)
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San Siro nel 1987-88 L'esterno di San Siro innevato
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Lo stadio di San Siro nel 1999-00
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Inaugurazione di San Siro, 19 settembre 1926, Milan-Inter 3-6; il primo gol segnato è di Giuseppe "Pin" Santagostino
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Lo Stadio di San Siro nel 1926
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La costruzione del secondo anello di San Siro (1954)
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San Siro dopo una partita
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Lo stadio di San Siro nel mese di luglio 2007. Stanno proseguendo i lavori per ottimizzare i tornelli
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San Siro nel 1973 (da "La Gazzetta dello Sport")
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San Siro prima di un incontro del Milan (2005-06)
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Un articolo su San Siro (da "Il Calcio Illustrato" 1954)
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Articolo su San Siro di "Tuttosport", 19 settembre 2001 (dal libro "Gli stadi italiani - San Siro", 1990)
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L'esterno dello stadio di San Siro, anni '70
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Uno scorcio di San Siro (1926-27)
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Lo stadio di San Siro nel 2007
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questo lo apriamo cosi chi vuole puo contribuire allo sviluppo

 

Strom

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Stupendo stadio, ma comunque:


ALBO D'ORO:

17 Scudetti


7 Coppe Campioni



5 Supercoppe Europee



5 Supercoppe italiane



5 Coppe Italia



3 Coppe intercontinentali



1 Coppa del Mondo per Club


 

Chris³

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contribuire allo sviluppo non vuol dire scrivere cagate inutili, per sta volta cancello e basta

 
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Ciaobelli84

cris...vedi che nn sono cagate...il milan ha vinto 2 campionati di serie B,è un campionto nazionale e come tale rientra nell'albo d'oro...

 

Chris³

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postiamo solo le cose utitli che servono da info //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/smile.png

 
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postiamo solo le cose utitli che servono da info //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/smile.png
Ma ha ragione lui, oltretutto la Mitropa Cup è un trofeo internazionale che contato vi riporterebbe da soli in testa nella classifica del "club con più trofei internazionali al mondo" (non "il club più titolato al mondo" perchè quello è il Linfield) //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/250978_ahsisi.gif

 
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.Mass

Stadio San Siro...A.C. Milan - Real Madrid 1 - 1

Secondo anello blu-Settore 206-Fila 3-Posto 36

Lo spettacolo più bello della mia vita...

 

Kratos96

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il milan è stata la prima squadra italiana ad aver vinto la coppa dei campioni

il milan è stata la prima squadra italiana a veder premiato pallone d'oro un italiano,gianni rivera,nel 1969

il milan è l'unica squadra in italia ad aver vinto un campionato senza conoscere sconfitta

Il Milan e l'unica squadra ad aver piazzato tre suoi giocatori ai primi tre posti nella classifica del Pallone d'oro: nel 1988, quando sul podio del premio furono nominati rispettivamente Marco van Basten, Ruud Gullit e Frank Rijkaard, e nel 1989, quando furono premiati nell'ordine Marco van Basten, Franco Baresi e Frank Rijkaard

 

Samurai

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Tra i tanti progetti che portano all'obiettivo di ospitare la finale della Champions League edizione 2015, l'anno dell'expo, c'è quello di costruire due ristoranti dentro San Siro, uno rossonero ed uno nerazzurro.Il Corriere dello Sport sottolinea che questa è solo una delle idee (trattate nella sede nerazzurra con Galliani in versione di insolito ospite) inerenti al delicato tema dello stadio attualmente di proprietà del Comune sino al 2016 con Inter e Milan che pagano 8,4 milioni di euro annui per poter usufruire dell'impianto.

 

Samurai

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Con la partita contro il Siena si è chiuso il 2011 casalingo del Milan che, in questa stagione, in campionato, ha fatto registrare una media di 42.100 spettatori a partita cogliendo il suo picco più alto nel match contro la Lazio dove erano presenti 48.543 spettatori mentre il dato più basso è stato quello contro il Parma dove, sugli spalti di San Siro, erano presenti solamente 36.937 spettatori.

 

Samurai

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Lo stadio di San Siro si prepara al restyling: a giugno, infatti, inizieranno dei lavori per trasformare lo stadio milanese per renderlo simile agli stadi inglesi. In Italia, l'unico stadio che si ispira al modello britannico è quello della Juventus, ma già dalla prossima stagione anche lo stadio Meazza raggiungerà gli stessi standard. La spesa prevista per i lavori ammonta a circa 80 mila euro. Già quest'estate verrà eliminato il fossato che separa il campo dal primo anello e le barriere che dividono i diversi settori dello stadio (rosso, verde, arancio e blu). Entro l'inizio della stagione 2013-2014, ci sarà anche l'eliminazione delle barriere tra le tribune del secondo e terzo anello. L'obiettivo di questi lavori, oltre a rendere migliore l'intera struttura, è quello di permettere allo stadio di San Siro di potersi candidare come sede della finale di Champions League del 2014. Per ottenere questa importante investitura, però, sarà necessario anche rifare tutti i servizi igienici, sostituire tutta la segnaletica interna e potenziare i collegamenti verso lo stadio Meazza, altrimenti la Uefa non accetterà la candidatura.

 

~Gray Føx™

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Si rammenta che ai sensi dell’articolo 6 ter della legge 401/1989 il semplice possesso all’interno degli stadi di razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, fumogeni, bastoni, mazze, o altri oggetti contundenti, costituisce reato punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. L’accensione di fumogeni o il lancio di petardi, oltre a determinare sanzioni disciplinari a carico della società, COSTITUISCE PROVA DIRETTA DEL POSSESSO DI TALI STRUMENTI ED ESPONE I RESPONSABILI ALLE SANZIONI PENALI E AMMINISTRATIVE PREVISTE DALLA LEGGE

 

MikeKujo

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Svolta epocale fonte MN

Dalla prossima stagione s siro avra il manto sintetico con innesti di erba in stile coverciano

 
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postiamo solo le cose utitli che servono da info //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/smile.png
Ricordo a tutti questa regola. Il topic è stato aperto per postare informazioni (se certe meglio) sulla storia del Milan e dello stadio, non per altro //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/winks.gif

 

Samurai

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Da quando è stato costruito il terzo anello, prima dei mondiali di Italia '90, sono iniziati i problemi per il campo di San Siro, ma dopo ventidue anni finalmente è stata trovata una soluzione. A partire dal 15 giugno, il giorno dopo il concerto di Madonna, inizieranno i lavori dell'azienda olandese Dresso, per rifare il terreno di gioco dello stadio milanese: sarà un campo in erba naturale al cento per cento, rinforzato con fibre di erba sintetica. Il costo sarà di 250 mila euro e i lavori dureranno cinque settimane, così che il campo sarà pronto per i preliminari di Europa League che dovrà giocare l'Inter il 2 o 9 agosto. Questo nuovo campo permetterà a Milan e Inter di risparmiare molti soldi perchè non ci sarà bisogno di rizollare il campo spesso e non saranno necessari lavori di manutenzione supplementari rispetto a prima. Se un normale campo in erba naturale è in grado di resistere a trecento ore di utilizzo a stagione, il Dresso GrassMaster avrà una capacità tre volte superiore. Il nuovo campo di San Siro sarà quindi come quello di Wembley e dell'Emirates, così che nessuno potrà più lamentarsi del terreno di gioco.

 

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Sulle colonne del Corriere dello Sport, Adriano Galliani ha commentato così il progetto dell'Inter di creare un nuovo stadio di proprietà della società neroazzurra: "Giustissimo avere uno stadio di proprietà. Così facendo permetterà di avere una gestione migliore della società di calcio aumentando anche i ricavi e i profitti. Questo discorso potremmo farlo dopo il 31 dicembre del 2016, quando scadrà il nostro contratto con San Siro. A noi andrebbe bene diventare gestori unici del Mezza e abbiamo già in mente la ristrutturazione totale in vista della finale di Champions League del 2016, che vorremmo ospitare. Dobbiamo offrire delle strutture importanti e permettere alla competizione di essere onorata, ma non solo in quel periodo".

 
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