Questo è in generale una mancanza di professionalismo da parte della stampa, in questo caso. Nascondersi con la scusa del non avere tu personalmente NDA, quando hai preso materiale da qualcuno che l'ha infranto, e hai deciso di pubblicarlo è qualcosa di totalmente antiprofessionale.
Purtroppo è un problema che si va sempre più ad intensificare e non puoi farci niente se non decidi di prendere azioni pesanti contro il fenomeno.
Per dire io, per una cosa del genere, avrei messo in lista nera quel giornalista o rivista. Niente più materiale ecc... a vita. Solo cosi potresti, almeno in parte, risolvere il problema.
Pensiero condivisibile.
Aggiungo una riflessione che muove da basi di diritto.
Da una parte abbiamo l'interesse all'informazione: diffuso, immanente, che coinvolge un insieme indeterminato di soggetti.
Dall'altro precisi interessi economici che legano un numero definito di individui. Diciamo che la rottura di questo accordo NDA, sottende possibili danni d'immagine, commerciali in senso stretto anche di soggetti terzi all'accordo (come per esempio la società di Keighley e del suo show). Questi soggetti a loro volta sono portatori di benefici concorrenti o convergenti ma comunque meritevoli di tutela in giudizio).
Fatta queste premessa probabilmente un giudice potrebbe in un bilanciamento di interessi, apprezzare il disvalore della rottura del NDA, assegnando un maggior peso a quest'ultimo rispetto al diritto all'informazione. Questo tuttavia in senso astratto poichè in concreto il nostro Tom Henderson rivela con 2 (?) giorni di anticipo informazioni che sarebbero state comunque divulgate. Quindi tutto sommato si palesa un danno a che dev'essere considerato anche nella sua dimensione temporale rispetto a quando l'accordo fisiologicamente va a scadere.
Quindi per tornare al messaggio citato, la questione etica come accade spesso dovrebbe anticipare l'intervento sul piano giuridico, il quale rimane comunque un baluardo per consentire agli operatori di agire nel rispetto della legge, tuttavia si potrebbe ritenere che questo 'leak' e si eclatante quanto in concreto non particolarmente dannoso.
Ciò che invece, sempre in un'ipotetica aula di tribunale, sarebbe giustamente eccepito è il fatto che questi comportamenti (cosi ricorrenti e incontrollabili) destano un certo allarme per l'industria videoludica. Il fatto che siano appunto all'ordine del giorno determinerebbe certamente una sanzione più ampia di quella che sarebbe stata comminata al caso di cui parliamo qualora fosse unico ed isolato.