La logica corporate è quella: butto soldi in un problema, faccio dumping (di qualche tipo, ce ne sono vari), mangio quote e poi faccio come mi pare dopo. Amazon lo store c'ha messo 20 anni per arrivare in positivo, e se non era per AWS forse sarebbe tutto fallito fin dall'inizio.
In realtà questo meccanismo funziona benissimo, perchè la quasi totalità dei beni fungibili e anche infungibili risponde benissimo a questa logica.
Il problema è che su alcuni outlier la cosa non ha presa e di sicuro Steam è uno di essi, e soprattutto il momento gli casca in culo: nemmeno i big possono permettersi di tirare avanti all'infinito perdendo decine di milioni o peggio all'anno in progetti fallimentari.
E quando si è grandi, non c'è il dinamismo tale per cui ci si può ristrutturare velocemente e andare dove si deve andare. Se Valve "core" sono 300 persone e non sono quotati in borsa e possono nell'arco di un paio d'anni tirare da (quasi) zero Proton per crearsi un mercato alternativo mentre Google con Stadia o Amazon con...i cazzi sua e capitali quasi infiniti non ci riescono c'è un motivo.
E oggi, checchè se ne dica, la ciccia non c'è. Siamo in piena recessione, non se ne vede una particolare uscita, e tutto sommato è bene che il cerchio si restringa un pochettino: i tempi delle 4-5 subscription che la gente si scorda di avere attivata è finito.