Io resto dell'idea che, nel caso dei nomi ridicoli/giocosi, un autore preferisca che tali nomi facciano suscitare nei lettori la stessa sensazione di divertimento durante la lettura/l'ascolto. Perciò a volte devono essere adattati alla lingua usata nella traduzione.
Faccio un esempio che uso spesso. In One Piece c'è un personaggio ultramarginale che si chiama Dosun (l'onomatopea giapponese che indica lo schianto). Questo personaggio si esprime ad onomatopee giapponesi per indicare la potenza del suo attacco. Nel manga italiano l'hanno tradotto con il nome di Sbang (o una roba simile), ed ovviamente tutte le onomatopee giapponesi che usava durante gli attacchi sono state tradotte con onomatopee italiane.
Certo, potevano lasciare tutto in originale e metterci le noticine esplicative, così da lasciare tutto nella sacra lingua intoccabile. Ma per questo tipo di nomi giocosi di personaggi marginali e comici, non è forse meglio che il lettore ci arrivi da solo, senza aiuti, noticine, o informazioni trovate in rete? L'autore non preferirebbe che il lettore, indipendentemente dalla lingua, lo capisse da solo?
Anche nei romanzi fantasy è sempre così. Tipo Severus Snape di Harry Potter è diventato Severus Piton. Proprio perché tutti gli italiani potessero richiamare il suo nome ad un serpente.
Detto questo, forse "Dolcetto Mask" non è l'adattamento migliore che si potesse trovare. Ma penso faccia provare a tutti gli italiani (indipendentemente dalla padronanza dell'inglese) una sensazione simile a quella che avrebbe un inglese ritrovandosi di fronte ad un tizio effeminato di nome "Sweet Mask".
Che poi in originale sto personaggio si chiama "Amai Mask", quindi perché dovremmo seguire per forza l'adattamento inglese, e non fare un nostro adattamento?
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Piccola aggiunta: fare un adattamento è una cosa diversa (e molto più complessa) rispetto ad una traduzione con noticine fansub style.
Son proprio mondi diversi. Una deve essere fruibile a tutti, molto rapida ed accessibile. L'altra invece è più per "smanettoni" che vogliono studiare per bene un'opera, e che mettono in pausa, spezzando il ritmo, pur di poter comprendere tutto nei minimi dettagli.