Visto due volte, nell'arco di una settimana.La prima visione di The Last Jedi mi ha sconvolto, spiazzato, interdetto; non riuscivo a comprendere cosa effettivamente mi avesse lasciato il film, alla luce del fatto che emozioni positive e negative erano fortemente presenti e si scontravano tra di loro.
Ora, in seguito alla seconda visione, posso affermare di averlo apprezzato maggiormente.
E' un capitolo della saga atipico, coraggioso da un parte e derivativo dall'altra.
Ha una sua personalità ben definita e riconoscibile, non è un calco di Episodio V; eppure, dall'altra parte, ne riprende molti aspetti (e non solo, anche di Episodio VI).
I difetti sono numerosi, così come i pregi.
Raggiunge dei picchi estetici e narrativi grandiosi, tra i migliori della saga, per poi cadere in voragini profondissime di regia e plot twist acerbi e inconcludenti, tra i peggiori della saga.
E' un film schizofrenico, imprevedibile e fortemente autoriale.
Non essendo Rian Johnson un regista o sceneggiatore di spessore, le lacune del film sono evidenti (figlie, appunto, di una volontà autoriale che probabilmente Johnson non è in grado di gestire nella sua totalità), eppure la visione dell'autore è ben riconoscibile collocabile.
Episodio VII è un prodotto meglio confezionato, diretto e appetibile; Episodio VIII è invece più riconoscibile, personale, con una forte componente anarchica.
Anarchia nei confronti della saga tutta, e anche rispetto a The Force Awakens.