Articolo su come la stampa Americana (e di conseguenza immaginate quella italiana) abbia volutamente e deliberatamente ingannato i lettori mistificando i fatti sui legami tra i ribelli ‘moderati’ e gli affiliati di Al-Qaeda. (tradotto da me)
Un problema cruciale nella copertura giornalistica della guerra civile siriana è stato come caratterizzare la relazione tra i cosiddetti “ribelli moderati” armati dalla CIA, da un lato, e il fronte di Al-Nusra affiliato ad Al-Qaeda, dall’altro.
È un argomento politicamente sensibile per la politica USA, che cerca di rovesciare il governo Siriano senza sembrare di essere alleato al movimento responsabile dell’11 settembre, e il sistema della produzione delle notizie ha funzionato efficientemente per impedire ai mass media di riportare pienamente e accuratamente questo legame.
L’amministrazione Obama ha a lungo dipinto i gruppi d’opposizione che ha armato con armi anticarro come indipendenti dal fronte di Al-Nusra. Nella realtà l’amministrazione si è affidata alla cooperazione di questi gruppi “moderati” con Al-Nusra per esercitare una crescente pressione sul governo siriano. Gli Stati uniti e i suoi alleati, specialmente l’Arabia Saudita e la Turchia, vogliono che la guerra civile termini con la dissoluzione del governo del presidente siriano Bashar al-Assad, che è sostenuto dalla Russia e dall’Iran, rivagli degli USA.
Poiché Al-Nusra è stata creato da Al-Qaeda e ad essa ha giurato lealtà, l’amministrazione Obama ha definito Al-Nusra come un’organizzazione terrorista nel 2013. Tuttavia gli USA hanno condotto ben pochi attacchi aerei contro di esso, al contrario dell’altro grande figlio di Al-Qaeda, ossia lo Stato Islamico (o ISIS o Daesh), che è stato oggetto di intensi attacchi aerei da parte degli USA e dei suoi alleati europei. Gli Stati Uniti sono rimasti silenti sul ruolo di guida di Al-Nusra nello sforzo militare contro Assad, nascondendo il fatto che il successo di Al-Nusra nel nordovest della Siria è stato un elemento chiave della strategia diplomatica del Segretario di Stato John Kerry.
Quando lo scorso settembre è iniziato l’intervento russo in supporto del governo siriano che ha preso di mira non solo l’ISIS ma anche il fronte di Al-Nusra e i gruppi supportati dagli Stati Uniti alleati tutti insieme contro Assad, l’amministrazione Obama ha immediatamente ribadito che gli attacchi aerei russi colpivano i ribelli “moderati” anziché l’ISIS e ha insistito che questi raid finissero.
La disponibilità dei mass media di andare oltre la linea ufficiale e riportare la verità sul campo in Siria è stata così testata. Era ben documentato che questi gruppi “moderati” erano stati pienamente integrati nelle campagne militari diretti da Al-Nusra e da Ahrar al-Sham [un altro gruppo jihadista] nel principale fronte di battaglia nella province di Idlib e Aleppo nella Siria nordoccidentale. Ad esempio, un messaggio da Aleppo del maggio scorso (
http://www.alaraby.co.uk/english/politics/2015/5/11/syria-coming-together-to-fight-assad-in-aleppo) di Al Araby Al-Jadeed (Il Nuovo Arabo), un quotidiano finanziato dalla famiglia reale del Qatar, ha rivelato che ognuna delle dieci fazioni “moderate” supportate dalla CIA nella provincia si era unito al comando provinciale Fateh Halab (“Conquista di Aleppo”). Formalmente il commando era diretto da Ahrar al-Sham, e il fronte Al-Nusra ne era escluso.
Ma come spiegato dal reporter di Al Araby, questa esclusione “significa che l’operazione ha una miglior possibilità di ricevere supporto regionale e internazionale”. Ossia un altro modo di dire che la supposta esclusione di Al-Nusra era un trucco volto a facilitare l’invio di ulteriori missili TOW ai “moderati” da parte dell’amministrazione Obama, poiché la Casa Bianca non poteva aiutare dei gruppi che lavoravano direttamente con un’organizzazione terrorista.
Un’ulteriore implicazione era che Al-Nusra stava permettendo ai gruppi “moderati” di ottenere quelle armi dagli Stai uniti e dai suoi alleati Turchi e Sauditi, perché quei gruppi erano visti come troppo deboli per operare indipendentemente dalle forze jihadiste salafite e perché alcune di quelle armi sarebbero state condivise con Al-Nusra e Ahrar al-Sham.
Dopo la formale identificazione di Al-Nusra come organizzazione terroristica per il cessate il fuoco Siriano e i negoziati, il gruppo di Al-Nusra è virtualmente andato in clandestinità nelle aree vicine al confine turco. Un giornalista che vive nella provincia di Aleppo nord ha raccontato al giornale Al Monitor (
http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2016/02/turkey-syria-hopeless-azaz-battle.html#ixzz43ZAzNS6L) che il fronte Al-Nusra aveva smesso di far sventolare la propria bandiera e stava nascondendo le sue troppe tra quelle di Ahrar al-Sham, che era stato accettato dagli USA come partecipante ai negoziati. La manovra mirava a sostenere la tesi che i russi prendessero di mira i gruppi “moderati” e non Al-Qaeda.
Ma riguardando la copertura degli obiettivi dei raid russi e il ruolo dei gruppi armati dagli USA nelle prime settimane dell’intervento russo data dai tre più influenti giornali americani dotati delle migliori risorse per riferire accuratamente l’argomento, il
New York Times, il
Washington Post e il
Wall Street Journal, rivela uno schema nel reportage che punta fortemente nella direzione voluta dall’amministrazione Obama, ossia un modello che volutamente ignora la subordinazione dei gruppi “moderati” ad al-Nusra o che ne dà solo minimi accenni.
In un articolo del 1° ottobre, il corrispondente da Beirut del
Washington Post (
https://www.washingtonpost.com/world/russia-vehemently-defends-syrian-airstrikes-and-denies-targeting-us--backed-rebels/2015/10/01/cddada92-67af-11e5-bdb6-6861f4521205_story.html) Liz Sly scriveva che i raid russi venivano “condotti contro una delle poche aree del paese in cui i ribelli moderati ancora avevano un punto d’appoggio e da cui l’ISIS fosse stato espulso più di un anno e mezzo fa”.
In sua difesa, la Sly ha riferito che “Alcune delle città colpite sono roccaforti della recentemente formatasi coalizione Jaish al Fateh” che la Sly ha riferito includere Al-Nusra e “un assortimento di fazioni Islamiste e moderate”. Ciò che manca, tuttavia, era il fatto Jaish al Fateh non era semplicemente una “coalizione” bensì una struttura di comando militare, in altre parole ciò significa che esisteva una relazione molto più stretta tra i ribelli “moderati” supportati dagli USA e Al-Qaeda.
La Sly si riferisce poi nello specifico ad un attacco aereo che colpì un campo d’addestramento alla periferia di una città nella provincia di Idlib appartenente a Suquor al-Jabal, che era stato armato dalla CIA.
Ma i lettori non potevano dare il giusto peso alla notizia senza sapere il cruciale fatto, riportato dalla stampa regionale (
http://www.thearabweekly.com/?id=1331), che Suquor al-Jabl era una delle tanti organizzazioni sponsorizzate dalla CIA che si erano unite a Fateh Halab (“Conquista di Aleppo”), la struttura di comando ufficialmente guidata da Ahrar al-Sham, l’alleato più vicino ad Al-Nusra, ma nei fatti saldamente sotto controllo di Al-Nusra. Il reportage così dava la falsa impressione che il gruppo supportato dalla CIA fosse ancora indipendente da Al-Nusra.
Un articolo della corrispondente da Beirut del
New York Times Anne Barnard (con la collaborazione del corrispondente freelance del
Times in Sira Karam Shoumali) pareva puntare a dipingere i ribelli sostenuti dagli USA come parte di una nuova guerra per procura tra USA e Russia (
http://www.nytimes.com/2015/10/13/world/middleeast/syria-russia-airstrikes.html?_r=0), distogliendo così l’attenzione dalla domanda se il sostegno di Obama ai gruppi “moderati” stesse in realtà contribuendo al potere politico-militare di Al Qaeda in Siria. Col titolo “Le armi americane stanno trasformando la Siria in una guerra di procura con la Russia”, si riferiva che i gruppi armati di opposizione avevano appena ricevuto ampi quantitativi di missili anticarro TOW con una spedizione approvata dal governo USA.
Citando le fiduciose asserzioni dei comandanti ribelli sull’efficacia dei missili e sull’alto morale delle truppe ribelli, l’articolo suggeriva che armare i “moderati” fosse un modo per gli USA di renderli la principale forza in uno scontro tra Russia e Stati Uniti in Siria.
Verso la fine dell’articolo, tuttavia, la Barnard in realtà andava a danneggiare l’idea della “guerra di procura” citando l’ammissione dei comandanti delle brigate sostenute dagli USA del loro “scomodo matrimonio di necessità” con Al-Qaeda, “perché non possono operare senza il consenso del più grande e più forte fronte di Al-Nusra”.
Riferendosi alla cattura di Idlib la primavere precedente da parte della coalizione d’opposizione, Barnard ricordava che i missili TOW avevano “svolto un ruolo primario nelle avanzate ribelli che eventualmente mettevano in pericolo il regime di Assad”.
Ma poi aggiungeva: “Mentre sembrerebbe uno sviluppo benaccetto per i politici americani, nella realtà presentava un altro pantano, dato che il fronte di Al-Nusra era tra i gruppi che traevano beneficio dall’accresciuta forza militare ribelle”.
Sfortunatamente il punto della Barnard che i gruppi sostenuti dagli USA fossero profondamente coinvolti nella struttura di comando controllata da Al-Qaeda era relegato alla fine di un lungo articolo, e così facilmente saltato. Il titolo e il sottotitolo si assicuravano che, per la stragrande maggioranza dei lettori, il punto venisse perso nella lunghezza dell’articolo.
Il corrispondente del
Wall Street Journal Adam Entous invece si accostava al problema da una differente angolazione ma col medesimo risultato.
Adam scrisse un articolo il 5 ottobre (
http://www.wsj.com/articles/u-s-concludes-russia-targeting-cia-backed-rebels-in-syria-1444088319) ribadendo quella che lui descriveva come rabbia da parte dei funzionari americani che i russi stessero deliberatamente prendendo di mira i gruppi d’opposizione sostenuti dalla CIA. Entous riferiva che i funzionari USA credevano che il governo Siriano volesse quei gruppi di opposizione come obiettivo a causa del loro possesso di missili TOW, che erano stati vitali nella conquista ribelle di Idlib nella primavera del 2015. Da nessuna parte nell’articolo tuttavia veniva menzionato il ruolo dei ribelli “moderati” supportati dalla CIA all’interno di strutture di comando militare dominate dal fronte di Al-Nusra.
Un differente approccio al problema veniva adottato dal corrispondente del
Wall Steet Journal a Beirut Raja Abdulrahim in un articolo del 12 ottobre (
http://www.wsj.com/articles/russia-airstrikes-help-push-syria-rebels-closer-1444691490) dove descriveva l’offensiva aerea russia come la causa che aveva spinto i ribelli “moderati” sostenuti dagli USA e i jihadisti di Al-Nusra a formare “un fronte più unito contro il regime di Assad e i suoi alleati iraniani e russi”.
Abelrahim dunque riconosceva la stretta collaborazione militare con Al-Nusra, ma ne addossava la colpa all’offensiva russa. L’articolo ignorava tuttavia che quegli stessi gruppi d’opposizione “moderati” si erano già uniti agli estremisti islamici nell’invasione di Idlib e Aleppo nella primavera del 2015, prima di qualsivoglia intervento russo.
L’immagine nei media dei gruppi armati d’opposizione sostenuta dagli USA come operanti indipendentemente da Al-Nusra e come vittime degli attacchi aerei russi è durata sino all’inizio del 2016, quando le prime crepe nel quadro sono apparse sul
Washington Post e sul
New York Times.
Riportando i negoziati tra il segretario di Stato John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov riguardo al parziale cessate-il-fuoco che è iniziato il 12 febbraio, l’editore associato e corrispondente capo sulla sicurezza nazionale del
Washington Post Karen De Youn scrive il 19 febbraio (
https://www.washingtonpost.com/world/russia-says-international-meeting-for-syria-cease-fire-cancelled/2016/02/19/47179aac-d692-11e5-a65b-587e721fb231_story.html ) che un problema irrisolto rimaneva come decidere quali organizzazioni fossero da considerarsi “gruppi terroristi” nell’accordo per il cessate il fuoco.
A tal proposito, la De Young scrive “Jabhat al-Nusra, le cui forze sono frammiste ai gruppi ribelli moderate nel nordovest presso il confine turco, è particolarmente problematico.”
Era la prima volta che un organo d’informazione riportava che i gruppi armati d’opposizione sostenuti dagli USA e le truppe di Al-Nusra fossero “frammiste” sul terreno. E in quella stessa frase la De Young affermava quella che sarebbe dovuta essere una
notizia bomba e uno scandalo politico: la corrispondente infatti fieriva che Kerry aveva proposto nelle negoziazioni di Monaco di “lasciare Jabhat al-Nusra esclusa dai bombardamento, come parte del cessate il fuoco, almeno temporaneamente finché non si potesse distinguere chiaramente i gruppi”.
Allo stesso tempo Kerry domandava pubblicamente in conferenza stampa (
http://bigstory.ap.org/article/e0cd8aafbb6649d1a6c6ac625ab496eb/kerry-takes-aim-russia-over-ukraine-and-syria) alla conferenza di Monaco che la Russia fermasse i suoi attacchi contro “i legittimi gruppi di opposizione” come condizione per il cessate il fuoco. La posizione negoziale di Kerry rifletteva il fatto che i gruppi sostenuti dalla CIA erano certi di venire colpiti dai raid russi nelle aree controllate dal fronte di Al-Nusra, così come il fatto che il al-Nusra e Ahrar al-Sham, entrambe collegate ad Al Qaeda, erano centrali al successo degli sforzi militari americani contro Assad.
Alla fine, tuttavia, Lavrov respingeva la proposta di Kerry di proteggere Al-Nusra dai raid russi, e Kerry lasciava cadere nel vuoto la domanda, permettendo un annuncio congiunto russo-americano di parziale cessate il fuoco il 22 febbraio. Fino a quel momento le mappe della guerra siriana del
Washington Post e del
New York Times avevano identificato le zone di controllo solo dei “ribelli” senza mostrare dove Al-Nusra avesse il controllo.
Lo stesso giorno dell’annuncio congiunto tuttavia, il
New York Times pubblicava una mappa aggiornata (
http://www.nytimes.com/interactive/2015/09/30/world/middleeast/syria-control-map-isis-rebels-airstrikes.html ), accompagnata dalla dicitura che il fronte Al-Nusra è “integrato nell’area di Aleppo e a nordovest verso il confine turco”.
Alla riunione del Dipartimento di Stato il giorno dopo, i reporter massacrarono il portavoce Mark Toner domandandogli se i ribelli sostenuti dagli USA fossero “cointegrati” con al-Nusra ad Aleppo e verso nord. Dopo un lungo scambio di scambio di battute sull’argomento, Toner disse “Sì, credo che vi sia qualche commistione di questi gruppi”. E poi proseguiva dicendo, a nome del Gruppo Internazione di Supporto della Siria (GISS), che include tutti i paesi inclusi nei negoziati, ivi compresi gli USA e la Russia: “Noi del GISS, siamo stati molto chiari nell’affermare che Al-Nusra e l’ISIS non sono parte di alcun tipo di cessate il fuoco o di qualsiasi negoziazione di cessazione delle ostilità. Se ve ne andate in giro con le persone sbagliate, allora è una vostra scelta…Voi scegliete con chi stare, e questo manda un segnale”.
Benché io abbia segnalato l’importanza dell’affermazione il 24 febbraio (
http://www.truth-out.org/news/item/34957-us-russian-ceasefire-pact-closer-to-a-syria-war-endgame), nessun maggior organo d’informazione ha reputato degno di nota l’ammissione del portavoce del Dipartimento di Stato.
Ciò nonostante, il dipartimento di Stato aveva chiaramente allertato il
Washington Post e il
New York Times del fatto che le relazioni dai gruppi sostenuti dalla CIA e al-Nusra fossero molto più strette di quanto mai ammesso in passato.
Kerry aveva evidentemente calcolato che la pretese che i ribelli “moderati” fossero indipendente da Al-Nusra l’avrebbe esposto ad attacchi politici da parte dei repubblicani e dei messia qualora quei ribelli venissero colpiti dagli attacchi aerei russi. Così non era più politicamente utile cercare di oscurare la realtà ai media.
Anzi, il dipartimento di Stato allora sembrava interessa ad indurre quanti più gruppi armati possibile a prendere nettamente le distanze da Al-Nusra.
Le distorsioni e falsificazioni della copertura giornalistica dei tre maggiori giornali americani riguardo alle relazioni tra i gruppi d’opposizione sostenuti dagli USA e Al-Qaeda in Siria mostravano dunque come i maggiori mass media deliberatamente avessero ignorato e minimizzato il fatto che i gruppi armati sostenuti dagli USA erano chiaramente e apertamente alleati con Al-Qaeda finché i segnali dei funzionari governativi americani non li spinsero a rivedere la loro linea di condotta e a provvedere un più onesto reportage dell’opposizione siriana.
Qua l'articolo in inglese:
http://fair.org/home/reporting-or-not-the-ties-between-us-armed-syrian-rebels-and-al-qaedas-affiliate/