La linea invisibile che scinde il videogioco dall'esperienza. Giocare è semplice, è immediato e alla portata di tutti, ma vivere un'esperienza, sentirsi parte di un viaggio è tutt'altro paio di maniche.
Black Flag per molti di voi cani rognosi non è altro che un videogioco: andare dal punto A al punto B, filmato, ripeti e così via ma non per me. Nel 2013 Black Flag per il sottoscritto fu un'esperienza unica, un viaggio indimenticabile e avevo paura che oggi, 13 anni dopo quella magia non potesse più ripetersi, ma fortunatamente mi sbagliavo. Fortunatamente mi sbagliavo!
Giuro su Dio, approfittando del giorno di riposo ho giocato tutto il giorno, e sapete quanto ho fatto di storia principale? Penso il 2%.
Non so se alcuni di voi abbiano le stesse attitudini, ma se un videogioco mi prende totalmente, io quel gioco lo vivo letteralmente. Ho passato più di un'ora nell'isoletta del prologo, ho passato un'intera giornata all'Havana e a bordo della Jackdaw. Mi fermavo ad ammirare le spiagge al riparo di un albero di cocco mentre i granchi scorazzavano sul bagnasciuga, esploravo le grotte con in sottofondo il rumore delle onde che si infrangevano sugli scogli poco fuori, mi fermavo ad osservare felice alcuni scanzonati ballare e ridere con le baldracche nei vicoli e nelle piazze dell'Havana, raggiungere la balconata del forte e stare diversi minuti a contemplare il mare che si stagliava sotto di me, e per finire, ammirare il meraviglioso mondo di gioco a bordo della mia nave, fermandomi ogni tanto per un tuffo o ad ammirare il tramonto al largo di Tortuga. Sto vivendo le stesse, identiche emozioni di tredici anni fa, ne più, ne meno. Mi godrò ogni singolo momento di questo viaggio, perché Black Flag per me non fù, e non lo è nemmeno oggi, un semplice gioco da portare avanti e basta. Spero davvero con tutto il cuore che tanti altri di voi riescano a viversi in egual modo Black Flag, tutti gli altri meriteranno di marcire appesi per il collo all'albero maestro!