Finito oltre un mese fa. Ecco la mia recensione:
Esperienza intensa, ovviamente. Complessa da giudicare, PER ME, per come sono fatto io e come sono i miei gusti.
PREMESSA PERSONALE: critiche oggettive da fare al gioco ce ne sono poche, e sono relativamente cose di poco conto, potenzialmente. E parlerò più avanti di cosa intendo. Il “problema”, se tale possiamo definirlo, è il mio personale approccio. Senza troppi peli sulla lingua: il gioco è probabilmente oggettivamente un giocone, però io ho avuto tre grossi problemi personali con l’esperienza. Chiariamoci: mi è piaciuto molto, mi sono divertito, gasato, estasiato davanti alla bellezza visiva e il combat… però:
1) il “problema” principale è che io… sono un po'
giappo-fag weeb, inutile girarci attorno. Lo so e lo sa chiunque mi conosca un minimo: se non è giapponese (non solo geograficamente ma anche e soprattutto nell’anima, ovviamente), il gioco per me parte già con un punto di malus suo. Non è bias. Si chiamano semplicemente gusti personali: amo il gaming perché amo l’intrattenimento giapponese (anime, manga, cinema, e videogiochi appunto). Senza le produzioni giapponesi, e nello specifico i jrpg, non sarei neanche un gamer oggi, e non lo sarei stato 30 anni fa. Perché a me solo quelle produzioni interessano davvero. Ogni tanto, per spezzare, gioco anche qualcosa di occidentale (sia esso un indie o un AAA), giusto per curiosità, e per un’esperienza più leggera, quindi non è che io sia proprio digiuno, anzi di giochi occidentali ne gioco sin da quando ero bambino. Anche per questo motivo il gioco, già da prima di giocarci, nonostante i premi e l’unanimità dei gamer, non mi ispirava granché: lo stile e l'anima occidentali. L’ho preso (me l’hanno regalato, in verità) solo perché si ispira ai jrpg e perché se ne è parlato davvero come del gioco del millennio. Fosse stato solo per i miei gusti, l’avrei forse proprio scaffalato. Chissà. Poi parlerò anche di questa “ispirazione ai jrpg”. Una cosa alla volta, che sarà una recensione lunga.
2) secondo problema: il gioco ha tutte le carte in tavola per essere un’esperienza molto toccante ed emozionante. Eppure non so che dirvi: io non mi sono sentito troppo coinvolto. La cosa che mi ha emozionato più di tutte, è il prologo: dopo di quello, emotivamente, tutto in discesa. Soprattutto “quel” plot twist, ha abbassato quasi a zero il mio interesse emotivo verso la vicenda.
3) non ho apprezzato molto, narrativamente, il plot twist su cui gira il tutto. Quello citato un rigo sopra.
Ma veniamo ai singoli punti:
GRAFICA: il gioco, considerato soprattutto che è un indie, ha una grandissima grafica, sporcata solo da leggere imperfezioni da nulla considerato il genere. Tecnicamente più che ok, artisticamente top notch. Ciò detto, non sono un grande fan di questa sorta di effetto fish-eye della prospettiva, né, artisticamente, di questo stile estetico per il setting, pieno sempre di robe volanti nel cielo, luci e ombre sempre a 3000, e tutto un po’ “troppo”. Tantissima roba, oggettivamente parlando, ma non esattamente my cup of tea. Ovviamente mi è generalmente strapiaciuto comunque, su questo, e ho fatto valanghe di screen.
SONORO: idem come la grafica: bellissimo, ricchissimo… ma non esattamente my cup of tea. Troppe tracce “lamentose”, e quasi non le distinguevo fra loro. Eccellenti gli effetti sonori e il doppiaggio inglese.
GAMEPLAY: andiamo qui per comparti stagni.
-esplorazione: non delle più brillanti, visto che è quasi sempre un corridoio (ma senza la mappa in alto, gli allocconi non se ne accorgono), ma semplicemente molto molto molto largo. Perché, sì, questo gioco è sempre per le lunghe distanze e ampi spazi, il che imho amplifica quell’effetto fisheye di cui parlavo sopra. L’assenza di mappa è probabilmente strategica perché aggiunge quel pizzico di impegno da parte del giocatore nel trovare zone opzionali. Fa il suo, per quel che il gioco vuole offrire: ci sono abbastanza bivi e segreti, nei dungeon. La world map, invece, è gameplaysticamente eccellente: visivamente ricca, pienissima di location secondarie, piccole e grandi, e persino un minigame o due.
-combat: eccoci qua, il fulcro di tutto il gioco. Il combat a turni classicissimo, ma con l’aggiunta di un sistema di parate in real time. Sarò breve: la varietà di nemici, i loro move set, i boss, il sistema di parate, il fatto che ogni personaggio abbia un suo microsistema (i ranghi, le pose, le macchie, la ruota, i presagi), ecc funziona tutto da dio, è fatto tutto benissimo. Le parate sono raramente ingiuste: anche coi boss più duri, dove inizialmente ti sembra di pensare “non riuscirò mai a parare”, c’è in realtà, - o almeno da parte mia c’è stata – una curva di apprendimento rapidissima e semplicissima: tempo UN game over, forse due… e hai masterato perfettamente qualsiasi ritmo nemico. Persino uno dei boss segreti più difficili, da me affrontato senza una super build, in due tentativi è andato giù concentrandomi 100% su come parare tutto alla perfezione. Può essere tricky ma mai ingiusta, e si può parare tutto; qualcosa difficile da calibrare, ma Sandfall ci è riuscita. PERO’… però… devo dire che questo sistema svilisce tutto il resto: la strategia, i turni, le build, il level up, ecc contano, e non poco, di per sé… ma se messi di fronte a un parry master è TUTTO inutile. Insomma, c'è un eccessivo peso al sistema di parata: ti rende 100% immortale, letteralmente, e fa subire danni anche al peggior boss del gioco. Teoricamente, quindi, a lv1 e coi peggiori equip e build della storia, potresti battere persino tranquillamente il final boss. Insomma diventa tutto incentrato sulla skill del giocatore, che va bene se giochi a un action, un picchiaduro… ma non un rpg a turni, di norma. Nota d’onore al loot sempre utile e decente.
- i menu sono abbastanza una merda, secondo me, e ho infatti impiegato un po’ a capire come funzionassero i setting di lumina e picto.
-la personalizzazione è ottima, con abilità attive e passive di buon numero e discreta varietà.
-i minigiochi sono atroci e li ho ignorati.
-non ci sono centri abitati (solo uno) classici da jrpg da visitare, e quindi c’è davvero poco altro da fare se non proseguire e combattere.
-c’è illusione di libertà, grazie alla world map, ma non si apre mai davvero fino a tre quarti di gioco, e quindi si può sempre solo quasi proseguire.
TRAMA/NARRAZIONE: eccoci qua. Un altro piatto forte del gioco. Senza spoilerare e dilungarmi, ripeto quanto detto sopra: è tutto scritto bene e molto sentito (dai devs) ma: 1) non mi sono sentito troppo coinvolto/emozionato, e non so dirvi il perché; neanche quel primo “piccolo” colpo dopo la prima decina di ore mi ha scosso; 2) il plot twist grosso del gioco, invece, ha avuto su di me un effetto straniante, perché ha demolito tutte le domande che mi ponevo sulla lore, rendendole di colpo irrilevanti, e rendendo irrilevante praticamente tutto. Non mi dilungherò perché spoilererei, e la recensione è magari anche per chi non ci ha ancora giocato. Chi invece vuole un confronto più dettagliato e approfondito, può chiedere e ne parliamo in altri post.
Personaggi credibili ma eccessivamente divisi imho in “quelli che contano” e “quelli che non contano”. Poi il loro background è praticamente ignoto (e irrilevante), se non si guarda e fa un po’ di cose secondarie. Scritti tutti bene, sicuramente, comunque. Fantastico Esquie.
LONGEVITA’: la main quest di suo dura poco. Penso 25 ore e si chiude. Ma aggiungendo una buona dose di secondarie, si arriva tranquillissimamente a 35 circa per qualsiasi giocatore, in media. Io sono arrivato a quasi 40 per via del postgame in cui mi sono cimentato un po’.
MONDO DI GIOCO: le location di questo titolo sono semplicemente spettacolari. Nel vero senso della parola: sono tutte uno spettacolo visivo. Ciò detto, il fatto che, anche per motivi narrativi, sia una sorta di mini-universo, con solo un vero centro urbano, tutto frammentato e quasi astratto, dove infatti c’è poco da rilassarsi (se non fosse per gli accampamenti) o variare, funziona perfettamente per il titolo che è. Ma… anche qui ha condotto a un risultato finale che comprendo e apprezzo, che però non rientra pienamente nelle mie corde, solitamente, quando affronto un’avventura (non necessariamente rpg, ma anche solo adventure). Tutto è coeso, però, gli va riconosciuto, fortemente ispirato, ben studiato, e cucito alla perfezione sul titolo. Certo, “quel” colpo di scena a me poco gradito colpisce anche qua, per i motivi indicati nella premessa.
CHE COS’E’ CLAIR OBSCUR? UN RPG? UN JRPG? IL “NUOVO FINAL FANTASY”?: valanghe di articoli e anche giocatori, sul web, hanno sparato alla cieca sulle etichette “FF” e “jrpg”, parlando di sto gioco. Ho letto che è il vero erede dei Final Fantasy, che i francesi son riusciti a fare un jrpg meglio dei giapponesi, che il genere dovrebbe ora guardare a questo gioco.
Niente di più insensato.
Sì, questo gioco è un titolo ottimo. No, c’entra poco o niente coi jrpg: i creatori sono palesemente dei fan, e ne hanno tratto ispirazione importandone un paio di feature gameplaystiche. Ma di fatto si riassume tutto in due punti: combat a turni statici, e world map. Tutto il resto, e l’esperienza complessiva, soprattutto, non restituiscono in niente ciò che i jrpg storicamente sono stati e sono. Per non parlare del fatto che basterebbe la sola estetica a definirlo un non-jrpg perché, sì, ragazzuoli, anche la presentazione audiovisiva è una parte importante di un videogioco e ne costituisce l’identità. Dire che giocando a Expedition si sente di star giocando a un FF può significare solo due cose: mentire, o non ricordare bene cosa fossero i FF. La sceneggiatura, la presentazione, lo stile, la narrazione, i menu, persino la ost, i personaggi… tutto restituisce un feel quasi diametralmente opposto a quello dell’universo giapponese. Cos’è allora questo gioco? Un rpg occidentale che importa qualche caratteristica dai jrpg, forse. O forse ancora, come ci hanno insegnato tanti giochi dell’era moderna, non è qualcosa che rientra facilmente in un’unica etichetta inequivocabile, e quindi chissenefrega di catalogarlo, ma di certo c'entra pochissimo coi jrpg.
“VOTO OGGETTIVO”: 9-9,5
Un titolo attaccabile su pochissimi fronti, che fa tutto quello che si impone di fare, e lo fa bene. Pochissime sbavature. Anche se... se soggettivamente mi ha preso così relativamente poco, forse forse, qualcosa che non va ce l'ha. Dopotutto, voto oggettivo e soggettivo sono un'invenzione che uso per provare a dare una valutazione più razionale e una più personale, ma sono un unico insieme, di fatto.
“VOTO SOGGETTIVO”: 8
Motivi ben spiegati in tutta la recensione. Inoltre, è passato oltre un mese da quando l'ho finito e avevo scritto questa recensione per voi, e vedo che le sensazioni stanno
già affievolendosi, dimostrando che nel tempo non mi lascerà poi così tanto. Peccato.