Ha sicuramente bisogno di virgolette, però se c'è un errore che facciamo regolarmente è quello di proiettare il nostro sistema valoriale su tradizioni e culture che invece si muovono su altri piani.
Immaginavo avrei letto nuovamente questo concetto, che sì, già metto in conto, o meglio, l'ho sempre messo in conto, tanto da roteare gli occhi sbuffando ogni volta che Barbero lo ripete sentendosi un illuminato (tu non c'entri nulla ovviamente). Però vorrei fare delle considerazioni, mi scuso in anticipo se saranno un po' sconnesse e ridondanti. Inoltre non ho ancora letto gli ultimi post.
Dove finisce la cultura ed inizia l'indottrinamento? Il confine può essere labile. Quand'è che una "cultura" diventa un muro di contenimento impedendo all'essere umano di conoscere e far conoscere agli altri cosa realmente penserebbe se quella "cultura" gli permettesse di vedere oltre?
Se c'è una cosa, forse la più importante, che il sistema culturale in cui sono cresciuto mi ha permesso di fare è di metterlo in discussione, finanche di farmi schifo e rigettare totalmente tanti suoi aspetti, di pensare che "è solo una cultura" fra le tante. La mia cultura non è così permeante da impedirmi di dire: è solo cultura, vado oltre, è solo quello che vogliono farmi pensare la struttura e/o il lessico della mia lingua madre, vado oltre, sono solo tradizioni (ovvero potenziali prigioni della mente), vado oltre. Stai parlando con qualcuno che pensa che la lingua italiana stessa, in alcune sue locuzioni, crei disuguaglianza/discriminazione, cioè con qualcuno che moralmente non accetta come funziona la sua lingua in certi casi.
Penso che ci siano religioni orientali molto più civili di quella cattolica.
Contemporaneamente ci sono valori universali che ritengo prescindano dalla singola cultura, che non sono "nostri" o di qualunque altra nazionalità. Nel senso che non importa da quale cultura provengano, da quale li ho appresi. Dallo shintoismo e dal buddhismo, due contesti estranei alla "mia" cultura, apprendo, o meglio ricevo una prima conferma, del fatto che una religione può essere meno invasiva nella vita privata delle persone rispetto al cattolicesimo. E per me la non invasività della religione nella vita privata delle persone è un valore universale, un obiettivo da conseguire, dove certe orientali sono più avanti (magari mi sbaglio oppure ho preso esempi sbagliati).
Venendo ancora al punto, ritengo di essere potuto giungere a questa conclusione perché il sistema in cui opera il cattolicesimo mi ha permesso di non avere la testa riempita solo ed esclusivamente con l'idea che il cattolicesimo sia la religione da preferire in un discorso di civiltà.
Mi è capitato di chiedermi: quanti nordcoreani sarebbero talmente "abituati" a non conoscere altro sistema che la dittatura, essendo costretti ad accettare e normalizzare quest'ultima, da arrivare a votare per la dittatura nello scenario fantapolitico in cui gli fosse chiesto di scegliere tra questa e un sistema meno autoritario? E quanti approverebbero per "cultura" se io subissi le stesse misure coercitive dopo essermi trasferito nel loro Paese?
Ora, quando condanno quelle misure coercitive penso di stare usando un sistema di valori universalmente validi e non solo "miei". Tendo a pensare che il nordcoreano che approverebbe sarebbe come il cattolico che accetta e sostiene la violazione della vita privata delle persone da parte della sua religione perché le acque in cui viene immerso da quest'ultima gli impediscono di vedere che ci sono religioni orientali più vicine al suddetto sistema di valori universalmente validi.
Per me la "cultura" che fa questo alle persone non è semplicemente un'altra cultura da rispettare. C'è qualcosa che non va e vorrei conoscere cosa penserebbero le persone se la "cultura" di questo tipo in cui sono immersi avesse delle prese d'aria come il sistema in cui sono cresciuto (un pregio fra mille difetti).