PS5 God of War: Laufey | "Next mainline entry" | 16 FEBBRAIO 2027!!!!

  • Autore discussione Autore discussione Jack 95
  • Data d'inizio Data d'inizio
Il videogioco é un prodotto culturale, non ha una finalità intrinseca. Sarebbe come dire che un quadro ha solo una finalità decorativa o una fotografia serve solo a catturare un pezzetto di realtà.

Ovvio, il videogioco risente degli isterismi di una certa cultura e quindi a volte i temi che vogliono essere attenzionati, vengono toccati in maniera grossolana; allo stesso tempo però ormai basta una donna non tettona come protagonista per parlare di woke.

Tu sei libero di cercare nel videogioco ciò che vuoi, ma la lente che usi per analizzare lo stato del medium é parziale, riduttiva ed estremamente personale. Tra l’altro mal si adatta a un gioco come Laufey che da quanto abbiamo visto é semplicemente un fantasy.
Il videogioco è prima di tutto un prodotto.
Alle volte può avere una finalità artistica (Journey) oppure sociale, ideologica, politica.
Il videogioco ha sempre una finalità intrinseca.
Un quadro o una fotografia d'autore nascono spesso da un singolo artista senza un immediato fine commerciale. Il videogioco (specialmente un fantasy come Laufey invece richiede milioni di dollari, investitori, editori e centinaia di dev.
È la sostenibilità economica, che esiste eccome. Se un gioco non vende, lo studio chiude. L'arte, nel videogioco industriale, deve scendere a patti con il mercato. C'è un errore logico nel tuo pensiero: il fantasy è da sempre uno dei generi più politici e ideologici della storia (pensa a Tolkien o a The Witcher). Nessun medium è neutro. Cambiare il design di un personaggio o inserire determinati temi sono scelte deliberate di produzione, non casualità dovute a motivazioni neutrali come la continuità di una saga. E infine, un videogioco deve essere giocato, ha delle regole, degli obiettivi e richiede un'azione dell'utente per esistere. La sua finalità intrinseca è l'esperienza interattiva, non solo la contemplazione culturale.

Così almeno è come la vedo.
 
Il videogioco è prima di tutto un prodotto.
Alle volte può avere una finalità artistica (Journey) oppure sociale, ideologica, politica.
Il videogioco ha sempre una finalità intrinseca.
Un quadro o una fotografia d'autore nascono spesso da un singolo artista senza un immediato fine commerciale. Il videogioco (specialmente un fantasy come Laufey invece richiede milioni di dollari, investitori, editori e centinaia di dev.
È la sostenibilità economica, che esiste eccome. Se un gioco non vende, lo studio chiude. L'arte, nel videogioco industriale, deve scendere a patti con il mercato. C'è un errore logico nel tuo pensiero: il fantasy è da sempre uno dei generi più politici e ideologici della storia (pensa a Tolkien o a The Witcher). Nessun medium è neutro. Cambiare il design di un personaggio o inserire determinati temi sono scelte deliberate di produzione, non casualità dovute a motivazioni neutrali come la continuità di una saga. E infine, un videogioco deve essere giocato, ha delle regole, degli obiettivi e richiede un'azione dell'utente per esistere. La sua finalità intrinseca è l'esperienza interattiva, non solo la contemplazione culturale.

Così almeno è come la vedo.

Prendi la fotografia, ma lo stesso discorso che fai con i videogiochi lo si può fare con libri e film, che sono sempre arte. Ma uguale uguale. Se parliamo di settore commerciale dove funziona ovunque cosi.

Se parliamo di amatoriale, quindi un qualcosa spinto solo dalla voglia ed estro artistico, fatto senza finalità di lucro, magari messo solo DOPO in vendita, allora come in un film esiste quello che prende la telecamerina e fa un corto, e poi magari lo manda in concorso, cosi esiste nei videogiochi tutto un movimento amatoriale di chi prende RPG Maker o altri motore, e semplicemente fa il suo gioco.

Ne più e ne meno.

Non capisco proprio questa distinzione francamente.
 
Potrebbe servire invece a qualcuno per raccontare il proprio vissuto. Vedi i Red Candle Games (ironicamente asiatici, stante la tua veduta sulle differenze culturali) che mostrano, narrandone le vicende con un respiro da horror psicologico, il periodo del Terrore Bianco vissuto dai Taiwanesi. O ancora 1000XResist (sempre ironicamente con sviluppatori le cui radici culturali affondano ad Hong Kong) che, fra le varie cose, narra la diaspora e la ferita causata da un governo ai danni di un gruppo di persone, con conseguente frattura generazionale interna.

E chissà magari fra 10 anni un sopravvissuto palestinese deciderà proprio di utilizzare il medium videoludico, invece che un film, libro o graphic novel, per raccontare il genocidio subito dalla sua gente da parte dello stato israeliano. O una donna iraniana potrebbe raccontare la sua storia di vita all'interno di uno stato come l'Iran, come la buonanima di Satrapi fece con un fumetto.

E ancora un giapponese (che se ci pensi, ironicamente, è pure questo asiatico) potrebbe utilizzare i suoi personaggi agghindati a bambole perfette, con mutandina fiammante e minigonna da capogiro, per mostrare una sfaccettata parabola esistenziale, muovendosi tra Camus, Sartre e Kierkegaard, senza rendere tutto unicamente ad uso e consumo dello sguardo di camera sullo spacco del culo della protagonista.

Insomma, non esiste solo la spiacevole frasetta e/o scenetta da slogan per veicolare sentimenti politici, sociali, morali o filosofici.
Hai portato la discussione su un piano prettamente storico e autoriale, citando esempi calzanti di "videogioco come testimonianza" (come i lavori di Red Candle Games o 1000xResist). Tuttavia, la tua argomentazione sposta il focus dal problema originario (il prodotto e il mercato) alla lode del potenziale espressivo del medium.
Che non era quello che dicevo.
Sembra proprio che non mi riesca a far capire ma ho capito dove vuoi andare a parare: Mi accusi, usando parole gentili e misurate di avere una visione riduttiva ("spiacevole frasetta da slogan") e di non cogliere le sfumature culturali dei giochi asiatici.

Ebbene, iniziamo lo smontaggio :asd:
I titoli da te citati (Detention, Devotion, 1000xResist) sono opere indipendenti, nate precisamente con finalità di nicchia. Non sono i blockbuster da centinaia di milioni di dollari (i cosiddetti AAA) che devono rispondere ad azionisti, schede di valutazione del rischio e mercati globali.
Citare Automata dà ragione a me, non a te.
Yoko Taro ha ammesso pubblicamente di aver creato una protagonista attraente (2B) anche per far vendere il gioco, unendo la finalità commerciale del "prodotto" alla sua personale visione filosofica. Se il gioco non avesse venduto grazie al suo iconico design, il suo messaggio su Sartre e Camus non lo avrebbe letto nessuno.

Poi fai un altro errore macroscopico: C'è una differenza enorme tra un autore che elabora un trauma storico (Red Candle) e l'inserimento forzato di tematiche sociali odierne nei contesti commerciali per fare "spuntare una casella" di marketing, ma proprio una bella differenza.
Ed è proprio qui che crolla il tuo discorso su Laufey. Stiamo parlando di una grande produzione fantasy, non di un diario intimo o di un manifesto politico indipendente. Laufey è un prodotto industriale che deve generare profitto. Se le scelte di design o i temi trattati vengono percepiti come grossolani, non è per "isterismo" del pubblico, ma perché il marketing ha cannibalizzato la finalità artistica per compiacere determinati target.
Quindi ti ribalto la provocazione: se il videogioco è un puro "prodotto culturale senza finalità intrinseche", come spieghi il fatto che i colossi finanziari spendano milioni in analisi di mercato prima ancora di scrivere una singola riga di trama?
Cercare la poesia nell'industria va bene, ma scambiare le strategie di marketing per pura espressione artistica è, questo sì, estremamente ingenuo.

Sempre a mio dire.
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Prendi la fotografia, ma lo stesso discorso che fai con i videogiochi lo si può fare con libri e film, che sono sempre arte. Ma uguale uguale. Se parliamo di settore commerciale dove funziona ovunque cosi.

Se parliamo di amatoriale, quindi un qualcosa spinto solo dalla voglia ed estro artistico, fatto senza finalità di lucro, magari messo solo DOPO in vendita, allora come in un film esiste quello che prende la telecamerina e fa un corto, e poi magari lo manda in concorso, cosi esiste nei videogiochi tutto un movimento amatoriale di chi prende RPG Maker o altri motore, e semplicemente fa il suo gioco.

Ne più e ne meno.

Non capisco proprio questa distinzione francamente.
No.
l paragone con il cinema, la letteratura o la fotografia è l'argomento standard che viene sfagiolato in questo tipo di discussioni, ma crolla non appena si analizzano la struttura dei costi, il livello di rischio e la natura tecnica del medium veidoludico. Il videogioco AAA moderno NON È "uguale uguale" a un film di Hollywood o a un romanzo,
Produrre un titolo come Laufey o un qualsiasi tripla A moderno richiede centinaia di sviluppatori, anni di lavoro e budget che superano regolarmente i 100 o 200 ML. Il livello di rischio finanziario è così stratosferico che gli editori non possono permettersi la "libertà artistica" di un regista di nicchia. Ogni singolo elemento viene filtrato da comitati di gestione del rischio, algoritmi e focus group per garantire il rientro economico sicuro, o quantomeno probabile. Metà del budget di un videogioco non va nell'espressione artistica (musica, trama, dialoghi), ma nell'ingegneria del software: ottimizzazione, motori grafici, debugging, compatibilità hardware. Se un libro ha una brutta pagina lo leggi lo stesso; se un videogioco ha un bug critico, si rompe e non funziona. La componente ingegneristica e commerciale è legata a doppio filo alla sua stessa esistenza tecnica, infatti il videogioco è (e sarà sempre) quello che alcuni definiscono ostaggio tecnologico.

Se non capisci questa distinzione posso aiutarti a capirla.
Nessuno nega l'esistenza del videogioco amatoriale o dell'indie puro. Il punto è che stavamo parlando di Laufey, come di un prodotto commerciale di massa. Giustificare le derive ideologiche o le scelte di marketing di un colosso industriale citando il ragazzino che fa il gioco gratis su internet è un errore logico di proporzioni mastodontiche. È come giustificare le scelte di marketing della Disney citando il filmino delle vacanze di tuo cugino.
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Cazzata bella e buona, ma d'altronde non c'è nulla da stupirsi visti i tuoi post...
Sostenere che Tolkien non sia politico è ignorare la storia. La Terra di Mezzo è profondamente influenzata dal trauma di Tolkien nella Prima Guerra Mondiale, dalla sua critica feroce all'industrializzazione selvaggia (rappresentata da Saruman e Mordor che distruggono la natura), dal distributismo economico e dal suo cattolicesimo tradizionale.
La saga dello strigo è un trattato politico: parla esplicitamente di razzismo sistemico (il pogrom contro gli elfi e i nani), di bioetica, di colonialismo dell'Impero di Nilfgaard, e di quanto la presunta "neutralità" morale sia impossibile di fronte alle oppressioni di Stato.

È mattina, può aiutare un lungo caffè nero.
 
Ultima modifica:
Sostenere che Tolkien non sia politico è ignorare la storia. La Terra di Mezzo è profondamente influenzata dal trauma di Tolkien nella Prima Guerra Mondiale, dalla sua critica feroce all'industrializzazione selvaggia (rappresentata da Saruman e Mordor che distruggono la natura), dal distributismo economico e dal suo cattolicesimo tradizionale.
La saga dello strigo è un trattato politico: parla esplicitamente di razzismo sistemico (il pogrom contro gli elfi e i nani), di bioetica, di colonialismo dell'Impero di Nilfgaard, e di quanto la presunta "neutralità" morale sia impossibile di fronte alle oppressioni di Stato.

È mattina, può aiutare un lungo caffè nero.
"Una delle mie più radicate convinzioni è che investigare sulla biografia di un autore sia un modo inutile e sbagliato di accostarsi alle sue opere e specialmente a un’opera di arte narrativa, di cui lo scopo, proclamato dall’autore, era quello di divertire…Quando l’avranno letto (il libro) , molti lettori (suppongo) vorranno “criticarlo” e persino analizzarlo…Non che io condivida questa disposizione alla critica: come dovrebbe risultare chiaro dal mio libro in cui c’è l’affermazione di Gandalf: “Colui che rompe una cosa per scoprire com’è fatta ha abbandonato il sentiero della saggezza”."

Non aggiungo altro e non risponderò più a tue eventuali risposte, perché non ho voglia di arrabbiarmi discutendo con un individuo che vive in una realtà tutta sua
 
Non prendetela a male il mio è solo un commento goliardico, il volto della protagonista mi ricorda da un certo verso la nostra presidente del consiglio, io l'ho ribattezzato questo titolo in God Of War: Meloni :segnormechico:
 
"Una delle mie più radicate convinzioni è che investigare sulla biografia di un autore sia un modo inutile e sbagliato di accostarsi alle sue opere e specialmente a un’opera di arte narrativa, di cui lo scopo, proclamato dall’autore, era quello di divertire…Quando l’avranno letto (il libro) , molti lettori (suppongo) vorranno “criticarlo” e persino analizzarlo…Non che io condivida questa disposizione alla critica: come dovrebbe risultare chiaro dal mio libro in cui c’è l’affermazione di Gandalf: “Colui che rompe una cosa per scoprire com’è fatta ha abbandonato il sentiero della saggezza”."

Non aggiungo altro e non risponderò più a tue eventuali risposte, perché non ho voglia di arrabbiarmi discutendo con un individuo che vive in una realtà tutta sua
Tolkien si riferiva al rifiuto della critica psicanalitica e biografica dell'autore, non all'assenza di visioni morali o filosofiche nel testo
È il celebre concetto tolkieniano di "applicabilità" (lasciata al lettore) contrapposto all'allegoria conscia e forzata.

Non aggiungo altro e non risponderò più a tue eventuali risposte, perché non ho voglia di arrabbiarmi discutendo con un individuo che vive in una realtà tutta sua.

Impara a fare e capire le citazioni però.
 
Non prendetela a male il mio è solo un commento goliardico, il volto della protagonista mi ricorda da un certo verso la nostra presidente del consiglio, io l'ho ribattezzato questo titolo in God Of War: Meloni :segnormechico:
Onestamente? Io ho iniziato a vedere i meme di Meloni in giro praticamente subito, ma solo la sera del giorno dopo lo SoP, dando un occhio in un'altra sezione del forum coi commenti goliardici in cui uno in particolare ha scritto "God of Meloni" ho capito che il paragone era con l'aspetto della faccia della protagonista.

Non ci sarei mai arrivato da solo, sarò scemo io :asd:
 
Onestamente? Io ho iniziato a vedere i meme di Meloni in giro praticamente subito, ma solo la sera del giorno dopo lo SoP, dando un occhio in un'altra sezione del forum coi commenti goliardici in cui uno in particolare ha scritto "God of Meloni" ho capito che il paragone era con l'aspetto della faccia della protagonista.

Non ci sarei mai arrivato da solo, sarò scemo io :asd:
:segnormechico: :asd:
 
Comunque boh, ho sempre visto abbastanza conflittuale a livello ideologico e morale ostentare cultura e vantarsi della propria benestanza. Per dirla eufemisticamente, un pochetto più di modestia ed umiltà servirebbe.

A mio dire.

Per finire col fare copia incolla di recensioni di terzi e spacciarle per proprie (e chissà quanto altro).
Meglio vivere nell'ignoranza :sisi:
 
"Una delle mie più radicate convinzioni è che investigare sulla biografia di un autore sia un modo inutile e sbagliato di accostarsi alle sue opere e specialmente a un’opera di arte narrativa, di cui lo scopo, proclamato dall’autore, era quello di divertire…Quando l’avranno letto (il libro) , molti lettori (suppongo) vorranno “criticarlo” e persino analizzarlo…Non che io condivida questa disposizione alla critica: come dovrebbe risultare chiaro dal mio libro in cui c’è l’affermazione di Gandalf: “Colui che rompe una cosa per scoprire com’è fatta ha abbandonato il sentiero della saggezza”."

Non aggiungo altro e non risponderò più a tue eventuali risposte, perché non ho voglia di arrabbiarmi discutendo con un individuo che vive in una realtà tutta sua
Ma infatti mi chiedo perché ci perdiate tempo, è come parlare a un muro.
 
Per finire col fare copia incolla di recensioni di terzi e spacciarle per proprie (e chissà quanto altro).
Meglio vivere nell'ignoranza :sisi:

O dire che quello che si vede nel proprio feed lercio nei social corrisponde alla realtà del pubblico. :unsisi:
 
La Terra di Mezzo è profondamente influenzata dal trauma di Tolkien nella Prima Guerra Mondiale, dalla sua critica feroce all'industrializzazione selvaggia (rappresentata da Saruman e Mordor che distruggono la natura), dal distributismo economico e dal suo cattolicesimo tradizionale.
La saga dello strigo è un trattato politico: parla esplicitamente di razzismo sistemico (il pogrom contro gli elfi e i nani), di bioetica, di colonialismo dell'Impero di Nilfgaard, e di quanto la presunta "neutralità" morale sia impossibile di fronte alle oppressioni di Stato.
Questo é tutto vero. Ma effettivamente come dice Jack si può applicare a più settori. La questione dei costi regge fino ad un certo punto
 
Nel momento in cui mi servirà un videogioco per capire che sporcano i mari di petrolio, o fanno genocidi in zone della terra (...) Vi prego di venirmi a rimpeire di botte e fracassare ogni singola console, tranne l'intellevision con Burger Time.
Scusate la brutalezza ma se ti "servono" giochi per capire le storture della società, o realizzare perché una donna di pari mansioni prende meno di un uomo, o il problema ambientale, sociale, di turno, sei davvero un minchione. Dovresti toccarla tu l'erba, non io. Magari fumartela, perché ti farebbe bene fratello, fidati.
Ovviamente non mi riferisco a nessuno in particolare, solo che mi sentivo proprio di dirlo.
Si e no, secondo me. È grazie a questa naturale evoluzione del medium che certi titoli sono riusciti a elevarsi a capolavori indimenticabili che hanno scosso il mondo dei VG, come BioShock, GTA IV, Red Dead Redemption 2.
Avere uno strato in più un'opera artistica ovviamente può essere un vantaggio e uno svantaggio, dipende da come ci si approccia.
Scusate l'ot.
 
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