Clair Obscur: Expédition 33
Clair Obscur è il bug del sistema.
I suoi pochi punti deboli, quali la ridondanza degli assets, la colonna sonora che saltuariamente và e viene glitchandosi, l' illuminazione che non è stata gestita in maniera ottimale, ne tradiscono l' anima AA ma vengono marginalizzati dall’altissima qualità di tutto il resto.
Quest' avventura è stata una continua scoperta proprio come ci si aspetterebbe da una spedizione in una terra ignota.
Armored Core 6
AC6 è gameplay puro, senza compromessi, in un ciclo continuo di messa a punto e distruzione. Ha il coraggio di chiedere al giocatore di imparare costantemente da ogni fallimento e di adattarsi rapidamente a situazioni che, ad una prima occhiata potrebbero apparire come insormontabili. Non c'è un attimo di tregua, in una continua esplosione di metallo e adrenalina.
Ho trovato molto azzeccata la scelta dei temi musicali di accompagnamento che hanno contribuito alla mia immersione in questa meravigliosa distopia meccanica.
Ci ho trascorso un numero spropositato di ore, ripetendo le missioni, prima ancora che per raccogliere i battle log ed i registri, per il gusto di portarle a termine dominando il campo di battaglia, campagna che ha dalla sua una varietà di situazioni ammirevole.
Come Clair Obscur, quando ne ho esaurito tutti i contenuti mi ha lasciato un vuoto.
God of War: Ragnarok + Valhalla
Se dovessi definire God of War: Ragnarok con un aggettivo non esiterei a descriverlo come opulento, è un gioco dai valori produttivi pazzeschi, visivamente impressionante ed al contempo pregno di una sostanza ludica ragguardevole.
Con un combat system, specie per un action/adventure che non avanza la pretesa di risultare particolarmente tecnico, di grande effetto ed in cui la pesantezza dei colpi, gli impatti e le coreografie rendono ogni scontro appagante visivamente e pad alla mano.
L' ho apprezzato nella modalità prestazioni hfr ed è stato magnifico poter godere di cotanta opulenza senza sacrificare il frame rate.
Il suo difetto più grande risiede nel ritmo della narrazione, in come sono stati delineati alcuni passaggi al punto da risultarmi quasi contraddittori. Condensare due capitoli in uno è stato deleterio, con un pacing degli eventi non sempre impeccabile e con alcuni di essi, spesso proprio quelli cruciali, che si risolvono in maniera fin troppo sbrigativa.
Dead Space Remake
Il gore, la fantascienza, il terrore cosmico, il senso estremo di solitudine, l' ambientazione meccanica, industriale, sono elementi che hanno una presa fortissima su di me, la ebbero a suo tempo quando rimasi folgorato da Dead Space 2, il primo della serie a cui ebbi modo di giocare ed ancora oggi l' hanno mantenuta immutata.
Il Remake non stravolge le dinamiche alla base del progetto originale, ne espande leggermente la formula con rispetto reverenziale. Ne risulta un prodotto aggiornato prevalentemente sotto il profilo tecnico, con un' illuminazione che rende le ambientazioni originali ancora più lugubri e malsane.
Dead Space è uno dei miei giochi preferiti ed il Remake è stata un'ottima scusa per rigiocarlo.
Super Mario Wonder
Altamente creativo, ha saputo sorprendermi in molte occasioni.
L'ennesima riprova dell' assoluta eccellenza di Nintendo nel genere platform.
Ne ho apprezzato lo stile visivo ed anzi, penso sia uno dei Mario più belli da vedere. Il suo peculiare multiplayer è un’aggiunta fresca ed interessante e me l' ha fatto godere ancora di più.
Stellar Blade
Stellar Blade mi ha riportato alla mente il tipico rapporto tra manhwa e manga, in quel suo costante richiamo alle estetiche e alle forme del panorama nipponico, ma sebbene lo stesso director abbia indicato Nier: Automata come fonte d'ispirazione, al di là dell'ambientazione fantascientifica post-apocalittica e della protagonista affascinante e combattiva, ho faticato a trovare somiglianze significative. Anzi, ritengo che Nier si collochi su un livello narrativo e di design completamente diverso.
Concedendomi invece di proseguire con il parallelismo tra manhwa e manga, Stellar Blade mi ha piuttosto fatto riaffiorare alcuni dei lavori di fantascienza del coreano Boichi. Il risultato è un progetto che, pur nascendo da riferimenti altrui, si rivela ricco di personalità e con molte frecce al suo arco.
In Stellar Blade ho trovato un ottimo equilibrio tra progressione action lineare e sessioni di esplorazione su mappe dall’ ampio respiro. Queste ultime, pur con un platforming non sempre impeccabile, sono disseminate di puzzle ben diversificati tra loro.
Il sistema di combattimento, cuore pulsante di questa produzione, nel suo mantenersi sempre accessibile, offre una buona stratificazione, per poi eccellere nelle boss fight, indubbiamente i momenti in cui si registrano i picchi più alti per spettacolarità ed impegno richiesto.
Per contro, sceneggiatura e caratterizzazione dei personaggi sono note dolenti, con dei comprimari e villain non all' altezza.
Un plauso invece alla ricercata colonna sonora.
Stellar Blade si configura come un piacevole mischione non sempre perfettamente armonico, mostrando palesemente il fianco ad alcune ingenuità ma è ugualmente riuscito a catturarmi grazie alle sue indubbie qualità.
Ender Magnolia
Ender Magnolia migliora il suo predecessore, pur presentando alcuni aspetti meno riusciti.
Su Switch, la fluidità è impeccabile, a differenza dei cali di frame di Lilies.
Il sistema di combattimento è più vario e bilanciato. Gli sviluppatori hanno ridotto il numero di creature evocabili, ma hanno introdotto più abilità potenziabili e un nuovo sistema di Arti e Gusci che espandono le opzioni tattiche. Sono stati aggiunti anche status elementali. Tuttavia, alcune combinazioni di abilità possono ancora rendere i combattimenti ripetitivi.
La narrazione di Magnolia è più frammentaria del dovuto e ciò non mi ha permesso di goderne appieno.
Come metroidvania, il gioco eccelle nella sua mappa, ricca di segreti, scorciatoie e sezioni platform. La sua leggibilità è stata migliorata e la presenza di più NPC rende l' incedere meno solitario. Tornano i cimeli, ora più numerosi e potenziabili.
In sintesi, Ender Magnolia è un ottimo "more of the same", che affina la formula di Lilies senza introdurre grandi novità.
MushihimeSama
Finalmente sono riuscito a recuperare questo classico, tra l'altro in un' ottima edizione fisica per Switch.
Immediato e coloratissimo, è uno dei più appaganti bullet hell che abbia mai giocato.
Tunic Deluxe Edition
Sfidante e ricco di atmosfera, non si perde in lungaggini, è corredato di un’evocativa colonna sonora.
Code Vein
Nel complesso mi è piaciuto, pur con alcune riserve.
Ho apprezzato la varietà di build offerte.
Credo che rendere più immediata l'identificazione delle vulnerabilità elementali dei nemici si sarebbe tradotto in un gameplay più scorrevole.
Aspetto che mi ha lasciato un po' di amaro in bocca è la mancanza di varietà nelle tipologie di nemici e nelle ambientazioni.
Le mappe tendono a presentare cambiamenti quasi esclusivamente nella palette cromatica, riproponendo costantemente gli stessi oggetti anonimi.
La dinamica dei Ricordi è un'idea di game design a mio avviso ingiustificabile.
Nonostante le suddette critiche, il gameplay crea dipendenza.
L'idea di affrontare l'avventura in costante compagnia è interessante e l'IA alleata si comporta ottimamente in qualsiasi contesto, risultando anzi fin troppo efficiente.
In alcuni frangenti avrei preferito poter giocare da solo ma il gioco, pur permettendolo, almeno nella prima run mal si sposa con questa possibilità.
L'ultimo boss, purtroppo, è stato deludente a causa di una pessima gestione della telecamera.
Avrei avuto voglia di cimentarmi nel NG+ per sbloccare nuove abilità, ma il solo pensiero di dover ripercorrere i corridoi della Cattedrale mi ha fatto desistere.
Mario + Rabbids Sparks of Hope Gold edition
Sparks of Hope eleva all' ennesima potenza la già ottima quantità contenutistica presentata dal suo predecessore, sia per ciò che concerne l' esplorazione che per quanto riguarda i combattimenti.
Tuttavia, nonostante l' ottima qualità complessiva, continuo a preferirgli il primo capitolo.
La miriade di combattimenti presenti in esso mi sono sembrati troppe volte strategicamente deboli, come fossero stati progettati in maniera procedurale e le maggiori opzioni strategiche concesse al giocatore non trovano un adeguato corrispettivo nell' ia nemica.
Il livello di difficoltà, anche impostando tutto per ottenere una maggiore sfida, ha deluso le mie aspettative.
Ne premio l' esplorazione, che si è tradotta in un’esperienza assuefacente.
Donkey Kong Country Returns HD
Un porting un po' pigro per via dei tempi di caricamento e la mancanza di qol sulle gare a tempo, cosa che scoraggia il cimentarsi in tale attività.
Prese tutte le lettere e le tessere dei puzzle, completato al 101%. Spiccatamente odioso in alcuni punti ma è uno dei più solidi platformer che abbia mai giocato.
Final Fantasy XVI
Un lavoro spiazzante votato alla massima semplificazione che proprio a causa di ciò, mi ha lasciato alquanto tiepido nei suoi confronti.
Non sono certo mancati aspetti che oserei definire memorabili. Per me i suoi punti di forza sono: narrazione della trama principale e comparto audio visivo.
In alcuni frangenti ho assistito ad eventi con una messa in scena clamorosa tuttavia l' eccessiva semplicità degli scontri non mi ha permesso di divertirmi come avrei voluto col suo combat system.
L' impossibilità di poter selezionare una difficoltà consona alle mie esigenze fin da subito ed il ripartire dall' ultima fase raggiunta dopo un game over, con la salute al massimo e quella del boss di turno già scalfita vanifica il senso di padroneggiarne i sistemi, anche ricorrendo ad auto-limitazioni come lo scegliere di non curarsi mai con le pozioni.
Ho vissuto questa imposizione come una mancanza di fiducia, che svilisce imperdonabilmente il lavoro svolto.
Uno spreco di potenziale che ha dell' assurdo e che trova giustificazione soltanto nelle necessità dettate dal mero marketing.
Le statistiche, i livelli, i punti esperienza, il crafting, l' esplorazione delle mappe, il raccogliere oggetti, finanche le battaglie in forma di Eikon sono pura estetica che non trova un sufficiente corrispettivo ludico.
Apprezzo tanto quando una software house tenta, anche fallendo, di cambiare la sua formula sperimentando, la saga di FF poi è uno dei migliori esempi in tal senso ma qui la mia impressione è che si sia voluto mettere un piede contemporaneamente in troppe scarpe.
Non che dovessero per forza accontentare qualcuno ma non posso esimermi dal pensare che ne sia venuto fuori un prodotto generico, che è allo stesso tempo eccellente e pessimo ed è raro veder coesistere questi due estremi in maniera così egualitaria all' interno della medesima opera.
Sicuramente porterò con me alcune delle sue iperboliche boss fight, resta il rammarico di non poterne preservare un ricordo migliore.
Warhammer 40000: Space Marine 2
Il primo impatto non è stato dei migliori, con qualche problema di troppo nella regolazione della gamma, una modalità prestazioni di dubbia utilità ed un bilanciamento dell' audio da rivedere, problematiche solo parzialmente arginabili.
L' assenza del matchmaking o di una qualche forma di progressione da endgame nella campagna rende presto monotono il cimentarsi in tale attività.
Le Operazioni sono lunghe, appaganti, ben strutturate per la tipologia di esperienza che si prefigge di offrire. Ho trovato però meglio riuscire le lotte contro i Tiranidi rispetto a quelle ingaggiate contro le forze del Caos.
L' Assedio, gli Stratagemmi ed il pvp sono modalità deboli, basate su formulazioni che definire desuete è un eufemismo.
Non mi ha per nulla convinto la proposta di un esborso extra di 40€ all' anno (i 2 Pass disponibili costano un totale di 80€) o la necessità di doversi barcamenare tra una mole così invadente di pacchetti aggiuntivi a pagamento per accedere alla maggior parte delle personalizzazioni cosmetiche, aspetto che mina il senso di progressione, dato che questa già di per sé è carente.
Dover pagare anche solo per cambiare colore alla propria armatura mi sembra ingiusto in rapporto all’ altalenante qualità della struttura ludica di un prodotto che, almeno formalmente, è ancora adesso proposto a prezzo pieno ed i cui portavoce hanno sempre dichiarato la volontà di non tramutare in servizio.
Space Marine 2 si palesa come un gioco “premium” dai contenuti stagnanti, monetizzato come fosse un gaas ma che di gaas ha solo la monetizzazione stessa.
Eppure, dovendo tirare le somme, mi ha divertito, benché reiteratamente abbia avvertito la sensazione di trovarmi alle prese con qualcosa di riuscito solo a metà.
Intrigante giocarci per un paio di settimane o poco più ma fatico a comprendere come possa il suo zoccolo duro stare a ripetere le stesse 10 missioni da un anno e mezzo a questa parte.
Xenoblade Chronicles 2: Torna the golden country
Sebbene quella di Xenoblade sia una saga che apprezzo e che mi ha regalato bei momenti soprattutto grazie all' X e poi al 2, questa espansione stand alone non mi rimarrà particolarmente impressa.
La ridondanza, ormai vetusta, della sua strutturazione ha per me assunto una connotazione asfissiante. A conferma di ciò, dopo averlo portato a termine ed aver giocato per oltre 20 ore Xenoblade 3, ho dovuto necessariamente stoppare quest' ultimo per qualche mese perché proprio ne ero saturo.
Secondo me Torna fa l' errore di rendere inutilmente prolissa la sua parte centrale che per arrivare ai titoli di coda obbliga il giocatore a doversi dedicare a decine di quelle fetch quest che hanno sempre caratterizzato la saga, q
uesta volta rendendole obbligatorie con la scusante di un messaggio metanarrativo, ma sostanzialmente atte a mal celare la sua natura di dlc stand alone.