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82 ore circa. Finito.
È Yakuza... e da quando è jrpg è più folle di prima.
Una saga che amo, di cui ho giocato tutti e 8 i main, più lo 0, più Judgment e Judgment 2. Quindi roba per me iper-collaudata e molto molto nelle mie corde.
Questo capitolo non è da meno. Anzi, su alcuni fronti eccelle, ma su altri mi ha lasciato un po' perplesso.
Veniamo a noi.
GRAFICA: solita della serie, con alti e bassi. Più che buona nel complesso. Mi ha molto sorpreso il modello facciale di Tomizawa.
STORIA/PERSONAGGI/NARRAZIONE: solito Yakuza, in cui si parte da un piccolo problema specifico, di carattere thriller o simile, per arrivare a grandi macchinazioni politiche e criminali infinitamente più vaste di quanto si potesse credere all'inizio. Il tutto è scritto bene, come al solito, sopra le righe, come al solito, e che si fa carico di alcune leggerezze su cui sorvolare, come al solito. Con il bonus di sembrare il capitolo finalissimo a partire dal voler convogliare sia il filone di Kazuma che di Ichiban in un unico grande intreccio. La natura jrpg col party, però, impone delle scelte che ho trovato forzate: alcuni personaggi, solo perché presenti e giocabili nel precedente gioco, si aggiungono all'avventura un po' "perché sì". Zhao, Saeko, e Namba, che manco conoscevano Kiryu, decidono di aiutarlo e si comportano manco fossero amicizie storiche per lui, affiancandolo giusto perché gli scrittori non sapevano come inserirli nel nuovo gioco. Stesso dicasi per Adachi e Joong che, da un punto random della trama, arrivano alle Hawaii "per aiutare"... meh. Ma nel quadro più grande, si sorvola su ste cose. Ci sono anche altre ingenuità e un po' di plot armor, ma whatever, è Yakuza. Poi ci sarebbe un libro di cose da dire sulla trama, nel bene e nel male, ma sarebbe spoiler e evito.
GAMEPLAY: secondo me un deciso passo avanti rispetto al precedente capitolo semplicemente perché è molto meglio bilanciato. In Y7 il grinding era obbligatorio e in alcuni punti senza senso. Questo Y8 non mi ha mai obbligato a grindare: ho svolto tutte le quest che mi interessavano (90% del totale) e son filato sempre liscissimo nella main quest. Il job system lascia un po' il tempo che trova perché imho una classe vale l'altra: l'importante è avere qualche skill di cura, e qualche skill AoE potente. Ma è divertente, ricchissimo di abilità idioti (in senso buono) e folli, e va benissimo così. Non ho apprezzato la solita mancanza di coraggio di tagliare fuori Kamurocho e le location già note: le Hawaii erano un'eccellente peculiarità per questo capitolo, per renderlo diverso... ma già sapevo che, in un modo o nell'altro, il gioco riportava in Giappone a un certo punto, almeno in parte.
Poi ho gradito anche la maggiore accessibilità al completamento: mi sono dovuto impegnare per portare al massimo le personalità di Ichiban, i ricordi di Kiryu, tutti i dungeon e (quasi tutte) le side quest, ma non in maniera esagerata come negli altri Yakuza, almeno nella mia percezione.
Dondoko Island solito mini-game talmente grosso da essere un giochino a parte, ma mi ci sono dedicato a metà, perché non ho gradito la natura un po' volutamente addictive a lento rilascio con attività ripetitive, lente, e ripetute a lungo per ottenere graduali risultati: anche no, ste cagate rifilatele ai drogati di gacha e roba mobile. Le idee, come sempre, erano carine per sto minigame, ma anche no di stare 20 ore solo a Dondoko a farmare rocce e legno per ore e ore per costruire robe.
LONGEVITA': la main quest degli Yakuza non è mai poi così tanto lunga, ma i contenuti delle side sono talmente abnormi che finiscono sempre sopra le 50 ore. In questo caso... 82 ore. 82 ore, e 80-90% circa dei trofei, se ben ricordo. Ore volate, perché è un piacere giocarci. Yakuza non mi stanca mai.
SONORO: la serie ha avuto OST migliori, ma tutto sommato... okay-ish.
VOTO: 8,5 Gatekeeping time: sono tra i pochissimi a seguire sta serie dagli albori su PS2, e la amo da allora. C'è stato un momento di pausa nella mia relazione con l'IP, nell'era PS3, ma poi sono tornato, recuperando i due capitoli in backlog e son ripartito. Una saga che, salvo sorprese (ed è possibile, non essendoci più Nagochi), non abbandonerò mai facilmente. Tornare da Ichiban/Kiryu è sempre come sentirsi a casa. Tanto cuore, tanta follia ma anche tanta serietà e dramma, nel solito Yakuza divertente, emozionante, un po' furbo contenutisticamente (quanti anni sono che riciclano materiale?), e molto sentito.
Avanti con Stranger than heaven l'anno prossimo.
È Yakuza... e da quando è jrpg è più folle di prima.
Una saga che amo, di cui ho giocato tutti e 8 i main, più lo 0, più Judgment e Judgment 2. Quindi roba per me iper-collaudata e molto molto nelle mie corde.
Questo capitolo non è da meno. Anzi, su alcuni fronti eccelle, ma su altri mi ha lasciato un po' perplesso.
Veniamo a noi.
GRAFICA: solita della serie, con alti e bassi. Più che buona nel complesso. Mi ha molto sorpreso il modello facciale di Tomizawa.
STORIA/PERSONAGGI/NARRAZIONE: solito Yakuza, in cui si parte da un piccolo problema specifico, di carattere thriller o simile, per arrivare a grandi macchinazioni politiche e criminali infinitamente più vaste di quanto si potesse credere all'inizio. Il tutto è scritto bene, come al solito, sopra le righe, come al solito, e che si fa carico di alcune leggerezze su cui sorvolare, come al solito. Con il bonus di sembrare il capitolo finalissimo a partire dal voler convogliare sia il filone di Kazuma che di Ichiban in un unico grande intreccio. La natura jrpg col party, però, impone delle scelte che ho trovato forzate: alcuni personaggi, solo perché presenti e giocabili nel precedente gioco, si aggiungono all'avventura un po' "perché sì". Zhao, Saeko, e Namba, che manco conoscevano Kiryu, decidono di aiutarlo e si comportano manco fossero amicizie storiche per lui, affiancandolo giusto perché gli scrittori non sapevano come inserirli nel nuovo gioco. Stesso dicasi per Adachi e Joong che, da un punto random della trama, arrivano alle Hawaii "per aiutare"... meh. Ma nel quadro più grande, si sorvola su ste cose. Ci sono anche altre ingenuità e un po' di plot armor, ma whatever, è Yakuza. Poi ci sarebbe un libro di cose da dire sulla trama, nel bene e nel male, ma sarebbe spoiler e evito.
GAMEPLAY: secondo me un deciso passo avanti rispetto al precedente capitolo semplicemente perché è molto meglio bilanciato. In Y7 il grinding era obbligatorio e in alcuni punti senza senso. Questo Y8 non mi ha mai obbligato a grindare: ho svolto tutte le quest che mi interessavano (90% del totale) e son filato sempre liscissimo nella main quest. Il job system lascia un po' il tempo che trova perché imho una classe vale l'altra: l'importante è avere qualche skill di cura, e qualche skill AoE potente. Ma è divertente, ricchissimo di abilità idioti (in senso buono) e folli, e va benissimo così. Non ho apprezzato la solita mancanza di coraggio di tagliare fuori Kamurocho e le location già note: le Hawaii erano un'eccellente peculiarità per questo capitolo, per renderlo diverso... ma già sapevo che, in un modo o nell'altro, il gioco riportava in Giappone a un certo punto, almeno in parte.
Poi ho gradito anche la maggiore accessibilità al completamento: mi sono dovuto impegnare per portare al massimo le personalità di Ichiban, i ricordi di Kiryu, tutti i dungeon e (quasi tutte) le side quest, ma non in maniera esagerata come negli altri Yakuza, almeno nella mia percezione.
Dondoko Island solito mini-game talmente grosso da essere un giochino a parte, ma mi ci sono dedicato a metà, perché non ho gradito la natura un po' volutamente addictive a lento rilascio con attività ripetitive, lente, e ripetute a lungo per ottenere graduali risultati: anche no, ste cagate rifilatele ai drogati di gacha e roba mobile. Le idee, come sempre, erano carine per sto minigame, ma anche no di stare 20 ore solo a Dondoko a farmare rocce e legno per ore e ore per costruire robe.
LONGEVITA': la main quest degli Yakuza non è mai poi così tanto lunga, ma i contenuti delle side sono talmente abnormi che finiscono sempre sopra le 50 ore. In questo caso... 82 ore. 82 ore, e 80-90% circa dei trofei, se ben ricordo. Ore volate, perché è un piacere giocarci. Yakuza non mi stanca mai.
SONORO: la serie ha avuto OST migliori, ma tutto sommato... okay-ish.
VOTO: 8,5 Gatekeeping time: sono tra i pochissimi a seguire sta serie dagli albori su PS2, e la amo da allora. C'è stato un momento di pausa nella mia relazione con l'IP, nell'era PS3, ma poi sono tornato, recuperando i due capitoli in backlog e son ripartito. Una saga che, salvo sorprese (ed è possibile, non essendoci più Nagochi), non abbandonerò mai facilmente. Tornare da Ichiban/Kiryu è sempre come sentirsi a casa. Tanto cuore, tanta follia ma anche tanta serietà e dramma, nel solito Yakuza divertente, emozionante, un po' furbo contenutisticamente (quanti anni sono che riciclano materiale?), e molto sentito.
Avanti con Stranger than heaven l'anno prossimo.
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