Esiste un ciclo fisiologico dell'ossitocina che chiaramente e' influenzato sia dalla produzione ormonale endogena che dalle caratteristiche psicologiche degli interessati, ma che noi maschi abbiamo molta piu' difficolta' a mantenerci impegnati a causa della produzione di testosterone e' altrettanto innegabile.
Non sono d'accordo neanche sulla questione del lavoro sulla relazione, mi sembra onestamente un concetto da soap opera adolescenziale: le emozioni, i desideri e gli istinti si controllano ma non si decidono, se sei innamorato di una persona oggi non e' detto che lo sarai anche domani e proprio a causa della natura chimica delle emozioni non si malleano attraverso la ragione o il lavoro personale: da innamorato potresti accettare qualsiasi difetto mentre in caso contrario nessun pregio ti fornira' sollievo.
Anche l'aspetto della convivenza a mio avviso lo vivi con eccessiva semplicita': arrivederci e grazie lo potremmo dire alla fidanzatina, all'amante o alla convivente ma se io sono sposato, ho mutuo e figli come faccio? Mi dovrei far dare un calcio in culo e cercare un alloggio sotto i ponti?
Che esista l'innamoramento sul piano biologico direi che è alquanto indubbio. Questo non cambia che in una relazione a lungo termine (come presumo saprai) non si può basare tutto sulla secrezione di ormoni da parte delle persone coinvolte, altrimenti è palese che esiste una disfunzione all'interno della coppia.
Sul secondo punto mi pare che tu abbia frainteso: ho parlato di problemi interni (difetti delle persone, incompatibilità varie...) e problemi esterni (hai perso il lavoro, sei stressato, lavori troppo, ecc...).
Premesso ciò resto dell'idea che amore=/= innamoramento, laddove il primo è una scelta ed il secondo un'emozione (aka reazione chimica basata su ormoni).
Ma è un discorso ampio che andrebbe affrontato in maniera approfondita.
Arrivederci e grazie lo si può dire a chiunque ed in qualunque situazione.
Quando ci si impegna con una persona bisogna mettere in conto che la relazione potrebbe (condizionale) avere fine, e bisogna organizzare le proprie vite anche in funzione di questo.. Visto che questa possibilità esiste bisogna avere un "piano" in accordo con l'altra persona per lasciare una facile via d'uscita dalla relazione ad entrambi. Senza questa "via di uscita" la relazione si trasforma, come dicevi, in una prigione.
Il matrimonio è un contratto di reciproca fedeltà (cortesemente guardiamo oltre il senso strettamente fisico del termine), e l'allontanarsi non implica necessariamente il recedere da tale contratto (bisogna poi vedere se uno gli da una semplice valenza giuridica e/o una religiosa).
Il mutuo è un impegno per la vita che (IMHO) uno deve prendersi da solo a meno che non ci si trovi in una situazione di garantito (GARANTITO) benessere economico. E non intendo un lavoro a tempo indeterminato.
I figli di persone divorziate esistono e non muoiono di fronte ad una separazione gestita bene.
Separarsi può essere anche un processo consenziente, calmo e pacifico. Non deve necessariamente terminare in una spirale di odio in cui la gente viene cacciata di casa.
Io personalmente sto in una relazione da 8 anni, siamo ben consci (a seguito di un miliardo di discorsi, discussioni, litigi e bei momenti) dei problemi interni ed esterni alla coppia, e ci lavoriamo tenendo presente che le cose potrebbero non funzionare. Mi sembra tutto fuorché un concetto da soap opera adolescenziale.