[h=1]Isis, rapiti cristiani in 35 villaggi nel nord della Siria: “Vite a rischio”. Ucciso 17enne[/h]
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La Chiesa siriana: decine di caldei presi in ostaggio dagli jihadisti nella regione del Khabour, forse per eventuali scambi di prigionieri. Diverse chiese date alle fiamme. I terroristi avrebbero scelto di attaccare la regione del Khabour perché sconfitti sul fronte di Kobane dai combattenti curdi. Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi: "Ci sentiamo abbandonati dall'Occidente"
di
F. Q. | 24 febbraio 2015
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Sono stati rapiti dagli uomini dello Stato Islamico e ora rischiano la vita. Sono i cristiani di trentacinque villaggi della Siria, presi in ostaggio dagli jihadisti nella regione del
Khabour, forse per eventuali scambi di prigionieri. L’allarme arriva dalla
Chiesa siriana che denuncia anche un “abbandono” da parte di chi sarebbe potuto intervenire e invece non lo ha fatto. Si conta già un morto: un ragazzo di 17 anni,
Milad, che è stato
martirizzato. Diverse chiese sono state
date alle fiamme. Tra i villaggi colpiti ci sono quelli di
Tal Hermez,
Tal Shamiram,
Tal Riman,
Tal Nasra,
al-Agibash, Toma Yalda e
al-Haooz, nella zona di
Hasaka, nell’estrempo nord-est della Siria.
L’archimandrita
Emanuel Youkhana ha spiegato, all’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, che i terroristi avrebbero scelto di attaccare la regione del Khabour perché sconfitti sull’altro fronte caldo, quello di
Kobane, dai combattenti del
Pyd (
Democratic Union Kurdish Party). La battaglia è iniziata il
23 febbraio e in breve tempo i miliziani sono riusciti a penetrare nei primi due villaggi, facendo prigioniere decine di persone. “Fortunatamente circa 600 famiglie sono riuscite a fuggire verso
Qamishly – riferisce Youkhana – ma siamo preoccupati per la sorte di coloro che sono tenuti in ostaggio. Conosciamo bene i metodi barbari dell’Is: ciò che più conta per noi, adesso, è che queste persone siano liberate il prima possibile”.
Una accusa pesante nei confronti di chi non è intervenuto per tempo arriva invece da monsignor
Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di
Hassaké-Nisibi. “Voglio dire chiaramente – riferisce l’arcivescovo a
Fides – che abbiamo la sensazione di essere stati
abbandonati nelle mani di quelli del Daesh (
Isis, ndr). I bombardieri americani hanno sorvolato più volte l’area, ma non sono intervenuti. Abbiamo cento famiglie assire che hanno trovato rifugio ad Hassakè, ma non hanno ricevuto nessun aiuto dalla
Mezzaluna Rossa e dagli organismi governativi siriani di assistenza, forse perché sono cristiani. Anche l’organismo per i rifugiati dell’Onu è
latitante“.
La regione del Khabour conta 35 villaggi Cristiani. Sono abitati dagli Assiri che nell’agosto 1933 fuggirono dal
massacro di Simele, commesso dalle forze armate dell’allora Regno d’Iraq e che provocò la morte di circa tremila persone. La speranza di queste famiglie era quella di tornare un giorno nella loro Patria, in
Iraq.
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