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Non puoi essere serio dai, palesemente la parte peggiore del film tolto il bellissimo e toccanteĹ'ultumo terzo di film è una roba epocale, gli ultimi 30 minuti tra i migliori che abbia mai visto al cinema.
Visto, in linea di massima mi é piaciuto, tuttavia prima di digerire a freddo il film vorrei capire se qualcuno che addirittura lo ha visto pure più di una volta (tipo zaza50) come giustifica le grosse minchiate de
ma soprattuttola freccia a caso verso Polifemo da uno così furbo come Ulisse
. Una roba così imbarazzante non l'ho mai vista in nessun film di Nolan, non riesco a capacitarmene.il fatto che alla fine del film Ulisse diventi Batman, affrontando da solo un intero esercito
Per il resto molto scorrevole e piacevole, é vero le tre ore volano. Non é l'Ulisse né di Omero né dell'immaginario collettivo, più un reduce del Vietnam con qualche potere dall'alto in più. Mi é molto mancato quell'Ulisse furbo e scaltro che fa della dialettica e della furbizia ( e non della forza bruta) la sua ragion d'essere. Mi dispiace si sia persa anche tutta l'epicità (basti pensare alla superficialità e all'ignoranza con cui si é trattato il tema degli dei) in favore di rincorrere questa moda dell'intimismo a tutti i costi che sinceramente ha anche un po' rotto (ha rotto più che altro il fatto che si punti a cancellare il primo a favore del secondo invece di cercare un sano equilibrio). A proposito, la Circe stracciona non ce la meritavamo (e nemmeno i Lestrigoni con quelle corazze proprio a cazzo)
Per il cast assolutamente la migliore é Penelope, miglior interpretazione della vita di Matt, i fidanzatini invece incommentabili, avranno ottimi agenti. Pattinson sontuoso, anni luce da Batman.
A caldo un film molto gradevole e scorrevole, con più di un problema di montaggio ma con alcuni scambi e momenti molto emozionanti. Peccato non aver reso giustizia all'opera originale né averne capito il senso ultimo che va aldilà di ogni singola reinterpretazione, che riesce finché costruisce una propria identità
Ma che analisi mastodontica hai fatto?Qui c'è il modo in cui secondo me andrebbe interpretato il film (l'ho visto un paio di volte)
L’Odissea di Nolan può essere letta come una profonda critica all’imperialismo e alla società occidentale. Il messaggio è evidente fin dai primi minuti: il cavallo arenato sulla spiaggia richiama alla mente la Statua della Libertà sepolta tra le rovine ne Il pianeta delle scimmie, diventando un’immagine simbolica della decadenza della civiltà umana. Nolan propone una versione antiepica delle vicende mitologiche, smontando la visione trionfalistica del racconto omerico. Il viso di Agamennone, ad esempio, è costantemente coperto perché lui incarna una guerra capace di disumanizzare l’uomo. Anche il suo elmo assume un valore simbolico: le decorazioni dorate somigliano a delle ossa umane e trasformano l’oggetto in un emblema di morte. La scelta di Elliot Page per interpretare Sinone appare coerente con questa rilettura del mito. Nel film Sinone è un giovane contadino che non avrebbe mai dovuto partecipare alla guerra: non possiede il fisico del guerriero e parte soltanto per garantire un futuro alla propria famiglia. Affidare il ruolo a Elliot Page si rivela una scelta efficace perché permette di mettere in primo piano la sua fragilità emotiva e la sua vulnerabilità. Nolan conosce già l’attore, che aveva interpretato uno dei ruoli principali in Inception, e probabilmente lo ha scelto proprio per queste caratteristiche. È possibile che abbia voluto anche offrirgli un’opportunità professionale, visto che negli ultimi anni non è stato molto ricercato, ma difficilmente gli avrebbe affidato una parte così importante senza essere realmente convinto della scelta. Atena non è una vera divinità, ma un’allucinazione di Ulisse: non a caso lui è l’unico personaggio in grado di vederla. Il suo aspetto è semplice e privo di elementi propriamente divini perché la mente di Ulisse la ricostruisce attraverso l’immagine di una giovane troiana morta durante la distruzione di Ilio. Elena e Clitemnestra sono interpretate da attrici di colore per sottolineare la condizione di oggetti a cui entrambe vengono ridotte dai rispettivi mariti. Clitemnestra non ha avuto alcuna possibilità di opporsi al sacrificio della figlia Ifigenia da parte di Agamennone; Elena, invece, è stata maltrattata e sfregiata da Menelao e il film suggerisce che la sua fuga con Paride possa essere stata una scelta volontaria. In questo contesto di critica all’imperialismo, il colore della pelle richiama la storia della schiavitù e delle oppressioni subite per secoli da molte popolazioni. Le navi hanno un aspetto vichingo perché Ulisse e gli altri guerrieri greci vengono rappresentati come popoli del mare, dediti a incursioni e razzie contro altri popoli, in modo analogo a ciò che avrebbero fatto i Vichinghi molti secoli più tardi. Nolan, essendo inglese, conosce bene la storia vichinga e non compie un errore storico: utilizza un’immagine simbolica per adattare la storia alla propria interpretazione, evidenziando la decadenza morale della civiltà greca e creando un parallelismo con le forme di imperialismo del passato e del presente. Un imperialismo di cui spesso gli stessi imperialisti non sono consapevoli, proprio come molti occidentali non riconoscono di vivere in un sistema che dipende dallo sfruttamento di altri popoli. Ulisse è l’unico personaggio che arriva a comprendere questa realtà, ma lo fa soltanto alla fine del suo percorso e fatica ad accettarla. Sa di non poter più restare a Itaca: si è macchiato di crimini gravi. Comprende inoltre che la legge di Zeus è stata tradita proprio da coloro che avrebbero dovuto difenderla più di tutti. In questo film anche il soprannaturale viene messo in discussione. Gli dei forse non esistono; forse non esistono neppure i Ciclopi, i giganti e la magia. Lo suggerisce già la frase iniziale del film: "magia apparente" (o qualcosa del genere). Le disavventure di quei dieci anni di navigazione vengono raccontate da un uomo che per sette anni si è nutrito di fiori di loto e che ha avuto delle allucinazioni sulla dea Atena. È il classico narratore inaffidabile di sveviana memoria. Ogni volta che Ulisse e i suoi uomini sbarcano in un nuovo luogo, il loro comportamento è quello di conquistatori violenti: devastano villaggi, fanno piangere un bambino e cercano di appropriarsi di ciò che appartiene ad altri, come il gregge di pecore del Ciclope. Non è casuale che molte tappe del viaggio si concludano con una fuga precipitosa: gli uomini di Ulisse non sono benvoluti, neanche (e soprattutto) dai morti. Con Circe la situazione cambia, almeno per Ulisse. La donna è terrorizzata perché vede davanti a sé guerrieri feroci e li trasforma in maiali proprio perché loro hanno perso la propria umanità (sono privi di humanitas). Ulisse si comporta con umanità scegliendo di risparmiarla, mentre i suoi uomini vorrebbero ucciderla. Anche l’episodio delle vacche del Sole ripropone lo stesso schema: i compagni di Ulisse si appropriano di qualcosa che non appartiene a loro, violando ancora una volta un limite morale. Ulisse, anche in quel caso, decide di rimanere in disparte. L’intero film ruota quindi attorno ad alcuni temi fondamentali: l’orrore della guerra, il tradimento dei valori che avrebbero dovuto fondare il mondo greco e il senso di colpa di un uomo che fatica ad accettare di essersi disumanizzato. Proprio questo peso gli impedisce di tornare a casa per molti anni: le Sirene rivelano la verità solo a Ulisse perché lui è il solo disposto ad ascoltarle (l'unico che si rende conto della situazione). Per questo motivo l’Ulisse di Nolan è un uomo triste, incerto e tormentato. La sua Odissea è, in un certo senso, un’anti-Odissea omerica. Il poema di Omero celebrava l’uomo occidentale, capace di dominare l’irrazionale attraverso la ragione e i propri valori. Era un’opera profondamente politica, così come lo era l’Iliade, perché esprimeva l’ideologia dell’aristocrazia greca del tempo. Anche l’opera di Nolan è profondamente politica, ma propone un messaggio opposto. Ulisse, simbolo dell’umanità, non viene celebrato come un eroe senza macchia, ma mostrato nelle sue fragilità e nelle sue contraddizioni. È un antieroe, quasi un inetto: un uomo che soffre, che porta il peso delle proprie colpe e che ricorre alla violenza anche quando non sarebbe necessario, come nel momento della fuga dal Ciclope. La guerra lo ha trasformato. La sua intelligenza, elemento centrale nel mito omerico, passa in secondo piano: ciò che interessa a Nolan è mostrare la sua debolezza e il suo dolore. Solo verso la fine, quando accetta pienamente la verità, Ulisse recupera una parte della sua grandezza. Ma non è sufficiente: deve comunque andarsene. Non solo perché le leggi gli impongono l’esilio, ma perché un uomo consapevole delle proprie colpe non può continuare a governare Itaca. Deve lasciare il posto a suo figlio, sperando che egli non ripeta i suoi stessi errori. Per questo impedisce in ogni modo che Telemaco uccida i pretendenti: vuole preservare almeno lui dalla corruzione che ha segnato la sua generazione, perché soltanto una persona rimasta pura può tentare di ricostruire quei valori ormai perduti.
) se davvero Nolan avesse voluto girare questa critica sulla decadenza dell'Occidente e sul senso di colpa contemporaneo, avrebbe fatto meglio a scrivere una storia nuova invece di sventrare un poema di tremila anni fa e usarlo come semplice copertura, no? Di fatto l'Odissea è una delle opere fondative del pensiero occidentale. L'uomo astuto che supera gli ostacoli con la sua astuzia, che sottomette il mostruoso Polifemo (simbolo di bestialità) con la civiltà (l'episodio per eccellenza è quello del vino, che il Ciclope dimostra di non saper bere in maniera regolata). I poemi omerici in generale sono la rappresentazione dei valori di quel tempo, o per lo meno è questo che ho sempre trovato scritto in tutti i libri di letteratura liceali e universitari. Ok, non del pensiero contemporaneo, ma quest'ultimo ne ha ereditato alcuni aspetti ideologici. E' inevitabile: siamo tutti figli di Omero.Ma che analisi mastodontica hai fatto?
Complimenti veramente per tutte le sfaccettature che hai interpretato dal tuo punto di vista ma sinceramente, leggendo la tua analisi, la mia sensazione è che più che interpretare il film per quello che è tu stia proiettando sul prodotto tutti i cliché della retorica anti-imperialista e del senso di colpa occidentale moderno finendo per "svuotare" l'opera in sé.
L'Odissea non ha nulla di "occidentale" nel senso moderno del termine perché è una storia ambientata nell'Età del Bronzo, con parametri morali, sociali e religiosi completamente diversi dai nostri. Ridurre il mito omerico o le licenze di regia a una critica al capitalismo/imperialismo mi sembra una super forzatura nel voler a tutti i costi integrare una lettura politica che con Omero non c'entra nulla.
Secondo un mio parere (che mi chiamo "nessuno" in questo ambito) se davvero Nolan avesse voluto girare questa critica sulla decadenza dell'Occidente e sul senso di colpa contemporaneo, avrebbe fatto meglio a scrivere una storia nuova invece di sventrare un poema di tremila anni fa e usarlo come semplice copertura, no?
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Di fatto l'Odissea è una delle opere fondative del pensiero occidentale. L'uomo astuto che supera gli ostacoli con la sua astuzia, che sottomette il mostruoso Polifemo (simbolo di bestialità) con la civiltà (l'episodio per eccellenza è quello del vino, che il Ciclope dimostra di non saper bene in maniera regolata). I poemi omerici in generale sono la rappresentazione dei valori di quel tempo, o per lo meno è questo che ho sempre trovato scritto in tutti i libri di letteratura liceali e universitari. Ok, non del pensiero contemporaneo, ma quest'ultimo ne ha ereditato alcuni aspetti ideologici. E' inevitabile: siamo tutti figli di Omero.
Quanto al film di Nolan, a me sembra evidente che sia basato su una critica all'Occidente. Sì, avrebbe potuto evitare di servirsi dell'opera di Omero per trasmettere questo particolare messaggio, ma a quel punto non sarebbe stato un artista. Dovremmo criticare a questo punto Pascoli perché reinterpreta pesantemente la storia di Odisseo, dovremmo criticare Goya perché nel dipinto in cui c'è Saturno che divora un figlio il Titano divora pezzo per pezzo il figlio, piuttosto che ingoiarlo tutto in una volta. Una stessa storia può essere presentata in modi diversi, anche molto diversi, in base all'esigenza dell'artista. Io quando sono andato al cinema la prima volta mi aspettavo di vedere l'Odissea di Omero. Poi ho visto che mancavano delle parti e che molti episodi erano stravolti. In un primo momento ho storto il naso, poi mi sono semplicemente lasciato andare e ho seguito il film, per valutarlo per quello che è. Ed era questo. Tra l'altro, alcune delle cose che ho scritto le ha confermate lo stesso Nolan (il cavallo di Troia ispirato alla Statua della Libertà del Pianeta delle scimmie o Page scritturato per rendere drammatico il personaggio di Sinone).
Ulisse è astuto ma anche schiavo e totalmente in balia degli dei. Sono loro che lo muovono, soprattutto quando si impantana da qualche parte.
Un commento preziosissimo, grazie per averlo condiviso con noiQui c'è il modo in cui secondo me andrebbe interpretato il film (l'ho visto un paio di volte)
L’Odissea di Nolan può essere letta come una profonda critica all’imperialismo e alla società occidentale. Il messaggio è evidente fin dai primi minuti: il cavallo arenato sulla spiaggia richiama alla mente la Statua della Libertà sepolta tra le rovine ne Il pianeta delle scimmie, diventando un’immagine simbolica della decadenza della civiltà umana. Nolan propone una versione antiepica delle vicende mitologiche, smontando la visione trionfalistica del racconto omerico. Il viso di Agamennone, ad esempio, è costantemente coperto perché lui incarna una guerra capace di disumanizzare l’uomo. Anche il suo elmo assume un valore simbolico: le decorazioni dorate somigliano a delle ossa umane e trasformano l’oggetto in un emblema di morte. La scelta di Elliot Page per interpretare Sinone appare coerente con questa rilettura del mito. Nel film Sinone è un giovane contadino che non avrebbe mai dovuto partecipare alla guerra: non possiede il fisico del guerriero e parte soltanto per garantire un futuro alla propria famiglia. Affidare il ruolo a Elliot Page si rivela una scelta efficace perché permette di mettere in primo piano la sua fragilità emotiva e la sua vulnerabilità. Nolan conosce già l’attore, che aveva interpretato uno dei ruoli principali in Inception, e probabilmente lo ha scelto proprio per queste caratteristiche. È possibile che abbia voluto anche offrirgli un’opportunità professionale, visto che negli ultimi anni non è stato molto ricercato, ma difficilmente gli avrebbe affidato una parte così importante senza essere realmente convinto della scelta. Atena non è una vera divinità, ma un’allucinazione di Ulisse: non a caso lui è l’unico personaggio in grado di vederla. Il suo aspetto è semplice e privo di elementi propriamente divini perché la mente di Ulisse la ricostruisce attraverso l’immagine di una giovane troiana morta durante la distruzione di Ilio. Elena e Clitemnestra sono interpretate da attrici di colore per sottolineare la condizione di oggetti a cui entrambe vengono ridotte dai rispettivi mariti. Clitemnestra non ha avuto alcuna possibilità di opporsi al sacrificio della figlia Ifigenia da parte di Agamennone; Elena, invece, è stata maltrattata e sfregiata da Menelao e il film suggerisce che la sua fuga con Paride possa essere stata una scelta volontaria. In questo contesto di critica all’imperialismo, il colore della pelle richiama la storia della schiavitù e delle oppressioni subite per secoli da molte popolazioni. Le navi hanno un aspetto vichingo perché Ulisse e gli altri guerrieri greci vengono rappresentati come popoli del mare, dediti a incursioni e razzie contro altri popoli, in modo analogo a ciò che avrebbero fatto i Vichinghi molti secoli più tardi. Nolan, essendo inglese, conosce bene la storia vichinga e non compie un errore storico: utilizza un’immagine simbolica per adattare la storia alla propria interpretazione, evidenziando la decadenza morale della civiltà greca e creando un parallelismo con le forme di imperialismo del passato e del presente. Un imperialismo di cui spesso gli stessi imperialisti non sono consapevoli, proprio come molti occidentali non riconoscono di vivere in un sistema che dipende dallo sfruttamento di altri popoli. Ulisse è l’unico personaggio che arriva a comprendere questa realtà, ma lo fa soltanto alla fine del suo percorso e fatica ad accettarla. Sa di non poter più restare a Itaca: si è macchiato di crimini gravi. Comprende inoltre che la legge di Zeus è stata tradita proprio da coloro che avrebbero dovuto difenderla più di tutti. In questo film anche il soprannaturale viene messo in discussione. Gli dei forse non esistono; forse non esistono neppure i Ciclopi, i giganti e la magia. Lo suggerisce già la frase iniziale del film: "magia apparente" (o qualcosa del genere). Le disavventure di quei dieci anni di navigazione vengono raccontate da un uomo che per sette anni si è nutrito di fiori di loto e che ha avuto delle allucinazioni sulla dea Atena. È il classico narratore inaffidabile di sveviana memoria. Ogni volta che Ulisse e i suoi uomini sbarcano in un nuovo luogo, il loro comportamento è quello di conquistatori violenti: devastano villaggi, fanno piangere un bambino e cercano di appropriarsi di ciò che appartiene ad altri, come il gregge di pecore del Ciclope. Non è casuale che molte tappe del viaggio si concludano con una fuga precipitosa: gli uomini di Ulisse non sono benvoluti, neanche (e soprattutto) dai morti. Con Circe la situazione cambia, almeno per Ulisse. La donna è terrorizzata perché vede davanti a sé guerrieri feroci e li trasforma in maiali proprio perché loro hanno perso la propria umanità (sono privi di humanitas). Ulisse si comporta con umanità scegliendo di risparmiarla, mentre i suoi uomini vorrebbero ucciderla. Anche l’episodio delle vacche del Sole ripropone lo stesso schema: i compagni di Ulisse si appropriano di qualcosa che non appartiene a loro, violando ancora una volta un limite morale. Ulisse, anche in quel caso, decide di rimanere in disparte. L’intero film ruota quindi attorno ad alcuni temi fondamentali: l’orrore della guerra, il tradimento dei valori che avrebbero dovuto fondare il mondo greco e il senso di colpa di un uomo che fatica ad accettare di essersi disumanizzato. Proprio questo peso gli impedisce di tornare a casa per molti anni: le Sirene rivelano la verità solo a Ulisse perché lui è il solo disposto ad ascoltarle (l'unico che si rende conto della situazione). Per questo motivo l’Ulisse di Nolan è un uomo triste, incerto e tormentato. La sua Odissea è, in un certo senso, un’anti-Odissea omerica. Il poema di Omero celebrava l’uomo occidentale, capace di dominare l’irrazionale attraverso la ragione e i propri valori. Era un’opera profondamente politica, così come lo era l’Iliade, perché esprimeva l’ideologia dell’aristocrazia greca del tempo. Anche l’opera di Nolan è profondamente politica, ma propone un messaggio opposto. Ulisse, simbolo dell’umanità, non viene celebrato come un eroe senza macchia, ma mostrato nelle sue fragilità e nelle sue contraddizioni. È un antieroe, quasi un inetto: un uomo che soffre, che porta il peso delle proprie colpe e che ricorre alla violenza anche quando non sarebbe necessario, come nel momento della fuga dal Ciclope. La guerra lo ha trasformato. La sua intelligenza, elemento centrale nel mito omerico, passa in secondo piano: ciò che interessa a Nolan è mostrare la sua debolezza e il suo dolore. Solo verso la fine, quando accetta pienamente la verità, Ulisse recupera una parte della sua grandezza. Ma non è sufficiente: deve comunque andarsene. Non solo perché le leggi gli impongono l’esilio, ma perché un uomo consapevole delle proprie colpe non può continuare a governare Itaca. Deve lasciare il posto a suo figlio, sperando che egli non ripeta i suoi stessi errori. Per questo impedisce in ogni modo che Telemaco uccida i pretendenti: vuole preservare almeno lui dalla corruzione che ha segnato la sua generazione, perché soltanto una persona rimasta pura può tentare di ricostruire quei valori ormai perduti.
Dei che qui mancano. In Omero c'è la predestinazione: Ulisse tornerà e gli dei, in generale, lo aiutano (tranne Poseidone). Ecco, nel film gli dei mancano del tutto: è il tema del crollo delle certezze. Non a caso Ulisse è insicuro e non vuole nemmeno tornare a casa, in più di un'occasione. L'uomo è lasciato in balia di sé stesso, non si trova inserito in rassicurante quadro in cui tutto ha senso. La situazione di Ulisse è analoga a quella di Oreste che mentre sta per vendicare la morte del padre vede uno strappo nel cielo (riferimento a Il fu Mattia Pascal: lì Oreste rimane imbambolato, "diventa Amleto"). Ecco: l'Ulisse di Nolan sta all'Ulisse di Omero come Amleto sta ad Oreste: nel primo e nel terzo caso si è verificato il crollo delle certezze (e un dio arrabbiato per certi aspetti è comunque più rassicurante di un mondo privo di senso)
Più che altro forse non era necessario scomodare Omero se si volevano cambiare così radicalmente i topoi principali.Io apprezzo la tua analisi! Rimango dubbioso del fatto che fosse proprio necessario prendere spunto e richiamo da un mito per raccontare qualcosa che parla di altro. Poi personalmente non apprezzo questa moina americana del "self made man", questo determinismo e materialismo del mondo di oggi e mi sento molto più vicino alla visione che avevano gli antichi e soprattutto il rispetto per quello che non conoscevano. Che poi a ben vedere già oggi le teorie anche scientifiche più "progressiste" vanno in altra direzione. Il determinismo è già morto.
Rimane il fatto che Nolan oramai gestisce solo budget giganteschi, e anche seguendo il tuo pensiero non può raccontare quel tipo di storia con una sceneggiatura "qualsiasi". Quindi va bene così.

Più che altro forse non era necessario scomodare Omero se si volevano cambiare così radicalmente i topoi principali.
Che poi fa anche un po' ridere: dov'é che avevamo visto un uomo combattuto e lacerato dalla conseguenza delle sue azioni? Ah sì giusto nel suo film precedente![]()
Si a linee generali lo ricorda molto. So che il fratello ha fatto Memento, The Prestige, Batman 2 e 3 e Interstellar. A pensarci molto meglio, a livello di sceneggiatura, dei film seguenti. Finché il pubblico gli dà ragione va tutto bene, é cosi che funzionaEh ma anche Nolan deve stare attento. Con tenet quasi fa il botto, al di là del COVID. Lui da solo non scrive sceneggiature così infallibili come faceva all'inizio con il fratello.
Oppenheimer che non ho ancora visto ma molti hanno fatto l'accostamento.
Si a linee generali lo ricorda molto. So che il fratello ha fatto Memento, The Prestige, Batman 2 e 3 e Interstellar. A pensarci molto meglio, a livello di sceneggiatura, dei film seguenti. Finché il pubblico gli dà ragione va tutto bene, é cosi che funziona
Si, sta attraversando un po' una fase alla Sorrentino, dopo grandi successi sta vivendo questa enorme autorefernzialità dove il personaggio che si é costrutio viene prima della persona. É bravissimo (o chi per lui) nel marketing, nel venderti proprio il film, e nel mettere in scena grandi "esperienze" ma come regista lo trovo negli anni un po' ridimensionato in profondità e qualità proprio filmica in senso stretto. E poi é vero, spero finisca questa moda di mettere a tutti costi attori di moda (scarsi) piuttosto che di talentoMa si ci mancherebbe avercene di Nolan. Il dubbio è che oramai è talmente entrato nella parte del grande autore, l'autoreferenzialità, l'IMAX di sta cippa che difficilmente vedremo suoi film un po' più "modesti".
Ha detto che si prenderà una "pausa" speriamo. E poi spero si riesca a staccare da alcuni attori che anche basta.
Figurati, mi ha fatto piacere.Un commento preziosissimo, grazie per averlo condiviso con noi
Nel poema non li affronta da solo, ma insieme a Telemaco ed Eumeo (se non sbaglio persino Atena combatte con loro)Sì, sono d'accordo con te su ciò che pensi dell'America e del pensiero greco. Sono due mentalità molto diverse (anche se una figlia dell'altra, come è inevitabile che sia). Quando parli di determinismo, ti riferisci alla meccanica quantistica?Io apprezzo la tua analisi! Rimango dubbioso del fatto che fosse proprio necessario prendere spunto e richiamo da un mito per raccontare qualcosa che parla di altro. Poi personalmente non apprezzo questa moina americana del "self made man", questo determinismo e materialismo del mondo di oggi e mi sento molto più vicino alla visione che avevano gli antichi e soprattutto il rispetto per quello che non conoscevano. Che poi a ben vedere già oggi le teorie anche scientifiche più "progressiste" vanno in altra direzione. Il determinismo è già morto.
Rimane il fatto che Nolan oramai gestisce solo budget giganteschi, e anche seguendo il tuo pensiero non può raccontare quel tipo di storia con una sceneggiatura "qualsiasi".