Dopo la sessione estiva di laurea finalmente ho trovato il tempo di vedere il mio film più atteso dell'anno. Purtroppo il discorso attorno al film sembra ormai andare scemando, incluso questo topic; un peccato partecipare così tardi a quest'esperienza collettiva ma tant'è…
Allora premessa necessaria: avendo fatto il liceo classico ho quindi il dovere imperativo di far notare tutte le differenze rispetto al testo originale.
A parte gli scherzi, parliamo del film per come ci è stato consegnato al cinema da Nolan. Da appassionato di storia ed epica, ovviamente ho notato tutte le "inesattezze" (volute), le differenze rispetto al testo originale, ma ho capito dove volesse andare a parare il regista e sono stato al gioco.
Innanzitutto, una delle cose che mi ha colpito di più è stato il fermento che si è creato attorno all'Odissea di Christopher Nolan e il fatto che la sua uscita sia diventata una sorta di esperienza collettiva: tutti ne parlavano e ne parlano ancora (anche se meno rispetto a prima); tantissimi meme, tantissime persone sui social che ne hanno prodotto articoli, video... Un'esperienza collettiva che nasce da un racconto che, rendiamocene conto, ha quasi tremila anni, secolo più secolo meno. Adattamenti come questo contribuiscono a rivivificare queste opere tanto seminali per noi.
Davanti allo schermo ho avvertito proprio questa sensazione di essere partecipe di una storia che ha colpito milioni di persone, e che è patrimonio culturale comune dell'Occidente, in particolar modo per noi italiani, (peraltro io sono siciliano ed è stato emozionante riconoscere certi luoghi e angoli a me cari). Tutto ciò mi ha permesso di provare tutta una serie di emozioni: commozione, esaltazione, ansia... durante le scene chiave del film, quelle che adattano le imprese di Ulisse: Polifemo, Circe, il gran finale... queste scene mi hanno lasciato con la bocca aperta, quasi ipnotizzato, col fiato sospeso. Erano momenti in cui facevo davvero fatica a distogliere lo sguardo dallo schermo.
Vedere questi momenti di cui noi abbiamo tutti contezza perché ne abbiamo letto a scuola, abbiamo magari visto altri film, abbiamo letto i libri illustrati ( io, per esempio, da bambino, leggevo il fumetto dell'Odissea di Marcello sul Giornalino ) mi ha suscitato un'emozione che è difficile da spiegare. Forse è anche questo il motivo per cui continuiamo ad aver bisogno di nuovi adattamenti delle stesse storie. C'è sicuramente una componente di nostalgia, forse anche di familiarità e sicurezza nel ritrovare personaggi e vicende che conosciamo da sempre. Ma credo ci sia qualcosa di più.
Rivivere ancora una volta le grandi storie del passato secondo me ci permette di guardare al mondo e a noi stessi: a cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale. La storia è sempre la stessa, ma noi che la guardiamo non siamo più le stesse persone che l'avevano letta o vista da bambini.
Quello che ho percepito nel film è anche uno scontro fra l'umanità di Ulisse e dei suoi uomini e la natura ostile che si oppone a loro: non è possibile (ma non si vuole, in certi casi) ragionare con Polifemo o con i Lestrigoni o con Scilla e Cariddi.
C'è questo scontro inevitabile contro la natura, contro un mondo con il quale si è costantemente in lotta per la sopravvivenza; quindi la natura si configura come una forza ostile e estranea all'uomo, mostruosa addirittura; nel caso di Circe c'è un'eccezione anche se è preceduta dalla mostruosa e orrorifica trasformazione in maiali degli uomini di Ulisse. Qui c'è comunque un dialogo fra Circe e Ulisse, anche se è connotato da violenza suggerita e minacciata e dalla realtà meschina di cosa significhi vivere in un mondo in guerra e così ostile verso i deboli.
Un elemento che mi ha colpito in particolar modo è quel gesto ricorrente con cui Ulisse pizzica la corda del suo arco: un dettaglio che contribuisce secondo me a caratterizzare fortemente l'identità di quest'uomo , il tutto senza giri di parole e senza lunghe spiegazioni. Ed è proprio nel finale che assume una forza straordinaria e quel gesto di Ulisse non è fine a se stesso e non è più dettato solo dal voler avvertire la preda (i Proci, in questo caso) ma segnala la sua identità e il ritorno del re a casa.
Ho guardato di nuovo il film qualche giorno fa e mi sono stupito di come, pur non essendo forse possibile replicare quella sensazione travolgente e impattante della prima visione, il film mi abbia comunque toccato delle corde per me così sensibili da portarmi, nel finale, di nuovo ad una forte commozione, con tanto di occhi lucidi. Peraltro, anche se a distanza di un mese dall'uscita, la sala era quasi piena e alla fine si è lasciata andare in un lungo applauso ( che ho contribuito a iniziare, devo essere sincero

) Tante persone riunite in una sala a emozionarsi una volta di più per una storia che gli aedi, di ora e allora, raccontano da quasi tremila anni. La conosciamo già, anzi la sappiamo a memoria, conosciamo Ulisse, Penelope, Polifemo, Circe e tutti gli altri personaggi, eppure continuiamo a volerla ascoltare, vedere e raccontare ancora.
Un'ultima cosa, poi giuro che finisco: penso che parte dell'emozione che il film continua a suscitarmi derivi proprio dalla chiave estremamente moderna con cui Nolan ha scelto di rileggere questa storia. Ulisse qui è un reduce di guerra, tormentato dagli orrori della guerra. E, soprattutto, c'è qualcosa di profondamente amaro nel rendersi conto che quel “popolo del mare” tanto temuto dai Greci finisce per essere rappresentato proprio da Ulisse e dai suoi uomini. La tanto nominata, decantata legge di Zeus nel film assume quasi il valore di diritto internazionale ante litteram: un insieme di regole che dovrebbe porre un limite alla violenza anche in un mondo ostile. Eppure quelle regole vengono progressivamente fatte a pezzi non da qualche barbaro bruto venuto da chissà dove, ma proprio da coloro che sostenevano di difenderle.
Forse è anche per questo che, pur conoscendo già ogni passaggio, il finale continua a prendermi così tanto.
P.S. Credo sia il mio commento più lungo da quando sono iscritto al forum.
