Ufficiale The Odyssey

ufficiale
Insomma non vale neanche i 3,50€ del biglietto?
Vale i soldi sì.
Ci sono alcune scene, come quella legata a Troia che sono meravigliose.
Così come la colonna sonora e la regia meritano.
Tante cose però mi hanno fatto cadere le braccia:
Holland e Penelope in tanti momenti sono tra il banale e il noiosi allo sfinimento.
Prima ora e mezza si arriva a un punto di "aspetta fai venire avanti tizio a dire la battuta" che mi è sembrato durato 3 ore e veramente una lentezza esasperante anche nelle scene action, per poi passare alla seconda ora e mezza dove si fa a 100000000.
La parte delle
sirene
è la più profonda psicologicamente, ma è gestita a "breve monologo del protagonista e ciaone", poi da un certo punto i viaggi tesissimi e lunghissimi diventano: bom taglio, cambio frame, siamo arrivati, andiamo avanti. Che ok, meglio della noia della prima ora e mezza, ma una via di mezzo l'avrei apprezzata ahahahaah

Nel finale, darà fastidio solo a me, ma la mancanza TOTALE
di sangue
distrugge l'immersività.

Cioè, ora spoilerone del finale:

omiodio ma stai morendo. Ma rega, ma stai morendo dove che è immacolato, neanche il giorno del suo matrimonio era così bello e in ordine, non ha un graffio.
Tagli della gola a 20 cm di distanza dalla videocamera senza sangue, palesemente troppo troppo finto.
Mentre nelle altre scene di combattimento, essendo più caotiche e lontane, non si nota tanto sta cosa, ma nel finale è proprio palese

Poi, visivamente è stupendo, però non mi è piaciuto affatto, ci sono altre cose che potrei dire.
Lato attori, gli altri mi sono piaciuti tutti molto, Pattison in particolare è clamoroso
 
Nella seconda metà si perdono tutte le atmosfere della prima ora e mezza e diventa proprio una americanatissima molto classica
 
Io però da molte delle vostre parole leggo tanta delusione, speriamo arrivi il freddo per giovedì :asd:
Altrimenti lo recupero poi
 
Qui c'è il modo in cui secondo me andrebbe interpretato il film (l'ho visto un paio di volte)
L’Odissea di Nolan può essere letta come una profonda critica all’imperialismo e alla società occidentale. Il messaggio è evidente fin dai primi minuti: il cavallo arenato sulla spiaggia richiama alla mente la Statua della Libertà sepolta tra le rovine ne Il pianeta delle scimmie, diventando un’immagine simbolica della decadenza della civiltà umana. Nolan propone una versione antiepica delle vicende mitologiche, smontando la visione trionfalistica del racconto omerico. Il viso di Agamennone, ad esempio, è costantemente coperto perché lui incarna una guerra capace di disumanizzare l’uomo. Anche il suo elmo assume un valore simbolico: le decorazioni dorate somigliano a delle ossa umane e trasformano l’oggetto in un emblema di morte. La scelta di Elliot Page per interpretare Sinone appare coerente con questa rilettura del mito. Nel film Sinone è un giovane contadino che non avrebbe mai dovuto partecipare alla guerra: non possiede il fisico del guerriero e parte soltanto per garantire un futuro alla propria famiglia. Affidare il ruolo a Elliot Page si rivela una scelta efficace perché permette di mettere in primo piano la sua fragilità emotiva e la sua vulnerabilità. Nolan conosce già l’attore, che aveva interpretato uno dei ruoli principali in Inception, e probabilmente lo ha scelto proprio per queste caratteristiche. È possibile che abbia voluto anche offrirgli un’opportunità professionale, visto che negli ultimi anni non è stato molto ricercato, ma difficilmente gli avrebbe affidato una parte così importante senza essere realmente convinto della scelta. Atena non è una vera divinità, ma un’allucinazione di Ulisse: non a caso lui è l’unico personaggio in grado di vederla. Il suo aspetto è semplice e privo di elementi propriamente divini perché la mente di Ulisse la ricostruisce attraverso l’immagine di una giovane troiana morta durante la distruzione di Ilio. Elena e Clitemnestra sono interpretate da attrici di colore per sottolineare la condizione di oggetti a cui entrambe vengono ridotte dai rispettivi mariti. Clitemnestra non ha avuto alcuna possibilità di opporsi al sacrificio della figlia Ifigenia da parte di Agamennone; Elena, invece, è stata maltrattata e sfregiata da Menelao e il film suggerisce che la sua fuga con Paride possa essere stata una scelta volontaria. In questo contesto di critica all’imperialismo, il colore della pelle richiama la storia della schiavitù e delle oppressioni subite per secoli da molte popolazioni. Le navi hanno un aspetto vichingo perché Ulisse e gli altri guerrieri greci vengono rappresentati come popoli del mare, dediti a incursioni e razzie contro altri popoli, in modo analogo a ciò che avrebbero fatto i Vichinghi molti secoli più tardi. Nolan, essendo inglese, conosce bene la storia vichinga e non compie un errore storico: utilizza un’immagine simbolica per adattare la storia alla propria interpretazione, evidenziando la decadenza morale della civiltà greca e creando un parallelismo con le forme di imperialismo del passato e del presente. Un imperialismo di cui spesso gli stessi imperialisti non sono consapevoli, proprio come molti occidentali non riconoscono di vivere in un sistema che dipende dallo sfruttamento di altri popoli. Ulisse è l’unico personaggio che arriva a comprendere questa realtà, ma lo fa soltanto alla fine del suo percorso e fatica ad accettarla. Sa di non poter più restare a Itaca: si è macchiato di crimini gravi. Comprende inoltre che la legge di Zeus è stata tradita proprio da coloro che avrebbero dovuto difenderla più di tutti. In questo film anche il soprannaturale viene messo in discussione. Gli dei forse non esistono; forse non esistono neppure i Ciclopi, i giganti e la magia. Lo suggerisce già la frase iniziale del film: "magia apparente" (o qualcosa del genere). Le disavventure di quei dieci anni di navigazione vengono raccontate da un uomo che per sette anni si è nutrito di fiori di loto e che ha avuto delle allucinazioni sulla dea Atena. È il classico narratore inaffidabile di sveviana memoria. Ogni volta che Ulisse e i suoi uomini sbarcano in un nuovo luogo, il loro comportamento è quello di conquistatori violenti: devastano villaggi, fanno piangere un bambino e cercano di appropriarsi di ciò che appartiene ad altri, come il gregge di pecore del Ciclope. Non è casuale che molte tappe del viaggio si concludano con una fuga precipitosa: gli uomini di Ulisse non sono benvoluti, neanche (e soprattutto) dai morti. Con Circe la situazione cambia, almeno per Ulisse. La donna è terrorizzata perché vede davanti a sé guerrieri feroci e li trasforma in maiali proprio perché loro hanno perso la propria umanità (sono privi di humanitas). Ulisse si comporta con umanità scegliendo di risparmiarla, mentre i suoi uomini vorrebbero ucciderla. Anche l’episodio delle vacche del Sole ripropone lo stesso schema: i compagni di Ulisse si appropriano di qualcosa che non appartiene a loro, violando ancora una volta un limite morale. Ulisse, anche in quel caso, decide di rimanere in disparte. L’intero film ruota quindi attorno ad alcuni temi fondamentali: l’orrore della guerra, il tradimento dei valori che avrebbero dovuto fondare il mondo greco e il senso di colpa di un uomo che fatica ad accettare di essersi disumanizzato. Proprio questo peso gli impedisce di tornare a casa per molti anni: le Sirene rivelano la verità solo a Ulisse perché lui è il solo disposto ad ascoltarle (l'unico che si rende conto della situazione). Per questo motivo l’Ulisse di Nolan è un uomo triste, incerto e tormentato. La sua Odissea è, in un certo senso, un’anti-Odissea omerica. Il poema di Omero celebrava l’uomo occidentale, capace di dominare l’irrazionale attraverso la ragione e i propri valori. Era un’opera profondamente politica, così come lo era l’Iliade, perché esprimeva l’ideologia dell’aristocrazia greca del tempo. Anche l’opera di Nolan è profondamente politica, ma propone un messaggio opposto. Ulisse, simbolo dell’umanità, non viene celebrato come un eroe senza macchia, ma mostrato nelle sue fragilità e nelle sue contraddizioni. È un antieroe, quasi un inetto: un uomo che soffre, che porta il peso delle proprie colpe e che ricorre alla violenza anche quando non sarebbe necessario, come nel momento della fuga dal Ciclope. La guerra lo ha trasformato. La sua intelligenza, elemento centrale nel mito omerico, passa in secondo piano: ciò che interessa a Nolan è mostrare la sua debolezza e il suo dolore. Solo verso la fine, quando accetta pienamente la verità, Ulisse recupera una parte della sua grandezza. Ma non è sufficiente: deve comunque andarsene. Non solo perché le leggi gli impongono l’esilio, ma perché un uomo consapevole delle proprie colpe non può continuare a governare Itaca. Deve lasciare il posto a suo figlio, sperando che egli non ripeta i suoi stessi errori. Per questo impedisce in ogni modo che Telemaco uccida i pretendenti: vuole preservare almeno lui dalla corruzione che ha segnato la sua generazione, perché soltanto una persona rimasta pura può tentare di ricostruire quei valori ormai perduti.
Analisi straordinaria
 
Ma come diamine è possibile che sta ancora al cinema. Nel mio the Space è ancora in programmazione. :sowhat::asd:
 
Ma come diamine è possibile che sta ancora al cinema. Nel mio the Space è ancora in programmazione. :sowhat::asd:
Essendo l'Odissea, lo terranno in programmazione per i prossimi dieci anni
 
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