[...] Ricercare ostinatamente le tracce dell'ideologico nei testi anche apparentemente più neutrali, impegnarsi a tracciare il percorso (accidentato,tortuoso e quasi sempre sotterraneo) che lega le opzioni e le sottoscrizioni inconfessate del “senso comune” dominante a tanti bei romanzi e a tante storie affascinanti, disinnescare le lusinghe del falso universalismo, quello che traveste da valori universali i tratti specifici (e spesso più odiosi) di una cultura per farne strumento di dominio. E dichiarare, anche oggi, anche nell'era della globalizzazione sfrenata, degli OGM e del dilagare mondiale delliberismo, da che parte si sta. Se da quella dei monopolisti dell'informazione e dei semigeneticamente modificati, dei professionisti della demagogia e dei supermanager da 100.000 euro l'anno, oppure da quella dei nuovi schiavi, dei lavoratori con contratto a progetto, dei contadini africani e sudamericani strozzati dalle multinazionali dei semi, degli operai cinesi senza potere e degli studenti senza internet libero. Se dalla parte della redditizia pace sociale o da quella del conflitto. Se dalla parte di un potere sempre più astuto e subdolo o da quella dell'autonomia, dell'autocoscienza, dell'autodeterminazione. Diciamolo, da che parte stiamo.
La fluidità della scrittura, la potenza dell'immaginazione, lo sviluppo della sperimentazione, i plot ben studiati seguiranno. E se non arriveranno subito, avranno una bella atmosfera in cui maturare.