Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

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The House of the Devil di Ti West. Madonna che figata di film. In pratica è un grandissimo omaggio agli horror americani anni 80 e proprio per questo è girato tutto in pellicola a 16mm con uno stile volutamente datato. La cosa assurda è che, in disparte dalla chicche per nostalgici molto simpatiche, il film funziona sotto tutti i punti di vista: riesce a creare la giusta tensione e un costante senso di inquietudine, gioca sapientemente con gli spazi, mette in scena dei personaggi raccapriccianti e tiene viva l'attenzione dello spettatore nonostante il ritmo lentissimo.

 
Sì, sì, non c'è dubbio. Grandi film non ce ne sono in questo "genere".
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Ripeto, a me TDAT proprio non era piaciuto. All'epoca rimasi deluso, se non altro. Comunque, paragoniamo film di tipologia, diversa.

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Voglio citare quattro film di Stanley Kubrik:

- 2001 Odissea nello spazio

- Shining

- Eyes Wide Shut

- Arancia Meccanica

Fatemi una classifica di preferenza, se volete //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/250978_ahsisi.gif

Parere personale su EWS: il film alla fine è un po' troppo "trascinato" e il finale non è all'altezza del resto del film

Fantastica questa scena...




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Eyes Wide Shut non l'ho visto, però posso comunque affermare che per me shining>2001>ews>orange :kep88:

 
Eyes Wide Shut non l'ho visto, però posso comunque affermare che per me shining>2001>ews>orange :kep88:
:morristend:

 
Ed eccolo qui, il Malloppone parte 2!

Psycho by Alfred Hitchcock (1960)

E’ il primo Hitchcock che vedo, ma se riesce a superare questo non ho veramente parole. Uno dei film con la miglior costruzione (psicologica soprattutto) dei personaggi, aiutati da degli attori principali sopraffini; un uso sopraffino della musica

ogni volta che Bates ammazza qualcuno si sente lo stesso suono, così come quando sta per uccidere la sorella di Marion alla fine, il che ci fa pensare che la ucciderà = tensione alle stelle
le location stesse che diventano dei personaggi; e poi vabbè, è Hitchcock, e quindi tensione e suspense ai massimi livelli. Non voglio dire niente riguardo alla storia perché ho paura di spoilerare, ma è veramente piena di colpi di scena, e fino all’ultimo momento non sai come andrà a finire. L’unica cosa che mi ha dato fastidio è

la spiegazione finale dello psicologo, non me lo aspettavo sinceramente da un regista come Hitchcock, io avrei tenuto solo tipo la prima (o seconda, ora non ricordo) frase dove spiega il problema di Bates e basta, non c’è bisogno di uno spiegone del genere!
E anche la scena dell’omicidio nella doccia non mi sembra invecchiata troppo bene, però per l’epoca e per le limitazioni imposte ad Hitchcock deve essere stata incredibile. In più quel che segue è una delle scene più belle nella storia del cinema (l’occhio di lei e il rumore dell’acqua).

Voto: 9

Clerks by Kevin Smith (1994)

Più che essere il film manifesto della cosiddetta “Generazione X”, per me è uno di quei film che o lo ami o lo odi. A me è piaciuto molto, lasciando stare la qualità degli attori o quella tecnica, il dialogo è frizzante ma molte volte pure profondo; fa ridere soprattutto per via dell’assurdità di certe scene; e comunque, nonostante tutto, racconta una storia in un modo più che buono. Per me è assolutamente promosso.

Voto: 8+/8,5

Seven Psychopaths by Martin McDonagh (2012)

Martin McDonagh fa il tipo di film che preferisco, delle commedie nere con protagonisti dei gangster; purtroppo però, ha realizzato solo due film fino ad ora, l’altro è In Bruges, uno dei miei 10 preferiti di sempre. Questo non è diverso, anzi, è molto di più: uno dei più grandi esempi di metanarrativa che abbia mai visto su schermo. E’ difficile riassumere in poche parole quanto intricato è questo lato del film; attraverso la metanarrativa Martin (scrittore irlandese del film Sette Psicopatici, un film che ha per protagonista Martin, scrittore irlandese del film Sette Psicopatici…) riesce a criticare un intero genere

ad esempio i subplot che non vengono portati a termine rappresentati da Zachariah nel finale durante i titoli di coda; o l'accusa al mal utilizzo delle donne, e infatti anche qui le vediamo come semplici comparse
e anche il pubblico e le sue aspettative. Il pubblico può essere infatti rappresentato dai personaggi di Sam Rockwell e Christopher Walken (entrambi davvero davvero ottimi, il primo troppo sottovalutato) e dalle loro visioni contrastanti di come deve essere un film. L’altra cosa da sottolineare è l’umorismo (nero), quante quante risate si fa sia per ciò che dicono i personaggi sia, soprattutto, per ciò che fanno

Walken che si rifiuta di alzare le braccia anche se l’altro ha una pistola, e la sparatoria finale tra Rockwell e il personaggio di Woody Harrelson, sono solo due dei vari highlights
Infine non manca il dramma e i momenti più commoventi. Insomma, un film completo che non penso possa trovare un detrattore. Giusto il protagonista è un po’ meh, ma chissene.

Voto: 9

Death Proof by Quentin Tarantino (2007)

E con questo concludo la mia prima filmografia, quella del mio regista-sceneggiatore preferito Quentin Tarantino. Purtroppo però, quest’ultimo è il suo film che m’è piaciuto di meno. Sono infatti troppo lunghi i dialoghi tra le ragazze che riempiono la gran parte della pellicola (insieme ad altri dialoghi che non sono altro che espositivi), i quali possono andar bene all’inizio per rivelare qualcosa in più del personaggio e della sua relazione con le altre, ma dopo un po’ diventano semplicemente superflui; qui Quentin ha esagerato esattamente come nella scena nella taverna in Inglourious Basterds. Tuttavia gli inseguimenti sono tra i migliori mai visti in un film, e la scena che divide l’opera è una delle migliori dell’intera filmografia di Tarantino; quindi è un gran peccato che abbia quei difetti perché altrimenti poteva ritrovarsi più in alto nella classifica dei suoi film. Ed invece è “soltanto” un bell’omaggio ai film che tanto ama.

Voto: 7

True Romance by Tony Scott (1993)

Gran divertimento. Ecco come riassumere questo film. Sceneggiatura ottima, ma vabbè, parliamo di uno dei migliori; regia di Tony Scott anch’essa di grande qualità; soundtrack di Hans Zimmer non una delle sue migliori ma comunque più che buona; e infine che cast, cioè, quando scorrevano i titoli di testa ero quasi scioccato da leggere chi c’era, a livello di nomi potrebbe essere uno dei migliori di sempre. Guardatelo.

Voto: 8+/8,5

Mean Streets by Martin Scorsese (1973)

Il mito di De Niro è nato con questo film, con quella sua entrata nel bar, una delle più iconiche nella storia del cinema; a partire da quel momento ci manterrà con gli occhi incollati allo schermo per il resto della pellicola. Oltre alla sua di leggenda, con questo film nasce anche quella di Martin Scorsese, il quale tramite questa sua opera rivoluziona il genere gangster mischiandolo con lo stile di Truffaut e della French New Wave in generale. Il suo obiettivo di portare la sua Little Italy è più che compiuto grazie ad uno stile registico quasi documentaristico. Innovativa per l’epoca anche la scelta di utilizzare canzoni già esistenti invece delle solite colonne sonore fatte ad-hoc per il film, innovativa e mai più azzeccata, visto che sono una delle componente principali che ti fanno entrare nell’atmosfera del film. Si possono ritrovare qui diversi elementi che verranno poi ripresi in Goodfellas, uno fra tutti la fratellanza tra i vari personaggi principali (anche se qui beh… molto meno) che ha tra i suoi punti più alti una delle migliori risse che mi è capitato di vedere su schermo. Oltre a ciò anche il tema religioso, che ritroveremo più e più volte nella sua filmografia, ha qui un primo, geniale esempio con il timore di Charlie (un più che buono Harvey Keitel purtroppo per lui oscurato dalla stella di De Niro) per l’inferno rappresentato attraverso le fiamme del fornello. E vi devo dire, il finale, nonostante possa sembrare interrotto mi è piaciuto parecchio per come Scorsese ha deciso di terminare il suo primo magnum opus. Già, magnum opus, perché nonostante Goodfellas possa sembrare un’evoluzione di Mean Streets, quest’ultimo non ha niente da invidiare.

Voto: 9

Non Essere Cattivo by Claudio Caligari (2015)

Non ho mai visto nessuno degli altri due film del compianto regista, nemmeno niente da Pasolini (al quale si ispira, stando a quanto ho letto), quindi forse non ho colto tutti i particolari, ma oh, quanto mi è piaciuto questo film. Lo descriverei come il Trainspotting italiano, visti i temi e i personaggi (e quanto mi sono piaciuti entrambi), ma anche l’umorismo nero che avvolge questo mondo in decadenza rappresentato nella pellicola

quando Vittorio ha le visioni per strada stavo per scoppiare dal ridere
Quello che però voglio sottolineare maggiormente sono le emozioni che questo film trasmette

dalla scoperta della morte di Deborah in particolare, il cui dolore dei protagonisti ci viene trasmesso attraverso l’inquadratura che scuote, si ha un turbinio di emozioni incredibile fino al finale che è veramente strappacuore
Quello e le prove attoriali dei due attori principali Luca Marinelli e Alessandro Borghi, davvero bravissimi entrambi. Inoltre la regia calcolata al dettaglio, con ogni inquadratura che si porta con sé un significato; complimenti davvero Caligari, non vedo l’ora di vedere il resto della tua filmografia. Questo è un film incredibile che avrebbe dovuto vincere l’Oscar al miglior film straniero quest’anno; ciò non è successo, ma deve comunque essere un punto di partenza per la rinascita del cinema italiano.

Voto: 8,5/9-

 
Green Room

Carino, abbastanza discreto, tutto sommato intrattiene. Zero pathos, suspance o qualsivoglia empatia per i personaggi, ma proprio ZERO spaccato, però c'ha un paio di scene fighe e mi ha fatto passare abbastanza velocemente l'oretta e mezza in treno.

 
Dracula, Browning
Bellissimo, ritmi perfetti, conflitti costruiti con pochi mezzi e molta maestria. Ho poco tempo e non dico di più ma vedetelo.

Dracula, Melford

La versione spagnola fatta nello stesso anno dallo stesso studios. Azzecca molte cose semplicemente perché le ricalca 1 a 1. L'eccessiva involontaria parodizzazione ad un certo punto scoccia. Comunque un bel film.
Casualmente gli ho visti ieri tutti e due uno di seguito all'altro

Belli entrambi, ma preferisco Browning.

 
Vi consiglio (se non li avete visti) tre film:

1) Cane di paglia (davvero un gran film a mio avviso)

Campagna scozzese. Un professore americano viene ad abitarvi con la giovane moglie, che è nata lì. Lui studia e lei si annoia. Alcuni vecchi amici della ragazza, sollecitati dalla sua civetteria, la violentano. Rabbiosa reazione del marito, creduto un pavido. Sarà una strage. Peckinpah dice che la violenza dei suoi film è giustificata dalla violenza dei rapporti umani. Qui, però, la violenza sembra esagitata e compiaciuta e, secondo i più, al servizio d'una ideologia reazionaria. Ineccepibile Hoffman; ma la sorpresa è Susan George: una presenza di inquietante sensualità.

2) Fuori Orario (sottovalutato)

È la seconda volta (dopo Re per una notte) che Scorsese si imbatte nella commedia (questa volta da incubo metropolitano kafkiano). Il progetto non è stato sviluppato personalmente dal regista, coinvolto in quel periodo nella preparazione de L'ultima tentazione di Cristo che subì una cancellazione improvvisa da parte della Paramount a sole quattro settimane dall'inizio delle riprese. Dopo aver respinto mucchi di script, ricevette la sceneggiatura di Fuori orario dai produttori Amy Robinson e Griff Dunne (scritta in realtà da Joe Minion uno studente della Columbia University come saggio finale di un corso di cinema del regista jugoslavo Dusan Makavejev). La sceneggiatura sarà trasformata in modo sostanziale dal regista. Fuori orario è stato da subito considerato "una rinascita" nella sua carriera (grande successo di critica e premio alla miglior regia al Festival di Cannes) e il film potrebbe essere letto come una sorta di sua autobiografia emotiva. Scorsese rivelò che le tribolazioni di Paul Hackett (che appaiono un po' come una versione derisoria e crudele degli ultimi anni della sua vita) riflettono la frustrazione professionale di quel periodo. Ma anziché piangersi addosso, il cineasta infonde al film un'energia inattesa: mai un incubo raccontato al cinema è stato più gioioso. Girato in sei settimane a New York, il film dimostrerà che il regista è in grado di realizzare egregiamente un progetto low-budget (semmai è un ritorno alle origini). Per la prima volta Scorsese lavora con il direttore della fotografia tedesco Micheal Ballhaus (da sempre collaboratore di Fassbinder e quindi abituato alle produzioni indipendenti). Scorsese collaborerà con lui altre sei volte dal Colore dei soldi a The Departed. In seguito alle esplorazioni notturne della New York di Taxi driver (1976), il regista trasforma SoHo (noto quartiere degli artisti della Grande Mela) in un lurido, claustrofobico paesaggio capace di scatenare nel protagonista le più intime ansie e paure. La città non è quindi un semplice ambiente fisico naturale, bensì la proiezione dei fantasmi e delle angosce di un solo individuo.

Nonostante l'oscurità visiva e metaforica contenuta nella pellicola e la sensazione di straniamento e disagio nello spettatore, Fuori orario è un film inquietantemente divertente. L'humor nero trova perfetta realizzazione nell'enfasi dei piccoli dettagli e nell'eccellente performance di Griff Dunne. Avvicinandosi al concetto di cinema puro, è un esempio quasi perfetto di se stesso. Manca una lezione o un messaggio, "accontentandosi" di mostrare l'eroe/uomo comune di fronte alla discesa agli inferi quando al tramonto la New York diurna sveste i suoi panni falsi e ipocriti di perfezione.

3) Cube - Il cubo (nel suo genere un ottimo film)

Un gruppo di uomini e donne si ritrova intrappolato in un enorme cubo formato da stanze (anch'esse di forma cubica) ognuna delle quali ha sei possibili aperture che conducono ad altre stanze. Ognuna di esse può costituire un passo in avanti verso la salvezza (cioè verso la superficie esterna) oppure un pericolo mortale. Chi si trova all'interno non sa come ci sia finito e se si tratti o meno di una punizione. Il film canadese costato solo 350.000 dollari, messi a disposizione nella quasi totalità da Norman Jewison, ha ottenuto buoni risultati al box office grazie a una dimensione narrativa di impronta kafkiana che non rinuncia a qualche momento da grand guignol e a qualche caratterizzazione un po' sopra le righe.
 
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Angst
Un peccato che sia difficile da recuperare, perchè è uno dei massimi capolavori degli anni 80 (per quello che ho visto, s'intende), colonna sonora che raggiunge picchi altissimi, un lavoro sui suoni e sul loro montaggio che secondo me recentemente solo tarantino ha ripreso degnamente, attori bravissimi e molto alla "bava", diciamo, perchè non mi viene in mente altro modo di descriverli se non come gente diretta da uno che si deve essere sparato almeno 50 volte reazione a catena e black sabbath (e diverse pugnette, guardandoli), e sopratutto sugli scudi la regia e il voice over, tra i migliori che abbia visto sinceramente, perchè non solo sono essenziali, il protagonista parla pochissime volte in tutto il film, ma per la loro morbosità che riflette la personalità dello psicopatico (ah, il film parla di un PAZZO che esce di prigione e tortura la prima famiglia che trova), e tutto, azione, personaggio, profondità, motivazione, è trainato dal voice over che pezzo dopo pezzo costruisce questo indimenticabile puzzle umano. Certe inquadrature e movimenti sono levati proprio, particolare attenzione a uno in particolare, nei primi minuti, in prigione. Finale, ovviamente, secco, realistico ma allo stesso tempo surreale, per qualche motivo (probabilmente per il viso del protagonista, ricorda klaus kinski).

Se potete recuperatelo perchè è una perla imprescindibile.
In realtà è stato recentemente ristampato in br da Gaspar Noè che lo adora, quindi volendo si recupera agevolmente; comunque si filmone, grazie anche alle funamboliche riprese che si è inventato il direttore della fotografia //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

Io invece sono in pieno rewatch estivo di slasher e ieri mi sono visto il grandissimo La città che aveva paura, film che riprende lo stile asciutto e realista del più celebre massacro texano con la motosega e ha evidentemente ispirato la prima scampagnata di quel ragazzone di Jason.

 
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Dopo tantissimi anni ho rivisto "Back to the Future", mio ***... mi sono ammazzato dalle risate!Zemeckis è un mito!
FANTASTICO!

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Ehi tu porco, levale le mani di dosso !

So le scene quasi a memoria :rickds:

Il primo è un vero capolavoro!

 
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Vi consiglio (se non li avete visti) tre film:
1) Cane di paglia (davvero un gran film a mio avviso)

Campagna scozzese. Un professore americano viene ad abitarvi con la giovane moglie, che è nata lì. Lui studia e lei si annoia. Alcuni vecchi amici della ragazza, sollecitati dalla sua civetteria, la violentano. Rabbiosa reazione del marito, creduto un pavido. Sarà una strage. Peckinpah dice che la violenza dei suoi film è giustificata dalla violenza dei rapporti umani. Qui, però, la violenza sembra esagitata e compiaciuta e, secondo i più, al servizio d'una ideologia reazionaria. Ineccepibile Hoffman; ma la sorpresa è Susan George: una presenza di inquietante sensualità.

2) Fuori Orario (sottovalutato)

È la seconda volta (dopo Re per una notte) che Scorsese si imbatte nella commedia (questa volta da incubo metropolitano kafkiano). Il progetto non è stato sviluppato personalmente dal regista, coinvolto in quel periodo nella preparazione de L'ultima tentazione di Cristo che subì una cancellazione improvvisa da parte della Paramount a sole quattro settimane dall'inizio delle riprese. Dopo aver respinto mucchi di script, ricevette la sceneggiatura di Fuori orario dai produttori Amy Robinson e Griff Dunne (scritta in realtà da Joe Minion uno studente della Columbia University come saggio finale di un corso di cinema del regista jugoslavo Dusan Makavejev). La sceneggiatura sarà trasformata in modo sostanziale dal regista. Fuori orario è stato da subito considerato "una rinascita" nella sua carriera (grande successo di critica e premio alla miglior regia al Festival di Cannes) e il film potrebbe essere letto come una sorta di sua autobiografia emotiva. Scorsese rivelò che le tribolazioni di Paul Hackett (che appaiono un po' come una versione derisoria e crudele degli ultimi anni della sua vita) riflettono la frustrazione professionale di quel periodo. Ma anziché piangersi addosso, il cineasta infonde al film un'energia inattesa: mai un incubo raccontato al cinema è stato più gioioso. Girato in sei settimane a New York, il film dimostrerà che il regista è in grado di realizzare egregiamente un progetto low-budget (semmai è un ritorno alle origini). Per la prima volta Scorsese lavora con il direttore della fotografia tedesco Micheal Ballhaus (da sempre collaboratore di Fassbinder e quindi abituato alle produzioni indipendenti). Scorsese collaborerà con lui altre sei volte dal Colore dei soldi a The Departed. In seguito alle esplorazioni notturne della New York di Taxi driver (1976), il regista trasforma SoHo (noto quartiere degli artisti della Grande Mela) in un lurido, claustrofobico paesaggio capace di scatenare nel protagonista le più intime ansie e paure. La città non è quindi un semplice ambiente fisico naturale, bensì la proiezione dei fantasmi e delle angosce di un solo individuo.

Nonostante l'oscurità visiva e metaforica contenuta nella pellicola e la sensazione di straniamento e disagio nello spettatore, Fuori orario è un film inquietantemente divertente. L'humor nero trova perfetta realizzazione nell'enfasi dei piccoli dettagli e nell'eccellente performance di Griff Dunne. Avvicinandosi al concetto di cinema puro, è un esempio quasi perfetto di se stesso. Manca una lezione o un messaggio, "accontentandosi" di mostrare l'eroe/uomo comune di fronte alla discesa agli inferi quando al tramonto la New York diurna sveste i suoi panni falsi e ipocriti di perfezione.

3) Cube - Il cubo (nel suo genere un ottimo film)

Un gruppo di uomini e donne si ritrova intrappolato in un enorme cubo formato da stanze (anch'esse di forma cubica) ognuna delle quali ha sei possibili aperture che conducono ad altre stanze. Ognuna di esse può costituire un passo in avanti verso la salvezza (cioè verso la superficie esterna) oppure un pericolo mortale. Chi si trova all'interno non sa come ci sia finito e se si tratti o meno di una punizione. Il film canadese costato solo 350.000 dollari, messi a disposizione nella quasi totalità da Norman Jewison, ha ottenuto buoni risultati al box office grazie a una dimensione narrativa di impronta kafkiana che non rinuncia a qualche momento da grand guignol e a qualche caratterizzazione un po' sopra le righe.
grandi recuperi

In realtà è stato recentemente ristampato in br da Gaspar Noè che lo adora, quindi volendo si recupera agevolmente; comunque si filmone, grazie anche alle funamboliche riprese che si è inventato il direttore della fotografia //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gifIo invece sono in pieno rewatch estivo di slasher e ieri mi sono visto il grandissimo La città che aveva paura, film che riprende lo stile asciutto e realista del più celebre massacro texano con la motosega e ha evidentemente ispirato la prima scampagnata di quel ragazzone di Jason.
Doveva per forza piacere a noè :rickds:

 
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Dopo tantissimi anni ho rivisto "Back to the Future", mio ***... mi sono ammazzato dalle risate!Zemeckis è un mito!
Un idolo, anche perche` ha detto: "Finche` vivo, Back to The Future non verra` toccato", merita di diventare immortale :kappeRE:

 
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Una Spia e Mezzo ieri al cinema, carino devo dire, mi aspettavo peggio //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
Wee ma state commentando e consigliando i film e allora ditelo.

 
Cell

Ho scoperto casualmente che hanno realizzato l'adattamento di uno dei miei romanzi di King preferiti, e ovviamente sono corso a vederlo. Delusione incredibile! Come rendere ridicola e banale una storia avvincente, davvero un filmaccio. Regia, interpretazioni, effetti speciali, tutto da dimenticare. E non parliamo di come hanno stravolto il finale (tra l'altro, mi pare di aver letto che è stato lo stesso King a riscriverlo perchè si erano lamentati del finale del libro.. no comment).

 
The Walk di Zemeckis

E' una sofferenza guardarlo sapendo che... beh, non è che è stato trattato male in patria, ho visto che ha 70 sul metacritic, ma roba tipo brooklyn, spotlight, room arriva a 90 e passa quando zemeckis con questa perla caga in testa a tutti. Spero che qualcuno possa imparare da chi fa cinema così, le mie mani sudate ti salutano e ti ringraziano Robert

 
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