Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

  • Autore discussione Autore discussione Staff Cinema
  • Data d'inizio Data d'inizio
ma nessuno qui ha visto E' solo la fine del mondo, l'ultmo di Dolan... volevo avere qualche opinione del forum...

 
Oceania

Non amo i film Disney ma questo è un capolavoro,entusiasmante dall'inizio alla fine.

Avatar

Visto per la ventesima volta,forse il mio film preferito di sempre,capolavoro assoluto per me. Attendo il seguito previsto per la fine del 2018.

Toy Story 1,2,3

Capolavori senza tempo.

 
Seventh Heaven e Street Angel di Frank Borzage.

Due film con protagonista Janet Gaynor (protagonista anche in Sunrise di Murnau). Sono due tenere storie d'amore in mezzo a un mare di povertà, guerra e peccato. La struggente atmosfera generale è ai limiti dell'onirico. Sono due storie così dolci da far commuovere, ma non si arriva mai al parossismo di certe emozioni; è come sentire un costante nodo alla gola che non esplode mai in pianto.

Berlino - Sinfonia di una grande città di Walter Ruttmann.

Un film documentario in cui l'occhio della macchina della presa indaga con attenzione una normale giornata di questa sorta di macrorganismo che è la grande città. In alcuni momenti è ipnotizzante, quasi come spiare la vita di un formicaio.

 
Ultima modifica da un moderatore:
Fast & Furious 7 (2015)

Altro film fuori di testa, primo vero sequel di Tokyo Drift, e ultima apparizione cinematografica di Paul Walker. Il tributo finale è bellissimo, ricordo che in sala partirono gli applausi, manco fosse uno degli ultimi Star Wars.

Il miglior Roman Pearce di sempre :rickds: e Hobbs da antologia nonostante compaia solo all'inizio e alla fine.

Arrivederci a fra 3 mesi e mezzo :pffs:

ps: guardando le scene eliminate, tra l'altro, si scopre che Letty

Quando "muore" nel quarto film, qualche tempo dopo torna alla clinica dove è stata curata e ricorda di essere stata salvata da... Gisele! E un'infermiera le promette di cercare i documenti di quel giorno, scoprendo poi (in un'altra scena eliminata) che è stata registrata come Leticia Toretto e non come Leticia Ortiz.
 
Ultima modifica:
Perfetti sconosciuti Commediuola classica che non ti impegna ma nel complesso l'ho ritenuta soddisfacente, diciamo che se ne trovano molte di peggio:stema:

 
Angustia, Luna

Scandaloso che non me l'avevate mai consigliato

Madame Bovary, Chabrol

Mediocrissimo. Affrettato nei passaggi importanti, riesce comunque a prendersi due ore per trasporre ogni singolo snodo narrativo. Musichette e voce narrante. Immiserisce quando va bene, a tratti travisa. Regia zero.

 
ma nessuno qui ha visto E' solo la fine del mondo, l'ultmo di Dolan... volevo avere qualche opinione del forum...
devi anche sapere però che per molti qua dentro dolan avrebbe dovuto limitarsi ad Instagram :.bip::.bip::.bip::.bip:

in altre parole, a diversi utenti, me compreso, "non va giù". Personalmente lo guarderò, ma è il cast ad attirarmi. Te l'hai visto? Cosa ne pensi?

 
ultima infornata dell'anno:

hell or high water di david mackenzie. buono, ma fin troppo standardizzato. procede senza particolari problemi, ma allo stesso modo non mi sembra abbia particolari guizzi per cui valga la pena ricordarlo. svariati stacchi fin troppo banali, così come l'uso della musica. da apprezzare l'uso diretto e concreto della violenza, senza particolari fronzoli o eccessi. jeff bridges è un innegabile valore aggiunto al tutto.

the nice guys di shane black. commedia che funziona tremendamente bene. un sacco di cambi di ritmo efficaci, comicità polivalente e sempre divertente, lodevole anche qua l'uso della violenza (in una maniera completamente differente, veicola intelligentemente la comicità e risolve non banalmente situazioni narrative). russel crowe buono, ma la vera sorpresa è ryan gosling, che a priori avrei faticato a immaginare in un ruolo del genere e invece è stato eccezionale.

12 angry men di sidney lumet. un incredibile esordio e un gran capolavoro. un film che avanza unicamente per dialoghi, tutti scritti con estrema precisione, con sottili rapporti e cambi di forza tra i personaggi, quei dodici uomini che presto impareremo a conoscere e riconoscere. magistrale il modo in cui il caso viene ricostruito e decostruito, in cui ogni frammento viene diventa fondamentale e rivela moltissimo sui presenti. il tutto presentato da una regia perfetta, che si muove con assoluta sicurezza e consapevolezza in quella minuscola stanza, che riesce a dosare con incredibile efficacia tanto i campi totali quanto i primi piani, e che fa dei leggerissimi movimenti di macchina un incredibile mezzo espressivo e retorico. niente è ovviamente lasciato al caso, tanto vale ripeterlo, che capolavoro.

popstar: never stop never stopping di jorma taccone e akiva schaffer. insufficiente, ma non lo dico con cattiveria. la comicità, anche se in maniera altalenante, funziona bene, e qualsiasi fan dei lonely island ritroverà il solito loro stile ultra-pop demenziale. il problema è che in quanto film funziona poco, fin troppo frammentario e poco coeso, un collage di trovate comiche che talvolta procede anche in maniera accettabile, ma mostra evidenti limiti in fin troppi punti.

el club di pablo larrain.

julieta di pedro almodovar. un buon dramma in cui almodovar intreccia sapientemente presente e passato della protagonista, in un sistema di richiami interni accettabile pur nella sua mancanza di sostanziale originalità. lo stesso dicasi tanto per il tema amoroso quanto per quello di elaborazione del lutto, bene o male intrecciati, uno il riflesso dell'altro, amore e morte come due facce della stessa medaglia ecc. ecc. su questa linea. non sconvolgente, ma si vede con piacere. ottima la prima di emma suarez.

ambo di allen prima maniera, a metà tra la parodia e l'omaggio, con tanta e sana demenzialità: sleeper e love and death. il primo a sfondo fantascientifico, rifacendosi tanto alle pellicole sci-fi di quegli stessi primi anni '70 quanto dei decenni precedenti; più che buono, con punte di genio sparse durante la visione. il secondo si rifà al grande romanzo russo ottocentesco, muovendosi principalmente tra tolstoj e dostoevskij, e credo si possa considerare come il suo capolavoro comico. incessantemente divertente e incredibilmente variegato, si perde veramente il conto dei momenti memorabili. non solo, è chiarissima la consapevolezza e passione verso la materia tratta, per come viene inscenato questo grosso dramma russo, con sfondi tanto l'alta società quanto la guerra, e per come vengono resi i filosofeggianti dilemmi esistenziali. consapevolezza anche verso il cinema russo, con chiari richiami al montaggio della scuola sovietica durante la scena della guerra, e un'esplicita citazione a la corazzata potemkin. veramente eccezionale.

the wailing di na hong-jin. horror a dir poco travolgente, succede molto e nonostante la durata non indifferente non perde mai colpi. quella che è una trama assolutamente elementare viene arricchita e stratificata, si aggiungono livelli e si percorrono strade apparentemente a vuoto ed è un piacere perdersi durante la visione, anche quando si sa di avere chiaramente la soluzione in tasca. piacevole da vedere anche per l'ottima messa in scena, sono non pochi i momenti che colpiscono, e ci si prende senza problemi per scene che giustamente meritano spazio e una buona costruzione (penso ad esempio alla scena del rito per la maledizione, con quel fantastico montaggio parallelo, gestito ottimamente). horror sì ma anche difficilmente inquadrabile in un'etichetta univoca, si attraversano più sotto-generi o anche solo tensioni, ed è sempre tutto convincente.

promosso a pieni voti.

paterson di jim jarmusch. tanto tranquillo e sommesso quanto coinvolgente. un film che mette in pace con il mondo, che inizia, si svolge e finisce senza particolari scossoni, limitandosi a creare e a risolvere quasi istantaneamente tanti piccoli momenti. non ci sarebbe stato veramente modo più efficace per seguire un protagonista del genere, e per quanto possa sembrare banale visto il contenuto, in questo riesce a essere incredibilmente poetico. per valorizzare tutto ciò jarmusch punta alla ripetizione, ci mostra un quotidiano sempre simile a sé stesso e in realtà, sotto la superficie, in lenta e talvolta impercettibile evoluzione. adam driver non potrebbe essere più azzeccato per il ruolo. più che accettabile poi il lavoro di adattamento e traduzione fatto sulle poesie (a inizio film viene fatto sapere che si ha lavorato sotto direttive di jarmusch stesso, sicuramente lodevole tutto ciò).

finisce indubbiamente tra i più interessanti dell'anno.

elle di paul verhoeven. visione finita da poco, fatico a inquadrarlo. un dramma psicologico di rara cattiveria, attraversato da una sottilissima tensione da commedia nera. personaggi che ruotano attorno alla protagonista (assoluto centro di propulsione di tutto il film) in modo a volte fin troppo assurdo, ma con rapporti di forza anche interessanti. alla fine funziona bene, tanto negli aspetti psicologici quanto quelli da thriller.

 
devi anche sapere però che per molti qua dentro dolan avrebbe dovuto limitarsi ad Instagram :.bip::.bip::.bip::.bip:
in altre parole, a diversi utenti, me compreso, "non va giù". Personalmente lo guarderò, ma è il cast ad attirarmi. Te l'hai visto? Cosa ne pensi?
no, io visto solo Mummy e non mi è piaciuto proprio.

ma ho letto/visto recensioni entusiasmanti per il suo ultimo film , candidato all'oscar per lingua straniera, giovane genio, ecc...

volevo conoscere la linea degli utenti su Dolan, a quanto pare non è ben voluto :ahsisi:

 
Ultima modifica da un moderatore:
io e la mia vita sociale ieri sera abbiamo festeggiato la notte del primo dell'anno con La cosa di Carpenter.

devo vedere ancora un po di roba soprattutto italiana. ma per ora questo credo sia il mio film dell'orrore preferito

 
Capolavoro La Cosa.

 
Dolan personalmente non lo sopporto, ma troverai invece diversi altri utenti che invece lo adorano, parlane con loro:asd:

La Cosa è il mio horror preferito in assoluto :sisi:

 
The bridge on the river Kwai | David Lean, 1957. Seconda visione. Riesce ad essere un capolavoro in talmente tanti modi diversi che non ho nemmeno voglia di elencarli. Per come la vedo io si dovrebbe parlare molto, molto di più di quel signore chiamato David Lean. Chissà che bello vederselo al cinema una sera del lontano inverno '57: in fila al botteghino, comprare il biglietto dello spettacolo un po' a caso, fidandosi della locandina, ed uscire dalla sala tutto imbacuccato, con stampato sulla faccia il sorriso di chi è soddisfatto della propria serata. (Non so perché, ma guardando il film ho davvero provato una specie di nostalgia per questa precisa immagine.) Di recente, l'unica occasione in cui ricordo di aver provato qualcosa del genere è stato alla fine della proiezione di The hateful eight. Certe pellicole si portano dietro sensazioni tutte loro.

Perfetti sconosciuti | Paolo Genovese, 2016. Che bella sorpresa! Prodotto sostanzialmente ineccepibile: spontaneo quando inserisce gli elementi comici, moderato quando sviluppa quelli drammatici, ritmato in modo praticamente infallibile. Sul versante tecnico la regia è pulitissima e la recitazione perfetta. Colpisce fin da subito il clima conviviale che riesce a ricreare in pochissimi minuti, veramente contagioso e piacevolmente familiare. Devo dire che in questo mi ha ricordato da vicino Il nome del figlio, dell'anno scorso: il genere è quello, e la situazione descritta a tratti molto simile e ci sono anche alcuni temi condivisi. Il film della Archibugi falliva però in alcune sue fastidiose pretese retoriche che invece qui hanno senso, oltre ad essere proposte con più sobrietà. (In realtà falliva anche per quella traumatica scena in cui ballano tutti che mi lasciò veramente senza parole – ma stiamo parlando di un altro film.) E se qui gioco funziona è anche grazie ad un soggetto abbastanza forte da sostenere tutti i conflitti in campo – che sono tanti, e forti – senza che sia mai compromessa la verosimiglianza di una situazione di per sé esasperata. Discorso simile si può fare per il già citato ritmo, in perfetto equilibrio fra le esigenze dello spettacolo e quelle della credibilità della rappresentazione. Tanto di cappello, dunque: una simile precisione di regia e scrittura in un prodotto commerciale – come è Perfetti sconosciuti – meritano solo complimenti. Non mi dilungo molto sugli attori, tutti bravi: mi fa sempre sorridere come Mastandrea faccia sempre il solito personaggio mezzo depresso mezzo pezzo di ***** e la Rohrwacher... la Rochwacher; mi sono piaciuti molto Giallini e Battiston, che non conoscevo; e che piacere è stato ritrovare Kasia Smutniak in una versione un po' meno sexxi e un po' più casalinga, dopo averla lasciata alla prima stagione di In treatment – in cui interpretava un personaggio decisamente più sexxi e meno casalingo. (Unico piccolissimo appunto prima di concludere: in alcune delle telefonate in vivavoce il doppiaggio è fin troppo evidente, e mi ha spezzato un po' la tensione del momento.) Chiudo con una nota sul finale, che mi piace di più ogni volta che ci ripenso.

Dico subito che in un primo momento ho veramente sudato freddo all'idea che che una sceneggiatura così ben scritta rovinasse sul più inflazionato dei «se fosse» (discendente dell'odiosa stirpe del «era solo un sogno»). Smaltito l'iniziale stordimento, però, mi son reso conto di quanto la scelta fosse dannatamente azzeccata. Perché quello stordimento era proprio il punto in cui il film voleva andare a parare: per un istante da spettatori si è completamente disarmati, e si intuisce con una forza impressionante l'estensione, il peso e la pervasività dei segreti con cui i personaggi hanno vissuto fino a quel momento, in relativa tranquillità e incoscienza. (Poi ok che i segreti “grossi” sono tutti variazioni sul tema corna, ma voglio mettermi a fare il sofisticato proprio adesso.) Ironico il fatto che ad essersi opposto al gioco sia stato uno dei pochi che non avrebbe avuto niente da perdere; anzi, l'unica coppia che al gioco non solo sarebbe sopravvissuta, ma ne sarebbe stata addirittura salvata. Cancellando tutto si rende evidente quale forzatura il gioco fosse: molto più credibile che la proposta cadesse nel vuoto, che si preferisse ignorare gli elefanti nella stanza.
Forse sto sovrainterpretando, ma è proprio perché il film è bravo a suggerire spunti di riflessione e a lasciare spazio al giudizio dello spettatore. Insomma, bello; un prodotto semplice, pensato con intelligenza e realizzato con professionalità. Che è un po' tutto quello di cui il buon cinema commerciale ha sempre avuto bisogno, e che in questo particolare momento potrebbe essere davvero un graditissimo segnale.

 
Ultima modifica da un moderatore:
Storks, film animato frizzante, creativo e parecchio divertente. Una bella sorpresa, dopo "The LEGO movie" WB ha sfornato un altro bel gioiellino d'animazione. Da vedere.

- - - Aggiornato - - -

Ho visto Beasts of No Nation, wow, film enorme!

Spaventoso ritratto della guerra, mai scontato, mai banale, sempre ispirato. Narrato in modo magistrale e pieno di scene da manuale: da quelle oniriche, a quelle di guerra, fino a quelle più teatrali, con i dialoghi serrati tra i personaggi.

Idirs Elba, che ve lo dico a fare, è sempre un gigante; ma il protagonista, il ragazzino Abraham Attah, alla sua prima prova attoriale, non è certo da meno.

è un film potente, emozionante e confezionato in modo assolutamente perfetto. Imperdibile!

 
"La ragazza del treno" bel thriller, il finale si può intuire a metà film.

"Animali notturni" o mi sono perso mezz'ora di film senza accorgemene, o la trama non ha senso.

 
Defiance: I giorni del coraggio (2008)

Io di solito non guardo film di guerra, ma questo non mi è dispiaciuto.

 
Trafficanti (War Dogs) di Todd Philips - Si lascia guardare, un pò sopra le righe senza un buon motivo ma può essere sulla sufficienza. Dello stesso tema Lord of war è 10 spanne sopra come minimo, meglio guardare quello.

Miss Peregrine- La casa dei ragazzi speciali (Tim Burton) - Mi è piaciuto moltissimo ma è lontano dall'essere un ottimo film, un pò frettoloso in alcuni punti, non mancano forzature e castronerie di sceneggiatura, che però mi sono scivolate via senza badarci troppo dato che mi ha tenuto incollato dall'inizio alla fine e vi ho trovato tutto quello che amo del regista. Mi è piaciuto di più di big eyes e dark shadows senza dubbio.

 
Miss Peregrine- La casa dei ragazzi speciali (Tim Burton) - Mi è piaciuto moltissimo ma è lontano dall'essere un ottimo film, un pò frettoloso in alcuni punti, non mancano forzature e castronerie di sceneggiatura, che però mi sono scivolate via senza badarci troppo dato che mi ha tenuto incollato dall'inizio alla fine e vi ho trovato tutto quello che amo del regista. Mi è piaciuto di più di big eyes e dark shadows senza dubbio.
Oh finalmente vedo che non sono l'unico ad averlo apprezzato e pure tanto :ahsisi:

 
Un Chien Andalou di Luis Bunuel.

Questo cortometraggio è il Surrealismo.

The Wind di Victor Sjostrom.

Come sempre è protagonista l'elemento naturale, in questo caso il vento, anche se ci si sposta dal freddo nord al deserto.

Pandora's Box di Georg Wilhelm Pabst.

La protagonista Lulù è una ragazzina che è puro eros. Forse è il primo film con precise allusioni all'amore saffico.

The Man Who Laughs di Paul Leni.

Dall'espressione del protagonista deriva la maschera del Joker di Batman.

 
Pubblicità
Pubblicità
Indietro
Top