ultima infornata dell'anno:
hell or high water di david mackenzie. buono, ma fin troppo standardizzato. procede senza particolari problemi, ma allo stesso modo non mi sembra abbia particolari guizzi per cui valga la pena ricordarlo. svariati stacchi fin troppo banali, così come l'uso della musica. da apprezzare l'uso diretto e concreto della violenza, senza particolari fronzoli o eccessi. jeff bridges è un innegabile valore aggiunto al tutto.
the nice guys di shane black. commedia che funziona tremendamente bene. un sacco di cambi di ritmo efficaci, comicità polivalente e sempre divertente, lodevole anche qua l'uso della violenza (in una maniera completamente differente, veicola intelligentemente la comicità e risolve non banalmente situazioni narrative). russel crowe buono, ma la vera sorpresa è ryan gosling, che a priori avrei faticato a immaginare in un ruolo del genere e invece è stato eccezionale.
12 angry men di sidney lumet. un incredibile esordio e un gran capolavoro. un film che avanza unicamente per dialoghi, tutti scritti con estrema precisione, con sottili rapporti e cambi di forza tra i personaggi, quei dodici uomini che presto impareremo a conoscere e riconoscere. magistrale il modo in cui il caso viene ricostruito e decostruito, in cui ogni frammento viene diventa fondamentale e rivela moltissimo sui presenti. il tutto presentato da una regia perfetta, che si muove con assoluta sicurezza e consapevolezza in quella minuscola stanza, che riesce a dosare con incredibile efficacia tanto i campi totali quanto i primi piani, e che fa dei leggerissimi movimenti di macchina un incredibile mezzo espressivo e retorico. niente è ovviamente lasciato al caso, tanto vale ripeterlo, che capolavoro.
popstar: never stop never stopping di jorma taccone e akiva schaffer. insufficiente, ma non lo dico con cattiveria. la comicità, anche se in maniera altalenante, funziona bene, e qualsiasi fan dei lonely island ritroverà il solito loro stile ultra-pop demenziale. il problema è che in quanto film funziona poco, fin troppo frammentario e poco coeso, un collage di trovate comiche che talvolta procede anche in maniera accettabile, ma mostra evidenti limiti in fin troppi punti.
el club di pablo larrain.
julieta di pedro almodovar. un buon dramma in cui almodovar intreccia sapientemente presente e passato della protagonista, in un sistema di richiami interni accettabile pur nella sua mancanza di sostanziale originalità. lo stesso dicasi tanto per il tema amoroso quanto per quello di elaborazione del lutto, bene o male intrecciati, uno il riflesso dell'altro, amore e morte come due facce della stessa medaglia ecc. ecc. su questa linea. non sconvolgente, ma si vede con piacere. ottima la prima di emma suarez.
ambo di allen prima maniera, a metà tra la parodia e l'omaggio, con tanta e sana demenzialità: sleeper e love and death. il primo a sfondo fantascientifico, rifacendosi tanto alle pellicole sci-fi di quegli stessi primi anni '70 quanto dei decenni precedenti; più che buono, con punte di genio sparse durante la visione. il secondo si rifà al grande romanzo russo ottocentesco, muovendosi principalmente tra tolstoj e dostoevskij, e credo si possa considerare come il suo capolavoro comico. incessantemente divertente e incredibilmente variegato, si perde veramente il conto dei momenti memorabili. non solo, è chiarissima la consapevolezza e passione verso la materia tratta, per come viene inscenato questo grosso dramma russo, con sfondi tanto l'alta società quanto la guerra, e per come vengono resi i filosofeggianti dilemmi esistenziali. consapevolezza anche verso il cinema russo, con chiari richiami al montaggio della scuola sovietica durante la scena della guerra, e un'esplicita citazione a la corazzata potemkin. veramente eccezionale.
the wailing di na hong-jin. horror a dir poco travolgente, succede molto e nonostante la durata non indifferente non perde mai colpi. quella che è una trama assolutamente elementare viene arricchita e stratificata, si aggiungono livelli e si percorrono strade apparentemente a vuoto ed è un piacere perdersi durante la visione, anche quando si sa di avere chiaramente la soluzione in tasca. piacevole da vedere anche per l'ottima messa in scena, sono non pochi i momenti che colpiscono, e ci si prende senza problemi per scene che giustamente meritano spazio e una buona costruzione (penso ad esempio alla scena del rito per la maledizione, con quel fantastico montaggio parallelo, gestito ottimamente). horror sì ma anche difficilmente inquadrabile in un'etichetta univoca, si attraversano più sotto-generi o anche solo tensioni, ed è sempre tutto convincente.
promosso a pieni voti.
paterson di jim jarmusch. tanto tranquillo e sommesso quanto coinvolgente. un film che mette in pace con il mondo, che inizia, si svolge e finisce senza particolari scossoni, limitandosi a creare e a risolvere quasi istantaneamente tanti piccoli momenti. non ci sarebbe stato veramente modo più efficace per seguire un protagonista del genere, e per quanto possa sembrare banale visto il contenuto, in questo riesce a essere incredibilmente poetico. per valorizzare tutto ciò jarmusch punta alla ripetizione, ci mostra un quotidiano sempre simile a sé stesso e in realtà, sotto la superficie, in lenta e talvolta impercettibile evoluzione. adam driver non potrebbe essere più azzeccato per il ruolo. più che accettabile poi il lavoro di adattamento e traduzione fatto sulle poesie (a inizio film viene fatto sapere che si ha lavorato sotto direttive di jarmusch stesso, sicuramente lodevole tutto ciò).
finisce indubbiamente tra i più interessanti dell'anno.
elle di paul verhoeven. visione finita da poco, fatico a inquadrarlo. un dramma psicologico di rara cattiveria, attraversato da una sottilissima tensione da commedia nera. personaggi che ruotano attorno alla protagonista (assoluto centro di propulsione di tutto il film) in modo a volte fin troppo assurdo, ma con rapporti di forza anche interessanti. alla fine funziona bene, tanto negli aspetti psicologici quanto quelli da thriller.