Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

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hanno tirato troppo la corda?
Sono appassionato dei Bourne, potrei trovarmici al netto dei difetti?
Assolutamente si. Chiariamo, damon è damon, greengrass all'inizio tira fuori una bella cosa, però non è nulla di paragonabile a ultimatum, è pieno di situazioni già viste ma sopratutto le cose che cerca di dire sulla "era moderna" non le dice affatto, non so mi sembra che dopotutto non avessero proprio la storia giusta. E' un peccato, non ci vedrei nessun'altro nel ruolo.

 
Vederlo lo vedrò, ponderavo il cinema, ma già prima avevo deciso che avrei aspettato l'home video. Thanks comunque, sulle tematiche poco mi aspettavo, i tre film potrebbero essere un unico film non fosse per il progresso di recupero della memoria. L'importante è che il tono sia quello

 
Big Bad Wolves

recupero infinito, in lista da quando è uscito, cazzarissimo e molto bello, tutto quello che mi aspettavo da un horror/thriller nero che si chiama grandi cattivi lupi, e poi il finale //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/250978_ahsisi.gif

grezzo ma efficace e citando il consiglio di Steeb "ha cose da dire"

 
Uccellacci e Uccellini, Pasolini

Diciamo che ne ho preferiti altri.

 
Big Bad Wolves
recupero infinito, in lista da quando è uscito, cazzarissimo e molto bello, tutto quello che mi aspettavo da un horror/thriller nero che si chiama grandi cattivi lupi, e poi il finale //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/250978_ahsisi.gif

grezzo ma efficace e citando il consiglio di Steeb "ha cose da dire"
davvero bello, lo vidi in anteprima a Torino scegliendolo perchè già ero a conoscenza del loro film precedente Rabies (anch'esso assai meritevole di visione)

 
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Big Bad Wolves
recupero infinito, in lista da quando è uscito, cazzarissimo e molto bello, tutto quello che mi aspettavo da un horror/thriller nero che si chiama grandi cattivi lupi, e poi il finale //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/250978_ahsisi.gif

grezzo ma efficace e citando il consiglio di Steeb "ha cose da dire"
Contento di averti consigliato bene :mrgreen:

 
Ho rivisto Inception. Rispetto alla prima visione avvenuta anni fa ho avvertito qualcosa che stride un po' anche con la logica del film, ma ci si passa tranquillamente sopra perché rimane un gran bel film.

 
Prosegue l'avventura nel Cinema degli anni '10.

Madame du Barry di Ernst Lubitsch.

Si basa sulla storia romanzata della prima favorita di Luigi XV di Francia. Non male il contrasto tra l'amore di questa per un giovane squattrinato e quello per il Re (che l'ha resa la donna più potente di Francia).

Le vicende della Rivoluzione vengono smitizzate e smascherate nella loro crudeltà. Sono il frutto di tante piccole coincidenze senza alcuna apparente importanza.

Die Austernprinzessin di Ernst Lubitsch.

Una commedia sgangherata in apparenza, ma ricca di ironia e imbevuta di espressionismo.

Die Puppe di Ernst Lubitsch.

Un'altra commedia. Qui per la prima volta si sente il cosiddetto ''Lubitsch's touch'', questo misto di umorismo e sensualità. Anche qui si vede una forte tinta espressionista. Lubitsch si diverte a raccontare le comiche vicende di un mondo di burattini con una protagonista che a sua volta si finge una bambola.

 
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Mon Oncle di Jacques Tati

Tati arriva in città con il suo personaggio di Monsieur Hulot, introdotto nel film precedente, raffinando ogni aspetto del suo cinema: la sintesi tra commedia slapstick derivata direttamente dal muto e il cinema moderno arriva alla sua massima forma.

Trovate visive geniali e continue (da ricordare l'inquadratura frontale della casa all'inizio del film, in cui possiamo vedere Hulot salire fino al suo appartamento solo dalle finestre), uso perfetto della profondità di campo per creare gag su più piani, straordinario uso del sonoro che spesso si fa motore portante dell'elemento comico insieme a quello visivo, colori e scenografia capaci di pennellare e dare la giusta atmosfera alle diverse zone della città, dai quartieri poveri all'industria fino alle case di lusso alto-borghesi.

Le inquadrature si fanno nettamente più geometriche, i campi lunghi sono predominanti, quasi ad aggrovigliare i personaggi e a rinchiuderli in questo ambiente sempre più asettico, sempre meno umano che è la città moderna. Ma non tutti sono in grado di trovare il loro posto: proprio il protagonista rappresenta infatti l'uomo che non è riuscito a stare al passo ed appare quindi agli altri goffo, ridicolo, incapace di trovare una posizione stabile nella società, eppure proprio per questo è uno dei pochi personaggi (gli altri sono fondamentalmente i bambini) che nel suo essere centro comico ed empatico è anche l'unico rappresentante di una ormai quasi scomparsa umanità.

Meraviglioso

 
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il problema più grande di rogue nation, a un anno di distanza, rimane il fatto che ethan hunt è una fighetta in confronto a cruise, che star, càzzo

 
Ho rivisto "The Producers" (1968), in onore di Gene Wilder e per fare la mia recensione su questa perla della storia del cinema.

Niente, ogni volta che lo rivedo mi sorprende sempre di più, è veramente esilarante, corrosivo e sorprendentemente avanti per l'epoca, allora venne infatti massacrato dalla critica per aver affrontato il tema del nazismo in modo "esuberante".

Incredibile come Mel Brooks già all'epoca avesse previsto il fenomeno del "trash" in grado di riempire i teatri (o i cinema).

Zero Mostel e Gene Wilder spettacolari, per un film dalla sceneggiatura clamorosa che vinse l'academy award.

Canzoni leggendarie, peccato però che la traccia più importante non abbia vinto l'oscar, sarebbe stato esilarante vedere nell'albo degli academy awards il titolo "Springtime for Hitler" :rickds:


 
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il problema più grande di rogue nation, a un anno di distanza, rimane il fatto che ethan hunt è una fighetta in confronto a cruise, che star, càzzo
Qualche giorno fa ho rivistoe i contenuti extra, dove parlano della scena dell'aereo. Mi sono cagato in mano solo a vederlo, e lui l'ha rifatta tipo 10 volte

 
Post Tenebras Lux di Carlos Reygadas. Mamma mia che schifezza. Non solo è un film sconclusionato al massimo, che cerca di spacciarsi per complesso quando è solo fastidiosamente pretenzioso, ma è pure brutto sul piano estetico grazie alla geniale idea di sfocare i bordi delle inquadrature creando un fastidiosissimo effetto sdoppiamento che non ho ben capito che cosa stesse a significare, ma è riuscito a farmi venire un gran mal di testa. E non mancano raccordi sbagliati, estenuanti campi lunghi per riprendere i dialoghi, piani sequenza virtuosi dove non viene mantenuta la messa a fuoco, inquadrature che indugiano sui volti tagliandone i visi, scavalcamenti di campo continui e tante altre prodezze registiche di questo tipo... perché Reygadas deve dimostrare di essere un tipo che sperimenta! E' davvero terribile, perché sta cagata di film è un continuo dialogo tra lo spettatore che si chiede "ma perché?" davanti a ogni scena e il regista che strilla disperatamente "guardatemi, sono un vero autore!", roba da mettersi a piangere. Tra l'altro prova pure per ben due volte a buttarla sullo scandalo usando sesso e sangue: la prima volta gli riesce abbastanza male e sa comunque di già visto, mentre con la seconda scivola totalmente nel ridicolo in maniera involontaria con una scena splatter degna di un film dell'Asylum (ovviamente prendendosi sempre sul serio, con tanto di citazioni colte ficcate a caso nei dialoghi). Non mancano il finale enigmatico sul tema della violenza e una serie di metafore visive che vanno dal banale all'idiota, con alcuni secondi di schermo nero prima dei titoli di coda che invitano a riflettere (su cosa poi?). Qualche critico si è sentito in dovere di definirlo un capolavoro, ha pure vinto il Prix de la mise en scène a Cannes.

Criminali da strapazzo di Woody Allen. Oh, dopo il film di prima, mi ci voleva proprio qualcosa di leggero ma scritto bene.

 
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A me attirava parecchio proprio per la distorsione dell'immagine (c'è chi riesce ad usarla in modo giusto, vedi Sokurov) ma ho sentito pareri molto contrastanti.

 
Il rewatch dei miei BD prosegue con Shutter Island. Adoro l'atmosfera del manicomio, una delle mie preferite di sempre.

 
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Playtime di Jacques Tati

Film esito di uno sforzo titanico, in cui Tati arriva a costruire un set enorme (denominato da lui stesso "Tativille") per assecondare le sue necessità. Rispetto a Mon Oncle si fa tutto più grande: le scenografie ancora più curate, le scene affollate di movimento (fra quello di auto, macchine e decine di comparse), la fotografia sempre più geometrica e curata tanto da portare alla creazione in alcune scene di veri e propri tableau vivant (che fanno capire per direttissima in che modo Roy Andersson prenderà ispirazione per la sua trilogia dei viventi), l'intero film viene girato in 70mm e con audio 5.1 per permettere ai tanti suoni sovrapposti (sempre centrali) di poter essere distinti, la comicità nasce dall'intrecciarsi di tantissimi microelementi su più piani e a lungo termine, cosa che può rendere talvolta addirittura di non immediata comprensione la comicità che il film mette in scena.

Monsieur Hulot, ancora protagonista, si fa ancora più in disparte, per lasciare al centro la città, resa ancora più moderna e disumanizzante: non esistono più i quartieri poveri o le villette borghesi, anche l'industria è messa da parte per rappresentare il centro economico della nuova società, fatta di grattacieli, appartamenti tutti uguali (impressionante la sequenza in cui vengono accostati in un campo due appartamenti posti accanto in cui le vite sembrano svolgersi nello stesso identico modo), uffici, attività commerciali, strade trafficate.

Una Parigi caotica, multiculturale, piena di turisti che però hanno come polo attrattivo solamente questi centri economici (la Torre Eiffel compare nel film solo una volta, nel riflesso di una vetrina), destinata all'autodistruzione (come dimostra la lunghissima sequenza del ristorante) ed in cui Hulot rappresenta solo un piccolo ingranaggio fuori posto, inutile ed inadeguato.

Proprio questo impianto titanico rischia alle volte di far perdere il focus immediato della comicità e perdersi in sequenze forse troppo lunghe, che hanno leggermente gravato nella mia visione portandomi a preferire il precedente. Rimane comunque un film assolutamente consigliato.

 
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bellissimo Playtime, visto due volte. però Mon oncle mi manca quindi non posso fare un minimo di confronto.

 
La Isla Minima

Per la profondità del racconto e l'occhio e la mano giusta, ricorda memories of murder- E' meno bello, meno intrigante, e un po' frettoloso, ma c'è tanto per cui esaltarsi, una piccola gemma secondo me da non perdere.

veramente bello come ogni personaggio rappresenti un'identità diversa di un paese

 
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