Secondo anno a Berlino per il festival. Non ripeterò tutte le considerazioni già fatte su posizionamento del festival, accessibilità etc.
Prima di tutto diciamo che sono stati dieci giorni complessi per varie ragioni personali, le quali mi hanno portato a confrontarmi con narcolessia, fatica, la solita insonnia, e una generale disposizione ad avere troppi pensieri per seguire tutto. Alcune visioni sono state compromesse e il giudizio non può che essere sfalsato.
Guardando alla città alcuni prezzi sono saliti del 15% e più, preoccupante. Anche i controlli nella metro aumentati. Polizia in strada solo meno di 29 anni di età che altrimenti fa brutto.
L’accredito studentiesse sta ancora ad 80.
La gestione delle code sembra migliorata, i capisala prendono ancora margini in tempi e posti lasciati liberi ma meno ampi dell’anno scorso. Non ho perso praticamente nessuna delle proiezioni desiderate. Sicuramente anche grazie alla mia migliore conoscenza delle diverse sale, capienze, tempi per gli spostamenti etc. Viste un paio di nuove, in altre non sono tornato. L’esperienza è sempre di qualità con un nero attorno alla tela molto denso, luci di soccorso schermate in vari modi, sedie dei multisala confortevoli e sale storiche emozionanti.
Due grandi multisala centrali fanno l’ossatura del festival, un altro multisala più defilato, 4-5 sale sparse e un polo di tre sale storiche coprono tutto il resto.
Meteo dolce.
Passando ai film. Come al solito ho ignorato la sezione cucina, 14anni, robe tedesche, cortometraggi, talents (conferenze), forum expanded (performance) e “indigena”. Anche omaggio e restauri ufficiali non sono rientrati.
Le sezioni principali sono tre. Il Concorso, Panorama, e la storica indipendente Forum.
Grazie all’anno scorso ho imparato che Panorama è un calderone di cui bisogna diffidare, piglio standard che vuole nascondersi dietro qualche formula spesso posticcia, temi caldi e robe sociali. Una volta che conosci l’impostazione è facile rintracciare ed escludere il peggio già dalle sinossi.
Il concorso mi ha sorpreso. Ho ovviamente selezionato cosa vedere ma l’idea di avere un recinto riservato ad emozioni forti grande pubblico non lo rende ininteressante, al contrario è l’occasione per capire cosa di bello può funzionare su grandi numeri.
Il Forum si conferma come il posto da cui partire per costruire la lista dei da vedere, gli è sicuramente mancato un film dell’anno memorabile ma la sezione restauri che gli è propria, adesso esplicitata?, è stata esplosiva. Una caterva di grandissimi film. Tra cui il colpaccio storico di Satantango venticinque anni dopo, disponibile in bluray nel 2020. Saltato per un mero calcolo temporale.
In generale direi meno sonoro standard, sfocati e camera a mano rispetto all’anno scorso. Ringrazio perché già che le cose non vanno bene se pure dovevo sorbirmi quella roba…
Mi ha sorpreso l’apparizione di un numero non trascurabile di film rivoluzionari. Non vaga politica ma concreto desiderio di attacco.
45 film visti, 46 proiezioni e una doppia visione.
Commento film per film.
COMPETITION
- Öndög [Wang Quan'an] / Sicuramente IL film di questa edizione. Storia di sentimenti e crescita giocata su pochissimi elementi nella steppa mongola. Una scrittura sonora eccelsa che spicca nella generale melassa fatta di fondi sempre uguali e inserti vellutati. Scene d’amore inarrivabili. Nel dinamismo degli spazi mi ha ricordato Mein bruder dell’anno scorso. Scopro che lui fa film che porta a Berlino da un pezzo, tutto da recuperare. 9
- Gospod postoi, imeto i' e Petrunija [Labina Mitevska] / Commedia nera con una protagonista femminile che si batte contro tutto e tutti secondo il canovaccio di una vita che rifiuta di farsi ingabbiare. Ambientato in Macedonia. Particolarmente ben gestito, poco infarinamento da sceneggiatura che deve trovare sbocchi ad ogni costo e molto interesse concreto verso le situazioni scelte. Anche in questo come in Ondog dei magnifici primi piani dall’alto alla fine di una sezione di accumulo. 8
- Systemsprenger [Nora Fingscheidt] / Un ottimo esempio di film standard che riesce egregiamente nel suo compito pur correndo tutti i rischi propri a questo soggetto. Una bimba ha vissuto traumi da piccola e adesso è “problematica”. Nessuna delle soluzioni proposte dalle varie forme di assistenza sociale funziona. Un rifiuto categorico di soluzioni narrative facili, conflitto portato fino alle sue più concrete radici presenti nei personaggi, mai sbandierato come spauracchio a cui nessunao crederebbe. Puntuale uso dei colori che sostiene qualche snodo senza mai scadere nello psicologismo. Tanto di capello per chi riesce a fare film così, sono importanti.
- Répertoire des villes disparues [Denis Côté] / Ricordando un certo Bestiaire di tanti anni fa mi aspettavo molto. Proiezione mattutina sonnolenta ma in questo caso credo sia proprio il film ad essere una trita riproposizione di conflitti soggiacenti a piccoli paesi dimenticati dalle città. Metaforico e spento. 6
PANORAMA
- Selfie [Agostino Ferrante] / Docu girato in modo condiviso che ripercorre l’omicidio di un ragazzo per mano di un carabiniere a Napoli. Ci sta. Probabilmente per mancanza di materiale dopo poco entra in uno sguazzare formale evitabile, con rimbalzi e strutture troppo nette. 7
- La Arrancada [Aldemar Matias] / Docu standard a Cuba con ragazza che corre e ha problemi. Si fa vedere senza odio, gli manca un po’ tutto. 6
- Der Atem [Uli M Schueppel] / Non saprei dire se è solo scialbo o brutto, ho dormicchiato, ci sono tante piccole storielle intime condite da una musica onnipresente (più di un’ora eh) sviolinata. 6
- Breve historia del planeta verde [Santiago Loza] / Finzione che vuole essere tipo stramba con alieni, road movie etc Grande cura nel montaggio delle musiche, seppur niente di sorprendente hanno un impatto. Il film sembra fermarsi lì. 6
- 37 seconds [Hikari] / Ideale per fare il paragone con Systemsprenger. Qui le soluzioni sono sempre facili e sul filo dell’accrescimento di una sceneggiatura che deve rinchiudere conflitti e possibilità. Personaggio disabile che scopre se stessa, lotta contro la madre cattiva ma non troppo, incontra il padrone buono. Tutto troppo veloce e pre digerito. 5
- Hellhole [Bas Devos] / Un altro di quei film sulle vite vuote sconquassate dopo un attentato. Pensavo peggio. Retorico, non potrebbe essere altrimenti. 5
- Flatland [Jenna Bass] / Robaccia che scimmiotta Thelma e Louise senza nemmeno quella poca grazia dell’originale. Spari, casini vari incomprensibili tra i personaggi, regia blanda. 5
- Savovi [Miroslav Terzic] / Bambini rapiti alla nascita e queste cose qui. C’è solo la storia, ridotta a un osso senza plasticità né espansione sociale, niente più. 5
FORUM
- Fourteen [Dan Sallitt] / Misuratissima storia di amicizia e solitudine. Il regista sa quello che fa, forse troppo composto l’atto finale con i complessi salti temporali. Di impatto, dà molta ispirazione visti i pochi mezzi scenici utilizzati. 8
- Olanda [Bernd Schoch] / Olanda è il Minatomachi di quest’anno. Documentario su raccoglitori.trici di funghi che lottano per il loro presente in montagne non so più situate dove. Un momento di ascesa lirica magistrale. Anche se più posticcia rispetto all’apertura personale offerta da Minatomachi la proiezione nello spazio di queste piccole storie, che passa attraverso una voce off che riflette su quanto stiamo vedendo, riesce appieno. 8
- Ne croyez surtout pas que je hurle [Frank Beauvais] / Monologo mono tono che racconta i mesi della depressione a seguito di una separazione, non decolla mai davvero ma coi giorni non ha potuto che crescere nella visione. Risplende la dolcissima prospettiva di qualcuno che soffre e vede i rivolgimenti sociali che stanno avvenendo fuori casa e non può, ma vorrebbe, parteciparvi. 8
- Erde [Nikolaus Geyrhalter] / Lo storico regista di docu si concentra sullo sfruttamento del suolo. Anche questa volta un grande lavoro contaminato purtroppo dall’idea che ci sia una specie di problema naturale dell’ “essere umano”. Idea che oltre a essere falsa e pericolosa immiserisce le aperture del film. 8
- Querencia [Helvecio Marins Jr.] / Un film calmo e interessante, direi raro, docu-finzione (non ricordo) che segue la storia di un piccole allevatore nel centro america. 8
- Breathless animals [Lei Lei] / Interamente fatto da una sola persona. Mi dispiace averlo visto con fatica e non essere sicuro di quanto questo docu personale su una storia cinese, rivoluzione culturale etc, dia di più rispetto a lavori simili. Voto politico. 7
- Chao [Camila Freitas] / Docu standard su rivolte per la terra in brasile, sono uscito mezz’ora prima per andare a un altro che tanto stava continuando uguale. E’ stato un piacere vederlo perché comunque 1000 persone che entrano e prendono possesso con la forza di terreni incolti e con una fabbrica accanto non è cosa da poco. 7
- Chun nuan hua kai [Ivan Markovic, Wu Linfeng] / Beijing e alienazione, piacevole. 7
- Heimat is ein raum aus zeit [Thomas Heise] / Anche di questo non sono sicuro di potere giudicare la portata, docu che attraversa il ventesimo secolo con le storie tedesche della sua famiglia. Quando riuscivo a seguire non mi colpiva enormemente, minimo bello. 7
- Kameni govornici [Igor Drijaca] / Altro docu. Cosa ne è della Bosnia Erzegovina. Passa da un ritratto geosociale all’altro con piglio standard ma il dubbio generale di fronte a una risposta mancante lo eleva di molto. 7
- Lapu [Cesar Alejandro Jaimes & Pablo Polanco] / Visto due volte, volevo capire se il sonno della prima me l’aveva rovinato. Sembra di no. Girato con le vere protagonistein Colombia, la protagonista ha un contatto con la cugina morta. E’ un film che si gioca molto sul dolce e l’impalpabile e che avrebbe beneficiato di una scrittura sonora più raffinata, vedasi Ondog, e di qualche momento meno misurato all’interno del montaggio. Un po’ roppo va nella stessa direzione. 7
- Malchik russkiy [Alexander Zolutukhin] / Dramma fisico russo alla Sokurov che ne è il produttore artistico o qualcosa del genere. Nonostante sia chiaramente un film che fa piacere vedere le ispirazioni sono troppo palesi e non sembra trovare mai dei nodi a lui propri, qualcosa di più dovrebbe emergere, così resta la sensazione di un prodotto pensato a tavolino. Il doppiaggio russo fatto in post è sempre una gioia per la fame di materialità plastica. 7
- Man you [Zhu Xin] / Fiumi, spettri, e viaggi di famiglia in hotel notturni. Causa stanchezza non posso distinguere se si tratti di una piccola copia del maestro Apichatpong o di qualcosa che davvero si nutre della conoscenza della sua città. Da tenere d’occhio e in caso rivedere… 7
- A rosa azul de novalis [Gustavo Vinagre & Rodrigo Carneiro] / Docu su persona omosessuale che si proietta in varie considerazioni. Interessante ma con un susseguirsi degli elementi troppo troppo votato a trovare la stimolazione artistica successiva con cui continuare il film. Ad un certo punto semplicemente schiaccia il personaggio. 7
- Une rose ouverte / Warda [Ghassan Salhab] / Film omaggio stratificato a Rosa Luxembourg e la rivoluzione. Grosso difetto è che non emerga in modo sensibile il posizionamento del regista. Visto che altre persone spuntano fa strano 7
- Years of Construction [Heinzz Emigholz] / Viene seguita la costruzione di un nuovo museo, alla Benning diciamo ma con meno della metà della classe. Rende il fremito dell’accumulazione architetturale in una città. 7
- Oufsaiyed elkhortoum [Marwa Zein] / Docu standard sulla lotta per il riconoscimento delle giocatrici femminili di calcio in Sudan. C’è poco poco dentro. 6
- Bait [Mark Jenkin] / Una di quelle robe girate in 16mm bianco e nero che vuole emulare uno stile passato senza una vera necessità e senza neanche riuscirci. Alla fin fine non dà così fastidio, semplicemente brancola nel buio delle proprie scelte. 6
- Demons [Daniel Hui] / Gira troppo attorno a una idea poco sviluppata dello sfruttamento di lui verso di lei, poi si sposta su scene horror che calzano la vocazione scenica, per ritornare alla fine alla quasi metafora. Insomma. 6
- Fern von uns [Verena Kuri & Laura Bierbrauer] / Visto a sprazzi, fondamentalmente c’è una madre, degli animali e il figlio piccolo. Non credo molto più di questo. 6
- Kimi no tori wa utaeru [Sho Miyake] / Triangolo amoroso, offre poco. E anche questa volta un film meritevole sulla “questione” lo vediamo domani… 6
- Serpentario [Carlos Conceicao] / Classico protagonista giovane e simil ispirato in terre desolate. Potrei sbagliarmi ma non credo valga la pena. 6
- A portuguesa [Rita Azevedo Gomes] / Bruttarella storia in costume che non sa bene cosa gli interessa nelle scene e le sussegue una dopo l’altra pregando che le connotazioni dell’epoca facciano da sé. 5
- Aidiyet [Burak Cevik] / Vorrebbe muoversi dall’inquietante di un racconto di omicidio al preinquietante dell’emersione di dolcezze. Ci vorrebbe tutt’altra caratura, una pappa immonda. 5
- El despertar de las hormigas [Antonella Sudasassi Furniss] / Storia di famiglia con lei che è oppressa e parte subito la metafora con capelli invasi da insetti, che cadono etc Eccone uno con la regia davvero inesistente. Almeno nel finale si rilassa e si esce senza urla. 5
- Nasht [Suzan Iravanian] / Roba metaforica iraniana con un liquido nero. Meno male che ho dormicchiato perché era raccapricciante. Lo sapevo che sarebbe stato così ma avendone perso un altro l’ho visto per completezza, brr. 5
- Die Kinder der Toten [Kelly Copper & Pavola Liska] / Se la gioca per il premio di più brutto film dell’intero festival. Caciarone, cazzaro, un colpo al cerchio e uno alla botte, i migranti che snobbano la nostra cucina e gli europei che li opprimono, anche questo con finto effetto pellicola. Una infinita metafora distopico narrativa che avrei preferito non vedere. Prodotta da Seidl, ha vinto uno dei primi premi. Boh. 4
- Monstri [Marius Olteanu] / Il più brutto film in assoluto dell’edizione! L’orrore, lo schifo che ti passa sulla pelle. L’aspect ratio quadrato che si apre e richiude quando due personaggi si dicono “respira” (mai dico mai fare una cosa del genere). Le scene nel taxi iper didascaliche, la miseria del commentino costante su quello che si sta vedendo. Sogno di non vendere mai più una cosa così. 4
FORUM : ARCHIVAL CONSTELLATIONS
- Variety [Bette Gordon] / Quello che sorprende di più guardando questo film dell’83 con protagonista che sfugge ai percorsi sociali che le si vorrebbero imporre è il ritmo della libertà. Un montaggio che segue le onde del suo percorso, tagliando spazio e tempo con grazia e senza mai preoccuparsi di giustificare i propri spostamenti. E’ raro adesso incontrare opere così legate alle pulsazioni interne di un singolo protagonista che non scadano in progressioni psicologiche spente. Unica visione in 35mm del festival, con una mia condizione personale che non dimenticherò. 9
- Egaro Mile [Ruchir Joshi] / La stanchezza mi ha un po’ rovinato questa lunga odissea documentaria tra cantautori.trici indiane, da quello che ho capito. Poco a poco ho però trovato qualcosa di importante nel ritmo e il suicidio annunciato alla fine di uno dei personaggi ha sigillato la visione come significativa. 8
- Hamas-e eshq [Latif Ahmadi] / Drammone classico afgano che definisce con rigore quale sia la forza di una idea sociale, in questo caso l’onore ma potrebbe essere un’altra. Poderoso. 8
- The Second Journey (To Uluru) [Arthur & Corinne Cantrill] / “The practice of filmmaking.” Emozionanti riprese di formazioni rocciose australiane. Scritte a nero che gonfiano il senso di cosa sia fare cinema, per loro ed in generale. Una coppia che da decenni vive e crea insieme. Invidia e rispetto. Terrificante che non riesca a trovare neanche un loro dvd. 8
BERLINALE SPECIAL
- Das Madchen aus dem Fahrstuhl [Herrmann Zschoche] / Stupidamente mi sono andato a vedere questo premiato con la berlinale camera ed era in tedesco senza sottotitoli. Ogni tanto è un’esperienza che vale la pena fare ma ammetto di non averci capito molto. Due liceali si amano e succedono cose politiche di stravolgimenti a scuola. Ogni tanto quando si amano è dolce. 7