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Visto "Memorie di un assassino"

É normale mi senta strano e un po' spaesato?


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io non ho mai capito perché l'abbiano candidato ai razzie quel film
perché fa una critica durissima e senza sbocchi concilianti degli stati uniti. in film di questo tipo c'è sempre un modo per garantirsi non so che speranza, in heave's gate no...

Visto "Memorie di un assassino"

É normale mi senta strano e un po' spaesato?


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massì :)

Paradise, Konchalowski

Storie di nazisti e nazismo, molto misurato e con una trovata formale che riesce a rendere molto bene l'incostanza e precarietà delle scelte umane prima della fine.

 
perché fa una critica durissima e senza sbocchi concilianti degli stati uniti. in film di questo tipo c'è sempre un modo per garantirsi non so che speranza, in heave's gate no...
ma intendi anche speranza per i "cattivi"?

perché in arancia meccanica e taxi driver non ci vedo tutta questa speranza se non per chi è nel torto (poi in realtà è la società ad aver torto ma loro sicuramente non sono degli angeli)

 
Visti tre film che mi sono piaciuti tantooo

Midsommar di Aster (2019) me lo son visto due volte in tre giorni. Non è perfetto a livello di sceneggiatura e montaggio, ma ha un'estetica semplicemente unica ed un tono a metà strada fra l'orrorifico e il grottesco che ho adorato. Ha anche un gusto lisergico sottile ma purissimo, supportato da un'effettistica mai invasiva ma proprio per questo efficacissima. Se vissuto nel modo giusto è un trip cinematografico come pochissimi altri. Il finale per me è semplicemente sublime, l'improvvisa convergenza di tutte le linee di forza narrative incorniciate in un trionfale tripudio audiovisivo e sensoriale.

A kind of loving di Schleisinger (1962) è una storia sentimentale solo superficialmente convenzionale, perché forte di una scrittura tanto precisa e consapevole nella rappresentazione delle relazioni umane, sociali e sentimentali da brillare ancora oggi come mezzo secolo fa, nonostante lo stravolgimento di tutto il contesto sociale in cui è peraltro così profondamente radicato. Gli archi narrativi dei personaggi principali sono gestiti magistralmente dal primo incontro all'ultima, bellissima scena, attraversando una serie di fasi perfettamente costruite e mai banali negli sviluppi. Tutto questo incorniciato da una fotografia in bianco e nero bellissima inquadratura dopo inquadratura. Il '62 cinematografico continua a confermarsi come un annus mirabilis probabilmente senza eguali.

Con Spider-man: Far from home (2019) Watts ha fatto centro di nuovo. Rispetto a Homecoming ha qualche difetto grossolano a livello di scrittura 

(lo snodo cruciale in cui Peter dà a Beck gli occhiali fa ridere per quanto è affrettato; il modo in cui si fa beccare mentre si prova la tuta, e poi ordina per sbaglio un attacco aereo sul proprio stesso pullman pure; al fatto che praticamente nessuno sospetti nulla su di lui non ci si crede con molta convinzione; la riattivazione del senso di ragno nello scontro finale è spettacolare ma abbastanza pigra come soluzione; la storia stessa delle illusioni è decisamente traballante in quanto a credibilità; e non c'entra niente ma la tuta rossa e nera mi fa cagare)
ma l'energia è la stessa, la verve comica intatta anche se più limitata nel minutaggio, e anche per questo quasi dispiace che debbano infilarlo a forza nell'MCU quando il personaggio meriterebbe una serie sua come amichevole Spider-man di quartiere. Buone molte delle scene d'azione, e notevolissime le sequenze all'interno delle illusioni. Insomma da parte mia una convinta promozione, ma prendetela con le pinze perché credo di essere un po' fanboy.

 
Unbreakable - Il predestinato

L'avevo visto anni e anni fa, e non ricordavo praticamente nulla :asd:  , l'ho appena finito di vedere e devo dire che si, avevo scordato tutto :rickds:

La scena finale mi ha psiazzato, maronn, davvero avveo rimosso tutto :sard:  

 
Unbreakable - Il predestinato

L'avevo visto anni e anni fa, e non ricordavo praticamente nulla :asd:  , l'ho appena finito di vedere e devo dire che si, avevo scordato tutto :rickds:

La scena finale mi ha psiazzato, maronn, davvero avveo rimosso tutto :sard:  
Anche io stasera ho rivisto Unbreakable e sono d'accordo col termine "spiazzante" sotto lo spoiler 

Il film è magnifico e Shyamalan é riuscito a realizzare in modo sublime un'idea che era altrettanto sublime 

Tanto di cappello 

 
ma intendi anche speranza per i "cattivi"?

perché in arancia meccanica e taxi driver non ci vedo tutta questa speranza se non per chi è nel torto (poi in realtà è la società ad aver torto ma loro sicuramente non sono degli angeli)
E ma Heaven's Gate essendo un dramma epico ti aspetti comunque un certo tipo di positività.

Finita la settantesima edizione della Berlinale. Avventure, film, persone, misteri. Tempo di fare un piccolo recap.

Iniziamo con qualche banalità. La città non è mai stata così calda, è il terzo anno che vado e una delle poche cose tra virgolette negative del festival era il clima abbastanza duro. La mattina gelida, i mille giubbotti e imbacuccamenti necessari per passare da una sala all’altra… Questo fine febbraio l’opposto, non c’è stato neanche bisogno di guanti. Ovviamente non è una bella notizia, ile berlinesi sono preoccupate. Sono questioni che ritornano a nastro nei film di quest’anno, con varie prospettive teorico-critiche, l’eclissi di luna filmata due volte in Amazonia, etc.

Per ricordare qualcos’altro degli episodi precedenti. La Berlinale è il festival più accessibile tra i 4 grandi europei, stare in città costa poco (metrò carissimo a parte), gli aerei per arrivare stanno a prezzi stracciati e il cibo di strada è accettabile. I prezzi dei supermercati invece si allineano ormai in tutte le grandi città europee, quando riescono ad avere il monopolio dell’ortofrutta nelle loro zone è finita.

Quest’anno la Berlinale ha un nuovo direttore artistico, Carlo Chatrian, critico italiano e ex direttore a Locarno. Ha inaugurato una nuova sezione, Encounters, e si è mostrato spesso tra una sala e l’altra, aperto alla discussione per chi volesse.
La chiusura di uno dei multisala che faceva da ossatura al piano orario ha portato qualche tensione nelle file i primi giorni, il che ha “costretto” i capi sala ha inaugurare misure ancora più rigide per limitare l’accesso agli accrediti in alcuni casi. Nonostante tutto per me è stata sicuramente la migliore esperienza vissuta fino ad adesso. Non ho perso praticamente nessuno dei film che volevo vedere, vista la robustezza del programma ho sempre trovato qualcos’altro per rimpiazzare e in generale non c’è stato mai un giorno interamente deludente. Dopo diversi anni e diversi festival posso confermare che è perfettamente possibile vedere 5 film al giorno per 11 giorni ed elaborarli a pieno, se ci si garantisce otto ore a letto e si hanno abbastanza visioni pregresse per capire cosa piace e perché.
Anche da un punto di vista personale sono stati bei giorni abbastanza dolci e calmi su cui riflettere. DM per chi volesse saperne di più :)

Un commento veloce sulle sezioni prima di passare al film per film. Il Concorso è ancora un ottimo posto dove trovare film più impiantati ma comunque non in toto standard. Hong Sang-Soo e Tsai Ming-Liang sono stati molto ben ricevuti.
Encounters sembra volere mantenere la stessa dimensionalità del Concorso, film che comunque si impongono etc, ma spingendo ancora di più su una forma che magari un pubblico di un certo tipo potrebbe non tollerare. E’ spiegato bene sul loro sito. Diventa una specie di Fuori Concorso più selettivo. Berlinale Special suppongo possa essere la parte più glamour o comunque più Relazioni Umane ma non he ho visto niente quindi non saprei dire.
La principale sezione alternativa al Concorso è Panorama, che ormai snobbo senza pietà. Solo a leggere le sinossi mi prendo paura. Sono spesso film molto standard con dei tocchi di alternatività evitabili. Il gioco consiste a trovarci dentro quei pochi titoli imperdibili che comunque ci sono.
Per il passato ci sono Omaggio/retro/classic. Ho visto solo un King Vidor in 35mm, in generale sono film perfetti se proprio non avete altro da vedere. Difficile essere delusi.
Generation e Deutsche Kino li ho evitati come possibile.

In oltre a queste sezioni ufficiali c’è il Forum. Da quello che ho capito una manifestazione indipendente, ormai integrata alla Berlinale, che festeggiava quest’anno 50 anni! Vale la pena vedere quasi tutto. Ha una selezione varissima, con una programmazione expanded gemella dedicata a opere che meno si vogliono considerare cinema (vai a capire) e quest’anno una retrospettiva integrale dei film proiettati 50 anni fa appunto per la prima edizione. Un vero e proprio festival nel festival.

Passiamo al film per film, che scrivo in pieno confinamento, più di due settimane dopo la fine del festival. Sono successe troppe cose al ritorno e purtroppo non ho avuto tempo e/o giornate senza stress per farlo prima.

COMPETIZIONE

- Domangchin Yeoja [Hong Sang-Soo] / La traiettoria di Hong Sang-soo diventa sempre più limpida e splendente. Anche nelle conferenze stampa esprime con ormai definita chiarezza la sua prospettiva sull’umano. Nei suoi film molti duri sulle relazioni, ma senza mai giudizi esterni, ha iniziato ad inserire, da quando ha scoperto la relazione con la sua lei, ondate di dolcezza e puro gusto della vita. Sono stati anni di sperimentazione narrativa, di concreti dubbi sui suoi personaggi, su cosa gli interessa fargli vivere e su cosa interessa a lui stesso della vita. In quest’ultimo si rasenta la perfezione strutturale, un equilibrio tra le diverse parti difficile da rendere più fragoroso. Amore, piccoli rancori, discorsività, animali, cibo. Zoom su personaggi e zoom su montagne. Come una carezza dolce-aggressiva che sa su quali parti della pelle spingere giù qualche millimetro in più.  9

- Berlin Alexanderplatz [Burhan Qurbani] / Era difficile presentare un film che facesse eco alle non so più quante ore di Fassbinder, era impossibile non andare a vedere un film che si chiama Berlin Alexanderplatz. E’ la stessa storia, è la stessa emozione, gli stessi grandissimi conflitti violenti e dilanianti, gli stessi tradimenti. La steadycam contemporanea dai mille colori potrebbe essere indigesta e opposta alla regia classica sperimentata della “serie tv” di Fassbinder se non fosse per una scrittura che mantiene esattamente la stessa spinta grandiosa e fuori dal tempo, una mano sul collo per strozzarti, l’altra libera per lottare. Se avessi letto nella sinossi che il protagonista è un giovane immigrato forse avrei avuto paura. Siamo però così lontani dalla retorica e così in fondo alla materia ossessiva di Berlin Alexanderplatz che non ci si sente mai strattonati in superfluità tematiche. 9

- Rizi [Tsai Ming-Liang] / Storia semplice di solitudine e ricerca di sé. Una bellissima e dolce scena di sesso che risuona con una cena insieme. I primi film metaforici di Ming-Liang non mi sono mai piaciuti. Con l’epurazione formale è arrivata una nuova comprensione (o al contrario) di cosa siano davvero certe situazioni. Una visione che taglia in due i ritmi del quotidiano, spezzandone i legami più ansiogeni con le sceneggiature classiche. Non mettere i sottotitoli è un regalo per noi spettatrici e spettatori, prova di generosità da parte sua.  8

- Le sel des larmes [Philippe Garrel] / Il protagonista è una macchietta piccola piccola che non sa quello che vuole. Alcune scene di vita sono troppo meccaniche, in piena tradizione francese. Capisco parlare anche del più basso dell’umano ma sarebbe piacevole avere qualcosa di più ogni tanto nel film e invece c’è proprio poco. Si sta stretto. 6

- Favolacce [Fabio und Damiano D’Innocenzo] / Porcata allucinante. Retorico, cattivo e violento verso i suoi personaggi. Un mix inispirato tra il giardino delle vergini suicide e un film visto in Panorama che invece è stato bellissimo. Quando non hai niente da dire, non hai alcuna prospettiva su nulla, e vuoi solo vomitare schifezze fai un film così. Non fatene, non vale la pena. Ho passato 5 minuti durante l’ultimo giorno ad insultarlo con una. Purificante.  4

SPECIAL GALA

- My salinger year [Philippe Falardeau] / Mi domandavo cos’è che dà più fastidio nei film standard e di sicuro è il modo che hanno di concludere e rinchiudere i propri fili narrativo/tematici/stilistici. Potrei accettare il ritmo frenetico, ma una risposta a tutto no. Anche perché questo risposte si prestano immediatamente a banalità di ogni genere, tra il pericoloso e l’intollerabile. Tutti i personaggi, tutti, sono degli stronzi. Lei protagonista ribelle che vuole scrivere sembra uscita da una favoletta con due sfaccettature in cui ti viene data l’opportunità di pensare “eh ma però quante opportunità che ha!”. L’approccio alle loro relazioni d’amore che nutrono il secondo livello della narrazione è terrificante, sicuramente vero per molte persone visto che le persone imparano a comportarsi anche guardando questi film. Le linee di conflitto tra i personaggi non vengono mai sviluppate o prese sul serio, tutto diventa una pappa di amore sì amore no che quando va bene può sostenersi con qualche stereotipo, quando va male glamourizza comportamenti bambineschi. Mi sono un po’ fatto prendere ma alla fine non è proprio il peggio. 5

ENCOUNTERS

- The works and days (of tayoko shiojiri in the shiotani basin) [C.W. Winter, Anders Edström] / Forse uno dei film più attesi dell’edizione. Quando vedi 8 ore di durata apparire sai che c’è qualcosa da non perdere. Visto l’ultimo giorno come ultimo film, dalle 12 alle 21:30 pause incluse. Sala piena, la metà delle persone sono restate e credo un po’ tutte soddisfattissime. Il titolo dice già il tema, mi aspettavo un film evocativo e robusto, mi sono ritrovato con una esplosiva visione folgorante tra documentario e spazializzazione fittizia. Si inizia con i registi all’interno delle situazioni sociali, le presentazioni dei personaggi, delle loro vite. E poco a poco lo spazio si redefinisce, seguendo ritmi di vita che diventano ritmi cinematografici che ridiventano ritmi di vita. E’ abbastanza sbalorditivo. Raccordi nelle aperture delle porte che valgono più di cento approfondimenti umani. Una colorimetria e in generale apparato produttivo impressionante, hanno fatto davvero un enorme lavoro, i titoli di coda non finivano più. A riprova che non è “un semplice documentario lento”. Per arrivare a questo livello gli ci sono voluti molti sforzi. La BMCC di diversi anni fa risplende al di là di quello che la credevo capace. Imperdibile. 9

- Gunda [Victor Kossakovsky] / Praticamente il sequel al francese “Bovines ou la vraie vie des vaches”. La vita dei maiali vista il più possibile cercando di immaginare la loro prospettiva, anche la fine è esattamente come Bovines purtroppo. Ad un certo punto arrivano gli umani, silenziosi o incomprensibili, a portarsi via parti della famiglia. 8

- Kill it and leave this town [Mariusz Wilczynski] / Avrei voluto vederlo più riposato. A naso un gran bel film su difficoltà e ripiegamenti dei tempi di vita, ossessioni e mancanze di chi sta troppo nello stesso posto. Puro disegno polacco. 8

- Malmkrog [Cristi Puiu] / Il regista di quel film abbastanza lungo sul malato a cui ne capitano di tutte in ospedale etc Questo è un condensato di discorsi sociali di fine diciannovesimo secolo in Transilvania. Non so se avete presente ma è un po’ come le parti verboso-politiche di La montagna incantata di Thomas Mann, solo ovviamente non con la stessa classe o vitalità umana. Resta più meccanico negli intenti, anche nelle tensioni soggiacenti che se capisci cosa vuole fare ti aspetti già un po’ troppo e arrivano già un po’ troppo come te le aspetti. Ma magari sono solo io abituato male dalla bellissima lettura recente di Mann. Proiezione sfortunata perché c’erano i sottotitoli tedeschi! Mi capita ogni anno di sbagliarmi almeno una volta. Per fortuna la stragrande maggior parte del film è in francese, ed essendo anche molto lungo e parlato non stop forse mi è anche convenuto. 7

- The Last City [Heinz Emigholz] / Il regista fa vagabondare il suo film tra diversi piani temporali, spaziali, immaginifici e narrativi. Film che funzionano meglio quando di fatto hai una prospettiva interessante sulle cose, in questo modo è solo piacevole perché gioco forza qualche momento interessante salta fuori. 6

- Isabella [Matias Pineiro] / Ero stanco e forse è meglio così, non mi pare ci fosse chissà che da ricevere. Resto nel dubbio. 6

- Servants [Ivan Ostrochovsky] / Tensioni di fine regime in un monastero. Riposa troppo sulla sua premessa di base che vivere sotto un dominio dittatoriale non sia divertente, non è una gran sorpresa… Vale la pena vederlo per imparare come spingere una sommossa, stampare manifesti virali e scomparire. 6

- The metamorphosis of birds [Catarina Vasconcelos] / Autobiografico sulla propria famiglia. Un altro che non riesce ad andare oltre il proprio trailer di musica e frammenti. Troppo troppo sdolcinato. Un film su non so quante generazioni della tua famiglia non può essere così privo di prese di posizione. 6

PANORAMA

- One of these days [Bastian Gunther] / Una vera sorpresa della sezione, l’unica fra l’altro. Storia particolarmente drammatica in degli stati uniti poverissimi. Al contrario dell’orrido Favolacce però qui c’è un vero interesse verso i propri personaggi, molti dei quali cercano solo di sopravvivere al meglio di quello che conoscono, altri vanno più in là e hanno energie vitali invidiabili. L’impianto centrale del film ruota attorno ad un gioco a premio e a tempio in cui non si deve staccare la mano da un furgoncino per vincerlo. Da questo assunto sarebbe facile immaginare un dramma banale con ritmo trito e prevedibile. Invece qui la struttura del gioco non domina mai la forma che invece segue incessantemente gli alti e bassi di vite messe particolarmente sotto tensione. Questi alti e bassi permettono alle vere tensioni del film di presentarsi con particolare chiarezza e approfondimento, pur non dando risposte nette fino alla fine. A parte un poliziotto che passa e che ti dà un’idea chiarissima di chi odiare.  8

- O reflexo do lago [Fernando Segtowick] / Documentario in Amazonia, gruppi di persone vicino ad una diga che non ha mai mantenuto, sorpresa, le promesse di ricadute benefiche per la popolazione del luogo. Rende particolarmente bene e senza affanni i legami sociali esistenti, non c’è ricerca di piccola gestualità fuori dall’ordinario da valorizzare ma di persone che vorrebbero riuscire a vivere in un posto dove i ritmi sono diversi ma le esigenze di cibo spazio e infrastrutture di base sono negate da mostri industriali vicini. Eclissi di luna e comunità. Girato con la nuova BMPCC4K, se la gioca egregiamente sul grande schermo. 7

- Eeb allay  [Prateeek Vats] / Altro film standard su un tizio che deve sopravvivere. India. Non si capisce bene perché ma riesce a fare il lavoro che gli è stato ordinato, cacciare le scimmie, quindi si ingegna. Solito dispositivo, non è rompi coglioni quanto My Silinger Year quindi sarei portato a dargli la sufficienza, ma alla fine non se la merita. 5

- Suk Suk [Ray Yeung] / Ancora dramma standardissimo su vita di famiglia e omosessualità a hong kong. Anche qui niente di davvero rivoltante, solo particolarmente patinato. Amatissimo in sala. 5

- Las Mil y Una  [Clarisa Navas ] / Intollerabile camera a mano, brutto film. Non mi ricordo neanche come finisce, solo che è una rottura lunghissima. 5

- Saudi Runaway [Susanne Regina Meures] / Il film più orrendo e disgustoso visto quest’anno. Un documentario pilotato da regista tedesca in cui una donna scappa dall’Arabia Saudita. La regista conosce via una chat antigovernativa questa persona, parlano, mettono in piedi il progetto e poi inizia a dirle **come deve filmare** e **che cosa**. Dall’Arabia Saudita scappano migliaia di donne all’anno visto l’orrore che è per loro vivere lì. Lei profitta di avere soldi da parte, famiglia ricca, e del viaggio di nozze in Qatar per prendere un aereo di notte e fare richiesta di asilo in Germania. Il film è un orrendo pilotaggio emozionale con pura prospettiva europea che non sa né guardare alla situazione sociale in Arabia Saudita e capirla per distruggerla, né parlarci davvero del suo personaggi di cui alla fine non sappiamo niente. E forse è meglio così. Ma la cosa più grave è il modo in cui la regista inserisce il nome del giovane dittatore al potere mettendo accanto il termine “riforme”, come se le dure tradizione del paese si scontrassero con questo qui che però qualcosa vorrebbe cambiare. Allucinante. E l’arrivo in Germania è altrettanto da vomito. Nessuna messa in discussione di niente, un film totalmente artefatto su linee guida che rasentano la propaganda (non)governativa. 4

FORUM

- Seishin 0 [Kazuhiro Soda] / Un altro magnifico film di Soda. Finalmente l’ho inquadrato come regista. Qualche anno fa avevo visto Campaign 1 e 2 per caso ed era stata una sorpresa che credevo esistere solo in un circuito underground. Poi avevo visto Minatomachi due anni fa a Berlino e ancora non avevo fatto la connessione che fosse lui. Quest’anno finalmente ho capito, anche perché la ricerca umana è talmente riconoscibile che difficile sbagliarsi. Ha sviluppato tutta una teoria precisa su come fare film così intensi e vicini ai propri personaggi, la verità è che devono anche essere cose che conosci e che ti interessano davvero. In questo caso vite passate al servizio di altri, dolcezze e durezza di una coppia, silenzi su cosa si è vissuto, una cena per festeggiare la pensione.  9

- Frem [Viera Cakanyova] / Uno dei vari film su cambiamenti climatici. Usa molti espedienti formali per arrivare alla sensazione di limite del sensibile tra catastrofe e ridefinizione dei rapporti tra specie animali e inorganiche. Tutto tra ghiacciai e con presenza umana limitatissima. Capisco possa scocciare, ma il lavoro che potrebbe essere solo formale e al limite del metaforico è talmente ben sviluppato che per me riesce ad aprire le brecce multi dimensionali più complesse che si prefigge. Ha anche un utilizzo del digitale molto soddisfacente, con droni e distorsioni varie che mantengono un lato ironico mai troppo aggressivo. 8

- Generations [Lynne Siefert] / Varie riprese a camera fissa di centrali di carbone made in USA. Anche qui un lavoro che può sembrare solo formale ma che chiaramente non lo è. La regista piazza sempre alla buona distanza la cinepresa, creando un gioco di tre piani visuali che ricorda certi videogiochi in cui l’eroe viene piazzato di fronte a un castello incluso in un sistema sociale e uno sfondo e che gli toccherà distruggere. E’ un chiaro invito all’azione che funziona. Girato in 16mm, gran figura. 8

- Maggie’s Farm [James Benning] / Ancora camera fissa. Costruzione narrativa sospinta dal titolo e dall’avvicinarsi a spazi umani da un esterno foresta. Senza però mai incontrarne nessuno. Per me è risuonato come fosse minacciosa fantascienza. 8

- Traverser [Joel Richmond Mathieu Akafou] / Uno dei più bei documentari su migrazioni in in Europa che mi viene in mente. Non ha caso filmato da un amico suo e non da chissà quale regista del circuito ONG. Sempre attento a cogliore i momenti di vita che definiscono periodi più generali, nessuna ansia di rimbalzi formali da documentario standard. Il film esplode in bellezza quando si entra nelle questioni intime del protagonista, tra varie ragazze che non sa né scegliere né capire, si arriva a vivere lo spostarsi per quello che è, una parte della vita, non un pezzo di carta legato al lavoro. 8

- Vil, ma [Gustavo Vinagre] / Altro documentario, e mi rendo conto adesso che tutti i miei voti più alti della sezione sono documentari, con protagonista principale che racconta in una stanza le sue esperienze di vita. Scrittrice e vera sadomasochista. Con qualche bugia da immaginare, lei è sempre pronta a mettere in discussione quello che ha vissuto, non potrebbe essere più interessante. Quando scoppia la tempesta fuori campo il film si eleva. 8

- Victoria [Sofie Benoot, Liesbeth De Ceulaer, Isabelle Tollenaere] Documentario su una città sperduta in un deserto USA in cui le persone vanno forse per fuggire da esperienze negative in metropoli. Ha la distanza giusta, fa ridere e resta presente alle tensioni del protagonista come fosse un dramma poliziesco di cui vorresti il prossimo episodio per sapere cosa farà il giovane protagonista. Forse la videocamera molto professionale si fa un po’ troppo sentire in alcune scelte narrative, impone i suoi ritmi, ma ripensandoci va bene così, anche la graficità dei posti compensa per la mancanza in fluidità. 8

- Petit Samedi [Paloma Sermon-Dai] / Documentario francese con aspetti resi fittizi su dipendenza e relazioni e luoghi di vita. Poche scene, tutte fondamentali. Anche qui gli espedienti usati aiutano a stare accanto ai dubbi mai risolti del protagonista. Una vita particolarmente difficile e intensa che in pochi minuti impariamo a stimare e rispettare. 8

- Responsabilidad Empresarial [Jonathan Perel] / Documentario con lista di complicità con la dittatura di varie aziende argentine (e internazionali), filmate dall’esterno dei loro cancelli oggi. Terrificante, anche qui espedienti formali che si fanno solidi sotto i nostri occhi. La paura di filmare anche solo i loro cancelli, c’è anche la Fiat, è reale. Si impara anche in prima persona come il lavoro della polizia alla fin fine sia sempre quello di fare liste di persone da rapire nel momento del bisogno. Da vedere a pugni stretti e con un sorriso. 8

- El tango del viudo y su espejo deformante [Raul Ruiz, Valeria Sarmiento] / Il suo primo film mai finito, rimontato adesso. Ero un po’ stanco ma mi è sembrato interessante. 7

- La casa dell’amore [Luca Ferri] / Bel documentario italiano con un gusto della messa in scena su persona che offre momenti di intimità e sessualità a domicilio. Mi è piaciuto però ho l’impressione di averne già visti diversi film così. Non sembra osare troppo di più di cosa ci si può aspettare. C’è il personaggio marginale rispetto alla società, scene più dense messe in scena, momenti di grande dolcezza. E’ molto bello solo un po’ troppo prevedibile. 7

- The two sights [Joshua Bonnetta] / Documentario che parte su un impianto sonoro immaginifico in isole scozzesi. Si ritrova rapidamente tiragliato da diverse pulsioni che riflettono il contesto produttivo in cui il film è stato concepito. Dalle varie storie emerge un forte senso di comunità, che però non si amalgama sempre alla perfezione con le altre forti prospettive presenti. Piacevole ma indeciso. 7

- The viewing booth [Ra’anan Alexandrowicz] / Documentario su regista che mostra a una ragazza pro Israele video sugli orrori coloniali per capire come una persona costruisce le proprie idee. Sono cose che se hai pratica politica conosci già, alla fine diventa più interessante la frustrazione del regista che la protagonista da lui trovata. 7

- Zeus Machine. L’invincibile [David Zamagni, Nadia Ranocchi] / Quadretti locali di vite non definibili. Guardabile. 6

- Anunciaron Tormenta [Javier Fernandez Vazquez] / Ero un po’ stanco e non saprei dire. Troppe cose dentro poco riuscite probabilmente. 6

- Gli appunti di anna azzori/ uno specchio che viaggia nel tempo [Constanze Ruhm] / Documentario che usa pezzi di un film documentario del passato che vuole criticare per farne una revisione femminista oggi. Rispetto alle manifestazioni femministe degli anni 60 che mostra non ha un briciolo della capacità di analisi o vitale. Solo retorica messa in scena in un involucro artistico-cinematografico. Molto molto medio. 6

- Eyimofe [Arie Esiri, Chuko Esiri] / Varie storie di migrazione impossibile dal Lagos all’Europa. Sceneggiatura all’osso che stalla i propri tempi con una fotografia di alto livello e poco più. Ci sarà sicuramente tanta bellezza sotto la durezza ma non basta avere bei colori. 6

- Kama fissamaa’ kathalika ala al-ard [Sarah Francis] / Varie prospettive letterarie e compagnia sulla luna rimesse in scena. Vedibile ma senza grandi prospettive, più una ricerca di cose interessanti da filmare. 6

- Ouvertures [The living and the dead ensemble] / A Haiti una piece teatrale che rimbalza su tutta la storia del paese. Rivoluzioni e contemporaneità. Particolarmente deludente, mi aspettavo di più. Riposa troppo sulla speranza che passare dalla realtà al teatro possa significarci qualcosa e finisce per non interessarsi a nessuno dei due, anche un po’ troppo patinato secondo me. 6

- Ping Jing [Song Fang] / Una persona che si rompe il cazzo. Ci sta, però non c’è paragone con Hong Sang soo o Tsai Ming Liang. Rompiamoci il cazzo con intensità almeno. 6

- Entre perro y lobo [Irene Gutierrez] / Grosso errore di lettura sinossi, sembrava bello e invece no. Lo immaginavo un vagare nella giungla materialista e invece è un vagare nella giungla metaforico. 5

- Gorod Usnul [Maria Ignatenko] / C’è uno che ha fatto qualcosa di brutto. Non pervenuto. 5

- Greve ou creve [Jonathan Rescigno] / Documentario bruttarello su scioperi di minatori francesi. L’ho visto solo perché non c’era altro disponibile, già dal titolo si capiva che non sarebbe andata bene. E’ retorico, demonizza il conflitto in strada e si appella a un umanismo del lavoro che viene sfaccettato nel film tramite 2-3 quadretti con un commento politico meno esplicito. Ci prova ma non gli riesce. Come potrebbe. 5

- Luz nos tropicos [Paula Gaitan] / Altro film documentario nei paraggi dell’Amazonia. Solo che questo è bruttino. Durando 4 ore e mezza faceva ben sperare e invece è solo retorica dilatata. 5

- Medium [Edgardo Cozarinsky] / Docu su pianista, romanticume vario e musichette. Brutto. 5

FORUM 50

- A Bonus for Irene [Heike Sander] / Primo film visto della prima programmazione del forum di 50 anni fa. Potete immaginare come film del genere non avrebbero mai potuto essere selezionati per i concorsi ufficiali dell’epoca, e forse neanche di oggi. Incredibile narrazione tra il gusto documentario e la finzione. Si complotta nelle pause pranzo, si vuole cambiare la produzione e trovare persone decenti con cui vivere a casa. Mi è già capitato di vedere film di questo tipo fatti in quegli anni, una vitalità che ancora oggi sa dove colpire. Le condizioni produttive cambiano le nostre vite. 8

- The Great Chicago Conspiracy Circus [Kerry Feitham] / Reenactement artistico critico di un processo politico USA molto famoso. Quellei che volevano fare levitare il Pentagono. Fecero uscire in segreto trascrizioni del processo, cosa che si continua a fare per chi non lo sapesse. Bello, gioioso e preciso. 7

FORUM EXPANDED

- Expedition Content [Ernst Karel, Veronika Kusumaryati] / La più grande sorpresa di questa edizione. Non avevo idea che in questa sezione ci fossero proiezioni di veri e propri film giudicati essere “altro” solo perché con poche immagini o con dispositivi di proiezione un po’ eccezionali. In questo caso si tratta di antropologhe.i che spesso non vogliono definire la loro produzione in quanto “cinema”. Un film che riprende materiale sonoro di un’ultima spedizione coloniale mi pare belga. Impressionante lavoro di strutturazione sensoriale e narrativa. Difficilissima immissione di senso che riesce senza sfruttare le immagini, la proiezione è al 99% nera, e senza ricadere in costruzione sonora standard o immediatamente riconoscibile. Ci viene presentata la missione coloniale e le sue protagoniste.i con titoli, iniziano ad arrivare i suoni, poi dei flash blu, poi suoni sempre più strutturati e articolati, fino a fare emergere esattamente quella sensazione di “ultima spedizione alla fine del mondo e di un’era” che riesce anche in vari film di avventura-critica di finzione. Un film imponente che si distacca dal resto per precisione e sforzo nel trovare soluzioni diverse a problemi in realtà classici del fare un film. Volevano evitare il colonial gaze, ci sono riuscitie, avrebbero potuto anche con delle immagini ma questa strada brilla di una diversa oscurità. 9

RETRO

- Street Scene [King Vidor] / Ho avuto la fortuna di essere introdotto a King Vidor per puro caso qualche settimana prima del festival. E’ stato quindi un grande piacere potere inserire, seguito ad un film mancato, una proiezione sua in 35mm. Il film gioca con gli stereotipo dell’epoca, tutto in un esteriore di immobile newyorchese. Sa cosa vuole dai suoi personaggi, non li spinge mai più in la di cosa possono offrire, né li tiraglia in una violenza ingiustificata. Quello che ne emerge al di là delle scenette è la vita di chi sta scoprendo è dovrà ancora lottare per capire come posizionarsi al di là dei traumi e dei discorsi impiantati nel proprio milieux sociale. Molto bello. 8

DEUTSCHES KINO

- Kids Run [Barbara Otte] / Una delle sezioni che cerco di schivare, film tedeschi contemporanei che non rientrano nel resto della programmazione. Film piuttosto normali. Questa è una storia di povertà estrema e pugilato per uscirsene, a parte la durezza delle situazioni c’è molto poco, talmente poco che deve gioco forza rinchiudersi in un’afflato verso la famiglia originaria che per fortuna non è molto sviluppato, altrimenti sarebbe stato ancora più stucchevole. Tollerabile, forse. 6

 
- Favolacce [Fabio und Damiano D’Innocenzo] / Porcata allucinante. Retorico, cattivo e violento verso i suoi personaggi. Un mix inispirato tra il giardino delle vergini suicide e un film visto in Panorama che invece è stato bellissimo. Quando non hai niente da dire, non hai alcuna prospettiva su nulla, e vuoi solo vomitare schifezze fai un film così. Non fatene, non vale la pena. Ho passato 5 minuti durante l’ultimo giorno ad insultarlo con una. Purificante.  4
non avevo dubbi :asd:

E ma Heaven's Gate essendo un dramma epico ti aspetti comunque un certo tipo di positività.
ah ok, sì su questo concordo :sisi:

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Grand Budapest Hotel

Eccellente film 

Basterebbe la sceneggiatura per dirlo, ma poi l'insieme di tutti le componenti tecniche e lo stile di Anderson lo innalzano ancora di più, impressionante

Qualsiasi parola sull'uso dei colori non renderebbe giustizia perché sono usati divinamente

Le scenografia, come in tutti i film del buon Anderson, sono curate benissimo

Gli attori sono bravissimi: credibili, coinvolgenti e con interpretazioni ben "limate" (non so se s'intende)

Molto attento e curato il montaggio

Visivamente gradevole la fotografia

Desplat come compositore mi piace, con le dovute eccezioni, quindi quando ho letto il suo nome ero abbastanza tranquillo e infatti non ha deluso

La sceneggiatura meriterebbe d'essere studiata come un libro, veramente impressionante

Il modo in cui fa percepire la macrostoria irrompere nella microstoria è fantastico, per un momento mi ha ricordato il Gattopardo (libro)

M'è piaciuta davvero tanto

 
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Tremors 4

Non l'avevo mai visto, così come i 5 e il 6 (che vedrò, anzi mi sa che il 5 me lo sparo subito :asd:  ), è stato bellissimo :rickds:  , personalmente il migliore assieme al primo :asd:  , surclassa il 2 e il 3 :asd:  

 
Mi sto vedendo Desperate Housewives, sono alla prima stagione. Mamma mia che capolavoro. Com'è che non me ne avete mai parlato???

 
Mi sto vedendo Desperate Housewives, sono alla prima stagione. Mamma mia che capolavoro. Com'è che non me ne avete mai parlato???
No vabbe'

Grande Togg

Io lo guardavo con i miei sulla Rai quando era ancora in corso e lo adoravo, però ho sempre avuto il terrore di rivederlo e scoprire che in realtà era una merda. :asd:  Pls vai avanti e tienici aggiornati.

Comunque bello il reportage dalla Berlinale, ti informo che dall'aldilà lo hanno letto e apprezzato anche quelli che non sono più fra noi (rip Goodfella rip Brother's killer)

 
No vabbe'

Grande Togg

Io lo guardavo con i miei sulla Rai quando era ancora in corso e lo adoravo, però ho sempre avuto il terrore di rivederlo e scoprire che in realtà era una merda. :asd:  Pls vai avanti e tienici aggiornati.

Comunque bello il reportage dalla Berlinale, ti informo che dall'aldilà lo hanno letto e apprezzato anche quelli che non sono più fra noi (rip Goodfella rip Brother's killer)
Grazie, è importante sapere che vi è piaciuto. Almeno so che ho fatto qualcosa di utile nelle ultime settimane ahah e mi invoglia a continuare a scriverlo per gli anni successivi.

Di sicuro non è una merda, è particolarmente ben girato, una regia precisa e mai eccessiva, con movimenti di camera che ci vuole una certa abilità a pensare. Anche la fotografia è molto molto bella, per dire qualche banalità.
Ma soprattutto è pieno di esperienze di vita concrete e molto ben scenografate. Poi certo sono curioso di vedere come evolve nelle prossime stagioni, perché già mi immagino che parlare a ruota di "tradimenti" può dare l'impressione ad alcunie che senza il "tradimento" tutto andrebbe bene, per esempio, quando invece la situazione è molto più sottile. Insomma è una scrittura particolarmente interessante che però ha bisogno di un livello di apertura e serietà nell'approccio costante, per evitare di scadere in robe che non mi piacciono. Ma per adesso appunto è una scrittura molto ben elaborata e vissuta, che è la cosa più importante.

 
Violent Cop. Esordio alla regia per Takeshi Kitano, che interpreta anche il protagonista Azuma, un poliziotto giapponese dai modi un pochino rudi e con la sorella un po' ritardata. Più che un thriller a me è sembrato una commedia poliziesca a tratti drammatica, parte in un certo modo, alcune scene mi hanno strappato un sorriso, come quando schiaffeggia lo spacciatore nel bagno della disco senza dargli il tempo di rispondere, o come quando schiaffeggia il “ragazzo” della sorella (insomma, schiaffeggia un po' tutti), oppure la scena dell'inseguimento (forse non ho mai visto un inseguimento più calmo di questo). Inoltre il tema musicale è un motivetto dal tono scanzonato. Nel finale diviene più serio. La scena finale (quella col fascio di luce) vale il biglietto.

Lui poi estremamente calmo per tutto il film, come se fosse morto dentro.

 
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*spoiler*

Fear and Desire (Kubrick). Altro film d'esordio. Già qui abbiamo uno dei tratti distintivi della cinematografia di Kubrick, il cosiddetto "Kubrick stare", in un paio di occasioni. Forse un pò troppi primi piani, che da una parte aiutano a capire lo stato emotivo dei personaggi, dall'altro appunto diventano un pochino invadenti. Se non sbaglio un paio di questi primi piani sono anche stati riciclati. Certo il film non brilla per sceneggiatura: 4 soldati appartenenti a non si sa quale fazione di non si sa quale guerra, dispersi oltre la linea nemica, devono attraversare questa per tornare alla base. Si parla perciò di due schieramenti e di guerra in modo generico, e degli orrori di questa, approssimativamente però (è comunque un film d'esordio, con tutti i limiti che ne derivano)... uno impazzisce, un altro va al macello non avendo nulla al di fuori della guerra, e gli ultimi due in un duplice ruolo dato che rivestono anche parti nemiche, come a significare "non importa da che parte stai, sempre uno schifo è".

Curiosità: da quel che ho letto il distributore del film morì lo stesso anno del rilascio nei cinema ('53), Kubrick non contento di ciò che aveva ottenuto con questo film cercò di farlo scomparire... sopravvissuto in alcune cineteche, l'hanno restaurato nel 2012.

 
Finita la prima di Desperate Housewives, niente da dire davvero una bella stagione e una bella serie. Voglio continuare cercando però di non fare solo questo altrimenti mi deprimo, anche perché la serie mi ricorda troppe cose ahah

aggiungo:
 

fuck Susan.
Bree...
ok Lynette.
love Gabrielle.
ultra love Edie.

 
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Suspiria (Argento). Inizia bene, finisce bene, il problema sta nel mezzo per quanto riguarda la trama, che sembra più che altro fare da contorno. Reputo l'inizio più ansiogeno rispetto alle successive parti del film, che invece non mi hanno trasmesso tensione... forse anche perchè questo genere di horror (un pochino splatter) mi dice poco, preferisco varianti più psicologiche dello stesso genere. Non parliamo della recitazione poi, dimenticabile. Considerando questi aspetti potremmo parlare di un film di "serie B", tecnicamente è tutt'altra cosa: la camera mi piace, scenografia e fotografia al top, specie quest'ultima... "Argento ha inventato il colore rosso" ho letto, e ci credo. La colonna sonora dei Goblins poi, merita molto anche quella. Curioso di vedere il remake di Guadagnino più in là.

 
Horse Girl

questo messaggio non sarà molto utile poiché...non ho finito il film

lo introduco dicendo che è un film distribuito da netflix a partire da gennaio 2020, ovvero da dopo la sua presentazione al sundance

la protagonista è alison brie, la quale interpreta un personaggio che mette una depressione immane sebbene non sia retto da chissà che scrittura

quindi la sua interpretazione è l'unico pregio del film

il resto è dimenticabile

la regia è praticamente assente, cioè noi vediamo un collage di inquadrature con un montaggio amatoriale e un montaggio sonoro sufficiente; la scrittura è scarsissima, riesce a vanificare un tema ed un messaggio abbastanza importanti

anche il comparto tecnico è proprio base base

investire dei soldi su un film del genere è peggio che investirli su scary movie per quanto mi riguarda

mi dispiace non poter valutare il film al 100% ma quando ho guardato quanto mancava pensavo si trattasse di 15/20 minuti invece era passata solo mezzora e non ce l'ho fatta mentalmente

se si vuole un film sui disturbi mentale e sulla condizione di alienazione c'è ben altro

 
Mi sto vedendo Desperate Housewives, sono alla prima stagione. Mamma mia che capolavoro. Com'è che non me ne avete mai parlato???
:rickds:
la vedevo parallelamente a Lost, le davano entrambe su rai 2 all'epoca. ma non l'ho vista tutta sono arrivato alla 3a o 4a stagione, all'epoca mi vergognavo a dire che vedevo Desperate housewives... poi qualche giorno fa ho visto che l'hanno messa su Prime  :hmm:

 
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