Ho indagato su questa cosa
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L'atbook comunque è bellissimo, avessi lo sbattimento mi salverei tutte quelle immagini ma son davvero troppe
Sì, per me è meno bello quello che ho letto.
Cercherò di metterla giù piano, stavolta la questione è piuttosto seria.
A quanto pare, è stato leakato l'artbook del gioco, mistero su come sia successo ma pare che sia successo, fin qui tutto ok.
Nell'artbook ci sono i pronomi.
Quindi viene dato per scontato che anche il gioco li abbia, però non sappiamo se il gioco avrà i pronomi o no.
Oltre alle belle immagini, io ho letto un po' i testi.
E finora, la cosa più grave emersa riguarda un personaggio, un bambino, discepolo in un tempio, abusato da un monaco ma che la narrazione (almeno dell'artwork) ha reso frutto di un amore assolutamente normale.
Andiamoci cauti. Vi spiego.
Ora, dovete sapere che purtroppo questa pratica era largamente diffusa in oriente, si chiamava "Shudo" ed era una tradizione di omosessualità in Giappone strutturata per età, del tutto simile a quella della pederastia greca nel mondo antico occidentale e prevalente nella società dei samurai e monaci a partire dal periodo medievale e durata fino alla fine del XIX secolo. La parola è l'abbreviazione di wakashudo (若衆道), ossia "la via (道, dō) del giovane (若衆, wakashu)". Il termine dō è legato alla parola cinese tao, considerata come disciplina strutturata ed un corpo della conoscenza psicofisica come "un modo di svegliarsi". Ora però, non raccontiamoci favole, un incontro di tipo Shudo tra un samurai e un giovane adulto, o tra un monaco e un bambino discepolo, era pederastia o pedofilia.
A maggior ragione, nella coppia, il più anziano era chiamato il nenja (念者), mentre il giovane era riconosciuto come wakashu, appunto.
Perché vi racconto questo? Perché nel libro-artwork nella descrizione, il bambino viene definito al centro di un amore transgenerazionale, quando, si tratta di pedofilia/pederastia. Ora le cose si fanno fosche, la consulente storica assegnata alla compilazione di questo passaggio, ha scritto un libro che si chiama
"Tales of Idolized boys"
L'ho cercato e trovato -->
https://uhpress.hawaii.edu/title/ta...ove-in-medieval-japanese-buddhist-narratives/
Nella prefazione ci sono passaggi ... quantomeno dubbi.
Sachi Schmidt-Hori inizia delineando varie dimensioni del chigo (il "titolo" del chigo, nomi personali, genere, sessualità, classe, politica e religiosità) per mostrare la complessità di questo costrutto culturale: il chigo come figura triplicemente liminale che non è né maschio né femmina, bambino né adulto, umano né divinità. Segue una moderna storia della ricezione del chigo monogatari, che rivela, non sorprendentemente, che i racconti sono stati spesso interpretati attraverso paradigmi culturali radicati in momenti storici e visioni del mondo molto lontane dall'originale. Dagli anni '50 agli anni '80, la ricerca sul chigo è stata ostacolata da un diffuso pregiudizio omofobico. Più di recente, l'avversione per il divario di età nelle relazioni storiche maestro-accolito ha impedito agli studiosi di analizzare i messaggi religiosi e politici alla base del genere. Il lavoro di Schmidt-Hori richiede un cambiamento nelle strategie ermeneutiche applicate a chigo e chigo monogatari e propone sia una storicizzazione sfumata di costrutti sociali come genere, sessualità, età e agenzia, sia una modalità di lettura spinta dalla curiosità e dall'introspezione.
Insomma, non c'è pace per Red Shadows, pure la consulente
pedobear approve 