Figurati, io quando ho tempo sbircio e se i commenti sono educati e di confronto mi fa sempre piacere chiacchierare, ricorderete dai tempi di Death Stranding o di Forbidden West :D
Il pezzo di oggi è una scelta editoriale, in realtà: scegliere un tema da discutere sul gioco una volta che il gioco è in mano ai giocatori funziona MOLTO bene (spoiler: molto più della recensione in sé). Nel caso di Zelda l'approfondimento fu sulla questione delle critiche alla "grafica per bambini", qui abbiamo deciso di sottolineare le criticità che accennavamo nella recensione perché sapevamo che farlo ora, che le persone hanno il gioco per le mani – ho letto anche qui svariati commenti perplessi per alcune scelte del gioco, che pure ha un'atmosfera grandiosa e una narrazione magistrale – è diverso a livello di impatto, dal parlarne nel momento in cui tutti discutono solo del...
maledetto numeretto, se mi è concesso.
Sulla questione della forza commerciale, è indubbio che un titolo con meccaniche votate all'azione pura e una forte messa in scena (parliamo di alcune sequenze con gli Eikon che fanno tanto kolossal cinematografico

) possa avere appeal su un pubblico estremamente più vasto di quanto Square potrebbe raggiungerne se si intestardisse a rimanere nel vecchio solco di FF. Oggi FF e Octopath non parlano necessariamente alle stesse persone e di sicuro non hanno lo stesso bacino (né ambizioni), per capirci. È una scelta diversa, invece, rispetto a quanto fatto fino a oggi con Dragon Quest, molto più tradizionalista. Ma DQ, amatissimo, guarda più al mercato di casa di quanto non faccia FF, molto più universale.
Come dicevamo in live i giorni scorsi, quando hai un progetto così grande, e con un budget così grande, e dietro un publisher come Square Enix, devi vendere TANTO. A prescindere dal desiderio di Yoshi-P in sé, devi trovare un equilibrio tra come vorresti tu il gioco e cosa serve per renderlo capillare a livello di possibile reach tra il pubblico. Ecco, noi pensiamo che ovviamente la visione di Square abbia pesato MOLTO in alcune scelte che azzoppano la bellezza del gioco. Dopotutto è il publisher per cui letteralmente qualsiasi cosa era sotto le aspettative a livello di mercato (Tomb Raider, Deus Ex, Guardiani della Galassia, tutti sono andati male per Square Enix): non voglio immaginare quanto in alto (speriamo sensatamente) abbiano messo l'asticella con un gioco come FFXVI. E la sensazione è che per raggiungere quell'asticella, abbiano spinto in direzione di soluzioni che potessero andare incontro a più palati possibili. Soluzioni che però non necessariamente erano la cosa migliore per l'esperienza di gioco in sé. Questo, in soldoni, quello che si intendeva e di cui parlavamo anche su Twitch, in merito al bisogno commerciale di "ammorbidire" alcune cose all'interno del gioco.
Nessuno vuole dire che FFXVI sia da buttare (ha preso OTTO!), ma che alcune scelte al suo interno siano un vero peccato, ma proprio per FFXVI e per noi giocatori – che si amino i JRPG, gli action, entrambi o quello che si vuole –, quello sì. Progetti con questa caratura e questa ambizione non capitano tutti i giorni, tantomeno con questa atmosfera e un world building così sfaccettato. Vederli cadere in alcune ingenuità strutturali, probabilmente anche in virtù di una spinta verso il "cerchiamo di venderlo a più persone possibili", se ami i videogiochi è proprio un vero peccato.