Io personalmente avrei espulso l'ambasciatore Israeliano, richiamato il nostro ambasciatore, chiuso ogni tipo di collaborazione (alimentare, culturale, militare ecc.) esattamente come con la Russia dove anche alla prima ballerina del Bolshoi viene impedito di esibirsi perché è sicuramente una spia del regime!
Se passi da un registro serio per Israele (non in grassetto) ad uno ironico, e quindi critico/ridicolizzante verso le decisioni italiane, per la Russia (grassetto con battuta sulla ballerina spia) vanifichi il parallelo con cui fai leva e di conseguenza la credibilità della proposta nel registro serio.
Non sarebbe esattamente come con la Russia perché l'Italia non ha espulso l'ambasciatore russo e richiamato il nostro.
Svetlana Zakharova, la ballerina di cui parli, non è semplicemente un'artista, è una persona che ha preso la decisione consapevole e di lungo corso di integrare la propria arte alla politica, al sostegno attivo al regime dove è pienamente inserita ed ha assunto ruoli, premiata e resa funzionale, quindi al terrorismo (prendo in prestito le tue parole), al suo operato in Ucraina, ed è tutto questo:
Following failed attempts to send opera singer Ildar Abdrazakov and conductor Valery Gergiev to Italy in 2025, Russian propaganda is now dispatching a ballet troupe led by Putin’s favorite ba…
russianartists4war.com
Il caso della ballerina Svetlana Zakharova, artista di fama internazionale e figura istituzionale legata al Cremlino, riapre il dibattito sul ruolo della cultura in tempi di guerra. Quando le istituzioni europee ospitano artisti organicamente inseriti nei sistemi di potere autoritari, il confine...
it.gariwo.net
"Il nodo, oggi, non è quanto un artista sia eccelso, ma quanto sia complice.
Questa dinamica non è una forzatura interpretativa né una lettura “politicizzata” a posteriori. È stata descritta con lucidità, dall’interno, da una delle più grandi ballerine del Novecento, Maya Plisetskaya. Nelle sue memorie (I, Maya Plisetskaya), l’étoile del Bol’šoj spiegava senza ambiguità che l’artista del regime sovietico non era mai una persona libera, ma una proprietà del sistema. Non parlava da dissidente, ma da icona cresciuta e affermatasi all’interno di quel sistema. Anche gli artisti più celebri venivano costantemente ricordate di appartenere al potere: il diritto di viaggiare, di esibirsi all’estero, di esistere artisticamente dipendeva dalla loro lealtà."
Il balletto, in particolare, veniva utilizzato come volto elegante dello Stato: una rappresentanza “pulita”, capace di mascherare repressione, censura e violenza. Non un’eccezione, ma una strategia consapevole di legittimazione internazionale. È in questa continuità storica che va letto anche il caso Zakharova: non come una scelta individuale isolata, ma come parte di un modello in cui il talento viene premiato nella misura in cui accetta di farsi veicolo del potere. Cambiano le epoche, cambiano le forme, ma la logica resta la stessa: l’arte usata per ripulire l’immagine del regime.
[...]
È fondamentale chiarirlo: questa non è una crociata contro la cultura russa, né una forma di “russofobia”. Al contrario, è la difesa della cultura russa autentica, quella che oggi è la prima vittima del Cremlino.
Mentre Zakharova calca i palcoscenici internazionali protetta dal suo prestigio, artisti russi indipendenti pagano con la persecuzione, il carcere, talvolta con la vita. Il musicista Pavel Kushnir è morto in prigione per aver difeso la libertà dell’arte. Accogliere i privilegiati del regime contribuisce a cancellare la memoria di chi, nella Federazione Russa, rifiuta di servire il potere."
Similmente farei notare buona parte di queste cose, a chi definisse l'esclusione del seguente ipotetico personaggio una decisione antisemita, per un artista israeliano, fidato di Netanyahu, membro del Likud, figura istituzionale, con coreografo che finanzia l'IDF, emanazione di una forma di soft power culturale (strumento di prestigio internazionale con effetto artwashing) a vantaggio dell'attuale governo israeliano e del suo operato, politicamente impegnato nel sostegno attivo alle annessioni di fatto in Cisgiordania, all'apartheid, a tutte le violenze disgustose, ai massacri, al genocidio o come vuoi chiamarlo.
Poi Svetlana che si appella alla libertà dell'arte mentre è parte attiva e sponsor del regime che perseguita fino alla morte gli artisti russi non allineati, negando quella libertà ai suoi connazionali, uccide centinaia di artisti ucraini e (non dovrei nemmeno specificarlo: da aggressore in casa altrui) distrugge sistematicamente il patrimonio culturale ucraino, è proprio un controsenso vivente.