Per comprendere Bugiardo, l’ultimo album di Fabri Fibra, non basta superare i pregiudizi residui verso l’hip hop: bisogna ascoltare bene e scavare sotto lo strato superficiale composto da volgarità, autocelebrazione e skit.
Lo sforzo è ben ripagato. Nel frullato ultrapop di Fibra c’è dentro di tutto: Lapo Elkann e le veline, Sanremo e la Juve, il Grande Fratello e i furbetti del quartierino, le bandiere della pace scolorite e Novi Ligure. E ancora, suggestioni inattese: la mano che preme il grilletto in fondo a Cento modi per morire è quella di Kevin Spacey in American Beauty, il rabbioso grido di In Italia lo lancia Roberto Saviano dalle pagine di Gomorra, le false lettere de La posta di Fibra sono più reali della posta del cuore di Natalia Aspesi. Il tutto viene metodicamente fatto a pezzi, per raccontarci che stavolta, con tutta probabilità, abbiamo veramente toccato il fondo.
Che realtà è questa? Bugiardo ci aiuta a infilare le mani nella nostra mucillagine quotidiana, in un’Italia dominata da un relativismo assoluto: culturale, ideologico, sociale e personale. Non provo niente è il messaggio più diretto: drogati dai mass media e assuefatti perfino alla morte, la realtà ci passa accanto e neanche il flusso di rime e beat riesce a fotografarla con onestà.
In questo paesaggio lunare, a Fibra non resta che distruggere quel poco di umano che rimane in giro. Così, in Cattiverie, la sua rabbia iconoclasta si abbatte sulla religione e sui campionamenti di musica sacra. Viene risparmiata invece la nostra sgangherata classe politica, talmente insulsa da non meritare neanche una citazione in tutto l’album.
Non c’è soluzione, non c’è consolazione, non c’è assoluzione. Magari fossimo solo bamboccioni mammoni e viziati. Violenti, sessuomani, irresponsabili e schizofrenici: così ci dipinge Bugiardo.
Non resta altro che sperare che Fibra abbia torto, e provare a nuotare fuori dalla mucillagine.
girando per il web ho trovato questa "recensione" su bugiardo, che personalmente non condivido ma fa niente...