FERMOOO
Se ho capito quello che cerchi nella Musica, probabilmente non troverai molto di tuo interesse. Cos'hanno di speciale? Che non c'è proprio verso di stare fermi, durante l'ascolto.

Oltre al fatto che ogni singolo arrangiamento sfiora la perfezione. Sono comunque album che per essere apprezzati fino in fondo devono essere accompagnati dalla figura di Michael Jackson, le coreografie, i video, i concerti, ecc. E alla voglia di muovere il ****, ovviamente.
Hmm, sul successo che frena la sperimentazione ci andrei cauto. Nel senso, non si può sapere.

Magari se il successo non fosse arrivato sarebbero stati costretti a continuare a girare per locali suonando
Twist and shout finché non fosse passata la moda, e addio sperimentazione. Secondo me la storia dei Beatles è stata una successione di congiunture fortunatissime, non credo che cambiando qualcosa si sarebbero raggiunti risultati complessivamente migliori.
Riguardo alla sperimentazione stessa, temo che parliamo di due cose differenti.

Per me è sperimentazione non solo ciò che porta avanti il discorso musicale mondiale, ma anche quella "interna" che si riferisce al percorso di una singolo gruppo, ampliandone gli orizzonti e quelli del suo pubblico (fra cui io, che con i Beatles mi sono avvicinato per la prima volta in modo sistematico ad una discografia, con esiti direi felicissimi.)
Per me
Revolver è un album sperimentale: il suono è completamente diverso da quello di
Rubber soul, che rappresenta il culmine del perfezionamento del gruppo in campo pop al punto da concedersi alcuni manierismi (troppe note in quei cosi, si mangiano l'arrangiamento sottostante secondo me). Mi viene in mente
She said she said che profuma di un sacco di droghe e mi prende tutt'ora in contropiede con quel cambio di ritmo sul ritornello; c'è
Love you to che introduce definitivamente la vena orientaleggiante di Harrison; c'è
I want to tell you che ha delle dissonanze fantastiche, che mi sono rimaste dentro; e si chiude con
Tomorrow never knows che è un trip all'altezza di quanto ascoltato fino a quel momento.
Sgt. Pepper gioca con l'idea dell'album concettuale, che a quanto ho letto era qualcosa di nuovo per l'epoca (anche se l'ho sempre trovato limitato in questo senso, dato che a parte i primi due brani ed il penultimo avrebbe potuto essere tranquillamente un altro album "dei Beatles").
Magical Mistery Tour è meno memorabile in questo senso, ma ha dalla sua un
Blue jay way che non trascurerei.
The Beatles è L'album sperimentale del gruppo, idee buttate nel mucchio fino a riempire due dischi, i quattro membri ognuno per la sua strada, liberi di saltare da un genere all'altro per il puro piacere di farlo, di provare. Proprio per questo è uno degli album che faccio più fatica ad apprezzare.

Infine
Abbey road è tutt'altro che sperimentale data la sua raffinatezza, ma è un riuscitissimo tentativo di darsi un respiro più ampio – e il pensiero corre ovviamente al
medley finale. Poi ci sarebbe
Let it be che purtroppo è un album a metà, quasi più vicino ad una jam session, ma forse proprio per questo potrebbe incontrare di più i tuoi gusti.
Comunque non mi sorprenderebbe se trovassi poco rilevante quanto ho scritto, non sarebbe incoerente con quanto da te detto. Il fatto è che durante l'ascolto tendo molto ad immedesimarmi con chi quel brano l'ha composto, arrangiato ed eseguito, per cui apprezzo molto quando un artista cerca di esplorare territori che sono nuovi per lui, e mi interessa relativamente poco se in quel posto c'è già stato qualcuno oppure no. Anche i primi album dei Beatles, che sono tutt'altro che rilevanti a livello musicale, ad un ascolto attento rivelano una sorprendente quantità di idee, a volte semplici ma sempre deliziose, e da cui traspare chiaramente la passione di quei ragazzi per il loro lavoro. Per me questo ha più valore dell'aver inventato un suono mai ascoltato, o di aver suonato o registrato uno strumento in una maniera mai tentata prima, per il semplice fatto che sia qualcosa di nuovo.
È una predisposizione che in misura variabile mantengo anch'io, però nel mio caso è un discorso che maturo più per stratificazione, diciamo: quando mi dedico ad un album lo ascolto almeno per qualche settimana (raramente nella sua interezza, di solito quando ho del tempo libero o mi sento particolarmente in vena del suo suono o della sua atmosfera) per cui l'analisi critica è qualcosa che emerge da sé quando imparo a conoscere il brano e a risalire alle idee che ci sono dietro. Le domande che mi pongo sono dell'ordine del: Avrei suonato questa nota? Avrei cantato questa frase con questa intonazione? Avrei strutturato il brano in questo modo? Avrei in generale aggiunto, eliminato, modificato qualcosa nell'arrangiamento? E nel caso il brano non brilli particolarmente di per sé, aggiunge qualcosa all'atmosfera o al discorso dell'album? Quando queste risposte sono positive, significa che ho trovato un brano che porterò con me. Non mi interrogo molto sulle emozioni, quelle arrivano da sé anche per motivi solo collateralmente legati alla musica.
Comunque pensavo, tutti questi discorsi solo perché Togg ha postato
Bad romance in Ultimo film visto senza una valida ragione.

Che uomo.