di gogol' ho giusto appena finito di leggere le veglie alla fattoria presso dikan'ka. dopo avere letto l'introduzione sono rimasto un po' confuso nell'apprendere che da una parte quest'opera venne particolarmente elogiata, da puskin, e dall'altra venne criticata, da nabokov. non avendo ancora letto altro di gogol' non posso fare un confronto con i ben più notti racconti pietroburghesi, ma sapendo le differenze tra le due raccolte e vedendo quanto bene gogol' sia stato in grado di rendere l'ambiente di campagna a lui tanto caro, mi dispiace un pochettino che nabokov non abbia apprezzato!
quelle delle veglie sono storie spesso semplici sia nella fabula che nell'intreccio (dove invece i racconti di puskin eccellevano nel presentare un elaborato intreccio per una trama elementare) ma che riescono a colpire proprio per la loro genuinità. molte sono storie di lotta tra bene e male, in cui gli umili hanno la possibilità di riscattarsi e trovare la felicità. quello che gogol' ci mostra però non è mai un male che sfocia nell'orrore, ma è tutto presentato sempre con un certo gusto ironico e quasi parodistico. i diavoli, presenti in diversi di questi racconti, sono sì infidi e sempre impegnati a giocare brutti scherzi al buon cristiano, ma non mancheranno di presentarsi in maniera buffa, portando il personaggio con cui si imbattono a ridere di loro dopo l'iniziale sbigottimento, e il lettore a ridere insieme a loro.
non solo, diavoli e streghe vengono fortemente avvicinati alla realtà contadina in cui sono ambientati i racconti, sia per dare un maggiore senso di ironia nel vederli ad esempio danzare all'inferno come giovani a una fiera di paese, ma anche credo per smorzare in qualche modo l'elemento fantastico. o meglio, ho come avuto l'impressione che non si arrivi mai a sfociare apertamente nel fiabesco come poteva succedere in certi racconti romantici (qualche giorno fa ho commentato hoffmann, e a breve leggerò qualche fiaba di tieck), ma piuttosto il gusto è quello del folclore locale, la leggenda del paese che guadagna forma fantastica semplicemente perché la storia, passando di bocca in bocca, viene mutata e cambia. è un procedimento di allontanamento dalla materia narrata simile a quello di puskin, in quanto le veglie non sono altro che la stesura da parte dell'apicoltore rudyj pan'ko di storie che ha sentito a sua volta narrate da altri. procedimento che funziona a meraviglia.
le ultime paroline le voglio spendere sul racconto la terribile vendetta, vera e propria mosca bianca in questa raccolta (a dire il vero anche la novella immediatamente successiva, ivan fedorovic spon'ka e la sua zietta, presenta degli elementi di novità rispetto al resto, ma direi in modo meno profondo rispetto a la terribile vendetta. della zietta comunque da citare per forza il surrealistico sogno del povero ivan fedorovic, divertente ed agghiacciante allo stesso tempo). un racconto con molto più gusto per il fantastico, anzi visti i toni e gli avvenimenti si sfocia quasi nell'epica in un modo che mi ha veramente spiazzato. una vendetta che si trascina da generazione e generazioni, una storia in cui non c'è spazio per il perdono e che porterà alla dannazione tanto la parte su cui vendicarsi che quella vendicata. un finale da giudizio universale, bellissimo.