Non avendo un bel niente da fare, mi sono riletto la tua "storia" troppo incuriosito visto che ci sono tantissimi punti in comune con una mia esperienza con una ragazza, il tutto da novembre ad Aprile dell'anno scorso. Posso dirti che ti capisco in tutto e per tutto, anche io ho commesso i tuoi stessi errori (si, errori, un peccato averli capiti molto tardi, ma meglio prima che dopo

. Dunque, a novembre dell'anno scorso, il mio coinquilino mi invita ad andare a correre con lui e una ragazza (io 23 anni, lei 20). Mentre corriamo parliamo un po', del più e del meno, finisce lì comunque. Qualche settimana dopo le scrivo perchè volevo andare a correre con lei da soli (zero interesse ancora da parte mia, era semplicemente una conoscente) e lei accetta. Dopo aver corso, mi scrive per chiedermi come stavo e iniziamo a parlare su Whatsapp per due mesi buoni (tutti i giorni, spesso mi cercava più lei) e a vederci spessissimo in università. Premetto che non sono mai stato fidanzato e lei ha rappresentato la prima ""amicizia"" con una ragazza (purtroppo per me sarebbe diventato molto di più di un'amicizia). Mi trovo subito in sintonia con questa ragazza, troppo divertente, stiamo insieme tutti i giorni, mangiamo insieme, studiamo insieme. Mi dice che si trova davvero bene con me e che mi vuole bene, spesso ci abbracciavamo pure. Avevamo atteggiamenti da fidanzati, tanto che spesso i miei colleghi universitari mi chiedevano se lo fossimo. In tutto questo, udite, udite, dopo aver parlato di praticamente tutto, lei decide di omettere il fatto che fosse fidanzata, lo scopro per caso quando lei mi invia una sua foto su Whatsapp, che in realtà era uno screen della foto che stava per inviare al suo ragazzo (in basso leggo il suo nome con un cuore). Ci sono rimasto una *****, al che il giorno dopo le chiedo se fosse fidanzata e mi risponde di si, ma cambiando subito il discorso come se non volesse parlarne. In tutto questo io ero attratto incredibilmente da lei, quindi potete capire come mi sentii in quel momento. Nonostante questo, decido di continuare a conoscerla, ad avere un rapporto con lei (scelta che definire pessima è poco). Passa qualche mese e lei inizia ad essere più fredda, mi cerca di meno, inizia ad uscire con altri ragazzi dell'università (sempre come amici a quanto pare

) tutto questo mentre lei è fidanzata. Un comportamento normale direi. Da quel momento smetto di vivere, non avevo voglia di fare nulla, letteralmente, a volte mi trovato in università e tornavo a casa per stare da solo e piangere. Decido di parlare con la mia analista (colei che mi ha cambiato praticamente la vita) e mi dice che ho dei piccoli sintomi di depressione. Questa mia amica continua ad ignorarmi, INSPIEGABILMENTE, da sottolineare questo, fino a che non decido di scriverle un messaggio abbastanza lungo per troncare il rapporto, facendole capire che non avevo capito il suo comportamento, che mi aveva fatto piacere conoscerla e addio per sempre. Dopo questo, mi risponde dopo 8 ore dicendomi "Ma lo sai che quando vuoi possiamo uscire insieme". Rendetevi conto di questa cosa, mi ha fatto incazzare come una bestia e da lì in poi non l'ho più cercata. Ero letteralmente ossessionato, vedere foto di lei con amici o il suo ragazzo mi faceva stare troppo troppo male, sono stato metaforicamente "incatenato" a questa ragazza per mesi e non vivevo più praticamente. Ora, ci sarebbero tante altre cose da dire ma mi rendo conto di aver scritto fin troppo

, ma ci tenevo a dirvelo perchè posso capire il comportamento del compagno qui sopra. Avrò sbagliato senza dubbio, l'ho capito troppo tardi, ma questa esperienza mi ha aiutato tantissimo e probabilmente non ripeterò questo errore.
Dimenticavo, non potete immaginare quanto mi ha fatto stare bene il tornare a vivere senza dipendere da lei, dalla sua presenza, dai suoi messaggi, ho capito che avevo letteralmente buttato nel cesso dei mesi della mia vita. Mi ci è voluto del tempo purtroppo, ma mi trovavo per volere mio in una situazione intermedia come avete detto, tra il non volerla perdere come amica e il volerle saltare addosso, ma senza mai agire, rimanendo nel dubbio costante.