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aliasalberto
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Quante parole sprecate. Mi basta farti notare una cosa che è evidente, ma che altrettanto evidentemente non cogli: la matematica è utile, e impararla serve non solo da un punto di vista nozionistico, ma anche per predisporre la mente al ragionamento logico-razionale; il battesimo non insegna niente, è solo l'imposizione di una religione a una persona che non è in grado di capirla ed eventualmente di rifiutarla. Un gesto civile sarebbe concedere al bambino di apprendere quanto più possibile da piccolo, e poi essere lasciato libero di scegliere se credere in *** oppure no, una cosa che non si può insegnare ma solo sentire da sé. Analogo è il discorso delle scelte della famiglia (gli orari, i giocattoli e tutte le sciocchezze che hai tirato fuori per rendere meno scivolosa la tua arrampicata sugli specchi), che non sono limitative né impositive, come invece è l'indottrinamento religioso, ma integrative e necessarie (i bambini piccoli non sanno vestirsi da soli, gestire gli orari della giornata da soli etc.). Conoscere è bene, perché non possiamo capire, se non conosciamo; per questo è importante imparare la matematica sin da piccoli. Credere ciecamente, senza conoscere, è male, perché questo ci rende ignoranti e manovrabili; per questo è bene raggiungere un certo grado di consapevolezza e conoscenza, prima di scegliere una religione che sia giusta per sé.
Dalla tua prospettiva è un bene insegnare la matematica, non da quella del bambino, e nemmeno -non possiamo dirlo- da quella del futuro uomo adulto. Per esempio io mi sarei volentieri risparmiato la matematica alle medie, avendo già deciso il mio percorso di studi su un livello umanistico, se proprio avrei dovuto fare matematica avrei potuta farla dopo (stesso discorso del battesimo, dopotutto).
Tra l'insegnamento della matematica e il battesimo non c'è nessuna differenza a livello impositivo: il fatto atomico dell'insegnamento della matematica o del battesimo - e sto usando termini che sono sicuro capirai bene- sono imposizioni prospettive da un punto di vista esterno a quello dell'interessato. Al massimo si potrebbe dire che la famiglia interessata all'educazione cattolica del bambino impone, insieme alla società, uno schema culturale preacquisito che il bambino non sceglie.
Ma questo vale per qualsiasi cosa, nascere in un ambito e in una condizione determinata è tutt'alpiù un pro, non un contro. Anche perchè è impossibile il contrario. Società culturalmente anarchiche e decostruite sono utopie e non sono nemmeno positive, perchè distogliendo la pretese dal bene non ne creano le condizioni.
Nel caso del battesimo è la famiglia cattolica, padre e madre, a scegliere per il figlio il battezzo, così come scelgono i suoi giocattoli, i suoi vestiti, le sue scuole, i suoi orari. Chiedi alla famiglia, e non alla chiesa, perchè battezzano il figlio. Alcuni ti risponderanno per abitudine, altri estrema fede. Mio padre, che non mi ha fatto cresimare ed è professore di religione -tanto per riportare il termine in auge- mi ha fatto battezzare perchè non aveva senso per lui, che crede nel paradiso, e per mia madre, che crede nel paradiso, privare il loro figlio del bene del battesimo. E come vedi qui "Bene" è un oggetto contestualizzato al nucleo, familiare, personale, sociale, e mai assoluto. Si parlasse di beni assoluti - e mi sorprende che lo faccia tu- (no, non è vero, me l'aspettavo) allora ci troveremmo a parti inveritte, con io che difendo la libertà individuale e tu che annunci la buona novella della matematica. Cosa che al momento spero tu non faccia.
Per finire, non mi sembra affatto che stia rigirando il discorso. Non ritengo il battesimo un indottrinamento differente dall'indottrinamento di una qualsiasi altra forma di contenuto mentale e psicologico, hanno certo attribuiti e luoghi differenti nella psiche della persona, e magari gravità diverse, ma il fattore ambientale nella crescita individuale di un individuo nella specie è un tutt'uno e non può essere diviso in positivo - matematico, negativo - religioso. Farlo parte da premesse di tipo valutativo, e non descrittivo, circa il ruolo della religione per la persona, lo stato e la società. Non è il modo questo di fare storia, di tenere un dialogo o di allargare la propria conoscenza.
ma mi rendo conto di appellarmi al vuoto, visto che il prossimo post inizierà con un che c'entra. Come se un che c'entra possa esimere dal rispondere della tesi. E' ovvio poi che non c'entra una cosa, se non la si ragiona,
http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Weber
). I primi sono comunque liberi di farsi battezzare da grandi, quando hanno coscienza di ciò che significano fede, religione e battesimo. I secondi, beh, è ovvio che siano persone moralmente disoneste. In ogni caso la conclusione è sempre la medesima: la matematica è utile a tutti, che si voglia fare il matematico o il filosofo; il battesimo no, e riguarda una scelta intima della persona, che dovrebbe quindi essere lasciata libera di decidere da sola.