Alert Terrorismo ISIS/Al Qaeda

  • Autore discussione Autore discussione Chen
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Scusate la mia enorme ignoranza sulla situazione attuale, ma questi dalla Siria alla Libia come ci sono arrivati? In qualche modo devono aver passato l'Egitto, non so di quanti uomini si stia parlando (come ha detto un utente qui sopra, alcuni appartenenti all'Isis facevano parte di gruppi locali) ma credo sia impossibile che siano passati inosservati... Bo.
Qui c'è da fare un discorso molto più ampio, cercherò di rispondere alla domanda ma senza dilungarmi, così non vi annoio. //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

In Libia abbiamo principalmente due grandi schieramenti:

- a est, il governo salito al potere dopo le elezioni della scorsa primavera. laico e riconosciuto dalla comunità internazionale.

- a Tripoli e zone limitrofe, gruppi islamici che avevano vinto le precedenti elezioni del 2012. una coalizione che si definisce moderata e tollerante agli stranieri.

Nel paese, dunque, non esiste un potere centrale e l'autorità viene amministrata da fazioni e milizie che appoggiano questo o quel governo, ma su cui questi ultimi di fatto non hanno alcun controllo. La sicurezza è inesistente, ormai è più semplice comprare una pistola che un panino. L'economia è completamente disastrata e la disoccupazione è quasi generale.

In questo contesto non proprio roseo, sul finire del 2014, un gruppo di guerriglieri libici proclamava la sua fedeltà a Is. Succedeva a Derna, capitale della jihad sul territorio. Il processo di formazione è il seguente:

Nell'aprile dello stesso nasce il Consiglio della Shura, formato da un gruppo di jihadisti tornati in patria dopo aver preso parte alle battaglie in Siria e Iraq.

Ospitando la città un numero elevato di milizie, la fondazione del Consiglio non ha destato molto clamore. Nonostante ciò, il gruppo porta avanti una forte propaganda e grazie ad azioni violente di varia natura diviene presto molto temuto. Quando l'Is mette clamorosamente sotto scacco Mosul, il Consiglio rapidamente si accoda al successo dichiarando apertamente formale alleanza. In risposta, dalla Siria arriva un piccolo numero di consiglieri e in ottobre viene organizzata una manifestazione di propaganda al califfato.

Ancora, il mondo pare interessarsi ben poco. Non è oggi molto chiaro lo scenario a Derna, ma almeno fino al mese scorso Is era costretta a continui scontri con altre milizie cittadine.

A dicembre poi, il principale gruppo di supporto al governo di Tripoli da il via all'ennesimo conflitto coi rivali per conquistarsi alcuni pozzi di petrolio, lasciando completamente scoperte Misurata e Sirte. Qui arriviamo ai giorni nostri, con una cellusa di Daesh che lancia l'assalto a una città sguarnita e non la occupa neanche totalmente.

Ora la situazione è questa: entrambi i governi sono ostili al gruppo, buone parte della città pare essere ancora in mano a un'altra milizia e le cose non sembrano così vantaggiose per Is. Ma i media finalmente ne parlano.

http://se5.cdn.fluidworks.it/wp-content/uploads/2014/07/35-armi-global-firepower.png

Eeeh lo so, quando c'era LUI non avremmo mai permesso di venir sorpassati anche dalla Turchia!!11!1!

lol

 
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Per curiosità, secondo te per quali motivi sono state combattute quelle guerre?
per essere estremamente conciso : i coloni non erano esattamente trattati bene dalla corona inglese, vietnam e corea a causa della guerra fredda, la jugoslavia era una nazione che riuniva popoli con forti risentimenti tra loro, guerre mondiali forti tensioni politiche,correnti nazionaliste, lebensraum e simili.

per curiosità, invece secondo te perché sono state combattute?

E chi sei, Chris Kyle?:rickds: mi sa che ti sei perso qualcosa
no non sono Chris Kyle, che mi sarei perso? almeno controbatti argomentando //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
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Ho letto certe cose da far accapponare la pelle, tra battutine sceme degne del commentatore del fatto quotidiano, da elenchi degli eserciti più forti fino ad arrivare alla paura dell'invasione del calliffato.

Ricordo che la Libia deve rimanere stabile principalmente per un motivo, ovvero che una Libia stato fallito destabilizzerebbe tutti i paesi vicini, un hub di traffico di armi e terroristi che non vedrebbe l'ora di nuotare nel mare del degrado sub sahariano.

Cioè, elenchiamo i vicini della Libia:

-Egitto, golpe militare contro i Fratelli Musulmani avvenuto l'anno scorso, islamisti repressi che si stanno radicalizzando e che odiano il regime di Sisi sempre più forti.

-Tunisia, democrazia instabile, recessione e disoccupazione, è il secondo paese arabo per numero di combattenti stranieri nell'Isis nonostante abbia solo 10 milioni di abitanti.

Algeria- dagli anni 90 si combatte una guerra civile tra militari ed islamisti, il sud del paese è un colabrodo senza controlli per ogni genere di traffico, il paese è la base di Al Qaeda nel Maghreb.

Chad e Niger- due stati semi falliti poverissimi, vittime della desertificazione ed instabili, un paradiso per il primo gruppo ben armato che si reca lì.

E qualcuno dice che il problema fondamentale sono i barconi pieni di terroristi che giungono in europa?

Qui si rischia uno scenario apocalittico, il più grande crollo di attori statali in contemporanea dal crollo dell'Impero romano di occidente con conseguenze devastanti per un intero continente.

 
Sì, ma non si può non notare come nell'ultimo secolo l'espansione economica statunitense sia inversamente proporzionale alle contrazioni di mercato post-belliche.

Ricordo che la Libia deve rimanere stabile principalmente per un motivo, ovvero che una Libia stato fallito destabilizzerebbe tutti i paesi vicini, un hub di traffico di armi e terroristi che non vedrebbe l'ora di nuotare nel mare del degrado sub sahariano.
Ma la Libia è -di fatto- uno stato fallito dal 2012. E' in una continua guerra civile, l'economia non fa che crollare vertiginosamente, la produzione di petrolio è calata di 9/10 e il contrabbando dello stesso è sempre più in crescita. Egitto, Tunisia e Algeria si stanno coordinando per rimettere assieme i cocci, complice il nuovo spauracchio dell'Is, ma dov'era prima la stabilità?

 
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Ci terrei poi a ricordare un paio di cose in ordine sparso, vista la fobia sviluppata qui dentro:1) Incentivare una immediata reazione giustificandosi con il mantra "dalla Siria sono balzati subito fin alle nostre coste!" non è del tutto esatto. In Libia si parla di Daesh da ottobre 2014, di Gioventù Islamica già da aprile. La cosa è stata sostanzialmente ignorata dalla comunità internazionale fino all'attentato di Parigi. Il gruppo di guerriglieri che ha ploclamato la sua adesione a Is era già presente in terra libica, anche se semi sconosciuto. Credo appartenesse ad Al Qaeda, in origine. Conta circa un migliaio di combattenti o poco meno che si contendono (quindi non controllano) il territorio di Sirte coi miliziani di Alba della Libia.

2) Abbiamo già avuto modo di notare gli effetti prodotti dalle nostre guerre in Medio Oriente, Libia compresa. Quindi, a meno che non si pianifichi un'azione militare basata sul luuungo periodo, cosa si vuol fare?

Sarebbe più concreto il pericolo di vederli arrivare a cavallo di delfini, agitando le sciabole...

Su questo hai perfettamente ragione, ma ricorda che il petrolio fino a qualche mese fa lo pagavamo 105$ a barile. //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

edit.

Per essere più chiaro: quando il regime di Gheddy era ancora in vita, la Libia produceva quasi un milione e mezzo di barili al giorno e l'Italia importava circa un quinto di quel petrolio.

Dalla guerra che Obama&Sarkozy hanno messo in piedi e che stupidamente -as usual- abbiamo appoggiato, quelli ad uscirne con le ossa più rotte siamo stati noi. E probabilmente è stato proprio per fregare noi che questo teatrino è stato messo in piedi, nel 2011.

Ora abbiamo una situazione nel paese che da anni è di totale anarchia, una produzione di 100/200mila barili scarsi a seconda di come vada la guerra civile e un contrabbando di petrolio che non è mai stato così fiorente.

E Daesh ci si sta già finanziando parecchio, e da parecchio.
Perfettamente d'accordo e ho sempre detto che la precedente crisi libica (quella con Gheddafi) l'abbiamo gestita di mèrda, a dir poco.

Poi, io sono favorevole all'intervento non certo perché temo un'invasione dell'ISIS o qualche paventato bombardiere ma perché credo che avere la Libia in mano all'ISIS (o comunque nell'anarchia com'è ora) sia poco consigliabile e molto pericoloso.

Basti vedere che ormai arrivano immigrati a colpi di 1-2,000 al giorno per capire che la situazione non può durare né essere tollerata.

i soldati combattono dove lo stato dice di farlo ma lo stato non è così idiota da mandarli a combattere per dei pozzi petroliferi e qualche azienda edile,siamo nel 2015, gli unici conflitti che si stanno svolgendo nel mondo sono delle guerre civili e conflitti minori scatenati da qualche dittatore in africa, le quali non possono essere manco definite guerre vere e proprie, oggi quando una nazione civilizzata muove le proprie forze armate deve e può farlo solo per autodifesa e peacekeeping.infatti la guerra d'indipendenza americana l'han combattuta per far soldi, idem vietnam, corea, balcani, pure le guerre mondiali son scoppiate perché i tedeschi volevano fare soldi :patpat: un politico se oggi vuole lucrare spinge per far leggi per agevolare i suoi interessi come la nostra maria boschi, non facendo scoppiare guerre
Iraq? Afghanistan? Iraq nel 1991?

Guerre regolari esistono benissimo e sono state combattute: da quella in Georgia nel 2008, alla Siria (dove comunque non c'è una chissà che grande disparità di mezzi), Kobane e la guerra in Ucraina.

Qualsiasi maledetta offensiva in libia è inutile per due fondamentali e semplicissimi motivi :

1) L'isis è totalmente inoffensiva non avendo né i mezzi né la preparazione per attaccare il suolo europeo, anche quando la nostra marina ed aviazione militare è pronta ad intervenire, in sicilia abbiam pure una base militare americana piena di caccia bombardieri , per tutto il mediterraneo son sparse navi da guerra americane,francesi ecc, qualunque offensiva da parte dei terroristi sarebbe un suicidio.
Certo, nessuno sano di mente sta paventando uno sbarco in Sicilia stile D-day da parte dell'ISIS.

Il pericolo dell'ISIS è che lasciargli in mano la Libia significa non solo rinunciare al petrolio, agli investimenti e agli interessi economici italiani in Libia, ma anche lasciare l'intera costa di fronte al sud italia in mano all'ISIS.

Tu vuoi che sia l'ISIS a gestire il traffico dei barconi d'immigrati? vuoi che sia l'ISIS a controllare le riserve petrolifere libiche?

2) 10 miliardi di € di investimenti italiani, innanzitutto chiedetevi quanti di quei soldi finiscono in italia, poi per chi non lo sapesse la guerra in afghanistan ad ora ci è costata 5 miliardi e l'unica cosa che siamo andati a fare là è stato addestrare l'esercito afghano, portare aiuti umanitari e controllare punti sensibili con occasionale ed eventuale eliminazione di milizie, secondo voi mobilitare molti,ma molti più soldati e mezzi per operazioni di assalto quanto ci viene a costare? esatto, infinitamente di più.
Ma nessuno ha mai pensato a mobilitare 150,000 uomini con tante di flotta e annessione eh //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
per essere estremamente conciso : i coloni non erano esattamente trattati bene dalla corona inglese, vietnam e corea a causa della guerra fredda, la jugoslavia era una nazione che riuniva popoli con forti risentimenti tra loro, guerre mondiali forti tensioni politiche,correnti nazionaliste, lebensraum e simili.
per curiosità, invece secondo te perché sono state combattute?

no non sono Chris Kyle, che mi sarei perso? almeno controbatti argomentando //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Se non vedi gli interessi economici nelle guerre, gli unici interessi che muovono realmente una Nazione oggi giorno, non so che dire. Cioè, prendiamo il Golfo, l'Iraq e via dicendo..per te erano per "esportare la democrazia"? Il Vietnam poi, non vedi gli interessi politici ma la interpreti come una guerra di peacekeeping dei grandi americanicuoridoro? Così molte delle situazioni di guerra nate oggi andando a ritroso si può vedere come nascano da gente armata da noi occidentali o da situazioni sempre create da noi. Poi basta pensare comunque al potere e ai vantaggi che hanno le lobby delle armi quando c'è la guerra, che è una cosa ben presente attualmente, non da anni 20.... insomma, se non vedi gli interessi economici c'è poco da argomentare, è come se vivessi in un mondo fatato

 
Una delle più importanti esperte in terrorismo finanziario e in tecniche specialistiche usate da gruppi terroristici per diffondere falsità in rete e appropriarsi di risorse economiche, è l’economista italiana Loretta Napoleoni, consulente -proprio su quest’aspetto- di diverse agenzie governative sotto l’egida dell’Onu.

Circa un mese fa, Loretta Napoleoni ha rilasciato un’intervista a un sito on line (dubitoergocogito) sulla questione dell’Isis, sull’esistenza del califfato, sulla sua natura “comportamentale”.

Sostiene Loretta Napoleoni:

D: Nel suo articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano il 24 agosto lei fa un riferimento implicito agli interventi del parlamentare Di Battista (M5S) a proposito del Califfato facendo notare che l’analisi del deputato non è corretta e nemmeno più attuale. Riconoscendo a Di Battista il merito di aver aperto uno squarcio sulla semplificazione della informazione main stream che riduce tutta la questione Isis a un semplice conflitto religioso con la replica dello scontro di ‘civiltà’ già usato per giustificare gli altri interventi militari in Afganistan e Iraq, a chi conviene ridurre tutto il dibattito in questi termini? Qual’è la chiave di lettura corretta per questa ennesima guerra in Medio Oriente?

R: In Italia la presentazione di questo conflitto religioso conviene un po’ a tutti: ci sono molte similitudini tra l’Italia di oggi e certi paesi del Medio Oriente. La cosa più importante dal punto di vista della classe politica è che presentando la vicenda sotto il profilo religioso questo non ha nulla a che vedere con l’11 settembre e con la guerra contro il terrorismo di Bush e Blair alla quale abbiamo partecipato. Questo aiuta a giustificare la grande coalizione in cui noi siamo dentro. In realtà non ci capisce bene che cosa faranno, non hanno deciso nulla ma è una legittimazione affinché gli Americani possano iniziare a bombardare le postazioni dello Stato Islamico anche in Siria; probabilmente da basi militari in Arabia Saudita senza il beneplacito delle Nazioni Unite. Stiamo facendo la stessa cosa di prima ma presentandola sotto l’aspetto religioso e umanitario la gente è più favorevole. In realtà non è così, dalle informazioni che ho raccolto, dentro lo Stato Islamico il Califfato si adopera molto dal punto di vista sociale e per la popolazione. Alla fine agisce come uno stato migliore di quello che c’era prima. Parliamo della Siria di Assad e del governo corrotto di Maliki per l’Iraq. Noi tutto questo non lo sappiamo i media non ce lo raccontano.

D: Quindi non sappiamo cosa realmente accade? I social networks sono quotidianamente invasi da fucilazioni sommarie, teste mozzate e quant’altro che offrono una chiave di lettura unidirezionale. Le fonti non paiono verificate e si scatenano forme di razzismo generalizzate contro i Musulmani.

R: I Social media sono pericolosissimi perché alla fine non c’è nessuna verifica. Non è vero che You Tube ti dice la verità. Nel mio libro (di prossima pubblicazione n.d.r.) c’è tutta una sezione dedicata a come lo Stato Islamico è riuscito a manipolare la comunicazione e l’informazione attraverso i social media proiettando l’immagine di se stesso – già prima quando si trovava in Siria – molto più forte di quello che in realtà è. Non c’è una verifica sul campo e, in questo caso, nessuno riesce ad averla. Quei giornalisti che erano in Siria nella zona nord dove ci sono stati gli scontri tra i ribelli e le truppe di Assad e dove lo Stato Islamico è riuscito ha crearsi alcune enclave, sono stati tutti rapiti (in 17). Ho avuto modo di intervistare Francesca Borri [2] che era lì facendosi passare per una profuga siriana e mi raccontava che tutto il materiale raccolto dai giornalisti, e anche dall’Intelligence, e questa è la cosa più sconvolgente, veniva dai social media. Questo è preoccupante.

D: Da quello che Lei dice stiamo diffondendo informazioni che non sono dirette ma di seconda, terza mano.

R: Esatto. Stiamo rigirando informazioni di terza mano che sono create appositamente dai vari gruppi. I ribelli dicevano di avere il controllo di Aleppo. Quando la giornalista Francesca Borri è entrata nella città ha visto che i ribelli non c’erano più e invece c’era l’esercito di Assad. E pare non lo sapesse nemmeno l’intelligence israeliana: quando ha fatto il briefing prima di entrare nella città, l’intelligence (americana, israeliana, etc etc) le hanno spiegato cosa doveva fare e come muoversi. Ma le informazioni fornite era completamente diverse dalla realtà.

D:Siamo nella condizione ‘assurda’ dove questi gruppi islamici utilizzano i social media e l’informazione a loro uso e consumo?

R: Assolutamente. Anche i ribelli fanno la stessa cosa. Anche l’esercito di Assad. Ognuno manipola come gli pare per cui sui social media trovi tre versioni diverse dei fatti nessuna dei quali alla fine è vera. Il fatto grave è che alla fine oggi c’è molta meno informazione ‘vera’ di quello che c’era venti o trent’anni fa anche durante la guerra fredda: c’erano pochi corrispondenti ed erano tutti dentro in situazioni difficili. Quello che i giornalisti hanno fatto ‘embedded’ nella guerra del Vietnam con i reportage è stata una cosa incredibile: ci hanno raccontato la verità. Ora questo non può succedere perché ci sono i social media che sono la ‘fine’ dell’informazione perché ognuno si può creare la realtà che vuole. Purtroppo anche l’intelligence cade nella trappola dando ai social media un credito eccessivo.

D: Oltre a questo aspetto ‘localistico’ del fenomeno, c’è una responsabilità dell’occidente come con-causa dell’allargamento dei fenomeni di violenza, di guerra e di adesione alla causa dei terroristi? Considerando, per esempio, che l’Isis pare essere finanziata dal Qatar che contemporaneamente intrattiene rapporti stretti con l’America?

R: Certamente. Quello che sta succedendo in Siria e in Iraq è una guerra per ‘procura’ con tantissimi ‘sponsor’. Ciascuno prende un gruppetto, lo finanzia, gli manda le armi, lo addestra e tutto questo avviene sotto il naso della comunità internazionale. Gli americani certo sapevano dei finanziamenti ma non gli interessava e hanno considerato il problema come locale. La Siria, per esempio,non è un paese per il quale ci siano interessi commerciali e un discorso analogo vale per l’Iraq perché a questo punto l’America non dipende dal petrolio del medio oriente essendo diventata un produttore. Anche loro hanno avuto ruoli nella guerra per procura, i soldi ai ribelli sono stati forniti anche dagli Stati Uniti.

D: Vuol dire che queste guerre non sono più finalizzate al petrolio?

R: No, è una questione geopolitica. Abbiamo la Russia che ha basi militari nel mediterraneo e in Siria, l’Iran che usa quelle basi militari per mandare aiuti e armi alla Ezbollah; è una posizione strategica per queste nazioni che altrimenti non avrebbero uno sbocco sul mediterraneo. Invece da parte dei Sauditi, Kuwait, Qatar il discorso è più a carattere etnico: c’è un odio reciproco tra costoro, gli Iraniani sono Sciiti e gli altri sono Sunniti. Non è un odio a carattere religioso, non gli importa della religione; è un odio a carattere di egemonia nella regione. E’ chiaro che l’Arabia Saudita con il crollo del regime dello Scià è diventata il numero uno nella regione anche nei rapporti con gli Stati Uniti. Prima era l’Iran all’interno della zona. Khomeyni ha ‘rotto le uova nel paniere'; non dimentichiamo che l’Iran è una democrazia, o meglio, una teocrazia, però la gente vota. In Siria non è così, è una dittatura assoluta. Sono gli occidentali che dopo la guerra hanno tracciato dei confini in questi territori e hanno preso delle famiglie e le hanno messe a fare i re mentre prima erano tutti dei semplici beduini.

D: Quindi abbiamo una responsabilità di ingerenza dell’occidente che si combina con gli odi etnici. Un miscela esplosiva.

R: Assolutamente si. Chiunque può formare un gruppo e trovare qualcuno che gli dia dei soldi e c’è di tutto: dal jihadista di Londra al piccolo criminale locale. Tutti hanno le armi. Alla fine un gruppo come lo Stato Islamico che ha in chiaro quanto sia importante occuparsi della popolazione civile diventa immediatamente il leader.

D: Questo fatto che Lei ci espone è molto interessante: capovolge tutta l’immagine che in occidente ci viene proposta dai media. Ci viene raccontato solamente che l’Isis commette stragi tra la popolazione, tra i Cristiani e che sono assolutamente da fermare

R:Certamente loro perseguono una ‘purificazione’ della zona. Quindi se tu sei cristiano non è che ti tagliano la testa; prima paghi una tassa, perché c’è una tassa per chi ha una religione diversa, dopodiché o te ne vai o ti converti. Quindi non fanno ‘stragi’ a caso, le fanno sulla base di una risposta che ricevono, ma non è che partono di notte a caso a tagliare la testa alla gente mentre dorme. Loro applicano la legge della Sharia. Se rubi ti tagliano la mano. E’ la cultura di una società premoderna. Queste società sono tornate indietro nel tempo. Quando si distrugge tutto e non resta più niente le società regrediscono allo stato di natura. Per riportarla alla condizione di società moderna queste situazioni diventano passaggi ‘naturali’. Ti possono ammazzare per una bicicletta ma se tu ammazzi qualcuno ti crocifiggono o ti tagliano la testa. Tra l’altro in Arabia Saudita fanno la stessa cosa. Quindi l’Arabia Saudita può tagliare la testa ai condannati a morte mentre lo stato Islamico no. Questo perché lo Stato Islamico non è riconosciuto dalla comunità internazionale ma noi (occidentali) dovremmo essere contro il taglio delle teste ovunque venga praticato.

D: Quindi ci troviamo di fronte al tentativo, arcaico, di ricostruire una società che è tornata indietro nel tempo a livello del diritto naturale. C’è quindi da chiedersi chi siano oggi davvero i ‘terroristi’, alla luce anche delle notizie secondo le quali la Siria di Assad e pezzi dei gruppi terroristici che a suo tempo uccisero il nostro giornalista Badaloni parteciperebbero alla guerra contro Isis. Praticamente l’occidente ha creato la figura del ‘terrorista a tempo determinato': ieri eri un nemico giurato, oggi un alleato, domani valuteremo.

R: Certamente. Cambia tutto in continuazione. Si veda il caso del PKK, ieri terroristi oggi combattono dalla stessa parte degli Americani.

D: A questo punto non sarebbe meglio, o meno dannoso, riconoscere questo stato (il Califfato) e arrivare in qualche modo ad una trattativa?

R: Non credo succederà. Perché questo è uno stato che minaccia l’Arabia Saudita e gli altri stati del golfo. L’unico motivo per il quale noi stiamo andando in guerra, perché questa è una guerra (oggi un generale americano ha detto che stanno valutando la possibilità di mandare truppe in Iraq, si apprestano a un nuovo Vietnam con truppe che rientrano e che vengono rimandate al fronte sotto un’altra denominazione) è che stiamo andando per difendere l’avanzata dello Stato Islamico; non tanto in Iraq, per esempio all’Isis il sud non interessa, il fatto è che se il Califfato si consolida diventa più importante dell’Arabia Saudita. Quindi minacciano le altre istituzioni e la legittimità degli altri stati. Che succede se i Sunniti Sauditi, o da qualche altra parte tipo Qatar, decidono di ribellarsi?

D: L’Onu in questo contesto… esiste ancora?

R: L’Onu non serve più a niente. Nel Consiglio ci sono i Russi e i Cinesi e le decisioni devono essere assunte all’unanimità che non ci sarà mai su queste questioni.

 
su fb un mio conoscente calabrese ha messo un post con riferimento a un sito che dice che l'ISIS potrebbe attaccare il sud italia.

io dico perche terrorizzare la gente con queste cose serie. cioè boh

 
Una delle più importanti esperte in terrorismo finanziario e in tecniche specialistiche usate da gruppi terroristici per diffondere falsità in rete e appropriarsi di risorse economiche, è l’economista italiana Loretta Napoleoni, consulente -proprio su quest’aspetto- di diverse agenzie governative sotto l’egida dell’Onu.

Circa un mese fa, Loretta Napoleoni ha rilasciato un’intervista a un sito on line (dubitoergocogito) sulla questione dell’Isis, sull’esistenza del califfato, sulla sua natura “comportamentale”.

Sostiene Loretta Napoleoni:

D: Nel suo articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano il 24 agosto lei fa un riferimento implicito agli interventi del parlamentare Di Battista (M5S) a proposito del Califfato facendo notare che l’analisi del deputato non è corretta e nemmeno più attuale. Riconoscendo a Di Battista il merito di aver aperto uno squarcio sulla semplificazione della informazione main stream che riduce tutta la questione Isis a un semplice conflitto religioso con la replica dello scontro di ‘civiltà’ già usato per giustificare gli altri interventi militari in Afganistan e Iraq, a chi conviene ridurre tutto il dibattito in questi termini? Qual’è la chiave di lettura corretta per questa ennesima guerra in Medio Oriente?

R: In Italia la presentazione di questo conflitto religioso conviene un po’ a tutti: ci sono molte similitudini tra l’Italia di oggi e certi paesi del Medio Oriente. La cosa più importante dal punto di vista della classe politica è che presentando la vicenda sotto il profilo religioso questo non ha nulla a che vedere con l’11 settembre e con la guerra contro il terrorismo di Bush e Blair alla quale abbiamo partecipato. Questo aiuta a giustificare la grande coalizione in cui noi siamo dentro. In realtà non ci capisce bene che cosa faranno, non hanno deciso nulla ma è una legittimazione affinché gli Americani possano iniziare a bombardare le postazioni dello Stato Islamico anche in Siria; probabilmente da basi militari in Arabia Saudita senza il beneplacito delle Nazioni Unite. Stiamo facendo la stessa cosa di prima ma presentandola sotto l’aspetto religioso e umanitario la gente è più favorevole. In realtà non è così, dalle informazioni che ho raccolto, dentro lo Stato Islamico il Califfato si adopera molto dal punto di vista sociale e per la popolazione. Alla fine agisce come uno stato migliore di quello che c’era prima. Parliamo della Siria di Assad e del governo corrotto di Maliki per l’Iraq. Noi tutto questo non lo sappiamo i media non ce lo raccontano.

D: Quindi non sappiamo cosa realmente accade? I social networks sono quotidianamente invasi da fucilazioni sommarie, teste mozzate e quant’altro che offrono una chiave di lettura unidirezionale. Le fonti non paiono verificate e si scatenano forme di razzismo generalizzate contro i Musulmani.

R: I Social media sono pericolosissimi perché alla fine non c’è nessuna verifica. Non è vero che You Tube ti dice la verità. Nel mio libro (di prossima pubblicazione n.d.r.) c’è tutta una sezione dedicata a come lo Stato Islamico è riuscito a manipolare la comunicazione e l’informazione attraverso i social media proiettando l’immagine di se stesso – già prima quando si trovava in Siria – molto più forte di quello che in realtà è. Non c’è una verifica sul campo e, in questo caso, nessuno riesce ad averla. Quei giornalisti che erano in Siria nella zona nord dove ci sono stati gli scontri tra i ribelli e le truppe di Assad e dove lo Stato Islamico è riuscito ha crearsi alcune enclave, sono stati tutti rapiti (in 17). Ho avuto modo di intervistare Francesca Borri [2] che era lì facendosi passare per una profuga siriana e mi raccontava che tutto il materiale raccolto dai giornalisti, e anche dall’Intelligence, e questa è la cosa più sconvolgente, veniva dai social media. Questo è preoccupante.

D: Da quello che Lei dice stiamo diffondendo informazioni che non sono dirette ma di seconda, terza mano.

R: Esatto. Stiamo rigirando informazioni di terza mano che sono create appositamente dai vari gruppi. I ribelli dicevano di avere il controllo di Aleppo. Quando la giornalista Francesca Borri è entrata nella città ha visto che i ribelli non c’erano più e invece c’era l’esercito di Assad. E pare non lo sapesse nemmeno l’intelligence israeliana: quando ha fatto il briefing prima di entrare nella città, l’intelligence (americana, israeliana, etc etc) le hanno spiegato cosa doveva fare e come muoversi. Ma le informazioni fornite era completamente diverse dalla realtà.

D:Siamo nella condizione ‘assurda’ dove questi gruppi islamici utilizzano i social media e l’informazione a loro uso e consumo?

R: Assolutamente. Anche i ribelli fanno la stessa cosa. Anche l’esercito di Assad. Ognuno manipola come gli pare per cui sui social media trovi tre versioni diverse dei fatti nessuna dei quali alla fine è vera. Il fatto grave è che alla fine oggi c’è molta meno informazione ‘vera’ di quello che c’era venti o trent’anni fa anche durante la guerra fredda: c’erano pochi corrispondenti ed erano tutti dentro in situazioni difficili. Quello che i giornalisti hanno fatto ‘embedded’ nella guerra del Vietnam con i reportage è stata una cosa incredibile: ci hanno raccontato la verità. Ora questo non può succedere perché ci sono i social media che sono la ‘fine’ dell’informazione perché ognuno si può creare la realtà che vuole. Purtroppo anche l’intelligence cade nella trappola dando ai social media un credito eccessivo.

D: Oltre a questo aspetto ‘localistico’ del fenomeno, c’è una responsabilità dell’occidente come con-causa dell’allargamento dei fenomeni di violenza, di guerra e di adesione alla causa dei terroristi? Considerando, per esempio, che l’Isis pare essere finanziata dal Qatar che contemporaneamente intrattiene rapporti stretti con l’America?

R: Certamente. Quello che sta succedendo in Siria e in Iraq è una guerra per ‘procura’ con tantissimi ‘sponsor’. Ciascuno prende un gruppetto, lo finanzia, gli manda le armi, lo addestra e tutto questo avviene sotto il naso della comunità internazionale. Gli americani certo sapevano dei finanziamenti ma non gli interessava e hanno considerato il problema come locale. La Siria, per esempio,non è un paese per il quale ci siano interessi commerciali e un discorso analogo vale per l’Iraq perché a questo punto l’America non dipende dal petrolio del medio oriente essendo diventata un produttore. Anche loro hanno avuto ruoli nella guerra per procura, i soldi ai ribelli sono stati forniti anche dagli Stati Uniti.

D: Vuol dire che queste guerre non sono più finalizzate al petrolio?

R: No, è una questione geopolitica. Abbiamo la Russia che ha basi militari nel mediterraneo e in Siria, l’Iran che usa quelle basi militari per mandare aiuti e armi alla Ezbollah; è una posizione strategica per queste nazioni che altrimenti non avrebbero uno sbocco sul mediterraneo. Invece da parte dei Sauditi, Kuwait, Qatar il discorso è più a carattere etnico: c’è un odio reciproco tra costoro, gli Iraniani sono Sciiti e gli altri sono Sunniti. Non è un odio a carattere religioso, non gli importa della religione; è un odio a carattere di egemonia nella regione. E’ chiaro che l’Arabia Saudita con il crollo del regime dello Scià è diventata il numero uno nella regione anche nei rapporti con gli Stati Uniti. Prima era l’Iran all’interno della zona. Khomeyni ha ‘rotto le uova nel paniere'; non dimentichiamo che l’Iran è una democrazia, o meglio, una teocrazia, però la gente vota. In Siria non è così, è una dittatura assoluta. Sono gli occidentali che dopo la guerra hanno tracciato dei confini in questi territori e hanno preso delle famiglie e le hanno messe a fare i re mentre prima erano tutti dei semplici beduini.

D: Quindi abbiamo una responsabilità di ingerenza dell’occidente che si combina con gli odi etnici. Un miscela esplosiva.

R: Assolutamente si. Chiunque può formare un gruppo e trovare qualcuno che gli dia dei soldi e c’è di tutto: dal jihadista di Londra al piccolo criminale locale. Tutti hanno le armi. Alla fine un gruppo come lo Stato Islamico che ha in chiaro quanto sia importante occuparsi della popolazione civile diventa immediatamente il leader.

D: Questo fatto che Lei ci espone è molto interessante: capovolge tutta l’immagine che in occidente ci viene proposta dai media. Ci viene raccontato solamente che l’Isis commette stragi tra la popolazione, tra i Cristiani e che sono assolutamente da fermare

R:Certamente loro perseguono una ‘purificazione’ della zona. Quindi se tu sei cristiano non è che ti tagliano la testa; prima paghi una tassa, perché c’è una tassa per chi ha una religione diversa, dopodiché o te ne vai o ti converti. Quindi non fanno ‘stragi’ a caso, le fanno sulla base di una risposta che ricevono, ma non è che partono di notte a caso a tagliare la testa alla gente mentre dorme. Loro applicano la legge della Sharia. Se rubi ti tagliano la mano. E’ la cultura di una società premoderna. Queste società sono tornate indietro nel tempo. Quando si distrugge tutto e non resta più niente le società regrediscono allo stato di natura. Per riportarla alla condizione di società moderna queste situazioni diventano passaggi ‘naturali’. Ti possono ammazzare per una bicicletta ma se tu ammazzi qualcuno ti crocifiggono o ti tagliano la testa. Tra l’altro in Arabia Saudita fanno la stessa cosa. Quindi l’Arabia Saudita può tagliare la testa ai condannati a morte mentre lo stato Islamico no. Questo perché lo Stato Islamico non è riconosciuto dalla comunità internazionale ma noi (occidentali) dovremmo essere contro il taglio delle teste ovunque venga praticato.

D: Quindi ci troviamo di fronte al tentativo, arcaico, di ricostruire una società che è tornata indietro nel tempo a livello del diritto naturale. C’è quindi da chiedersi chi siano oggi davvero i ‘terroristi’, alla luce anche delle notizie secondo le quali la Siria di Assad e pezzi dei gruppi terroristici che a suo tempo uccisero il nostro giornalista Badaloni parteciperebbero alla guerra contro Isis. Praticamente l’occidente ha creato la figura del ‘terrorista a tempo determinato': ieri eri un nemico giurato, oggi un alleato, domani valuteremo.

R: Certamente. Cambia tutto in continuazione. Si veda il caso del PKK, ieri terroristi oggi combattono dalla stessa parte degli Americani.

D: A questo punto non sarebbe meglio, o meno dannoso, riconoscere questo stato (il Califfato) e arrivare in qualche modo ad una trattativa?

R: Non credo succederà. Perché questo è uno stato che minaccia l’Arabia Saudita e gli altri stati del golfo. L’unico motivo per il quale noi stiamo andando in guerra, perché questa è una guerra (oggi un generale americano ha detto che stanno valutando la possibilità di mandare truppe in Iraq, si apprestano a un nuovo Vietnam con truppe che rientrano e che vengono rimandate al fronte sotto un’altra denominazione) è che stiamo andando per difendere l’avanzata dello Stato Islamico; non tanto in Iraq, per esempio all’Isis il sud non interessa, il fatto è che se il Califfato si consolida diventa più importante dell’Arabia Saudita. Quindi minacciano le altre istituzioni e la legittimità degli altri stati. Che succede se i Sunniti Sauditi, o da qualche altra parte tipo Qatar, decidono di ribellarsi?

D: L’Onu in questo contesto… esiste ancora?

R: L’Onu non serve più a niente. Nel Consiglio ci sono i Russi e i Cinesi e le decisioni devono essere assunte all’unanimità che non ci sarà mai su queste questioni.
molto interessante, ma ora non ci capisco davvero più un *****:morris82:

 
ovvio che gli americani e gli occidentali in generale hanno i loro interessi in medio oriente, ma su, arrivare quasi a far passare un manipolo di terroristi che non hanno alcun rispetto per la vita, e fanno le cose più barbare che si possano immaginare, quasi per uno stato "normale" che la comunità internazionale cattiva non vuol far crescere, è davvero troppo.

 
Ho letto l'intervista e mi sembra stra colma di puttanate, soprattutto quando parla delle varie intelligence che non sono informate, ma per piacere dai

Inviato dal mio Rivarocci

 
Perfettamente d'accordo e ho sempre detto che la precedente crisi libica (quella con Gheddafi) l'abbiamo gestita di mèrda, a dir poco.Poi, io sono favorevole all'intervento non certo perché temo un'invasione dell'ISIS o qualche paventato bombardiere ma perché credo che avere la Libia in mano all'ISIS (o comunque nell'anarchia com'è ora) sia poco consigliabile e molto pericoloso.

Basti vedere che ormai arrivano immigrati a colpi di 1-2,000 al giorno per capire che la situazione non può durare né essere tollerata.
In linea di massima è un parere condivisibile, ma serve comunque seguire un ragionamento analitico.

Nel medio-lungo periodo non vedo il califfato ottenere una posizione di supremazia all'interno del mondo arabo. L'Arabia Saudita ha smesso di finanziarli nel momento in cui l'espansionismo di Is è diventato più una minaccia che un vantaggio. Gran parte del Golfo Persico gli è ostile e tendono ad essere sempre più isolati e circondati da nemici. Se pur in maniera non ancora significativa iniziano a perdere controllo sul territorio, ora che gli eserciti di Siria e Iraq si sono riorganizzati. Non penso siano abbastanza, numericamente, per gestire un suolo di certe dimensioni. Sono stati tagliati fuori da diversi dei canali che li rifornivano e una significativa quantità del petrolio che era in loro mano è perduto, fattore che ha portato a disertare un certo numero di jihadisti che non venivano più stipendiati.

In secondo luogo, avendo ben noti gli esempi di come l'occidente lavora da quelle parti, il mio timore è che si vengano a creare più danni di quanti ce ne sarebbero lasciando le cose come stanno. Ci toccherebbe finanziare una costosa campagna militare che per avere un senso non potrà far altro che gettare le basi di una colonizzazione del posto a tempo indeterminato, senza particolari credenziali di successo. Non so, sono queste le cose che mi rendono dubbioso. //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
Ultima modifica:
Ma se riempissimo di tritolo quelli dei centri sociali e li spedissimo con dei barcono in Libia? Così forse si fanno utili, almeno la smettono di cannarsi e dare contro alla società mentre scrivono su un blog con il loro iPhone 6 preso con i soldi del papi //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/250978_ahsisi.gif
Inviato dal mio Rivarocci

Mi accodo alla tua critica sul metodo proposto da Clap, ma concordo sulla sua critica concettuale alla gentaglia scassaballe che rappresenta la maggioranza dei membri dei centri sociali. //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif
Ho un sogno: un giorno comparirà un topic in sezione Altro dove nessuno butterà qualche luogo comune su posti che con tutta probabilità non ha mai frequentato, su cui sa poco e niente e che non c'entrano nulla con la discussione in corso.

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Ultima modifica da un moderatore:
Pare che l'IS abbia giustiziato 45 persone bruciandole vive ad al-Baghdadi

 
Pare che l'IS abbia giustiziato 45 persone bruciandole vive ad al-Baghdadi
che fantasia.

 
Sallusti ha appena detto che non possiamo lasciare l'aeroporto libico in mano dell'Isis con tanto di aerei(?)....mah

 
Ah beh....se lo dice Sallusti //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
Ah beh....se lo dice Sallusti //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Avevano una conoscenza sull'argomento pari a uno che legge una volta su libero la notizia del giorno

 
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