Alert Terrorismo ISIS/Al Qaeda

  • Autore discussione Autore discussione Chen
  • Data d'inizio Data d'inizio
Ma nessuno qui dentro pensa che alcuni attacchi terroristici sono giustificati e che tutto sommato ce li meritiamo?
No perchè non è così

 
Non ho capito, ma ipoteticamente se ci fosse stato Saddam?Credo gli avrebbe disintegrati come era nelle idee di Hassad
Non esageriamo, in fondo contro Al Qaeda non è che abbia fatto granchè.

 
Ho sentito in radio che hanno evacuato lo stadio dove si sarebbe dovuta giocare germania-olanda e annullato la partita..qualcuno ne sa di più?

 
Il problema è che come al solito c'è poca informazione in giro, probabilmente il 99% degli italiani pensano che i terroristi fanno quello che stanno facendo per pura pazzia, ignorando il fatto che per anni gli Stati Uniti e l'Europa hanno fatto di molto ma molto peggio nelle loro zone.
Offriti volontario per il prossimo sgozzamento visto che ti senti colpevole, io no

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Sono agli antipodi, saddam era un dittatore laico, più simile ai dittatori occidentali, non era legato al Corano, così come Gheddafi. Diciamo che erano dittatori che seguivano un'ideologia di stato definita come la definiamo noi, mentre l'isis ricorda l'Europa medievale, dove il potere dei papi eguagliava se non superava quello dei re.
Molto definita il Baath è un partito Nazionalista , Socialista e Panarabista in occidente era pangermanista e si chiamava Nazionalsocialismo

 
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Oh ma la colpa è sempre nostra, non saranno loro ad avere un caxxo di problema mentale
non ce l'hanno sono fanatici , nè più nè meno degli Americani antiabortisti che fan saltare le Cliniche dove si pratica l'aborto o che uccidono i medici che ci lavorano.

O anche di quegli Americani che credono che l'Evoluzione non esiste e che la Bibbia va interpretata letteralmente, tutto ciò che è in contrasto con essa ancorchè provato scientificamente è falso, un inganno del demonio.

 
Non esageriamo, in fondo contro Al Qaeda non è che abbia fatto granchè.
Però Al qaida non minacciava la sua autorità mentre l'IS l'avrebbe fatto di sicuro.

Tant'è che Bin Laden doveva vivere in caverne mentre qualcun'altro è riuscito a formare un Califfato

non ce l'hanno sono fanatici , nè più nè meno degli Americani antiabortisti che fan saltare le Cliniche dove si pratica l'aborto o che uccidono i medici che ci lavorano.O anche di quegli Americani che credono che l'Evoluzione non esiste e che la Bibbia va interpretata letteralmente, tutto ciò che è in contrasto con essa ancorchè provato scientificamente è falso, un inganno del demonio.
Se non sono problemi mentali questi //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
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Ma penso che una buona percentuale di Mussulmani (~70%) la pensino uguale.

 
http://www.lefigaro.fr/vox/societe/2015/11/16/31003-20151116ARTFIG00173-islamisme-les-propositions-choc-d-un-groupe-de-hauts-fonctionnaires.php

Dopo i nuovi attentati che hanno colpito la Francia, è vitale ritornare con lucidità sulle gravi minacce che pesano sulla nostra società e sul nostro popolo.

Dopo gli attachi di gennaio (charlie hebdo n.d.t.), un gran numero di analisi più o meno opportune erano state pubblicate, dal melancolico "Chi è Charlie" di Emmanuel Todd, al sottile "Situazione della Francia" di Pierre Manent.

Lo slogan più comune è stato all'epoca "non mischiare", sottintendendo l'accostamento Islam e terroristi. La situazione attuale invalida brutalmente questo artificio retorico. Ammettiamo che la ragione di stato spinga i dirigenti a chiudere gli occhi su alcune situazioni la cui menzione stessa potrebbe rimettere in causa alcune delle loro politiche. Gli attentati del 13 novembre ci mostrano che questo atteggiamento impedisce di combattere efficacemente contro delle minacce altrimenti ben identificate. Non servono che politiche cieche o timorose e media seguaci acritici del politically correct per affermare che non vi sia alcun problema inerente all'Islam in France, come in altri posti. I responsabili religiosi e gli intellettuali musulmani più saggi e onesto lo riconoscono.

Certo, esporre al pubblico i problemi di questi tempi è arduo. Ma negare i problemi non è che crearne di ulteriori, più gravi, persino insolubili.

Dopo gli attentati di Charlie Hebdo, il presidente della Repubblica aveva probabilmente ragione quanto voleva evitare la stigmatizzazione ingiusta e il confronto dei concittadini, ma avrebbe torto a sostenere di nuovo che gli assassini, come quelli di Charlie Hebdo, "non hanno nulla a che vedere con l'Islam".

E doppiamente torto, in primis perché questa affermazione del Presidente non dà sostegno ad una popolazione che vive, nel quotidiano, frizioni e incomprensioni e, in seguito, perché gli assassini di gennaio e dicembre, se non rappresentano l'Islam in Francia hanno comunque a che fare con esso.

E questo "Islam francese" fa fatica a sganciarsi dalle derive che l'Islam conosce in fin troppi paesi.

Primo punto: l'Islam francese è a stragrande maggioranza sunnita. Ciò fa insorgere almeno 3 difficoltà:

Ideologicamente il sunnismo è oggigiorno influenzato da tendenze dure e retrograde che hanno poco a poco avuto la meglio sulle altre correnti.

Abdennour Bidar, Malek Chebel e alcuni altri possono destare la nostra ammirazione facendo riferimento ad un "Islam dei Lumi", di cui bisognerebbe effettivamente vedere se sia teologicamente possibile. In ogni caso, il loro peso è pressoché nullo sulle masse sunnite.

Politicamente, il sunnismo, nel mondo in generale e in particolare in Francia, è assoggettato a influenze esterne ognuna più pericolosa dell'altra.

Algerini, Sauditi, Qatarioti, Turchi, Marocchini, e in misura minore Egiziani, tentano tutti attraverso il denaro, i loro imam o il loro "capitale religioso" (luoghi santi, aura, istituzioni...) di controllare una buona parte del mercato islamico dei beni della salvezza dell'anima in Francia e nel mondo. O, vi sono anche degli stati, che giocano sulle loro divisioni destinate ad accrescerne il potere e l’influenza sul grande scacchiere mondiale; la Francia ne è un esempio essenziale, specialmente a causa del suo ruolo in Europa.

Organicamente, il sunnismo è poco strutturato e permette a qualsiasi tipo di gruppi, o di individui, di tracciare i contorni del loro islam e della loro jihad. È quindi altrettanto sconveniente che qualsivoglia lettore del Corano ne avrà scoperte le contraddizioni che possono giustificare delle interpretazioni tra cui quelle, assai numerose, che contengono importazioni accenni alla violenza.

Secondo punto : l’Islam francese deve affrontare la radicalizzazione dei suoi giovani. È essenzialmente in primis la religioni dei cittadini o degli immigrati nasci in paesi anticamente colonizzati dalla Francia. Se la vecchia generazione ha in massima parte girato pagine, non è così per la nuova.

Leur situation sociologique, éducative et culturelle, conjuguée à l'instrumentalisation de l'Histoire par certains Etats, comme l'Algérie, ou encore aux propos irresponsables de spécialistes de la repentance, réactive sans cesse des relations psychologiques difficiles et une mentalité d'exploités en révolte.

La loro situazione sociale, educative e culturale, coniugata alla strumentalizzazione della storia da parte di certi stati, come l’Algeria, o ancora alle proposte irresponsabili degli specialisti del senso di colpa, rivive senza sosta delle relazioni psicologiche difficile e una mentalità da oppressi in volta.

Non vediamo ora l’avvocato di uno degli ex-complici di Amedy Coulibaly presentarlo come fosse una vittima disgustata dalle angherie della Polizia? Poco importa che questi giovani siano mantenuti dal welfare francese dell’istruzione gratuita, degli assegni sociali, alloggiati in case popolari, talvolta degrade, ma comunque molto poco onerose grazie alla spesa sociale francese. Non si vedono come francesi, ma talvolta come anti-francesi.

Una parte non trascurabili di loro è toccata dalla delinquenza che essi non vivono tanto come l’entrata nella criminalità ma come l’inevitabile opposizione a delle istituzioni, che una vasta fetta dei media e dei mezzi d’informazione dipinge loro come ingiuste e oppressive. Questi sono abituati alla polizia e ai nostri tribunali. Li detestano, ma non ne hanno chissà che paura visto che la pena è divenuta risibile da venti anni a questa parte.

Terzo punto : L’Islam francese si trova in uno dei paesi più laici d’Europa ! Non solo lo stato francese s’è dimostrato a lungo incapace di comprendere la questione religiosa per una sorta di cecità istituzionale largamente condivisa da certe “élites”, ma questo laicismo, spesso sostenuto dalla sinistra, ha anche avuto come effetto l’indebolimento della religione maggioritaria in Francia, il cattolicesimo, e si è troppo spesso tradotto in una aggressività verso il cristianesimo in generale.

Gli uni e gli altri, cattolici compresi (e talvolta cattolici in testa) hanno imparato approfonditamente che il cristianesimo non doveva più influenza la forma mentis dei francesi, negandone di fatto il ruolo essenziale nella nostra civiltà nel passato e nella conservazione dei suoi valori nel futuro.

I nostri concittadini hanno spesso perso di vista la loro identità religiosa e non hanno più per morale che un vago umanesimo, nato in parte da un’etica cristiana degradata, ma saturo di un anticlericalismo culturale che non gli permette di cogliere molto le forze rigeneratrici operanti nel cuore del cristianesimo.

In fondo, in un certo senso, il problema dell’Islam francesi è lo stesso del cristianesimo in Francia : troppo poco lievito in una pasta troppo pesante. Un cristianesimo troppo assente e che ha ammesso un po’ velocemente la sua sparizione dalla scena pubblica.

Questi tre problemi tracciano i contorni di una politica che mira a eradicare l’islamismo in francia e che potrebbe comportare una serie di direttive generali.

1° direttiva : Rompere i legami d’influenza/sudditanza tra l’Islam francese e certi paesi arabi. Le cose sono, in fondo, abbastanza semplici: il nostro paese non deve più tollerare la presenza sul suo suolo di imam stranieri, ufficiali o ufficisi, che sviluppino delle tesi che, in un modo o nell’altro, si scontrano coi nostri valori o con la quiete pubblica. Si tratta dunque di disporre dei mezzi giuridici per espellere i responsabili al minimo sospetto. Si tratta anche di vietare e reprimere molto severamente qualsiasi finanziamento dall’estero. Ciò presuppone allo stesso modo di rompere le relazioni finanziarie sospette con certi paesi come il Qatar, che ha investito massicciamente nell’economia francese e nelle sue banlieue. Ciò pressupone anche di riconsiderare infine le nostre relazioni con paesi che giocano un ruolo problematico nell’area e in netto contrasto ai nostri valori, ossia l’Arabia Saudita.

2° direttiva : Sostenere le correnti moderati in seno all’Islam, ciò significa, aiutarle ad organizzarsi e dare le chiavi dell’insegnamento, della preghiera e dell’esegesi nel nostro paese. Allo stesso modo significa anche privare le correnti radicali di qualsiasi luogo o possibilità d’espressione. Concretamente, ciò significa vietare, almeno per un po’ di tempo, qualsiasi insegnamento coranico a persone non in accordo con lo Stato [francese] e non controllate da esso, di vietare qualsiasi predica, specialmente in lingua straniera, non controllata dalle autorità e di espellere o condannare i refrattari a suddette norme, si tratta anche di vietare i libri e le pubblicazioni digitali sospette e di mettere sotto tutela i luoghi di culto musulmani o, quantomeno, di controllarli seriamente.

3° direttiva : Completare l’organizzazione dell’Islam francese. La creazione del CFCM [Conseil Français du Culte Musulman, Consiglio Francese del Culto Musulmano] era un primo passo…che non è bastato.

Come proponeva Makel Chebel, c’è bisogno di un gran muftì della Repubblica e della messa in atto di un’organizzazione interna dell’Islam sunnita. Lo stato può dare una mano non tollerando che l’esistenza di imam formati nelle proprie scuole e in accordo alle proprie direttive, non accettando l’amministrazioni dei luoghi culto che da parte di associazioni anch’esse controllati e debitamente abilitate dallo Stato, e in ogni caso che non siano, questi luoghi, affidati a degli estremisti.

4° direttiva : Lottare contro la radicalizzazione in maniera radicale. L’identificazione a fatto progressi ma non bastano. Lo scambio di dati coi nostri partner deve intensificarsi. L’isolamento dei detenuti islamisti deve divenire una realtà, isolamento da altri detenuti, ma anche isolamenti tra di loro. Gli stranieri devono essere espulsi e coloro con doppia nazionalità privati di essa e poi espulsi. Più generalmente, i delinquenti devono sentire la forza dello Stato, la cui repressione pena deve essere assai severa. Ciò dovrebbe essere, soprattutto per quanto concerne il traffico di stupefacenti, di cui non si è ancora capito che esso finanziava, da un lato, il terrorismo e che dall’altro era facilitava i mezzi radicalizzati.

Infine, non è più tollerabile che in Francia dei salafiti possano frequentare delle mosche salafie e ascoltare delle prediche violente senza alcun intervento dei poteri pubblici a parte per una sorveglianza dei servizi d’informazione. Quando sono stranieri, questi estremisti debbono essere massicciamente espulsi, a titolo preventivo, per ragioni d’ordine pubblico.

5° direttiva : Controllare i flussi migratori. La dinamica demografica della popolazione musulmana in Francia, sostenuta soprattutto da un’immigrazione massiccia proveniente da paesi a maggioranza musulmana, non è destinata a facilitare la messa in atto di una coesistenza duratura e armoniosa tra le differenti componenti della società. Del resto, l’assenza di statistiche precise in materia potrebbe mascherare una crescita molto più significativa di quanto non si pensi di solito. La questione dell’Islam francese è allo stesso modo strettamente legato al controllo dei flussi migratori, regolari e irregolari. In primis, attraverso un controllo effettivo e rigoroso delle frontiere.

6° direttiva : La più difficile, considerare in maniera differente le religioni. La lotta ideologica all’islamismo non può includere che un numero limitato di opzioni, tutte alquanto complesse nel nostro paese attraverso da mille contraddizioni. La prima opzione sarebbe di ricreare un laicismo preciso e puntigliosi che fu quello dei radicali d’inizio 20° secolo, ma la sinistra e le sue élite buffonesche hanno disertato questa lotta. L’attuale primo ministro può ben pretendere di rianimarlo, ma, parafrasando François Mitterrand di fronte Jacques Chaban-Delmas, si è tentati di rispondergli: “Quando vi guardo, non dubito affatto della vostra sincerità, ma quando guardo la vostra maggioranza , dubito della vostra riuscita”.

Il rischio esiste soprattutto perché questa lotto si svolge in primis e innanzitutto contro il cattolicesimo, ben più tenero e tollerante, che contro un Islam volontariamente suscettibile alle critiche. Dunque, questa lotta ha qualche possibilità di essere efficace e desiderabile allo stesso tempo? La cancellazione del religioso è una parte del problema. Bisogna prima creare il divario tra le persone bisognose di guida e le loro istituzioni?

La seconda opzione sarebbe di accettare un nuovo posto delle religioni nella nostra società, di modo tale da appianare le relazioni e « francesizzare » l’Islam. A meno che di non accettare l’islamizzazione della Francia, questa opzione deve consistere anche a rinforzare il cristianesimo per equilibrare la situazione e la resistenza naturale all’islam, a ricreare quel substrato etico-filosofico che funge da base ai nostri valori repubblicani e che è profondamente cristiano. Ciò passa per un nuovo dialogo con le istituzioni cristiane. Ciò presuppone una nuova riflessione sulla presentazione del cristianesimo e del suo impatto sulla Francia, sull’Europa e l’Occidente, in special modo nei programmi scolastici, nei manuali, contrariamente alla messa in luce dell’Islam a svantaggio del cristianesimo.

Francesizzare l’Islam significa anche una politica chiara in materia di simbolismi: niente burqa, niente qamis afgano sul territorio nazionali, nessun velo, nessuna preghiera pubblica, nessuna moschea sfarzosa e l’applicazione rigorosa delle nostre loggi, ad esempio in materia di poligamia.

A fianco al cristianesimo, le istituzioni nazionali e locale devono passare al setaccio gli antichi orpelli del laicismo […].

Ma non è l’unica cosa in gioco : la nostra società deve ispirare rispetto, ritrovare dei valori forte e liberarsi da un consumismo sfrenato […].
Tenete conto che ve l'ho tradotto in fretta e furia, al di là della parte sul cristianesimo (Le Figaro è un giornale di destra dopotutto), questo articolo offre spunti interessanti riguardo all'Islam.

Qui l'originale in francese:http://www.lefigaro.fr/vox/societe/2015/11/16/31003-20151116ARTFIG00173-islamisme-les-propositions-choc-d-un-groupe-de-hauts-fonctionnaires.php

 
Si l'errore è stato rimuoverli, perché erano un freno al fondamentalismo islamico. Inoltre avevi sempre a che fare con stati ben definiti, potevi al limite imporre sanzioni, oggi il territorio dall'isis è una terra indefinita che va dalla Libia alla Siria passando per l'Iraq e con sacche in Africa, non sappiamo nemmeno bene con chi abbiamo a che fare. Inoltre quali dovevano essere questi alti profili che dovevano sostituirli al posto della "gentaglia "? Nessuno può tenere a freno quelle terre così ribollenti se non con la forza, non si può esportare democrazia in quei luoghi, è sempre stato così
L'errore è stato principalmente non tanto rimuovere saddam quanto smantellare la struttura di potere senza sostituirla , l'aver congedato da un giorno all'altro tutte le forze armate e tutte le forze di polizia lasciando il Paese in balia dei più decisi e aperto a qualunque infiltrazione , cosa che infatti è avvenuta

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http://www.lefigaro.fr/vox/societe/2015/11/16/31003-20151116ARTFIG00173-islamisme-les-propositions-choc-d-un-groupe-de-hauts-fonctionnaires.php
Dopo i nuovi attentati che hanno colpito la Francia, è vitale ritornare con lucidità sulle gravi minacce che pesano sulla nostra società e sul nostro popolo.

Dopo gli attachi di gennaio (charlie hebdo n.d.t.), un gran numero di analisi più o meno opportune erano state pubblicate, dal melancolico "Chi è Charlie" di Emmanuel Todd, al sottile "Situazione della Francia" di Pierre Manent.

Lo slogan più comune è stato all'epoca "non mischiare", sottintendendo l'accostamento Islam e terroristi. La situazione attuale invalida brutalmente questo artificio retorico. Ammettiamo che la ragione di stato spinga i dirigenti a chiudere gli occhi su alcune situazioni la cui menzione stessa potrebbe rimettere in causa alcune delle loro politiche. Gli attentati del 13 novembre ci mostrano che questo atteggiamento impedisce di combattere efficacemente contro delle minacce altrimenti ben identificate. Non servono che politiche cieche o timorose e media seguaci acritici del politically correct per affermare che non vi sia alcun problema inerente all'Islam in France, come in altri posti. I responsabili religiosi e gli intellettuali musulmani più saggi e onesto lo riconoscono.

Certo, esporre al pubblico i problemi di questi tempi è arduo. Ma negare i problemi non è che crearne di ulteriori, più gravi, persino insolubili.

Dopo gli attentati di Charlie Hebdo, il presidente della Repubblica aveva probabilmente ragione quanto voleva evitare la stigmatizzazione ingiusta e il confronto dei concittadini, ma avrebbe torto a sostenere di nuovo che gli assassini, come quelli di Charlie Hebdo, "non hanno nulla a che vedere con l'Islam".

E doppiamente torto, in primis perché questa affermazione del Presidente non dà sostegno ad una popolazione che vive, nel quotidiano, frizioni e incomprensioni e, in seguito, perché gli assassini di gennaio e dicembre, se non rappresentano l'Islam in Francia hanno comunque a che fare con esso.

E questo "Islam francese" fa fatica a sganciarsi dalle derive che l'Islam conosce in fin troppi paesi.

Primo punto: l'Islam francese è a stragrande maggioranza sunnita. Ciò fa insorgere almeno 3 difficoltà:

Ideologicamente il sunnismo è oggigiorno influenzato da tendenze dure e retrograde che hanno poco a poco avuto la meglio sulle altre correnti.

Abdennour Bidar, Malek Chebel e alcuni altri possono destare la nostra ammirazione facendo riferimento ad un "Islam dei Lumi", di cui bisognerebbe effettivamente vedere se sia teologicamente possibile. In ogni caso, il loro peso è pressoché nullo sulle masse sunnite.

Politicamente, il sunnismo, nel mondo in generale e in particolare in Francia, è assoggettato a influenze esterne ognuna più pericolosa dell'altra.

Algerini, Sauditi, Qatarioti, Turchi, Marocchini, e in misura minore Egiziani, tentano tutti attraverso il denaro, i loro imam o il loro "capitale religioso" (luoghi santi, aura, istituzioni...) di controllare una buona parte del mercato islamico dei beni della salvezza dell'anima in Francia e nel mondo. O, vi sono anche degli stati, che giocano sulle loro divisioni destinate ad accrescerne il potere e l’influenza sul grande scacchiere mondiale; la Francia ne è un esempio essenziale, specialmente a causa del suo ruolo in Europa.

Organicamente, il sunnismo è poco strutturato e permette a qualsiasi tipo di gruppi, o di individui, di tracciare i contorni del loro islam e della loro jihad. È quindi altrettanto sconveniente che qualsivoglia lettore del Corano ne avrà scoperte le contraddizioni che possono giustificare delle interpretazioni tra cui quelle, assai numerose, che contengono importazioni accenni alla violenza.

Secondo punto : l’Islam francese deve affrontare la radicalizzazione dei suoi giovani. È essenzialmente in primis la religioni dei cittadini o degli immigrati nasci in paesi anticamente colonizzati dalla Francia. Se la vecchia generazione ha in massima parte girato pagine, non è così per la nuova.

Leur situation sociologique, éducative et culturelle, conjuguée à l'instrumentalisation de l'Histoire par certains Etats, comme l'Algérie, ou encore aux propos irresponsables de spécialistes de la repentance, réactive sans cesse des relations psychologiques difficiles et une mentalité d'exploités en révolte.

La loro situazione sociale, educative e culturale, coniugata alla strumentalizzazione della storia da parte di certi stati, come l’Algeria, o ancora alle proposte irresponsabili degli specialisti del senso di colpa, rivive senza sosta delle relazioni psicologiche difficile e una mentalità da oppressi in volta.

Non vediamo ora l’avvocato di uno degli ex-complici di Amedy Coulibaly presentarlo come fosse una vittima disgustata dalle angherie della Polizia? Poco importa che questi giovani siano mantenuti dal welfare francese dell’istruzione gratuita, degli assegni sociali, alloggiati in case popolari, talvolta degrade, ma comunque molto poco onerose grazie alla spesa sociale francese. Non si vedono come francesi, ma talvolta come anti-francesi.

Una parte non trascurabili di loro è toccata dalla delinquenza che essi non vivono tanto come l’entrata nella criminalità ma come l’inevitabile opposizione a delle istituzioni, che una vasta fetta dei media e dei mezzi d’informazione dipinge loro come ingiuste e oppressive. Questi sono abituati alla polizia e ai nostri tribunali. Li detestano, ma non ne hanno chissà che paura visto che la pena è divenuta risibile da venti anni a questa parte.

Terzo punto : L’Islam francese si trova in uno dei paesi più laici d’Europa ! Non solo lo stato francese s’è dimostrato a lungo incapace di comprendere la questione religiosa per una sorta di cecità istituzionale largamente condivisa da certe “élites”, ma questo laicismo, spesso sostenuto dalla sinistra, ha anche avuto come effetto l’indebolimento della religione maggioritaria in Francia, il cattolicesimo, e si è troppo spesso tradotto in una aggressività verso il cristianesimo in generale.

Gli uni e gli altri, cattolici compresi (e talvolta cattolici in testa) hanno imparato approfonditamente che il cristianesimo non doveva più influenza la forma mentis dei francesi, negandone di fatto il ruolo essenziale nella nostra civiltà nel passato e nella conservazione dei suoi valori nel futuro.

I nostri concittadini hanno spesso perso di vista la loro identità religiosa e non hanno più per morale che un vago umanesimo, nato in parte da un’etica cristiana degradata, ma saturo di un anticlericalismo culturale che non gli permette di cogliere molto le forze rigeneratrici operanti nel cuore del cristianesimo.

In fondo, in un certo senso, il problema dell’Islam francesi è lo stesso del cristianesimo in Francia : troppo poco lievito in una pasta troppo pesante. Un cristianesimo troppo assente e che ha ammesso un po’ velocemente la sua sparizione dalla scena pubblica.

Questi tre problemi tracciano i contorni di una politica che mira a eradicare l’islamismo in francia e che potrebbe comportare una serie di direttive generali.

1° direttiva : Rompere i legami d’influenza/sudditanza tra l’Islam francese e certi paesi arabi. Le cose sono, in fondo, abbastanza semplici: il nostro paese non deve più tollerare la presenza sul suo suolo di imam stranieri, ufficiali o ufficisi, che sviluppino delle tesi che, in un modo o nell’altro, si scontrano coi nostri valori o con la quiete pubblica. Si tratta dunque di disporre dei mezzi giuridici per espellere i responsabili al minimo sospetto. Si tratta anche di vietare e reprimere molto severamente qualsiasi finanziamento dall’estero. Ciò presuppone allo stesso modo di rompere le relazioni finanziarie sospette con certi paesi come il Qatar, che ha investito massicciamente nell’economia francese e nelle sue banlieue. Ciò pressupone anche di riconsiderare infine le nostre relazioni con paesi che giocano un ruolo problematico nell’area e in netto contrasto ai nostri valori, ossia l’Arabia Saudita.

2° direttiva : Sostenere le correnti moderati in seno all’Islam, ciò significa, aiutarle ad organizzarsi e dare le chiavi dell’insegnamento, della preghiera e dell’esegesi nel nostro paese. Allo stesso modo significa anche privare le correnti radicali di qualsiasi luogo o possibilità d’espressione. Concretamente, ciò significa vietare, almeno per un po’ di tempo, qualsiasi insegnamento coranico a persone non in accordo con lo Stato [francese] e non controllate da esso, di vietare qualsiasi predica, specialmente in lingua straniera, non controllata dalle autorità e di espellere o condannare i refrattari a suddette norme, si tratta anche di vietare i libri e le pubblicazioni digitali sospette e di mettere sotto tutela i luoghi di culto musulmani o, quantomeno, di controllarli seriamente.

3° direttiva : Completare l’organizzazione dell’Islam francese. La creazione del CFCM [Conseil Français du Culte Musulman, Consiglio Francese del Culto Musulmano] era un primo passo…che non è bastato.

Come proponeva Makel Chebel, c’è bisogno di un gran muftì della Repubblica e della messa in atto di un’organizzazione interna dell’Islam sunnita. Lo stato può dare una mano non tollerando che l’esistenza di imam formati nelle proprie scuole e in accordo alle proprie direttive, non accettando l’amministrazioni dei luoghi culto che da parte di associazioni anch’esse controllati e debitamente abilitate dallo Stato, e in ogni caso che non siano, questi luoghi, affidati a degli estremisti.

4° direttiva : Lottare contro la radicalizzazione in maniera radicale. L’identificazione a fatto progressi ma non bastano. Lo scambio di dati coi nostri partner deve intensificarsi. L’isolamento dei detenuti islamisti deve divenire una realtà, isolamento da altri detenuti, ma anche isolamenti tra di loro. Gli stranieri devono essere espulsi e coloro con doppia nazionalità privati di essa e poi espulsi. Più generalmente, i delinquenti devono sentire la forza dello Stato, la cui repressione pena deve essere assai severa. Ciò dovrebbe essere, soprattutto per quanto concerne il traffico di stupefacenti, di cui non si è ancora capito che esso finanziava, da un lato, il terrorismo e che dall’altro era facilitava i mezzi radicalizzati.

Infine, non è più tollerabile che in Francia dei salafiti possano frequentare delle mosche salafie e ascoltare delle prediche violente senza alcun intervento dei poteri pubblici a parte per una sorveglianza dei servizi d’informazione. Quando sono stranieri, questi estremisti debbono essere massicciamente espulsi, a titolo preventivo, per ragioni d’ordine pubblico.

5° direttiva : Controllare i flussi migratori. La dinamica demografica della popolazione musulmana in Francia, sostenuta soprattutto da un’immigrazione massiccia proveniente da paesi a maggioranza musulmana, non è destinata a facilitare la messa in atto di una coesistenza duratura e armoniosa tra le differenti componenti della società. Del resto, l’assenza di statistiche precise in materia potrebbe mascherare una crescita molto più significativa di quanto non si pensi di solito. La questione dell’Islam francese è allo stesso modo strettamente legato al controllo dei flussi migratori, regolari e irregolari. In primis, attraverso un controllo effettivo e rigoroso delle frontiere.

6° direttiva : La più difficile, considerare in maniera differente le religioni. La lotta ideologica all’islamismo non può includere che un numero limitato di opzioni, tutte alquanto complesse nel nostro paese attraverso da mille contraddizioni. La prima opzione sarebbe di ricreare un laicismo preciso e puntigliosi che fu quello dei radicali d’inizio 20° secolo, ma la sinistra e le sue élite buffonesche hanno disertato questa lotta. L’attuale primo ministro può ben pretendere di rianimarlo, ma, parafrasando François Mitterrand di fronte Jacques Chaban-Delmas, si è tentati di rispondergli: “Quando vi guardo, non dubito affatto della vostra sincerità, ma quando guardo la vostra maggioranza , dubito della vostra riuscita”.

Il rischio esiste soprattutto perché questa lotto si svolge in primis e innanzitutto contro il cattolicesimo, ben più tenero e tollerante, che contro un Islam volontariamente suscettibile alle critiche. Dunque, questa lotta ha qualche possibilità di essere efficace e desiderabile allo stesso tempo? La cancellazione del religioso è una parte del problema. Bisogna prima creare il divario tra le persone bisognose di guida e le loro istituzioni?

La seconda opzione sarebbe di accettare un nuovo posto delle religioni nella nostra società, di modo tale da appianare le relazioni e « francesizzare » l’Islam. A meno che di non accettare l’islamizzazione della Francia, questa opzione deve consistere anche a rinforzare il cristianesimo per equilibrare la situazione e la resistenza naturale all’islam, a ricreare quel substrato etico-filosofico che funge da base ai nostri valori repubblicani e che è profondamente cristiano. Ciò passa per un nuovo dialogo con le istituzioni cristiane. Ciò presuppone una nuova riflessione sulla presentazione del cristianesimo e del suo impatto sulla Francia, sull’Europa e l’Occidente, in special modo nei programmi scolastici, nei manuali, contrariamente alla messa in luce dell’Islam a svantaggio del cristianesimo.

Francesizzare l’Islam significa anche una politica chiara in materia di simbolismi: niente burqa, niente qamis afgano sul territorio nazionali, nessun velo, nessuna preghiera pubblica, nessuna moschea sfarzosa e l’applicazione rigorosa delle nostre loggi, ad esempio in materia di poligamia.

A fianco al cristianesimo, le istituzioni nazionali e locale devono passare al setaccio gli antichi orpelli del laicismo […].

Ma non è l’unica cosa in gioco : la nostra società deve ispirare rispetto, ritrovare dei valori forte e liberarsi da un consumismo sfrenato […].
Tenete conto che ve l'ho tradotto in fretta e furia, al di là della parte sul cristianesimo (Le Figaro è un giornale di destra dopotutto), questo articolo offre spunti interessanti riguardo all'Islam.

Qui l'originale in francese:http://www.lefigaro.fr/vox/societe/2015/11/16/31003-20151116ARTFIG00173-islamisme-les-propositions-choc-d-un-groupe-de-hauts-fonctionnaires.php
Non dimenticare che tra non molto si vota in Francia, Le Figaro è un giornale conservatore e Hollande è socialista.

I Francesi in certe cose non sono migliori degli altri , il gollista Chirac fece fuori la Costituzione Europea perchè fu proposta dal socialista Giscard d'Estaing perchè c'erano le elezioni e lui voleva presentare la cosa come antifrancese , c'è riuscito.

 
L'errore è stato principalmente non tanto rimuovere saddam quanto smantellare la struttura di potere senza sostituirla , l'aver congedato da un giorno all'altro tutte le forze armate e tutte le forze di polizia lasciando il Paese in balia dei più decisi e aperto a qualunque infiltrazione , cosa che infatti è avvenuta
Il piu' grande problema di noi occidentali e' che ci sentiamo onnipotenti in questo mondo, noi abbiamo le bbombe e con le bbombe pensiamo che sia possibile smantellare, sostituire, ridisegnare tutto in medio oriente. La realta' dell'iraq, della libia e forse della siria dimostra che non solo non siamo in grado di migliorare la situazione da quelle parti, ma ogniqualvolta interveniamo la facciamo precipitare a picco. Il giorno che prenderemo atto che semplicemente non e' in nostro potere disegnare un medio oriente come lo vorremmo noi, forse saremo meno in balia di attentati a casa nostra.

 
Il piu' grande problema di noi occidentali e' che ci sentiamo onnipotenti in questo mondo, noi abbiamo le bbombe e con le bbombe pensiamo che sia possibile smantellare, sostituire, ridisegnare tutto in medio oriente. La realta' dell'iraq, della libia e forse della siria dimostra che non solo non siamo in grado di migliorare la situazione da quelle parti, ma ogniqualvolta interveniamo la facciamo precipitare a picco. Il giorno che prenderemo atto che semplicemente non e' in nostro potere disegnare un medio oriente come lo vorremmo noi, forse saremo meno in balia di attentati a casa nostra.
Secondo me non si può parlare dell'"occidente" in generale, dato che siamo un macrocosmo di culture, lingue, tradizioni, mentalità, credi religiosi, educazioni e filosofie diverse, peggio della torre di babele.

Iraq, Afghanistan e compagnia erano missioni gestite dagli USA, che di fatto non sono capaci di andare oltre il semplice bombardamento (la loro politica militare è sempre stata: "studiamo un accurato piano d'attacco, poi navighiamo a vista").

Stavolta la testa delle operazioni andrebbe affidata a qualcun altro.

Chessò...ai finlandesi :rickds:

 
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Trovata ambulanza nei pressi dello stadio per la partita Germania-Olanda.

Partita annullata e stadio evacuato :morris82:

 
si è già parlato del video di anonymous? sono curioso di vedere cosa possano effettivamente fare...finchè oscurano pagine twitter cambia nulla però...

 
Secondo me non si può parlare dell'"occidente" in generale, dato che siamo un macrocosmo di culture, lingue, tradizioni, mentalità, credi religiosi, educazioni e filosofie diverse, peggio della torre di babele.Iraq, Afghanistan e compagnia erano missioni gestite dagli USA, che di fatto non sono capaci di andare oltre il semplice bombardamento (la loro politica militare è sempre stata: "studiamo un accurato piano d'attacco, poi navighiamo a vista").

Stavolta la testa delle operazioni andrebbe affidata a qualcun altro.

Chessò...ai finlandesi :rickds:
Infatti spero che i francesi siano un tantino piu' lungimiranti, anche se non ci credo troppo. Se metti domani uccidono il califfo, c'è qualcuno che si illude che tutto finira'? Missone compiuta? Torniamo tutti a casa felici e contenti? E' morto bin laden ed e' nato il califfo, morira' il califfo e nascera' un altro se non si cerca di risolvere politicamente la questione.

 
intanto in Turchia vs Grecia , i turchi hanno fischiato il minuto di silenzio per le vittime francesi inneggiando ad Allah, questo per chi crede che siano in pochi folli ad appoggiare quei maiali , ops chiedo scusa ai maiali che sono nettamente migliori di quelle robe li

 
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Evacuata anche una sala concerti e la stazione per oggetti sospetti, allarme terrorismo in tutta la città della Sassonia //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
si è già parlato del video di anonymous? sono curioso di vedere cosa possano effettivamente fare...finchè oscurano pagine twitter cambia nulla però...
A che video ti riferisci ?

Quello propagandistico di /pol/ ?

 
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