Ufficiale The Odyssey

ufficiale
Figurati, mi ha fatto piacere.
Riguardo alla scena del combattimento finale, lì secondo me il problema principale è che c'è davvero troppa confusione sullo schermo. Le scene d'azione caotiche sono forse il più grande limite di Nolan. Per il resto sì, può sembrare strano che un uomo solo riesca a contrastarne tanti, ma lui ha alle spalle la guerra di Troia, è un uomo che ha combattuto per anni. I pretendenti sono rimasti lì a gozzovigliare e a impigrirsi. Anche messa in questo modo la scena è un po' esagerata, lo ammetto :asd: Nel poema non li affronta da solo, ma insieme a Telemaco ed Eumeo (se non sbaglio persino Atena combatte con loro)

Sì, sono d'accordo con te su ciò che pensi dell'America e del pensiero greco. Sono due mentalità molto diverse (anche se una figlia dell'altra, come è inevitabile che sia). Quando parli di determinismo, ti riferisci alla meccanica quantistica?

Quanto alla questione del budget, credo che Nolan covasse da anni l'idea di riadattare l'idea. Se pensi al film che ha realizzato prima di questo, Oppenheimer, lì
il protagonista è un Ulisse che, per far finire una guerra (anzi, tutte le guerre), escogita l'espediente della bomba atomica (cavallo di Troia) e poi si sente profondamente in colpa per quello che ha fatto. Anche lui aveva dei valori (basti pensare alle frequentazioni con gli ambienti comunisti), ma poi ha capito di essere stato uno strumento della guerra. Se ci pensi, anche Ulisse è a tutti gli effetti un "distruttore di mondi". Nolan sembra ossessionato da questi temi, negli ultimi anni
Si per quanto forte é assolutamente impossibile
affrontare tutti quegli uomini da solo. Non giudico le scene di azione in sé ma proprio la credibilità che sinceramente imbruttisce il film e non di poco. Bastava un espediente narrativo furbo (veleno?) oppure seguire almeno un questo l'opera (dove anche gli schiavi fedeli combattono)
Mo ha fatto scendere di un bel po' di punti il film così come la parte finale di Polifemo.

Concordo poi sull'ultimo punto, ha davvero traslato un concetto da un film all'altro in maniera fin troppo didascalica :asd:
 
Si, sta attraversando un po' una fase alla Sorrentino, dopo grandi successi sta vivendo questa enorme autorefernzialità dove il personaggio che si é costrutio viene prima della persona. É bravissimo (o chi per lui) nel marketing, nel venderti proprio il film, e nel mettere in scena grandi "esperienze" ma come regista lo trovo negli anni un po' ridimensionato in profondità e qualità proprio filmica in senso stretto. E poi é vero, spero finisca questa moda di mettere a tutti costi attori di moda (scarsi) piuttosto che di talento
Un modo gentile per dire che si è montato la testa e nessuno lo ferma quando fa cagate :asd:
 
Si, sta attraversando un po' una fase alla Sorrentino, dopo grandi successi sta vivendo questa enorme autorefernzialità dove il personaggio che si é costrutio viene prima della persona. É bravissimo (o chi per lui) nel marketing, nel venderti proprio il film, e nel mettere in scena grandi "esperienze" ma come regista lo trovo negli anni un po' ridimensionato in profondità e qualità proprio filmica in senso stretto. E poi é vero, spero finisca questa moda di mettere a tutti costi attori di moda (scarsi) piuttosto che di talento

Ah se poi si fissa nel voler usare queste macchine giganti con tre minuti max di girato, campo stretto etc è la fine.
Leggevo che in Odisseo in alcune scene hanno dovuto usare un sistema di specchi per fare entrare tutti gli attori cioè boh :asd:

E poi deve farsi aiutare da qualcuno per le sceneggiature non so se è successo qualcosa con il fratello ma. Capisco sia il suo marchio scrivere film non lineari e personalmente lo apprezzo anche ma devi farlo da dio sennò.
 
Figurati, mi ha fatto piacere.
Riguardo alla scena del combattimento finale, lì secondo me il problema principale è che c'è davvero troppa confusione sullo schermo. Le scene d'azione caotiche sono forse il più grande limite di Nolan. Per il resto sì, può sembrare strano che un uomo solo riesca a contrastarne tanti, ma lui ha alle spalle la guerra di Troia, è un uomo che ha combattuto per anni. I pretendenti sono rimasti lì a gozzovigliare e a impigrirsi. Anche messa in questo modo la scena è un po' esagerata, lo ammetto :asd: Nel poema non li affronta da solo, ma insieme a Telemaco ed Eumeo (se non sbaglio persino Atena combatte con loro)

Ma infatti nella sequenza finale sarebbe stato molto più coerente se

avesse ucciso tutti con estrema facilità, come per altro credo sia nell'opera originale. O mostrami però bene come i proci uno a uno si inginocchiano.
Invece ci dobbiamo beccare le infinite frecce in corpo, er buco maledetto da dove gli cade la spada provvidenziale, la confusione proprio di regia etc

Sì, sono d'accordo con te su ciò che pensi dell'America e del pensiero greco. Sono due mentalità molto diverse (anche se una figlia dell'altra, come è inevitabile che sia). Quando parli di determinismo, ti riferisci alla meccanica quantistica?

Quanto alla questione del budget, credo che Nolan covasse da anni l'idea di riadattare l'idea. Se pensi al film che ha realizzato prima di questo, Oppenheimer, lì
il protagonista è un Ulisse che, per far finire una guerra (anzi, tutte le guerre), escogita l'espediente della bomba atomica (cavallo di Troia) e poi si sente profondamente in colpa per quello che ha fatto. Anche lui aveva dei valori (basti pensare alle frequentazioni con gli ambienti comunisti), ma poi ha capito di essere stato uno strumento della guerra. Se ci pensi, anche Ulisse è a tutti gli effetti un "distruttore di mondi". Nolan sembra ossessionato da questi temi, negli ultimi anni

Si, ma neanche troppo. Piuttosto agli "studi" e riflessioni su quella che viene chiamata coscienza e se davvero esiste un mondo reale la fuori che noi sperimentiamo da "qui".
Bernardo Kastrup credo sia uno dei migliori da seguire, per chi apprezza un approccio scientifico. Altrimenti vabbè, cose che sostanzialmente varie religioni dicono da 5000 anni :asd:
In Italia c'è Federico faggin che divulga cose del genere.
 
Di fatto l'Odissea è una delle opere fondative del pensiero occidentale. L'uomo astuto che supera gli ostacoli con la sua astuzia, che sottomette il mostruoso Polifemo (simbolo di bestialità) con la civiltà (l'episodio per eccellenza è quello del vino, che il Ciclope dimostra di non saper bere in maniera regolata). I poemi omerici in generale sono la rappresentazione dei valori di quel tempo, o per lo meno è questo che ho sempre trovato scritto in tutti i libri di letteratura liceali e universitari. Ok, non del pensiero contemporaneo, ma quest'ultimo ne ha ereditato alcuni aspetti ideologici. E' inevitabile: siamo tutti figli di Omero.
Quanto al film di Nolan, a me sembra evidente che sia basato su una critica all'Occidente. Sì, avrebbe potuto evitare di servirsi dell'opera di Omero per trasmettere questo particolare messaggio, ma a quel punto non sarebbe stato un artista. Dovremmo criticare a questo punto Pascoli perché reinterpreta pesantemente la storia di Odisseo, dovremmo criticare Goya perché nel dipinto in cui c'è Saturno che divora un figlio il Titano divora pezzo per pezzo il figlio, piuttosto che ingoiarlo tutto in una volta. Una stessa storia può essere presentata in modi diversi, anche molto diversi, in base all'esigenza dell'artista. Io quando sono andato al cinema la prima volta mi aspettavo di vedere l'Odissea di Omero. Poi ho visto che mancavano delle parti e che molti episodi erano stravolti. In un primo momento ho storto il naso, poi mi sono semplicemente lasciato andare e ho seguito il film, per valutarlo per quello che è. Ed era questo. Tra l'altro, alcune delle cose che ho scritto le ha confermate lo stesso Nolan (il cavallo di Troia ispirato alla Statua della Libertà del Pianeta delle scimmie o Page scritturato per rendere drammatico il personaggio di Sinone).

Mmm... mi sta bene che il mito sia fluido e che Pascoli, Dante o Goya ne abbiano dato riletture personali, alla fine è la grandezza del mito stesso.
Il punto però non è la libertà dell'artista di reinterpretare a modo suo ma la coerenza nel risultato finale. Nolan vuole fare una critica alla contemporaneità... e per farla deve snaturare la logica interna di un personaggio trasformando un Re guerriero dell'Età del Bronzo in un inetto tormentato dal senso di colpa moderno?
Pascoli e Dante non snaturano il personaggio piazzandogli l'ideologia dei loro tempi, ne analizzano semplicemente la psiche. Da come hai analizzato dettagliatamente il film sembra che Nolan usi questi eroi per farci la paternale sul senso di colpa contemporaneo... ma così facendo svuota l'Odissea del suo essere.
Io personalmente percepisco che in questo caso il mito non sia stato evoluto, analizzato o approfondito... ma sia stato piegato a forza per farci stare un messaggio che con Omero non c'entra nulla.

Inviato dal mio SM-A566B utilizzando Tapatalk
 
Ma infatti nella sequenza finale sarebbe stato molto più coerente se

avesse ucciso tutti con estrema facilità, come per altro credo sia nell'opera originale. O mostrami però bene come i proci uno a uno si inginocchiano.
Invece ci dobbiamo beccare le infinite frecce in corpo, er buco maledetto da dove gli cade la spada provvidenziale, la confusione proprio di regia etc



Si, ma neanche troppo. Piuttosto agli "studi" e riflessioni su quella che viene chiamata coscienza e se davvero esiste un mondo reale la fuori che noi sperimentiamo da "qui".
Bernardo Kastrup credo sia uno dei migliori da seguire, per chi apprezza un approccio scientifico. Altrimenti vabbè, cose che sostanzialmente varie religioni dicono da 5000 anni :asd:
In Italia c'è Federico faggin che divulga cose del genere.
OT sul concetto di "realtà":
Per come la vedo io, non abbiamo proprio modo di dimostrare se una realtà esterna esiste o meno. Qualunque tentativo di farlo dovrebbe basarsi su analogie e dimostrazioni, ma darebbe per scontato che un'eventuale realtà esterna possa essere oggetto di analisi. Ma allora perché, a quel punto, chiamarla "esterna"? Già solo per il fatto che possiamo ragionarci sopra e parlarne, a me quello di una "realtà esterna" sembra un costrutto "interno", un concetto che abbiamo creato noi e che ci aiuta a ragionare. Tanto vale, a questo punto, essere pratici e limitare la "realtà" al mondo percepibile e misurabile (realtà = realtà fenomenica). Il resto, se c'è, si trova al di là dell'orizzonte di un buco nero. Non so se sono stato troppo oscuro: sono concetti abbastanza complessi, che richiederebbero ore di discussione :asd:

Mmm... mi sta bene che il mito sia fluido e che Pascoli, Dante o Goya ne abbiano dato riletture personali, alla fine è la grandezza del mito stesso.
Il punto però non è la libertà dell'artista di reinterpretare a modo suo ma la coerenza nel risultato finale. Nolan vuole fare una critica alla contemporaneità... e per farla deve snaturare la logica interna di un personaggio trasformando un Re guerriero dell'Età del Bronzo in un inetto tormentato dal senso di colpa moderno?
Pascoli e Dante non snaturano il personaggio piazzandogli l'ideologia dei loro tempi, ne analizzano semplicemente la psiche. Da come hai analizzato dettagliatamente il film sembra che Nolan usi questi eroi per farci la paternale sul senso di colpa contemporaneo... ma così facendo svuota l'Odissea del suo essere.
Io personalmente percepisco che in questo caso il mito non sia stato evoluto, analizzato o approfondito... ma sia stato piegato a forza per farci stare un messaggio che con Omero non c'entra nulla.

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Beh, Pascoli stravolge abbastanza la figura di Ulisse. Goya nel momento in cui dipinge un dio in quel modo di fatto intende dire che quel dio non ha la possibilità di tornare in vita (e in ciò va contro il mito per come ce lo tramanda Esiodo). Entrambi si sono serviti di un mito per esprimere dei messaggi che reputavano importanti (nel caso di Goya il fatto che il tempo consumi tutto o che un genitore possa annullare del tutto la vita di un figlio se questi non si ribella a lui, affermando il proprio "dominio"). In entrambi i casi il mito, pur essendo stato del tutto stravolto, non è stato annullato da queste reinterpretazioni
 
OT sul concetto di "realtà":
Per come la vedo io, non abbiamo proprio modo di dimostrare se una realtà esterna esiste o meno. Qualunque tentativo di farlo dovrebbe basarsi su analogie e dimostrazioni, ma darebbe per scontato che un'eventuale realtà esterna possa essere oggetto di analisi. Ma allora perché, a quel punto, chiamarla "esterna"? Già solo per il fatto che possiamo ragionarci sopra e parlarne, a me quello di una "realtà esterna" sembra un costrutto "interno", un concetto che abbiamo creato noi e che ci aiuta a ragionare. Tanto vale, a questo punto, essere pratici e limitare la "realtà" al mondo percepibile e misurabile (realtà = realtà fenomenica). Il resto, se c'è, si trova al di là dell'orizzonte di un buco nero. Non so se sono stato troppo oscuro: sono concetti abbastanza complessi, che richiederebbero ore di discussione :asd:

Ma infatti il fallo della scienza è che tenta di dimostrare un qualcosa dall'interno di quel qualcosa stesso. Così facendo non puoi mai accedere e fare esperienza di cosa da sostanza a quel qualcosa.
Noi necessariamente dobbiamo comunicare tramite concetti, parole, teorie ma tutto rimanda all'esperienza diretta di ognuno. Sono cose poi che una volta sperimentare sono indicibili, fondamentalmente. Come pretendere che qualcuno che non abbia mai assaggiato una pesca possa farne esperienza dalla tua descrizione verbale di quanto una pesca è succosa, dura, dolce etc

E comunque il punto è proprio che un qualcosa c'è, ma non è quello che sembra. Ci sono tante piccole sperimentazioni sui sensi per rendersi conto di come le cose siano diverse da come le "vediamo".
 
Ultima modifica:
in Corea non saprei.
Ecco i dati coreani


#1 away from after grossing $2.2M on BIGGEST WED & #2 BIGGEST Opening Day for Nolan films, only under #Oppenheimer’s $4.3M holiday-boosted TUE Op Day.#2 BIGGEST Opening Day of 2026 for Hollywood, only below itself.

Eyeing a $11M-$14M 5-day opening in Korea, what could beat #Oppenheimer’s $12.9M 6-day opening as the #2 biggest in Nolan’s career, only below #TheDarkKnightRises’s $15.7M.
 
e per farla deve snaturare la logica interna di un personaggio trasformando un Re guerriero dell'Età del Bronzo in un inetto tormentato dal senso di colpa moderno?
Si in effetti non era necessario né sinceramente lodevole, giusto necessario per plasmarlo per il suo film. Ma a sto punto andava bene anche una sceneggiatura originale.

Comunque a proposito dei quadri di Goya a me ha ricordato tantissimo Polifemo nel suo Saturno :asd:
 
Si in effetti non era necessario né sinceramente lodevole, giusto necessario per plasmarlo per il suo film. Ma a sto punto andava bene anche una sceneggiatura originale.

Comunque a proposito dei quadri di Goya a me ha ricordato tantissimo Polifemo nel suo Saturno :asd:
Se non sbaglio lo stesso Nolan ha detto che si è ispirato a quel quadro. Tutta la parte dei viaggi di Ulisse prima dello sbarco a Ogigia sembra un viaggio allucinato, quasi un lungo incubo
 
Se non sbaglio lo stesso Nolan ha detto che si è ispirato a quel quadro. Tutta la parte dei viaggi di Ulisse prima dello sbarco a Ogigia sembra un viaggio allucinato, quasi un lungo incubo
Si é palese. Anche l'incontro con
Argo
é molto ispirato dal quadro di Baldwin. Poi ovviamente c'é anche del Turner in molti momenti
 
OT sul concetto di "realtà":
Per come la vedo io, non abbiamo proprio modo di dimostrare se una realtà esterna esiste o meno. Qualunque tentativo di farlo dovrebbe basarsi su analogie e dimostrazioni, ma darebbe per scontato che un'eventuale realtà esterna possa essere oggetto di analisi. Ma allora perché, a quel punto, chiamarla "esterna"? Già solo per il fatto che possiamo ragionarci sopra e parlarne, a me quello di una "realtà esterna" sembra un costrutto "interno", un concetto che abbiamo creato noi e che ci aiuta a ragionare. Tanto vale, a questo punto, essere pratici e limitare la "realtà" al mondo percepibile e misurabile (realtà = realtà fenomenica). Il resto, se c'è, si trova al di là dell'orizzonte di un buco nero. Non so se sono stato troppo oscuro: sono concetti abbastanza complessi, che richiederebbero ore di discussione :asd:



Beh, Pascoli stravolge abbastanza la figura di Ulisse. Goya nel momento in cui dipinge un dio in quel modo di fatto intende dire che quel dio non ha la possibilità di tornare in vita (e in ciò va contro il mito per come ce lo tramanda Esiodo). Entrambi si sono serviti di un mito per esprimere dei messaggi che reputavano importanti (nel caso di Goya il fatto che il tempo consumi tutto o che un genitore possa annullare del tutto la vita di un figlio se questi non si ribella a lui, affermando il proprio "dominio"). In entrambi i casi il mito, pur essendo stato del tutto stravolto, non è stato annullato da queste reinterpretazioni
Io credo di aver capito il tuo punto di vista, ma ribadisco che gli autori che hai citato non hanno fatto ciò che ha fatto Nolan con l'Odissea.
Goya non dipinge un Saturno vegano che si pente di aver mangiato i figli, lui è smepre un dio mostruoso e rimane intatto nella sua essenza.
Pascoli fa una meditazione esistenziale sulla memoria e sulla fine della vita, non una lezione di geopolitica e non cambia la storia del personaggio e il suo passato.
Un conto è esasperare, approfondire, studiare e immedesimarsi nella mente dei personaggi... un altro è svuotare il personaggio originale per creare un'altra persona e parlare della morale contemporanea.
Che l'artista sia libero di farlo non ci piove, ma questo non rende la scelta automaticamente riuscita o non criticabile per la sua coerenza con l'opera originale.
Il film si chiama Odissea, non The New Odissea... mi spiego? Poi in un film puoi anche mettermi il Ciclope che si fa le parole crociate o Ulisse che fa stretching prima di architettare un inganno, ma il tutto deve rimanere coerente con lo spirito e la mente del personaggio per come è stato pensato, altrimenti a mio parere scivola nella parodia.
Alla fine in questo film Ulisse è la parodia dell'Ulisse di Omero.

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Io credo di aver capito il tuo punto di vista, ma ribadisco che gli autori che hai citato non hanno fatto ciò che ha fatto Nolan con l'Odissea.
Goya non dipinge un Saturno vegano che si pente di aver mangiato i figli, lui è smepre un dio mostruoso e rimane intatto nella sua essenza.
Pascoli fa una meditazione esistenziale sulla memoria e sulla fine della vita, non una lezione di geopolitica e non cambia la storia del personaggio e il suo passato.
Un conto è esasperare, approfondire, studiare e immedesimarsi nella mente dei personaggi... un altro è svuotare il personaggio originale per creare un'altra persona e parlare della morale contemporanea.
Che l'artista sia libero di farlo non ci piove, ma questo non rende la scelta automaticamente riuscita o non criticabile per la sua coerenza con l'opera originale.
Il film si chiama Odissea, non The New Odissea... mi spiego? Poi in un film puoi anche mettermi il Ciclope che si fa le parole crociate o Ulisse che fa stretching prima di architettare un inganno, ma il tutto deve rimanere coerente con lo spirito e la mente del personaggio per come è stato pensato, altrimenti a mio parere scivola nella parodia.
Alla fine in questo film Ulisse è la parodia dell'Ulisse di Omero.

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Sono d'accordo sul fatto che qui ci sia un Ulisse rovesciato. E' nelle intenzioni di Nolan, lo ha progettato così di proposito. Cosa c'è di male nel seguire questa impostazione? In ogni caso sei liberissimo di criticarla: gli artisti sono liberi di fare quello che ha fatto Nolan, così come gli spettatori sono altrettanto liberi di esprimere i loro giudizi. Detto questo, non capisco quale sia il problema nello stravolgimento di una storia. Io ricordo che gli antichi Greci sono stati i primi a riscrivere i miti, a inserire delle varianti, a stravolgerli. Ricordo che questo non era un problema, ma parte della loro cultura. Ricordo che Euripide ha inserito in una delle sue tragedie due Elene, sostenendo che a seguire Paride fosse stato un "fantasma", non la vera moglie di Menelao (che per tutti quegli anni si era trovata prigioniera in Egitto). Ricordo il mito di Telegono, che ha ucciso suo padre Ulisse (e Telemaco ha sposato Circe). Potrei fare un sacco di esempi in merito. E lo stesso vale per i Romani, che in più casi hanno pesantemente rielaborato il mito greco. Virgilio presenta Enea come un eroe, ma c'era tutta una tradizione che lo riteneva un codardo. Chi ha stravolto le storie narrate nei miti lo fatto per proporre la sua visione. L'arte può essere riletta nel corso dei secoli in più modi. E' per questo che esistono i classici: opere che vengono interpretate nel corso del tempo e che proprio per questo non muoiono, ma rimangono valide sempre. Anche noi alteriamo il senso di una storia, senza neanche rendercene conto. Quando leggiamo di Paolo e Francesca, inevitabilmente reinterpretiamo la loro storia. Non possiamo farne a meno: non viviamo nel Medioevo. Poi certo, sappiamo che la loro storia non corrisponde agli ideali di amore romantico tipici del nostro tempo. E' in questo modo che il passato dialoga col presente: l'Odissea di Omero rimane lì, nessuno la tocca (ed è giusto così); allo stesso tempo, altri possono prendere spunto per proporci una loro visione
 
 
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