Ma non si era fatto in passato un referendum sulla responsabilità civile dei giudici in cui aveva vinto il si? Che fine fece poi quel referendum?
Finì che il risarcimento dei danni civili passava prima dallo stato e poi forse una parte dai magistrati, diciamo una responsabilità indiretta. Invece parlando delle sanzioni disciplinari non si fece niente, anzi andarono avanti a fare le loro belle carriere come se fosse successo niente.
Spiegone:
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Uno dei quesiti della tornata referendaria del 1987 fu approvato con oltre l’80% e comportò l’abrogazione degli articoli 55, 56 e 74 del codice di procedura civile.
Sulla scia dell’esito, Vassalli (sì, sempre lui) scrisse la legge n. 117/1988 che optò per la responsabilità indiretta dei magistrati cioè lo Stato paga per i danni causati dai magistrati nell’esercizio delle funzioni ed in seguito lo Stato esercita l’azione di rivalsa su di loro.
L’importo della rivalsa era originariamente fissato così:
“La misura della rivalsa non può superare una somma pari al terzo di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l'azione di risarcimento è proposta, anche se dal fatto è derivato danno a più persone e queste hanno agito con distinte azioni di responsabilità. Tale limite non si applica al fatto commesso con dolo. L'esecuzione della rivalsa, quando viene effettuata mediante trattenuta sullo stipendio, non può comportare complessivamente il pagamento per rate mensili in misura superiore al quinto dello stipendio netto.”
La legge n. 18/2015, voluta dal governo Renzi per adeguare la normativa italiana agli standard dell’UE imposti dalle sentenze di condanna della CGUE a carico dell’Italia, ha modificato in peggio - tra l’altro - l’importo della rivalsa a carico dei magistrati:
“La misura della rivalsa non può superare una somma pari alla metà di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l'azione di risarcimento è proposta, anche se dal fatto è derivato danno a più persone e queste hanno agito con distinte azioni di responsabilità. Tale limite non si applica al fatto commesso con dolo. L'esecuzione della rivalsa, quando viene effettuata mediante trattenuta sullo stipendio, non può comportare complessivamente il pagamento per rate mensili in misura superiore ad un terzo dello stipendio netto”.
Inutile dire che i magistrati non l’hanno presa bene perché si toccava ancora di più il loro lauto stipendio pur essendo la riforma parte della categoria “CE LO CHIEDE L’EUROPAHHH” di renziana memoria. L’ANM ha provato a far fulminare la riforma dalla Corte costituzionale ma gli è andata male (sentenza n. 164/2017).
Curioso come il diritto UE piaccia tanto ai magistrati nostrani tranne quando non fa comodo. Doppio standard anche questo?
Perdonami ma no, questo è il principio per cui se un delinquente è di destra fa mediamente meno schifo solo perché "almeno non la menava tanto coi diritti e l'uguaglianza" e questa storia è pateticamente insopportabile: basta con la favoletta che se non sei di destra sei tenuto ad essere più nel giusto degli altri o sarai più colpevole, basta con la storia che le cazzate degli oltranzisti per il no pesano più delle cazzate di quelli per il si, non è che chi non si dice progressista o roba simile ha la patente per essere mediamente più stronzo senza suscitare scandalo
Qualsiasi soggetto che alla luce del sole predica onestà e si erge a censore/castigatore di costumi ed
arbiter elegantiae ma nell’ombra delinque fa più schifo (ma sempre e comunque schifo) di chi delinque senza predicare onestà. Perché il primo è un delinquente ipocrita, il secondo un delinquente e basta (a scopo di fraintendimenti, giova ribadire che è sempre un delinquente e fa sempre e comunque schifo).
Stesso discorso per chi si autodefinisce democratico ma predica risoluzioni antidemocratiche rispetto a chi non si autodefinisce democratico e predica risoluzioni antidemocratiche. Entrambi antidemocratici ma solo uno anche ipocrita e non credibile.
Chi dice cazzate dice cazzate, la Meloni ed i suoi scherani ne hanno dette a pacchi durante questa campagna elettorale e pure dall'altra parte ne hanno dette a iosa, e le seconde non pesano di più solo per una presunta patente morale -autoimposta o affibbiata che sia- che funga fa coefficente moltiplicativo.
Si marcia su sta storia da una vita, mobbasta
Meloni è ampiamente etichettata come carciofara urlatrice, te l’aspetti da lei e dai suoi accoliti la propaganda spicciola per prendere più voti possibili.
Viceversa, non te l’aspetti da chi è ritenuto un galantuomo famoso per lo stile compassato.
Principio applicato al caso recente: i cori beceri da stadio per festeggiare una vittoria non te li aspetti da chi ha un elevato grado di istruzione e ricopre una carica tanto importante quanto delicata bensì da chi ha conseguito a fatica la terza media doppio malto e frequenta le sagre.
Il principio di eguaglianza che impone di trattare situazioni eguali in modo eguale e situazioni diverse in modo diverso si applica anche qui.
Preciso, a scanso di equivoci, inoltre che il mio non è discorso incline a simpatie politiche ed è applicabile a chiunque, vedi sceriffi dell’ordine e della legalità, sostenitori dell’indissolubilità del matrimonio, ecc. che in pubblico fanno una cosa mentre in privato un’altra diametralmente opposta.
Concludo con una citazione di Livatino: “
Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”.
La politica non è solo l’arte del fare ma anche l’arte del sembrare.