Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

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Rivisto "Young Frankenstein" dopo tanti anni, che dire, è sempre meravigioso!

Battute geniali, bianco e nero fedele alle pellicole Universal degli anni '30, interpretazioni magistrali, Wilder in particolare.

Una cosa che invece mi ha sorpreso, e non ricordavo, è che avesse una colonna sonora strepitosa.

Capolavoro!

 
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Pure The Place Beyond The Pines mi ha fatto abbastanza schifuccio. Però per Blue Valantine ho un odio più complesso. Mi è sempre sembrato la brutta copia di La Notte di Antonioni. Tratta gli stessi temi ma con un approccio che trovo fastidioso su diversi livelli, anche se ricordo bene la mia idea dovrei rivederlo per entrare bene nel dettaglio. Avevo odiato la pochezza e retoricità prima/dopo con cui costruisce il conflitto tra i due e tutto il corollario.Spero non mi ricapiterà mai di rivederlo ma in caso succeda ci torniamo.
Messa in conto una maratona la notte - blue valentine a questo punto, ricordo che ne avevi già parlato precisamente

E devo recuperare neon demon *****

 
Ingeborg Holm di Victor Sjöström.

Dramma su una madre. A volte si avverte una sorta di piacere nell'indugiare sulla sofferenza, in ogni caso molto ben presentata e diretta.

Tösen Fraan Stormyrtorpet di Victor Sjöström.

Una collaborazione del regista con il premio Nobel per la letteratura Selma Lageröf, come accade anche in The Outlaw and His Wife.

È un'altra storia intrisa di pateticità, di peccato e sofferenza. È anche un altro piacevole film.

Non vedo l'ora di vedere il Carretto Fantasma che tanto sconvolse Bergman //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
Non vedo l'ora di vedere il Carretto Fantasma che tanto sconvolse Bergman //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif
du' palle Il carretto fantasma :rickds:

comunque complimenti per quest'infornata //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
du' palle Il carretto fantasma :rickds:
comunque complimenti per quest'infornata //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif
Non smontarmi l'hype //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Prima volevo finalmente vedere Nascita di una nazione e Intolerance del maestro. Giusto per farmi del male :rickds:

Mi stanno piacendo più del previsto i film del cinema muto. Con un buon accompagnamento di musica classica sembra di stare a teatro e vedere un'opera //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
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Requiem for a Dream di Darren Aronofsky. Credo sia il primo film, o comunque uno dei primi, sugli effetti della droga che guardo. E mi è piaciuto, perché è angosciante e crudo, non lascia nessuna speranza. A generare angoscia contribuisce tutto, dagli attori al montaggio frenetico delle scene alla stupenda colonna sonora con il main theme che ho sempre adorato anche se non sapevo provenisse da questo film. Voto: 8

 
Ho rivisto Memento dopo anni. Della trama non ricordavo praticamente niente ed è stato bellissimo come la prima volta :morris82:

 
Ho finito Arabian Nights di Gomes.

Valgono gli stessi discorsi che ho potuto confermare. Non incide dove a me piace si incida e si butta in un sottile mieloso nazional popolare che mi infastidisce. Grande regia. Vale la pena vederlo per discuterne.

 
ho bocciato anche COLLATERAL...//content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif scusate se non sono degno di partecipare a questa mensa ma per me è cosi..

do un 6 toh..

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Rivisto su sky stasera...E niente penso resti uno dei miei film preferiti di sempre, e ogni volta che lo guardo ne sono sempre più convinto.

[video=youtube_share;YSMYBasC_OM]http://youtu.be/YSMYBasC_OM
ah ecco. :rickds: meglio se mi sotterro

 
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ho bocciato anche COLLATERAL...//content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif scusate se non sono degno di partecipare a questa mensa ma per me è cosi..do un 6 toh..

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ah ecco. :rickds: meglio se mi sotterro
MA COME

MA PERCHE'

nessuno è degno di nulla, è solo piacevole discutere film, come mai non ti è piaciuto?

 
MA COME
MA PERCHE'

nessuno è degno di nulla, è solo piacevole discutere film, come mai non ti è piaciuto?
no va beh oggettivamente è bellino dai... sicuramente è ben fatto.

è solo per i miei gusti che non mi ha intrattenuto.

 
The Poor Little Rich Girl di Maurice Tourneur.

È un Richie Rich dei primi del Novecento. Si concentra sul patetismo della solitudine di una ragazzina ricca e le sue monellerie. Sul finale si fa più cupo e onirico in pieno stile Alice's Adventure in Wonderland.

A Man There Was di Victor Sjöström.

Anticipa molti temi presenti in The Outlaw and His Wife: la natura e la sua forza, la crudeltà degli uomini, l'incapacità di saper proteggere la propria famiglia da queste due. In questo caso, però, viene offerta una possibilità di redenzione.

 
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La guerre de pacification en Amazonie, Yves Billon

Bleh. vuole essere una cosa anticoloniale ma finisce per avere una miserissima prospettiva economica, reiterando per la maggior parte del tempo lo stesso sguardo coloniale, tagli rapidi di montaggio sulle scene di vita, ossessione verso i rituali. classico. Va bene per capire cos'è questa roba.

 
La guerre de pacification en Amazonie, Yves Billon
Bleh. vuole essere una cosa anticoloniale ma finisce per avere una miserissima prospettiva economica, reiterando per la maggior parte del tempo lo stesso sguardo coloniale, tagli rapidi di montaggio sulle scene di vita, ossessione verso i rituali. classico. Va bene per capire cos'è questa roba.
Una curiosità, dal tuo punto di vista come dovrebbe essere uno "sguardo non coloniale"? //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif Hai controesempi per dimostrare come vorresti che sia trattata la prospettiva invece?

 
Lady in the Water di M. Night Shyamalan. Per me non si tratta nemmeno di un brutto film, però il suo grosso problema è che pretende un'eccessiva sospensione dell'incredulità da parte dello spettatore. Mi spiego: ci può stare la premessa fiabesca della fata che esce fuori dalla piscina, ok, posso anche bermela... ma poi non puoi continuare ad aggiungere elementi fantastici e altri avvenimenti sovrannaturali fino alla fine del film "perché sì", soprattutto se vuoi mantenere la storia in qualche modo ancorata alla realtà. Bellissima comunque la colonna sonora.

Creep di Patrick Brice. Parte bene, ma poi scivola sul già visto e conferma ancora una volta come il found footage sia un sottogenere che non ha più niente da dire.

 
Recentemente ho scoperto Mungiu, devo ammettere che i due film che ho visto mi sono piaciuti parecchio :morris82: Dopo aver visto appena l'altro giorno il grande 4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni ho l'occasione di vedere questo Bacalaureat (perché il pessimo titolo italiano "Un Padre, Una Figlia"?) uscito in Italia da poco.

Sebbene meno caustico e angosciante del film che gli valse la Palma d'oro nel 2007, questo film conferma la sua capacità di immergere lo spettatore nel racconto attraverso un pedinamento dei personaggi dovuto ma mai abusato, ma soprattutto un'incredibile capacità di scrittura che riesce a scrivere personaggi credibili e complessi e ad usarli per descrivere la società rumena, senza che però appiccicargli etichette o giudizi. Il personaggio del padre è esemplare in questo, è pieno di momenti in cui qualche altro regista l'avrebbe fatto esplodere emotivamente solo per creare dei conflitti interni al film, invece riesce miracolosamente ad arrivare alla fine del film intatto, anche se fragile e profondamente umano.

L'ho preferito al recente Due Giorni, Una Volte dei Dardenne, che cercava di fare qualcosa di simile ma finiva per realizzare un campionario di figure umane molto esili. Più vicino ai Dardenne migliori insomma.

 
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Inside out – Pete docter, 2015. Cominciavo a rassegnarmi all'idea che il tocco Pixar si fosse perduto irrimediabilmente, e invece eccolo di nuovo. Non sarà un film perfetto, né lo considero fra i capolavori degli Studios: ma lo spirito è quello, e a livello di contenuti arrivo a dire che potrebbe essere il più maturo della filmografia insieme a quel cortometraggio che ha fatto la fortuna di Up. In effetti Inside out, andando oltre il soggetto geniale e le sue fisiologiche conseguenze sulla gestione dei personaggi, umani e non, (la struttura di certi dialoghi dà la stessa sensazione delle scelte multiple alla The witcher o The walking dead, per intenderci) non è che sia scritto poi così bene: le vicende “all'interno” di Riley seguono un intreccio rigidamente canonico, mentre la rappresentazione della sua vita “all'esterno” è addirittura scheletrica. A una struttura così elementare si aggiunge poi una certa comicità infantile, alcune gag ripetute forse più di quanto meritassero, e una presenza pressoché costante di didascalie. C'è la tendenza a esplicitare ogni passaggio e concetto, tendenza che personalmente trovo molto fastidiosa e che in generale è da considerarsi come segno di una scrittura grossolana. Nel caso di Inside out, però, questi difetti sono in parte riscattati dalla valenza didattica del film, nella cui ottica le didascalie trovano una propria ragion d'essere. Personalmente avrei preferito una scrittura più sottile, ma se non altro si tratta di una scelta giustificabile. Al di là delle imperfezioni, è difficile lamentarsi di fronte al primo prodotto degno della miglior Pixar da anni: diverte, emoziona, dà da pensare, e soprattutto riempie il cuore. L'unica nota amara viene dalla consapevolezza di aver assistito ad un eccezione, e non al tanto sperato ritorno della vecchia Pixar. Se ne riparlerà fra anni, dopo aver smaltito il ciclo di seguiti che ci attende e che nessuno aveva chiesto.

Una giornata particolare – Ettore Scola, 1977. Seconda visione. Che consapevolezza, e che padronanza del mezzo; scrittura perfetta e regia di sobria ricercatezza. Ancora non era finita la sequenza del documentario iniziale e già mi ero commosso; ed è impagabile il sottile ma spietato sarcasmo di Mastroianni. Dopo C'eravamo tanto amati Scola torna ad immergersi nella Storia del nostro Paese, con lo stesso inguaribile amore e la stessa disillusa amarezza. Film imprescindibile.

Death force – Cirio H. Santiago, 1978. Il primo impatto è favoloso: bassa definizione, celluloide deliziosamente danneggiata e traccia audio infallibilmente gracchiante sugli alti. Procedendo con la visione, uno dopo l'altro fanno la comparsa tutti gli elementi caratteristici dei più memorabili B-movie: recitazione amatoriale; effetti speciali plasticosi; il peggior montaggio che abbia mai visto; un'agglomerato di stereotipi e cliché come sceneggiatura; e una fotografia completamente sballata se non fosse per un certo numero di inquadrature sorprendentemente buone. (Il che mi ha messo ancora più dubbi su quanto la cosa fosse voluta, ma la magia sta anche in questo.) Che dire poi della trama: datemi la più classica storia di vendetta, condita da addestramenti Samurai e guerre tra mafie – qualcuno ha detto Kill Bill? – e mi avrete reso il bambino più felice sulla Terra. Da segnalare infine una bellissima Jayne Kennedy, protagonista di una scena che ha poco da invidiare allo Slow Club di Isabella Rossellini. (Perché sì, c'è anche una scena di canto; che introduce la vena drammatica del film, perché c'è anche quella; alla cui base c'è una storia d'amore, perché chiaramente non poteva mancare.) L'unico difetto del film – o meglio, l'unico che non lo renda migliore – è legato ai tempi: quasi due ore di durata sono tante per un film del genere, e in questo caso addirittura troppe, dato che la seconda metà presenta diverse scene ridondanti e che le maldestre scene d'azione finiscono per stancare. Con venti minuti di meno sarebbe stato il guilty pleasure perfetto: un vero peccato, ma è comunque una visione che porterò nel cuore, nel suo piccolo.
Riprendo questo commento per dire che a quanto pare non ho citato Kill Bill a sproposito: effettivamente Tarantino ha riconosciuto questo tale Santiago come una delle sue fonti di ispirazione, e pare che alcuni personaggi di Kill Bill siano proprio basati su questo Death force (noto anche come Fighting mad – cioè, manco un titolo hanno saputo scegliere, come si fa a non amarlo). Fra l'altro post visione ha continuato a crescermi, sarà che col passare dei giorni dimentichi le scene noiose e ti ricordi solo quanti generi contraddittori sono riusciti a stipare in un film così minuscolo e improbabile.

 
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V per Vendetta. Bella l'idea, bello il messaggio e intrigante il personaggio di V. Mi è piaciuto molto il fatto che per tutto il film non sia altro che una maschera, un simbolo. Ora però voglio approfondire recuperando la graphic novel di Moore. Voto: 7

 
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