Ecco l'altro film che avevo visto il giorno prima
New York, New York.

Forse approfitto di questi giorni di vacanza per vedere qualche film in più.
Palombella rossa | Nanni Moretti, 1989. Visto al cinema, ottimamente introdotto dallo stesso Moretti. A fine visione mi sono trovato relativamente freddino: un po' troppo da metabolizzare, suppongo sia uno di quei film fatti per crescere nel tempo e con visioni successive. Dormitoci sopra mi sono infatti scoperto molto affezionato al film, e la cosa mi ha fatto un grande piacere. Al di là di tutte le considerazioni storico-politiche su cui il film è fondato (chissà che botta all'uscita) e degli intrecci di queste con la contorta psicologia dell'iconico Michele Apicella, quello che più mi è rimasto di
Palombella rossa è il modo in cui mette in scena i movimenti e le atmosfere tipiche dell'incubo: la progressione per associazione di idee, la paradossale struttura dei tempi e degli spazi, il sovrapporsi dei pensieri, delle parole, dei personaggi stessi, il sempre più labile confine fra l'io e l'altro, fra il monologo e il dialogo; l'improvvisa urgenza delle pulsioni più intime. (La partita infinita, la folla avvinta dalle sorti del dottor Živàgo, la musica... E la leggendaria scena dell'intervista, più che un dialogo un modo di intendere la vita.) È pure piacevole alla vista, cosa che non a Moretti non chiedevo, anche grazie all'ottimo restauro della Cineteca nazionale: verrebbe voglia di tuffarsi nell'intenso turchese della piscina, spezzato dal giallo acceso del pallone. Anche alcuni bellissimi rallentatori. Film densissimo, impossibile pensare di apprezzarlo appieno dopo una sola visione. Indimenticabile, scena dopo scena.
Ecce bombo | Nanni Moretti, 1978. (Non a caso, e ho già
Sogni d'oro pronto) Praticamente una sequenza di sketch, per cui la progressione va molto a scatti e questo incide sul ritmo. D'altra parte questa è probabilmente la forma più congeniale alla comicità di Moretti (già incredibilmente matura al suo secondo lungometraggio) per cui, nel complesso, i momenti di stanca sono più che compensati dalle scene più brillanti. Mi chiedo quanto coraggio ci voglia per mettersi così a nudo di fronte ad una telecamera, anche se dietro alla maschera di un personaggio. Buon per noi. Promosso ma da rivedere, perché ammetto di aver seguito un po' distrattamente certi passaggi. E anche perché credo sia uno di quei film che si fanno via via più memorabili con ogni visione successiva (caratteristica che a questo punto suppongo di poter attribuire un po' a tutto Moretti).
Groundhog day | Harold Ramis, 1993. Seconda visione. Più o meno, perché la prima lo vidi che era iniziato da un venti minuti mentre facevo colazione. Non c'è stata la magia di quella prima volta, un fulmine a ciel sereno, ma che bel film, idea piccolissima ma sfruttata brillantemente, divertente dall'inizio alla fine e pure con una semplice morale. A cui si aggiunge un pizzico di nostalgia per un certo tipo di comicità che ha ormai fatto il suo tempo. Visto con i miei che lo sanno praticamente a memoria, è stato molto bello.