The witch | Robert Eggers, 2015. Innocuo, difficilmente spaventa o sorprende e sembra fino all'ultimo indeciso se spingere sul sovrannaturale o mantenersi ambiguo. Comunque un ottimo esordio, registicamente a tratti molto potente, e suggestivo nell'evocare l'ancestrale terrore per ciò che può nascondersi nelle ignote profondità della foresta.
La giornata balorda | Mauro Bolognini, 1960. Regia di Bolognini, sceneggiatura di Pasolini ispirata ai racconti di Moravia, insomma non c'era proprio verso che non ne venisse fuori qualcosa di buono. Non si può parlare di capolavoro per via di un intreccio tutto sommato abbastanza convenzionale, ma comunque di un prodotto di eccellente fattura cui non mancano spunti più sottili negli scambi fra i personaggi. Splendida come sempre invece la regia di Bolognini, la cui ossessione per la bellezza non avrebbe potuto trovare cornice migliore di Roma, Roma che pure andando a rovistare nelle periferie continua a regalare scorci di una bellezza imbarazzante.
La femme de l’aviateur | Éric Rohmer, 1981. Un maschio beta piuttosto patetico e con inquietanti tendenze da stalker si trova apparentemente bene nel venir trattato come un cane da una donna bipolare e patologicamente manipolatrice ed egocentrica, e che evidentemente non lo vuole neppure avere intorno tranne quando cambia idea. La storia più o meno è questa. Il film si lascia seguire, ma ho trovato i personaggi troppo tossici per riuscire a guardare oltre.
Pauline à la plage | Éric Rohmer, 1983. Pochi, pochissimi registi sono riusciti a calcolare quella leggerezza estiva come ha fatto Rohmer. Quattro personaggi per quattro archetipiche visioni dell’amore, intrecciate da una sceneggiatura brillante non solo nei dialoghi ma anche in una trama capace di creare le situazioni ideali in cui far emergere le tensioni, senza però mai oscurarle. Il personaggio di Pauline risalta sugli altri come forse troppo matura per la sua età, ma è bello stare al gioco. È un po’ più difficile in alcune situazioni in cui le differenze di età vengono sorvolate con forse troppa leggerezza, e su cui sono un po’ combattuto. In ogni caso, una bellissima storia di (dis-)educazione sentimentale.
Les nuits de la pleine lune | Éric Rohmer, 1984. Non saprei neppure davvero dire perché mi sia piaciuto. Rohmer è semplicemente troppo bravo a scrivere questo genere di dialoghi: cinematograficamente fa il minimo indispensabile, eppure il film scorre via che è un piacere. Come in
Pauline, anche qui Rohmer è molto intelligente nel tessere una trama tanto semplice quanto piacevole e funzionale. Brava la Ogier, ma spicca Luchini che ruba la scena ogni volta che è sullo schermo. Molto bella la colonna sonora, bisogna dire che il pop francese di quegli anni sta invecchiando decisamente bene.