Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

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Days of heaven (4)

Si iniziano a vedere i primi sintomi Malickiani, i primi accenni di decostruzione della narrazione tradizionale. 

Amare i personaggi è realmente difficile, ma tra quei campi di grano si fatica a non credere che esista davvero un luogo vicino al paradiso. Tutto il male, ovviamente, è umano. 

Swallow (2,5)

Interessante i primi 10-15 minuti al massimo, poi una grande noia. 

13th (4)

Interessante docu, della regista non ho apprezzato Selma ma questo è più "vero" per forza di cose, più cattivo e più incisivo. 

Ho scoperto e imparato molte cose di una società che già prima non apprezzavo. Bello anche il montaggio, gran ritmo. 

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (5)

Primo film di Petri per me, ed è subito capolavoro. Non penso di aver mai visto qualcosa del genere quando si parla di omicidio. Incisivo a tutti i livelli: politico, sociale, intrattenimento, morale. 

Freaks (4)

Divertente e anche "dolce" oserei dire, è interessante come abbiano coinvolto tutti. Ho apprezzato molto come hanno fatto leva sui loro sentimenti, mettendo in evidenza quanto sia umano ogni loro risvolto, perfino quello più vendicativo.

Il finale è quel tragicomico ideale, ma poi ho letto che il vero finale (che è stato poi tagliato in seguito allo scandalo creatosi) era molto più crudo e, per me, anche più insensato. Portare quei personaggi a una violenza così estrema da diventare disumana, non va contro il concetto stesso del film? 

 
Mi consigliate qualche bel film comico? Di quelli che, molto probabilmente, potrebbe far ridere tutti? Dico molto probabilmente perché, ovviamente, quello che potrebbe far ridere una persona potrebbe non divertire me o viceversa
anchorman: the legend of ron burgundy

il primo mi raccomando!

 
The Gentlemen

Film che trova la sua forza in aspetti tecnici come trucco, costumi, acconciature e scenografie, che ne rappresentano la vera forza

Nonostante le recensioni prevalentemente negative, io ho apprezzato la trama, non è una botta di originalità ma non è neanche la solita struttura delle action comedy

Troviamo un Guy Ritchie meno megalomane e più "urbano", per così dire, che sviluppa e ramifica una trama abbastanza ordinaria senza esagerare

Purtroppo la parte finale non è gestita benissimo, penso sia il punto debole del film, non tanto per ciò che accade ma per la proporzione di ciò che accade in rapporto al resto del film

Il gioco dei tre/quattro colpi di scena non è proprio riuscitissimo, non dico che siano prevedibili ma che non sono proprio colpi di scena, sono informazioni che vengono dette e a cui si reagisce con un "ok" più che con un "wow"

La fotografia non m'è dispiaciuta, è "utile" poiché c'è un vario di uso di colori dei costumi e degli sfondi e ci sono ambientazioni di vario tipo; mentre il montaggio è un po' discontinuo poiché parte con uno stile ma viene poi condotto con un altro, peccato

A livello recitativo invece m'ha convinto molto, tutti gli attori sono stati bravi, il che fa guadagnare molto al film dal momento che ha un cast d'eccezione

Carina la visione un po' metacinematografica data dal personaggio di Grant, che serve anche a incanalare un po' di nostalgia per il cinema in pellicola anziché in digitale (in tutta onestà io non sapevo che i film venissero proiettati tramite chiavette usb, anche perché al festival di venezia girano con dei robi enormi, cru mi sembra si chiamino; interessante)

Visione consigliata tutto sommato

Pacific Rim

Film salvato dalla regia di Del Toro

La trama non è proprio una grande cosa, molti cliché, nessuna sorpresa in particolare; la messa in scena fa il grosso del lavoro

Il comparto tecnico fa il suo compito, menzione d'onore alla fotografia che anche se non è nulla di esemplare o memorabile, segue lo stato d'animo della storia: prima oscura, tetra e quasi desolante, poi luminosa

Gli effetti speciali sono molto buoni, certo non saranno quelli di gravity ma sono comunque meglio di altri film usciti lo stesso anno

Tutto ciò che riguarda il comparto sonoro è discreto, immerge maggiormente in ciò che accade

Gli attori sono bravi, interpretazioni non da storia del cinema ma neanche da schifare

Non sarà chissà cosa però una visione la consiglio, giusto per passarsi due orette

 
Iron Sky (Timo Vuorensola). I nazisti, prima di perdere la WW2, si sono ritirati sul lato oscuro della Luna, dove si sono preparati per invadere la Terra 60 anni dopo... uno di quei B-movie da terza serata estiva su Italia1, o da guardare con gli amici per far caciara. "Buoni" i costumi, meno la sceneggiatura e le prove attoriali, ma non è un film che ci punta chissà quanto... cringissima, oltre che cagnissima, l'attrice che interpreta la campaign manager, la scena che doveva essere una parodia della medesima in "La caduta di Hitler" è in realtà una parodia di se stessa. Trucco in alcuni punti orripilante, specie nei primi piani di Washington. A proposito di Washington, l'albinosiero mi ha strappato una risata. Alla fin fine però è risultato godibile, ovviamente a cervello non spento, ma proprio senza batteria, anche se i 10-15 minuti finali hanno ugualmente deluso. Ho visto la locandina del seguito, sembra esserci più carne al fuoco, quella carne cinematograficamente rancida che  potrebbe piacermi.

 
un po' di ultime visioni, stringo col voto finale:

Indivisibili (De Angelis) - ****

[SIZE=12pt]Il vizio della speranza (De Angelis) - **½[/SIZE]

[SIZE=12pt]L’odore della notte (Caligari) - ***[/SIZE]

[SIZE=12pt]Un padre, una figlia (Mungiu) – ***[/SIZE]

[SIZE=12pt]Cinque pezzi facili (Rafelson) – ***½[/SIZE]

[SIZE=12pt]Strada a doppia corsia  (Hellman)– ****[/SIZE]

[SIZE=12pt]Il mercante delle quattro stagioni (Fassbinder) – ***½[/SIZE]

[SIZE=12pt]I fidanzati (Olmi) – ***[/SIZE]

[SIZE=12pt]Due giorni, una notte (Dardenne)– ***½[/SIZE]

[SIZE=12pt]Io e mia sorella (Verdone)– **½[/SIZE]

[SIZE=12pt]Riso amaro (De Santis) - ****[/SIZE]

Likemeback  (Guerra Seràgnoli)- ***½

 
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Hellboy (Guillermo Del Toro). Prima volta che mi approccio a Hellboy, come film direi non male, forse anche perchè influenzato dall'ultima decade di cinecomics che un pò mi hanno saturato... probabilmente mi sarebbe piaciuto di più se lo avessi visto a suo tempo. Inizia molto molto bene, e così prosegue per tutta la parte introduttiva al bureau del paranormale ed il primo scontro, poi non so, si perde un pò, anche perchè non c'è un cattivo ben caratterizzato. Perlman ci sta tutto come Hellboy, anche Jones nei panni di Abe Sapiens, fosse stato tutto il film su loro due non mi sarei lamentato, anzi. Deboluccia invece la spalla Myers, poteva anche non esserci, cambiava poco.  E'è meglio di alcuni cinecomics, peggio di altri, nella media insomma.

 
Dilili à Paris, Ocelot

Ha un gusto del ritmo fiabesco ormai rodatissimo, grande scomposizione dello spazio e tecniche visive, purtroppo più la trama avanza più il tutto si accovaccia su una trita distopia con elementi retorici liberali classici che fa a pazzi la caratura dei personaggi.

 
Life (2,5)

Scialbo, molti lodano DeHaan ma io non ci ho visto nulla di speciale nella sua interpretazione, a prescindere dal fatto che Dean è lontano anni luce. :asd:  

Potevo farne a meno. 

Notti Magiche (1,5)

Non sono riuscito a finirlo, solitamente Virzì lo apprezzo ma questa volta ha sganciato veramente qualcosa di imbarazzante, recitato e scritto in maniera pessima (da fiction è fare un complimento), il tutto dovrebbe essere un omaggio/critica al cinema italiano ma è solo uno schifo. 

A better tomorrow (4)

Ma che bello. La musica che accompagna dei momenti colmi di energia, sentimento, la recitazione incisiva di tutti i protagonisti. Non ti aspetteresti nulla di tutto questo da un film che si preannuncia solo una gran caciara di sparatorie ed esplosioni, e invece. 

Cos'altro consigliate di Woo? 

Long Shot (3,5)

Divertente commedia, a tratti fin troppo assurda ma non ci si aspetta sicuramente un approccio realistico quando tra il cast c'è Rogen. 

 
Life (2,5)

Scialbo, molti lodano DeHaan ma io non ci ho visto nulla di speciale nella sua interpretazione, a prescindere dal fatto che Dean è lontano anni luce. :asd:  

Potevo farne a meno. 

Notti Magiche (1,5)

Non sono riuscito a finirlo, solitamente Virzì lo apprezzo ma questa volta ha sganciato veramente qualcosa di imbarazzante, recitato e scritto in maniera pessima (da fiction è fare un complimento), il tutto dovrebbe essere un omaggio/critica al cinema italiano ma è solo uno schifo. 

A better tomorrow (4)

Ma che bello. La musica che accompagna dei momenti colmi di energia, sentimento, la recitazione incisiva di tutti i protagonisti. Non ti aspetteresti nulla di tutto questo da un film che si preannuncia solo una gran caciara di sparatorie ed esplosioni, e invece. 

Cos'altro consigliate di Woo? 

Long Shot (3,5)

Divertente commedia, a tratti fin troppo assurda ma non ci si aspetta sicuramente un approccio realistico quando tra il cast c'è Rogen. 
A me era piaciuto parecchio The killer di John Woo, se non lo hai visto ti consiglio anche A hero never dies di Johnnie To che è un regista molto simile da quanto ho visto.

 
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onward di dan scanlon. non brilla mai veramente, ma si guarda con piacere. avventura fantasy più che classica, ma approcciare il tutto come una campagna da d&d è anche simpatico.

the hunt di craig zobel. satira per niente sottile, che volendo pisciare in testa a tutti  finisce per non dire nulla di particolare ma solo buttare il discorso in caciara. non che non sia divertente vedere gli americani ammazzarsi a vicenda però.

the invisible man di leigh whannell. approccio contemporaneo di un soggetto quasi secolare. la seconda metà più action rovina il lavoro fatto nella prima, più sottile e interessante. alla fine comunque non brutto.

cold water olivier assayas. una storia particolarmente sentita di ribellione giovanile, di quelle senza obiettivi e direzione, ma sospinta dalla sola urgenza emotiva dei due protagonisti. regia che restituisce lo stesso senso di spontaneità.

achtung! banditi! di carlo lizzani. storia di resistenza partigiana, abbastanza standard per il periodo, ma dall'apprezzabile coralità.

the visitor in the eye di nobuhiko obayashi. preso da black jack di tezuka, dopo quel vulcano di idee che è house, questo ha davvero il sapore di filmetto su commissione. poca personalità e interesse.

 
Wildlife di Paul Dano. Uno dei film piu' belli che abbia visto negli ultimi 20 anni. Girato magnificamente, fotografia ottima, scritto divinamente e con performances incredibili da parte di tutto il cast.  Si vede che ha imparato molto da PTA mentre era sul set di There will be blood.

 
A me era piaciuto parecchio The killer di John Woo, se non lo hai visto ti consiglio anche A hero never dies di Johnnie To che è un regista molto simile da quanto ho visto.
Penso che lo recupererò insieme a "Hard Boiled" e "Bullet in the head", il resto non mi sembra molto interessante anche perché noto che inizia una lenta caduta hollywoodiana che preferirei saltare a pie pari. :asd:  

 
Finalmente recuperato L’uomo con la macchina da presa (1929) di Dziga Vertov. In pratica salta tutti i passaggi intermedi e se ne esce con il canto del cigno del Cinema. Di una modernità allucinante. Fra l’altro vederlo con una sonorizzazione moderna ha fatto emergere la precisione impressionante del montaggio, letteralmente musicale. E che gusto per le immagini. Senza tempo, Cinema puro.

Altro film che ho visto ultimamente è Tokyo drifter (1966) di Seijun Suzuki. Ne ho apprezzato l’idea, ma purtroppo per me l’esecuzione è abbastanza mediocre. L’estetica ultrapop dei colori è avanti di qualche decennio, ma purtroppo (forse per limiti di budget) la qualità delle scenografie non è sempre ottimale ed alcune tendono a ripetersi un po’ troppo. Le scene d’azione sono sulla carta esilaranti, ma in fase di esecuzione sia la regia che il montaggio non sono all’altezza. È comunque apprezzabile il modo in cui gioca, anche in chiave ironica, con i generi e i loro stilemi, in modo non dissimile da certi spaghetti western leoniani. I problemi più grossi però per me sono la sceneggiatura e il montaggio, che ammazzano qualunque velleità ritmica. Durante la visione l’ho trovato molto noioso, e credo che forse proprio l’ultima reazione che Suzuki avrebbe voluto. Peccato.

Il deserto rosso (1964) di Antonioni ha una fotografia sublime, e una sceneggiatura agghiacciante. Ha una fotografia sublime, però.

Ho finalmente rivisto Les quatre cents coups (1959) di Truffaut, perfetta amalgama di leggerezza e dramma, ingenuità e disincanto, meraviglia e amarezza. Sceneggiatura capace di costruire personaggi nel giro di una battuta, non una scena sbagliata, ritmo perfetto.

Infine Il tempo si è fermato (1959) e I fidanzati (1963) di Olmi. Il secondo molto bello, una storia d'amore dimessa in cui la distanza finisce per far riscoprire il sentimento anziché soffocarlo, nel contesto dell'imperfetta unificazione industriale del Paese. Si appoggia forse troppo sui monologhi finali per sviluppare la componente sentimentale, ma è comunque molto apprezzabile per come riesce a portare avanti tre discorsi (le scelte di vita e di lavoro del protagonista, l'esplosione e le conseguenze economiche e sociali dello sviluppo industriale nazionale, e la relazione deliberatamente lasciata sullo sfondo).

Il primo per me è proprio speciale. In pratica c'è una diga sulle Alpi, e i due guardiani sono un esperto del mestiere ed un imberbe studente universitario alla ricerca di un po' di calma per preparare la sessione di esami. Spazi stretti, convivenza forzata, e come ovvio alla fine il vecchio burbero e il giovane maldestro si scopriranno inaspettatamente affezionati l'uno all'altro. Una premessa e una conclusione che con ogni probabilità erano già vecchi sessant'anni fa, senza niente di davvero impronosticabile nel mezzo. E tuttavia il cinema umile di Olmi brilla proprio in situazioni come questa, in cui il suo senso per il dettaglio e per i personaggi può scovare spazi narrativi nelle minuzie apparentemente più insignificanti. Semplice, e bellissimo.

Wildlife di Paul Dano. Uno dei film piu' belli che abbia visto negli ultimi 20 anni. Girato magnificamente, fotografia ottima, scritto divinamente e con performances incredibili da parte di tutto il cast.  Si vede che ha imparato molto da PTA mentre era sul set di There will be blood.
Ee addirittura
Aveva vinto il Torino film festival due anni fa ma poi non ne avevo più sentito parlare, se mi capiterà per le mani lo recupererò.

Mi consigliate qualche bel film comico? Di quelli che, molto probabilmente, potrebbe far ridere tutti? Dico molto probabilmente perché, ovviamente, quello che potrebbe far ridere una persona potrebbe non divertire me o viceversa
Così su due piedi mi vengono in mente To be or not to be (1943) di Lubitsch, Il sorpasso (1962) di Risi, Annie Hall (1977) di Allen e One cut of the dead (2017) di Ueda. 


 
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The Phantom Carriage, Sjöström

Primo film del 1921 che vedo! La stasi che ammanta un po' tutte le scene dà spessore a una semplice storia di trauma e pentimento. Le sorprese sono più un modo per trasmettere in modo condensato il tempo che passa e la necessità di lasciarlo colare per potere arrivare a uno sbocco psicologico importante.

 
Finalmente recuperato L’uomo con la macchina da presa (1929) di Dziga Vertov. In pratica salta tutti i passaggi intermedi e se ne esce con il canto del cigno del Cinema. Di una modernità allucinante. Fra l’altro vederlo con una sonorizzazione moderna ha fatto emergere la precisione impressionante del montaggio, letteralmente musicale. E che gusto per le immagini. Senza tempo, Cinema puro.

Altro film che ho visto ultimamente è Tokyo drifter (1966) di Seijun Suzuki. Ne ho apprezzato l’idea, ma purtroppo per me l’esecuzione è abbastanza mediocre. L’estetica ultrapop dei colori è avanti di qualche decennio, ma purtroppo (forse per limiti di budget) la qualità delle scenografie non è sempre ottimale ed alcune tendono a ripetersi un po’ troppo. Le scene d’azione sono sulla carta esilaranti, ma in fase di esecuzione sia la regia che il montaggio non sono all’altezza. È comunque apprezzabile il modo in cui gioca, anche in chiave ironica, con i generi e i loro stilemi, in modo non dissimile da certi spaghetti western leoniani. I problemi più grossi però per me sono la sceneggiatura e il montaggio, che ammazzano qualunque velleità ritmica. Durante la visione l’ho trovato molto noioso, e credo che forse proprio l’ultima reazione che Suzuki avrebbe voluto. Peccato.

Il deserto rosso (1964) di Antonioni ha una fotografia sublime, e una sceneggiatura agghiacciante. Ha una fotografia sublime, però.

Ho finalmente rivisto Les quatre cents coups (1959) di Truffaut, perfetta amalgama di leggerezza e dramma, ingenuità e disincanto, meraviglia e amarezza. Sceneggiatura capace di costruire personaggi nel giro di una battuta, non una scena sbagliata, ritmo perfetto.

Infine Il tempo si è fermato (1959) e I fidanzati (1963) di Olmi. Il secondo molto bello, una storia d'amore dimessa in cui la distanza finisce per far riscoprire il sentimento anziché soffocarlo, nel contesto dell'imperfetta unificazione industriale del Paese. Si appoggia forse troppo sui monologhi finali per sviluppare la componente sentimentale, ma è comunque molto apprezzabile per come riesce a portare avanti tre discorsi (le scelte di vita e di lavoro del protagonista, l'esplosione e le conseguenze economiche e sociali dello sviluppo industriale nazionale, e la relazione deliberatamente lasciata sullo sfondo).

Il primo per me è proprio speciale. In pratica c'è una diga sulle Alpi, e i due guardiani sono un esperto del mestiere ed un imberbe studente universitario alla ricerca di un po' di calma per preparare la sessione di esami. Spazi stretti, convivenza forzata, e come ovvio alla fine il vecchio burbero e il giovane maldestro si scopriranno inaspettatamente affezionati l'uno all'altro. Una premessa e una conclusione che con ogni probabilità erano già vecchi sessant'anni fa, senza niente di davvero impronosticabile nel mezzo. E tuttavia il cinema umile di Olmi brilla proprio in situazioni come questa, in cui il suo senso per il dettaglio e per i personaggi può scovare spazi narrativi nelle minuzie apparentemente più insignificanti. Semplice, e bellissimo.

Ee addirittura

Aveva vinto il Torino film festival due anni fa ma poi non ne avevo più sentito parlare, se mi capiterà per le mani lo recupererò.

Così su due piedi mi vengono in mente To be or not to be (1943) di Lubitsch, Il sorpasso (1962) di Risi, Annie Hall (1977) di Allen e One cut of the dead (2017) di Ueda. 
Personalmente Il sorpasso non è che mi sia piaciuto tantissimo. Meglio altri film neorealisti di quell'epoca

End of Justice:

film molto emozionante, nelle mie note, un po cupo ma non troppo, racconta la storia di un avvocato idealista e fuori dagli schemi.

Denzel Washington in una delle sue migliori interpretazioni a mio avviso.  Molto toccante. E finale drammatico che sinceramente non mi aspettavo se non negli ultimi 5 minuti.

Consigliato

 
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leaving las vegas di mike figgis. non troppo piaciuto. una spirale discendente, apparentemente senza fondo, di autodistruzione per ben e di ingiustizie per sera. figgis però non fa abbastanza né per approfondire i personaggi, né per estetizzare il tutto. il risultato finale quindi è una storia un po' superficiale e un film poco interessante da vedere.

 
Un po' di recuperi dei "grandi classici" in questi giorni :sisi:  

The silence of the lambs (4,2)

Continuo a non capire la traduzione del titolo in italiano, è così bello il titolo originale (ma soprattutto ha un senso). 

Gran thriller, mi piace come non si concentri realmente su Hannibal ma che il caso da risolvere in realtà sia un altro. La parte finale, in particolare la risoluzione del caso,  l'ho trovata calante e leggermente distaccata dal ritmo del film. 

The Farewell (4)

Ogni mondo è paese, questo vedendo quanto una nonna orientale possa somigliare così tanto alla tipica nonna italiana, fa ridere. 

Le scene finali sono qualcosa che ti spezza il cuore davvero, per poi strapparti un gran sorriso poco prima dei titoli di coda. 

La cosa che mi domando è: 

ora che il film è uscito, lei sa di avere un tumore? :asd:  


Alien (4,2)

Scenografie incredibili, sono rimasto a bocca aperta quando per la prima volta trovano l'alieno. 

Un comparto tecnico notevole per una sceneggiatura abbastanza "normale", però il modo in cui hanno reso tecnicamente "invincibile" l'alieno mi ha convinto, mi ha fatto intuire la minaccia, ha reso il film più credibile. 

Sansho the Bailiff (4,5)

Che delizia certe immagini, la sorella che lentamente attraversa il lago, la famiglia che cammina ricordando le parole del padre, l'intendente esiliato che viene rincorso dal popolo, la liberazione degli schiavi e infine la drammaticità e la facilità del ricongiungersi. Una grande lezione umana. 

 
Barriere: altro film fenomale di Denzel Washington.  Molto molto toccante. da vedere

 
Penso che lo recupererò insieme a "Hard Boiled" e "Bullet in the head", il resto non mi sembra molto interessante anche perché noto che inizia una lenta caduta hollywoodiana che preferirei saltare a pie pari. :asd:  
Face-off è un ottimo film ed è del periodo americano.

 
Sils Maria, Olivier Assayas (2014)

Bel film di Assayas tutto costruito sul rapporto simbiotico che si viene a creare tra le due protagoniste, l'attrice Maria e la sua assistente Valentine, e sulle difficoltà che ha la prima a recitare in un dramma che l'aveva vista anni prima interpretare il personaggio di Sigrid, ragazza giovane e sicura che spinge al suicidio la più vecchia e tormentata Helena; nel presente Maria deve interpretare proprio Helena e la situazione ovviamente fa emergere in lei le angosce più classiche: la crudeltà del tempo che passa, il confronto impietoso tra passato e presente e la difficoltà di adattarsi a quest'ultimo.
La sceneggiatura è buona ma non perfetta secondo me, più che altro ho avuto la sensazione che la sua verbosità tendesse a soffocare l'emotività delle due protagoniste rendendole un po' piatte da questo punto di vista, va anche detto però che i dialoghi sono abbastanza brillanti da eludere l'effetto stantio che si portano dietro tematiche così ampiamente trattate al cinema, Assayas infatti si dimostra molto bravo nell'imbastire un complesso gioco di specchi in cui i personaggi si riflettono continuamente nei personaggi che interpretano, sfumando progressivamente il confine tra realtà e finzione fino al bel finale dove Maria/Helena, dopo il confronto schietto e crudele con la giovane Jo-Ann/Sigrid si arrende con rassegnazione al proprio declino.

 
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