Oddio sono indietrissimo con i commenti, mini infornatina di ottobre e novembre per non essere sopraffatto. Purtroppo alcune visioni sono di un po' di tempo fa per cui non più freschissime.
Der blaue Engel, Josef von Sternberg 1930. A rischio di sconfinare nel patetismo non risparmia colpi fino alla fine. La regia è all'altezza delle migliori dell'epoca e l'interpretazione di Jannings eleva un soggetto di per sé quasi archetipico. Forse il passaggio dalla prima alla seconda parte è un po' brusco e semplicistico, ma posso accettarlo perché, dopotutto, è di questo che parla il film: di quanto facilmente la passione possa fare breccia nell'integrità di una persona e farla a pezzi sotto gli occhi di tutti. È un film sulla manipolazione, che è disposto a manipolare lo spettatore. E anche sapendolo, è impossibile rimanere indifferenti di fronte alle ultime, strazianti, scene.
The Manchurian candidate, John Frankenheimer 1962. Soggetto fortissimo e sviluppato con grande padronanza, affrontando di petto temi che tragicamente stanno tornando sempre più attuali. Scrittura di alto livello con la notevole eccezione della scena del flashback sentimentale, inaspettatamente melenso e ridondante rispetto all'asciutto cinismo del resto. In generale comunque impeccabile e a suo modo senza tempo.
Salò o le 120 giornate di Sodoma, Pier Paolo Pasolini 1975. Per ciò che vuole essere, è un capolavoro. Totalmente e sfrenatamente abietto, l'abisso dell'umanità, la raggelante assenza di pietà e di inibizioni.
Nosferatu: Phantom der Nacht, Werner Herzog, 1979. Lettura interessante di un classico, interpretazione ottima di Kinski, deludente invece una Adjani esageratamente teatrale. Non posso dire che mi abbia entusiasmato e l'atto finale a tratti sfiora l'involontariamente comico, capisco però che sia una versione apprezzata.
Pulse, Kiyoshi Kurosawa 2001. Dimesso fino al punto del minimalismo, ho apprezzato il design visivo e sonoro, invecchiato molto bene nonostante la tecnologia superata, così come il tentativo di creare un nuovo tipo di orrore esistenziale contemporaneo. Purtroppo, la sceneggiatura non riesce a sfruttare queste buone premesse, lasciando molto a desiderare nella casualità degli eventi rappresentati, così come con personaggi e dialoghi che sfiorano pericolosamente la comicità involontaria. Anche la recitazione è per lo più mediocre, rendendo ancora più evidenti i limiti della sceneggiatura.
Miséricorde, Alain Guiraudie 2024. Ha un'ottima atmosfera e riesce ad avvincere scena per scena, tuttavia penso che le motivazioni di alcuni personaggi non siano sviluppate a sufficienza per essere davvero credibili e questo può far risultare l'intera storia pretestuosa. Splendida in ogni caso la fotografia del foliage, capace di catturare perfettamente l'atmosfera nostalgica e malinconica delle serate autunnali in campagna.
Terrifier 3, Damien Leone 2024. Per ciò che vuole essere, nel suo piccolo l'ho trovato ben realizzato. Alcune scene e immagini sanno risultare davvero disturbanti, e lo splatter gioca bene fra l'aspetto ludico e il disgusto, bilanciando l'uno con l'altro così da risultare (a suo modo) divertente, ma non per questo meno estremo nella violenza rappresentata. Ho molto apprezzato la fotografia, con una grana grezza e colori che sanno improvvisamente accendersi, oltre a una tecnica efficace in regia e montaggio. Il finale è un po' anticlimatico e sinceramente non sento il bisogno di vederne altri, però credo che sia un buon prodotto realizzato con passione.
La strada, Federico Fellini 1954. Molto bello, personaggi archetipici ma interpretati magnificamente, è un film molto triste ma con una grande delicatezza. Ho amato soprattutto il personaggio del matto, mi è entrato nel cuore. Credo ad oggi uno dei miei preferiti di Fellini, anche se molti dovrei rivederli.
Polytechnique, Denis Villeneuve 2009. Eccelle nelle sue sequenze più agghiaccianti (e il debito nei confronti di Elephant è inevitabile) ma cerca anche di parlare del contesto culturale e psicologico che rende possibili eventi come questo (e delle loro conseguenze). Capisco la scelta di usare personaggi di fantasia per rispetto nei confronti delle vittime, anche se sono indeciso sul risultato: durante la visione ha creato una disconnessione, fra ciò che provo nei confronti dell'evento storico, e l'idea che la maggior parte di ciò che stavo guardando ne fosse una versione romanzata e tutto sommato superficiale (con personaggi che sono ben introdotti e ben interpretati, ma che non riescono ad avere un proprio spessore rispetto al contesto). Rimane comunque un film tecnicamente impeccabile e capace di scuotere nel profondo, nel 2025 come 2009, se non addirittura di più.
Benedetta, Paul Verhoeven 2021. Non particolarmente ispirato, con una struttura molto convenzionale e piuttosto diluita, e una certa confusione nel prendere posizione sugli eventi e i temi presentati. È un peccato perché il soggetto aveva un grandissimo potenziale, e da un iconoclasta come Verhoeven alla regia era lecito aspettarsi molto. Non è un brutto film, ma ci ho trovato più mestiere che una sincera urgenza narrativa.
Silence, Martin Scorsese 2016. Un film emozionante e potente sullo scontro tra fedi e culture distanti fra loro. La focalizzazione tende ad allinearsi a quella dei protagonisti occidentali, ma fa comunque un tentativo di suggerire la visione giapponese delle cose, evitando di spiegare troppo. Buona l'interpretazione di Garfield, che non mi convinceva all'inizio ma mi ha fatto cambiare idea nel corso del minutaggio. Sicuramente un'opera molto sentita da parte di Scorsese, che sembra volersi mettere a completa disposizione del soggetto, senza aggiungere niente di personale se non la sua maestria tecnica. Il suo principale difetto è la ridondanza di molte delle situazioni e dei concetti presentati, che offrono scarsi progressi rispetto alla sua generosa durata. Forse da quel punto di vista mi aspettavo qualcosa di più.
Legendary weapons of China, Lau Kar-Leung 1982. Ho avuto una certa difficoltà nel seguire la storia (forse mi sono distratto, ma credo che anche l'esposizione sia piuttosto confusa) e diverse scene si protraggono più del dovuto, fino al finale francamente estenuante (e poi tagliato all'improvviso); tuttavia, contiene anche alcune delle coreografie d'azione più assurde, divertenti e creative che abbia mai visto, e direi che vale la pena di guardarlo anche solo per questo, se è questo che cercate.
Nowhere, Gregg Araki 1997. Seconda visione. UItimamente non commento mai le revisioni ma in questo caso una menzione per Araki che è un grande, questo film è un attacco di panico e un'aggressione estetica senza soluzione di continuità, con un montaggio senza senso e una colonna sonora che non ne servirebbero altre, e nonostante l'esuberanza tecnica e la grottesca assurdità delle situazioni presentate non dimentica di avere un'anima, di essere delicato verso i suoi personaggi e l'angoscia che li attanaglia, qualcuno risponde vivendo sfrenatamente, qualcuno invece ne viene sopraffatto, bellissimo Araki sei un grande ti voglio bene!
E invece ce l'ho fatta! Questo è tutto alla prossima.