Re-Wind, Hisayasu Satō (1988)
Omicidio su cassetta e due improbabili investigatori.
Rivisto dopo tipo tre anni. Era il mio preferito di Sato e lo resta, soprattutto grazie a una impostazione generale più normale del suo solito e un impeccabile senso dei posti, esplorati con calma seguendo il ritmo dubbioso dei protagonisti. Arrivando al finale noto però che le cose strambe si accumulano in modo poco soddisfacente, insomma meno ne fa meglio è, ma purtroppo di solito è quello su cui sospinge di più.
Still Life of Memories, Hitoshi Yazaki (2018)
A un certo fotografo fidanzato viene chiesto da una di fare foto del suo corpo.
Non succede praticamente niente. I personaggi sono bloccati, le foto sono morte, e la narrativa non gli dà mai nessuna smossa. Piacerà alle persone molto sottili tra cui non mi posso annoverare.
Il grande silenzio, Sergio Corbucci (1968)
Buon pistolero contro cattivi cacciatori di taglie.
Molto bello il setting innevato come dicono tutti, ma il conflitto morale centrale non mi ha convinto, ed in generale le passioni dei protagonisti non sono particolarmente appassionate.