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A me di solito piace zemeckis, molto. Ma questo the walk, sinceramente, mi ha fatto abbastanza cagàre. Se dovessi trovare un aggettivo per descriverlo lo definirei odioso, in tutto, un pò come il suo protagonista :kep88:

Senza andare a pescare i classiconi di zemeckis, che adoro, anche un film "minore" come flight mi era piaciuto mooooolto di più.

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Se hai "sofferto" per the walk, per quel motivo lì, con l'ultimo di mann sarai morto dentro //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif (quello sì un mega film con un flop totalmente inspiegabile).

 
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Pure a me Flight è piaciuto, soprattutto per le grandi interpretazioni. Mentre The Walk mi ha un po' annoiato, ma forse dovrei rivederlo. //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
A me di solito piace zemeckis, molto. Ma questo the walk, sinceramente, mi ha fatto abbastanza cagàre. Se dovessi trovare un aggettivo per descriverlo lo definirei odioso, in tutto, un pò come il suo protagonista :kep88:Senza andare a pescare i classiconi di zemeckis, che adoro, anche un film "minore" come flight mi era piaciuto mooooolto di più.

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Se hai "sofferto" per the walk, per quel motivo lì, con l'ultimo di mann sarai morto dentro //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif (quello sì un mega film con un flop totalmente inspiegabile).
Ma come odioso protagonista, io in genere i sognatori spero sempre muoiano molto ma molto male, questo qua invece, sarà che jgl lo azzecca completamente, ha un che di CAPRA che mi è piaciuto. Ma in generale tutta,l'ultima mezz'ora manda a casa tutti, ma tranquillamente.

Mentre blackhat, beh, si sapeva che sarebbe stato un flop, pieno di attori flop nel cast, trama/temi che sono troppo intelligenti per importare a un pubblico che si guarda melissa mcburger e poi si lamenta dei neri che non vincono premi, insomma, era prevedibile //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

secondo me sia flight sia the walk sono molto più puliti e meno ricattatori di, per dire, forrest gump, poi ovvio che non sono l'apice della sua carriera ma hanno un che di classico e sono girati con una maestria imbarazzante, le inquadrature su goodman di flight, il modo con cui riprende le twin towers alla fine, cioè sincero e non smielato.... ad irritarmi è stato il voice over troppo, troppo semplicistico

 
CellHo scoperto casualmente che hanno realizzato l'adattamento di uno dei miei romanzi di King preferiti, e ovviamente sono corso a vederlo. Delusione incredibile! Come rendere ridicola e banale una storia avvincente, davvero un filmaccio. Regia, interpretazioni, effetti speciali, tutto da dimenticare. E non parliamo di come hanno stravolto il finale (tra l'altro, mi pare di aver letto che è stato lo stesso King a riscriverlo perchè si erano lamentati del finale del libro.. no comment).
Purtroppo succede spesso con i film tratti dai libri di King. Peccato perché il romanzo era bello, però effettivamente già il trailer puzzava di cagata.

Friday the 13th: The Final Chapter di Joseph Zito. Che poi capitolo finale non è visto che è stato seguito da tantissimi altri sequel/reboot/spin off //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

I primi due sequel (parte II-III) funzionavano perché riprendevano in maniera fedele la formula lanciata da Cunnigham con il primo film, dove a sua volta il regista aveva preso a piene mani da quel piccolo capolavoro che è Reazione a catena di Bava. Qua la magistrale costruzione baviana degli omicidi è invece purtroppo solamente un lontano ricordo e il film è paradossalmente proprio nei suoi momenti gore a non funzionare. Tralasciando ovviamente la sceneggiatura che è un continuo susseguirsi di momenti senza senso che nemmeno ci provano a costruire un minimo di suspense.

 
Cito tre film che tra un po' intendo rivedere:

- Donnie Darko

Donald Darko detto Donnie è un ragazzo con dei disturbi mentali che lo hanno portato a dar fuoco ad una casa abbandonata, anni fa. Nonostante sia un tipo in gamba, con una famiglia che lo ama e lo appoggia anche nelle scelte più discutibili. Donnie è in cura da una psicanalista che lo aiuta a combattere la sua schizofrenia; a lei confida del suo nuovo amico immaginario, Frank, un coniglio gigante che lo ha salvato da una morte assurda, ma che in cambio gli chiede di fare cose riprovevoli e sempre più pericolose. Ah, tra l'altro Frank gli ha svelato che la fine del mondo arriverà di lì a 24 giorni.

Donnie Darko è uno di quei film di culto che lentamente si emancipano dalla nicchia e si fanno conoscere ed amare in tutto il mondo, perdendo in parte il loro alone di leggenda. L'Italia detiene il triste primato di riuscire ad arrivare sempre per ultima a scoprire certi fenomeni, ed è per questo che Battle Royale troverà una distribuzione forse solo tra un secolo o giù di lì, ed è sempre per questo che Donnie Darko arriva in Italia con due anni di ritardo.

Due anni che non tolgono al film un'oncia del suo appeal, lasciando inalterato il grande fascino che obiettivamente questa pellicola è in grado di esercitare sul pubblico, soprattutto quello coetaneo del cupo protagonista, poco più che adolescente. Al contrario di molti film che fanno esplicito riferimento al mondo giovanile, Donnie Darko brilla di una luce sinistra e tristemente rara: qui non si parla del primo amore, del primo bacio, dei conflitti con gli adulti, della perdita dell'innocenza, scialbe tematiche che fanno sentire gli adulti (quelli veri) con la coscienza a posto, ma che quasi sempre fanno ridere i ragazzi (sempre quelli veri). Qui si parla di qualcosa di molto più significativo: si parla di morte. In toni tutt'altro che rassicuranti, Richard Kelly si interroga sull'effetto prorompente che la consapevolezza della morte ha su ogni individuo, e di quanto questo condizioni ogni altra sensazione ed azione: amore, paura, disprezzo, ribellione.

Di morte è imbevuto l'intero tessuto del film, inevitabilmente sbranato qua e là proprio a causa della friabilità del terreno su cui si avventura. Ma si può ben chiudere un occhio, considerato che di contro il film avvince ed appassiona senza essere né moralista né retorico. E soprattutto considerato che, a pensarci meglio, Donnie Darko è uno dei pochi film di oggi che aiutano i ragazzi a crescere, e non gli adulti a credere che "va tutto bene" (un altro titolo? Mysterious skin - ma anche questo dovremo aspettare parecchio per vederlo...). Un genere dimenticato dall'edonista cinema contemporaneo.
- Alive - I sopravvissuti

Dopo un film di genere ma ben diretto, Arachnophobia, Frank Marshall torna con una storia vera che ha già avuto al cinema, nel 1976, una mediocre trasposizione di René Cardona. L'episodio a cui si fa riferimento è avvenuto nell'ottobre del 1972. Un aereo precipitò sulle Ande e per oltre settanta giorni i superstiti all'incidente dovettero resistere. Costretti dalla fame si nutrirono dei cadaveri.


- Moon (capolavoro)

L'energia sulla Terra non è più un problema, la Lunar ha trovato il modo di generarne in maniera pulita e non dannosa sfruttando il materiale di cui sono composte le rocce presenti sul lato oscuro della Luna. A sorvegliare il lavoro dei macchinari è stata posta una base sul satellite naturale della Terra abitata unicamente da un computer tuttofare dalla voce umana e da un uomo, solo, quasi arrivato al termine dei suoi tre lunghissimi anni di contratto e sempre più vittima degli scherzi che stanchezza e solitudine gli procurano. Sarà un incidente quasi mortale a scardinare il meccanismo di inganni che si cela dietro il suo lavoro mettendolo a contatto inaspettatamente con un altro se stesso.

Probabilmente hanno mangiato gallette di riso razionando l'acqua per tutto il tempo della lavorazione per riuscire a realizzare un film simile con il ridicolo budget di 5 milioni di dollari. Scenografie prolungate al digitale, alcuni trucchi poveri (ma efficaci!) e un bel teatro di posa attrezzato a dovere, tanto è bastato al regista Duncan Jones per fare del suo primo film una vera opera di fantascienza classica.

Jones dimostra di sapere bene che la fantascienza è dentro la testa dello spettatore, il quale non ama le astronavi in sé ma quell'infinita e misteriosa desolazione degli spazi silenti dentro i quali esse si muovono, che costringe i personaggi ad andare alle radici del concetto di "umanità", rivedendo il rapporto che hanno con gli altri o con le macchine. Ed è proprio questa la cosa più piacevole di Moon: trovare che finalmente lo spazio torna ad essere non tanto un teatro d'azione e guerra ma l'ultimo grande luogo sconosciuto, l'unico nel quale sia ancora possibile immaginare o temere di poter trovare alieni a metà tra organico e inorganico, forze che materializzano i pensieri individuali o addirittura i confini della fisica e l'origine dell'uomo. Sulla loro Luna Duncan Jones e lo sceneggiatore Nathan Parker immaginano di trovare l'altro per eccellenza ovvero la propria copia esatta.

Forse però la freccia più affilata di Jones è la maniera con la quale gioca con le aspettative dello spettatore realizzando un film che non cita ma copia letteralmente molti elementi di classici come 2001: odissea nello spazio o Blade Runner. Jones ne replica i presupposti al fine di suscitare una reazione spontanea nello spettatore e poi tradirla. GERTY, il computer di bordo tuttofare dalla voce monocorde, non solo ricorda H.A.L. 9000 ma sembra seguirne il solco, almeno fino ad un certo punto, allo stesso modo le geometrie esagonali che compongono la base lunare, l'eccesso di bianco e nero, le tute, i caratteri delle scritte sugli schermi e tutta la tecnologia fatta di videotelefoni e pulsantini illuminati non sono in linea con quello che oggi al cinema immaginiamo per il nostro domani ma con quello che immaginavamo potesse essere il nostro futuro nell'era d'oro della fantascienza.

Stando sulle spalle dei giganti Jones guarda più lontano degli altri facendoci respirare l'aria del miglior cinema e riservandosi il diritto (tutto contemporaneo) ad una diversa visione della dialettica tra macchina e uomo (e più in grande tra spirito e materia), in linea con quello che fa anche un altro capolavoro della fantascienza moderna come Wall-e. Al tempo stesso però quando si tratta di tirare le fila delle molte carte calate sul tavolo sembra che il peso delle aspettative schiacci l'ambizioso esordio del figlio di David Bowie in un finale che, sebbene adeguato, non è all'altezza delle premesse. Moon poteva essere un disastro, eccessivamente modellato com'è su capolavori irraggiungibili, e invece è una piccola perla di un tipo di cinema che non si fa più da anni.
 
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Qualche sera fa mi sono rivisto Battleship. E niente, è sempre il classico film sci-fi estivo pieno di esplosioni ed effetti speciali che a me sinceramente non dispiace e fa ritornare bambino. Purtroppo film di questo genere (ma anche "robetta" alla Pacific Rim) latitano quest'estate, l'unico che aspettavo (ma che andrò a vedere giusto per farmi del male e perchè ho adorato il primo) è il nuovo Independence Day, che è andato malissimo ed esce pure tardi qui :facepalm:

 
Vistro Zootropolis, molto carino e simpatico. E' bello che sia una sorta di poliziesco animato.

 
"Back to the Future part II", parte molto lento, e con vari sketch parecchio brutti, poi dopo una ventina di minuti ingrana e inizia a divertire ed appassionare, anche se non è nemmeno minimamente paragonabile al capostipite.

"Tenacious D", me lo ricordavo divertente, e riguardandolo non mi ha deluso, Jack Black è esilarante ed ha una voce straordinaria, un peccato che questa perla della commedia demenziale abbia allora floppato al botteghino e abbia tagliato le gambe a qualunque ritorno cinematografico di Jables e Kage. L'introduzione rockettara, con la partecipazione di Meatloaf e Ronnie James ***, rimarrà negli annali della storia del cinema demenziale :rickds:

 
"Back to the Future part II", parte molto lento, e con vari sketch parecchio brutti, poi dopo una ventina di minuti ingrana e inizia a divertire ed appassionare, anche se non è nemmeno minimamente paragonabile al capostipite.
"Tenacious D", me lo ricordavo divertente, e riguardandolo non mi ha deluso, Jack Black è esilarante ed ha una voce straordinaria, un peccato che questa perla della commedia demenziale abbia allora floppato al botteghino e abbia tagliato le gambe a qualunque ritorno cinematografico di Jables e Kage. L'introduzione rockettara, con la partecipazione di Meatloaf e Ronnie James ***, rimarrà negli annali della storia del cinema demenziale :rickds:
E aggiungo Dave Grohl come satana :rickds:

film stupendo, lo adoro!

 
Vistro Zootropolis, molto carino e simpatico. E' bello che sia una sorta di poliziesco animato.
Visto ieri, per me è un capolavoro ai livelli di Inside Out.

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Year of the Dragon, Cimino

Troppa troppa misoginia. I personaggi femminili sono strattonati fisicamente, trattati come bambole pronte ad assecondare ogni ghiribizzo della trama maschile,

addirittura uccisi quando non più necessari
, quando presentano un conflitto poi lo risolvono immediatamente. Tremendo. Anche la trama in generale stanca presto, fiacca e senza svolte, ho apprezzato per un bel pezzo lo stile classico e la cura nei decori però dopo un'ora basta.

 
Sono d'accordo, l'anno del dragone è bellissimo

Viste due serie, American Crime Story e The Jinx, la prima ovviamente retta semplicemente dai fatti, l'unica pecca è che oltre al cast selezionato perfettamente non c'è una direzione registica ne uno spunto davvero interessante che vada oltre i "meriti" di quello che è successo. Insomma, fatto bene, pulito, ma più "piccolo" della storia.

The Jinx, invece, riesce a svariare e a fare centro, in modo diverso, ad ogni singola puntata. Ben ponderata, tutti i tasselli sono al punto giusto, si viene secondo me a creare un ponte tra lo spettatore e robert durst, non saprei come spiegarlo, ma jarecki riesce a narrarla in modo da farci vedere quest'uomo a 360 gradi, e riesce a colpire senza marcare assolutamente nulla. Tra i migliori documentari che abbia visto, il che è dire un ***** essenzialmente dato che ne ho visti pochi, ma tant'è.

Togg, te l'avevi visto all'uscita e ti era piaciuto no? Hai visto il primo film di Jarecki capturing the friedmans? Son curioso di vederlo, ho rivisto pure all good things, il film su durst, visto prima del documentario, e pensavo fosse solamente ispirato ai fatti, non che avessero essenzialmente cambiato il nome, e devo dire che funziona di più se visto come una analisi "drammatizzata" su Durst, e di fatto i momenti che funzionano meno sono quelli più forzati come la dunst che cerca cose in ufficio e robe del genere. Insomma, non un brutto film, neanche troppo valido, ma sono riuscito a vederlo con occhio diverso apprezzandolo di più.

 
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The Sacrament di Ti West. Secondo film che recupero di questo regista e anche sta volta sono rimasto positivamente impressionato. E' un ottimo found footage ispirato all'eccidio di Jonestown, che però a mio avviso poteva forse essere raccontato in maniera più interessante senza ricorrere a questo stile di ripresa. Non aggiunge infatti niente di nuovo al genere e anzi le scene più interessanti sembrano a volte quasi castrate stilisticamente dai limiti imposti da questa modalità di ripresa. Tolto questo il film funziona sotto tutti i punti di vista, anche perché si tratta di una storia vera davvero allucinante e disturbante su quanto il fanatismo religioso possa letteralmente distruggere la mente delle persone.

 
Inferno, Argento

Godibile e molto random, forse un po' troppo? Da vedere.

Togg, te l'avevi visto all'uscita e ti era piaciuto no? Hai visto il primo film di Jarecki capturing the friedmans? Son curioso di vederlo, ho rivisto pure all good things, il film su durst, visto prima del documentario, e pensavo fosse solamente ispirato ai fatti, non che avessero essenzialmente cambiato il nome, e devo dire che funziona di più se visto come una analisi "drammatizzata" su Durst, e di fatto i momenti che funzionano meno sono quelli più forzati come la dunst che cerca cose in ufficio e robe del genere. Insomma, non un brutto film, neanche troppo valido, ma sono riuscito a vederlo con occhio diverso apprezzandolo di più.
Piaciuto moltissimo sì. Per me sarebbe da studiare per capire come fare grande intrattenimento che tratti temi importanti. Ho visto anche tutto il resto e avevo microsviluppato la mia idea su cosa non aveva funzionato prima e come si era arrivati a The Jinx. Esatto sì infatti proprio questa analisi drammatizzata aveva incuriosito Durst stesso. Poi il film è quello che è però aiuta a capire un percorso.

 
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Inferno, Argento
Godibile e molto random, forse un po' troppo? Da vedere.

Piaciuto moltissimo sì. Per me sarebbe da studiare per capire come fare grande intrattenimento che tratti temi importanti. Ho visto anche tutto il resto e avevo microsviluppato la mia idea su cosa non aveva funzionato prima e come si era arrivati a The Jinx. Esatto sì infatti proprio questa analisi drammatizzata aveva incuriosito Durst stesso. Poi il film è quello che è però aiuta a capire un percorso.
Son d'accordo //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif e si che Jinx intrattiene pure alla grande, i primi 10 minuti sono magnetici (come tutto il resto, ma è importante che l'introduzione lo sia //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif )

 
The Sacrament di Ti West. Secondo film che recupero di questo regista e anche sta volta sono rimasto positivamente impressionato. E' un ottimo found footage ispirato all'eccidio di Jonestown, che però a mio avviso poteva forse essere raccontato in maniera più interessante senza ricorrere a questo stile di ripresa. Non aggiunge infatti niente di nuovo al genere e anzi le scene più interessanti sembrano a volte quasi castrate stilisticamente dai limiti imposti da questa modalità di ripresa. Tolto questo il film funziona sotto tutti i punti di vista, anche perché si tratta di una storia vera davvero allucinante e disturbante su quanto il fanatismo religioso possa letteralmente distruggere la mente delle persone.
paradossalmente ciò che me l'ha fatto preferire ad altri mockumentary sono proprio i limiti evidenti dati dalla presenza della camera a mano, limiti che non vengono semplicemente ignorati come in altre produzioni più banali. perché fin troppo spesso si punta a usare questa tecnica per fare passare una maggiore sensazione di realismo, salvo rendere la camera a mano o intangibile o indistruttibile, vanificando completamente l'illusione. al contrario ho apprezzato come ti west siamo rimasto coerente fino alla fine //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
"Back to the Future part III", molto bello, decisamente più ispirato del secondo capitolo, ed una ottima conclusione alla saga.
Invece a me il terzo è quello che piace meno dei 3, anche se mi piacciono tutti ovviamente //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
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