Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

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Finalmente son riuscito a vedere i due film coreani che aspettavo di più, a cui si è aggiunto Train to Busan (:rickds:)

Ah-ga-ssi [The Handmaiden] di Park Chan-wook è un film stranissimo, che quasi ti prende per **** nella prima metà per poi mostrarsi nella sua vera natura. Il delicato sadismo di Park emerge in maniera prepotente e inaspettata, creando un circolo vizioso di miseria dal quale sembra impossibile affrancarsi. Ogni personaggio ha la sua contorta coerenza e il triangolo narrativo che viene a crearsi è comunque godibile. Un film particolare ma meno "diverso" di quanto potrebbe apparire, cioè aspettatevi un film 100% Park //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Piccola nota da nerd, ho particolarmente apprezzato il setting della Corea coloniale.

Jigeum-eun matgo geuttaeneun teullida [Right Now, Wrong Then] di Hong Sang-soo è il classico film di Sang-soo che ti fa venire voglia di mollare tutto, innamorarti a capofitto e poi sputtanare tutto per un'inezia. La struttura è la classica, rodatissima, miscela bipolare a cui ci ha abituato. Ma ogni suo film ha sempre un particolare che lo caratterizza e lo differenzia dagli altri, sebbene ad occhio distratto possano sembrare dei continui rip-off autoreferenziali. Difficile dire quale delle due parti del film corrisponda alle frasi che compongono il titolo, soprattutto per la forte componente personale. L'essere onesti, più che l'onesta in generale, è il fulcro dell'intero film ed è anche ciò che genera il punto di rottura tra le "due parti" della storia. La dicotomia tra giusto e sbagliato è talmente sfumata da rendere quasi impossibile una netta categorizzazione. Regia meravigliosamente minimal come al solito, composta da tanti piccoli piano sequenza a camera fissa e il giusto numero di zoomate empatiche //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Credo che questo film possa essere lo zen di Sang-soo, il suo vero e proprio manifesto cinematografico e umano.

 
Bugiardo Bugiardo di Tom Shadyac. Una piacevole e simpatica commedia con un grande Jim Carrey.

 
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I Figli dell'Uragano, Libro Primo di Lav Diaz

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Primo Diaz che vedo, ho scelto di partire dal più corto. Di certo gli riconosco il talento fotografico e il suo stile (che nonostante la lentezza non riuscirei a definire contemplativo) si adatta perfettamente alla materia documentaristica narrata.

Si vive letteralmente con i bambini, si osservano per interi minuti i loro tentativi di estrarre qualcosa di ancora utile dalle macerie dell'uragano che ha spazzato via qualsiasi cosa. La bellezza naturale delle Filippine è anche la loro maggiore trappola, le città sono ridotte ad un ammasso di rifiuti e i bambini, privati delle proprie famiglie, vivono in baraccopoli disastrate. Natura e paesaggio antropico si confondono, le navi arenate sono le nuove scogliere. La devastazione è ovunque. Anche se privi del luogo in cui vivere, anche se costretti ad adattarsi alle condizioni durissime, l'infanzia non risulta spezzata, i bambini non cessano di dedicarsi alla ricerca incessante del gioco (come rappresentato dal ralenty finale).

Nonostante possa comprendere le motivazioni di Diaz, non posso che definirmi deluso però dal risultato complessivo. Il talento fotografico è innegabile ma mi sembra che tutto il resto sia estremamente rozzo. La qualità dell'audio è imbarazzante (soprattutto se poi ti affidi ai rumori naturali, quel vento così te lo registra meglio mio fratello per il filmino del matrimonio), le poche sezioni con camera a mano mancano di stabilizzazione ed il montaggio è pressapochistico a dir poco. I tagli mancano di ogni forma di continuità e ce ne sono almeno un paio di cui non sono riuscito a comprendere il senso. È un film che indubbiamente ti cresce dentro durante la visione (soprattutto quando un dialogo verso la fine del film contestualizza tutto ciò che si è visto in precedenza, da un senso del tutto nuovo a quelle immagini) ma il risultato complessivo mi ha lasciato molto freddo.

Non so, devo aspettarmi questo anche dal resto dei suoi film? Spero vivamente di no.

 
Ho rivisto Her di spike jonze dopo anni da quando l'avevo visto al cinema.

E niente, è meraviglioso come me lo ricordavo.

 
Jigeum-eun matgo geuttaeneun teullida [Right Now, Wrong Then] di Hong Sang-soo è il classico film di Sang-soo che ti fa venire voglia di mollare tutto, innamorarti a capofitto e poi sputtanare tutto per un'inezia. La struttura è la classica, rodatissima, miscela bipolare a cui ci ha abituato. Ma ogni suo film ha sempre un particolare che lo caratterizza e lo differenzia dagli altri, sebbene ad occhio distratto possano sembrare dei continui rip-off autoreferenziali. Difficile dire quale delle due parti del film corrisponda alle frasi che compongono il titolo, soprattutto per la forte componente personale. L'essere onesti, più che l'onesta in generale, è il fulcro dell'intero film ed è anche ciò che genera il punto di rottura tra le "due parti" della storia. La dicotomia tra giusto e sbagliato è talmente sfumata da rendere quasi impossibile una netta categorizzazione. Regia meravigliosamente minimal come al solito, composta da tanti piccoli piano sequenza a camera fissa e il giusto numero di zoomate empatiche //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Credo che questo film possa essere lo zen di Sang-soo, il suo vero e proprio manifesto cinematografico e umano.
my my

Unico appunto, quelle zoomate non sono semplicemente "empatiche".

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I Figli dell'Uragano, Libro Primo di Lav Diaz

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Primo Diaz che vedo, ho scelto di partire dal più corto.

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Non so, devo aspettarmi questo anche dal resto dei suoi film? Spero vivamente di no.
Certo che non sei proprio il tipo che si fida di chi ne sa di più e ti dà un consiglio //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif E' da mesi (anni?) che qui sul forum si parla Lav Diaz, siamo tornati sulla questione lunghezza duemila volte, decidi che ne vedi uno e nonostante tutte le raccomandazioni parti da quello sconsigliato?!

Sinceramente non so cosa dirti //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif E' demoralizzante.

 
Certo che non sei proprio il tipo che si fida di chi ne sa di più e ti dà un consiglio //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif E' da mesi (anni?) che qui sul forum si parla Lav Diaz, siamo tornati sulla questione lunghezza duemila volte, decidi che ne vedi uno e nonostante tutte le raccomandazioni parti da quello sconsigliato?! Sinceramente non so cosa dirti //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif E' demoralizzante.
E madonna, manco avessi ucciso qualcuno :rickds: Cavolo saranno pure cavoli miei da dove inizio. Ho approfittato del fatto che fosse corto e fosse uscito oggi in alta qualità e ne ho approfittato. Terrò in considerazione che non si tratti della sua cosa migliore ecco //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif Anche perché da quanto ho capito Norte non è rappresentativissimo della sua estetica mentre questo di più :unsisi: Prossimamente mi vedo Norte comunque, non preoccuparti, non ci ho rinunciato :kep88:

 
my my Unico appunto, quelle zoomate non sono semplicemente "empatiche".
Lo immagino, solo che ieri mi sembravano particolarmente empatiche //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Tipo quella sulla protagonista mentre sono al cafè dell'amica, nella prima metà, è clamorosa in questo senso.

 
E madonna, manco avessi ucciso qualcuno :rickds: Cavolo saranno pure cavoli miei da dove inizio. Ho approfittato del fatto che fosse corto e fosse uscito oggi in alta qualità e ne ho approfittato. Terrò in considerazione che non si tratti della sua cosa migliore ecco //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif Anche perché da quanto ho capito Norte non è rappresentativissimo della sua estetica mentre questo di più :unsisi: Prossimamente mi vedo Norte comunque, non preoccuparti, non ci ho rinunciato :kep88:
Per me puoi pure rivederti questo :rickds: (e fra l'altro sono d'accordo con quello che hai scritto)

 
Ultima modifica da un moderatore:
Penso che dopo 9 ore di film mi strapperei i cogliòni a mani nude, ha fatto solo che bene brother a iniziare dal più corto //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
Ma come sei acido, Togg. :rickds:
ma quale acidooo, dispiacerebbe pure a te se dessi un consiglio 10 volte per avere un'esperienza al meglio e poi niente //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/tongue.png poi alla fine ognuno fa come vuole.

Penso che dopo 9 ore di film mi strapperei i cogliòni a mani nude, ha fatto solo che bene brother a iniziare dal più corto //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
ma allroa non è chiaro, ha iniziato dal più brutto, e infatti non gli è piaciuto, doveva iniziare dal più corto@bello.

 
Bello anche Busanhaeng [Train to Busan]. In alcune parti un po' troppo melodrammatico ma comunque un discreto zombie movie //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif

 
my my Unico appunto, quelle zoomate non sono semplicemente "empatiche".

Certo che non sei proprio il tipo che si fida di chi ne sa di più e ti dà un consiglio //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif E' da mesi (anni?) che qui sul forum si parla Lav Diaz, siamo tornati sulla questione lunghezza duemila volte, decidi che ne vedi uno e nonostante tutte le raccomandazioni parti da quello sconsigliato?!

Sinceramente non so cosa dirti //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif E' demoralizzante.
Va beh ma l'hai presa sul personale :rickds::tragic:

 
commento in blocco che ne ho accumulati un po':

i tre volti della paura di mario bava. tre episodi per tre differenti accezioni dell'horror:

il telefono è forse più propriamente thriller, una crescente tensione ottimamente costruita che esplode nel finale. direi hitchcockiano, forse l'episodio meno brillante dei tre ma comunque nella sua semplicità viene sicuramente nobilitato dalla regia di bava.

i wurdalak è pienamente horror fantastico, si rifà pienamente alle tradizioni dei vampiri e si svolge in un'ambientazione dal gusto molto romantico, tra la casa in mezzo alle montagne e le rovine. splendido il lavoro sulle scenografie, i forti contrasti di colore creano un'atmosfera unica. un ottimo esempio su come sfruttare bene della materia già consolidata.

la goccia d'acqua è un piccolo capolavoro. una storia di fantasmi e paranoia mortale, allucinazioni e auto-suggestioni. anche qua il lavoro scenografico fatto nella casa della vecchia morta o della protagonista è incredibile, e i giochi di luce sono magistrali. in questo caso il volto della paura è veramente agghiacciante.

un ottimo lavoro di un grande maestro.

visti poi due film di todd solondz:

wiener-dog, la sua ultima prova, si basa su un forte cinismo e un continuo senso di disillusione. attraversato da una vena comica che si potrebbe definire nera, un certo gusto per il macabro più detto che mostrato, non tutti gli episodi mi sono sembrati efficaci ma il risultato generale è più che sufficiente.

è stato però vedendo happiness che ho potuto apprezzare veramente il regista. non solo cinismo, questo suo precedente lavoro è senza mezzi termini cattivo, mette nero su bianco tabù di natura sessuale intrecciando le storie di gente sbandata, insoddisfatta, che vive la perfetta vita borghese americana come maschera per un incolmabile e degradante vuoto. questo intrecciarsi di storie poi è ben gestito, si viene a creare una interessante trama di relazioni tra i personaggi, ed è sicuramente un valore aggiunto rispetto all'autosufficienza dei quadri di wiener-dog.


demolition
di jean-marc vallée. dopo il forse un po' insipido dallas buyers club vallée confeziona una pellicola decisamente più interessante. la performance di gyllenhaal è perfetta per il ruolo e il personaggio principale è costruito decentemente, funziona bene nella sua evoluzione e catarsi personale. girato in maniera onesta, non fa mai gridare al miracolo ma riesce tranquillamente a coinvolgere. il problema principale è nelle fasi finali, in cui c'è una sovrabbondanza di materiale drammatico decisamente superfluo, si finisce solo per appesantire il tutto e perdere un po' la bussola. un peccato, ma rimane degno di considerazione.

il serpente e l'arcobaleno di wes craven. craven punta alle origini dell'immaginario zombie, e così l'ambientazione di haiti e la presenza del voodoo forniscono un innegabile fascino. la maestria artigianale nel rendere i sogni e le allucinazioni del protagonista è di primo livello, sono sequenze ottime e assolutamente originali. purtroppo il comparto narrativo non valorizza per niente queste ottime trovate, la storia è solo un continuo peregrinare un po' idiota del protagonista e della bella di turno, con questioni politiche di sfondo un po' banalotte. un lavoro anche solo più semplice e combatto avrebbe immensamente giovato. comunque, un film di genere più che buono.

 
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Follia e Amore di Wang Bing

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Tour de force impressionante all'interno di un manicomio cinese, o per meglio dire un singolo piano del manicomio. Girato interamente in digitale con camera a mano, la camera da presa riesce a raggiungere un livello di mimesi quasi perfetto con il luogo documentato. Non si tratta però di una mimesi "oggettiva" che cerca di guardare all'istituzione nella sua complessità, quanto di un tentativo di immersione nelle personalità che quel manicomio sono costretti (purtroppo) a viverlo.

Persone di ogni età, sesso (anche se la prevalenza è maschile) ma NON estrazione sociale (chi sta lì proviene spesso da una famiglia povera impossibilitata a pagare le spese mediche) che impariamo a conoscere nel loro ripetersi quotidiano. Malati di ogni genere che vivono in condizioni igieniche terrificanti e con assistenza quasi nulla, se non quella dei dottori che passano le medicine giornaliere e intervengono nel caso dovessero rompere qualcosa o diventare aggressivi. Una coppia sposata che viene visitata dal figlio, un uomo separato dall'amante che vive al piano di sotto, un ragazzo che ammazza il tempo correndo intorno all'edificio. Persone che vivono in questa trappola da anni o da pochi mesi, alcuni che si aggiungono nel corso del film e che probabilmente saranno destinati a non uscirne più. La follia sembra essere l'unica cosa che possa portare una flebile speranza, quella impossibile di poter uscire prima o poi, anche se infinita è la disperazione dei consapevoli che da quel manicomio non si potrà uscire mai più. Alcuni cercano calore umano come ultima fonte di luce all'interno dell'incubo. Diceva bene Basaglia in Italia: una situazione del genere non può far bene al malato che può finire al più a rinchiudersi ancora di più nella malattia, non è una soluzione socialmente ed eticamente accettabile.

In tutto questo lo stesso stile di ripresa scelto è asfittico, camera a mano che non dà mai modo di osservare altro che non siano le camere che ospitano i malati e il corridoio quadrangolare circondato da sbarre attraverso cui vi si accede, ripreso sempre in lungo e senza avere mai la possibilità di avere uno sguardo netto sull'esterno. La sensazione dopo le 4 ore di durata del film è quella di aver passato la vita rinchiusi al suo interno, asfissiati e intrappolati come gli altri malati. Articolando in questo modo una critica forse più profonda di quanto possa esserlo qualunque discorso possibile a riguardo. Ed anche uno sguardo in grado di dire qualcosa di fondamentale sulla cina odierna. Forse un po' ridondante, ma necessario.

Ad un certo punto, per pochi minuti, vediamo un paziente avere un permesso temporaneo per poter uscire dalla struttura. La camera da presa lo segue nel suo ritorno a casa. Come sarà la vita in quella breve ma agognata libertà? La risposta è desolante e agghiacciante.

 
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Ed anche uno sguardo in grado di dire qualcosa di fondamentale sulla cina odierna.
purtroppo i manicomi criminali li abbiamo avuti anche in Italia, un anno fa vidi Michel ou 9 jours de la vie d’un ho, che racconta l'incarcerazione di un uomo in una delle strutture francesi, ovviamente più pulita ma lo stesso tipo di inferno, l'inferno bianco. Purtroppo introvabile. Anche a causa dell'esterofilia francese che gli ha rifiutato qualsiasi spazio, quando viene da fuori invece gli interessa.

 
purtroppo i manicomi criminali li abbiamo avuti anche in Italia, un anno fa vidi Michel ou 9 jours de la vie d’un ho, che racconta l'incarcerazione di un uomo in una delle strutture francesi, ovviamente più pulita ma lo stesso tipo di inferno, l'inferno bianco. Purtroppo introvabile. Anche a causa dell'esterofilia francese che gli ha rifiutato qualsiasi spazio, quando viene da fuori invece gli interessa.
In realtà sono rimasto sconvolto dal sapere (non ho capito se fosse un dato falso o non aggiornato) che l'Italia sarebbe l'unico paese ad aver abolito i manicomi. Ma è vero? :morris82:

 
In realtà sono rimasto sconvolto dal sapere (non ho capito se fosse un dato falso o non aggiornato) che l'Italia sarebbe l'unico paese ad aver abolito i manicomi. Ma è vero? :morris82:
Basaglia rulez //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
Basaglia rulez //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Ero convinto che ogni paese avesse avuto un Basaglia. Sono rimasto sconvolto. Ok che altrove hanno ancora la pena di morte, però che cazz :morris82:

 
Michael Jackson's journey from Motown to Off the wall – Spike Lee, 2016. E che cosa devo dire, si parla di Michael Jackson, del suo inconcepibile talento e della sua sfrenata ambizione. Si parla di Musica. Gran montaggio.

The quiet roar – Henrik Hellström, 2014. Bergman al Sundance Film Festival sarebbe apparso più o meno così, credo. Voglio dire, il soggetto è fondamentalmente Il posto delle fragole. E visto che siamo in vena di scomodare i grandi del passato, è impossibile non vedere il tocco Tarkovskij in certe immagini: seriamente, fotografia aliena. Certo, sono paragoni pericolosi: e benché nel suo piccolo The quiet roar non sbagli nulla, non è affatto profondo né originale quanto forse vorrebbe apparire. Al suo secondo lungometraggio, lo svedese Hellström ha forse voluto fare il passo più lungo della gamba, e non biasimerei chi lo volesse definire pretenzioso. Ciononostante è una visione che ha effettivamente un che di catartico, oltre ad essere esteticamente incantevole; per cui mi è piaciuto, dopotutto. Sublime il paesaggio, bellissima lei. E quella casa, vorrei passarci tutti gli inverni della mia vita. Maglione, latte caldo, guardare le nuvole, e un po' di sana tristezza: mi basta.

 
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