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The hangover | Todd Philips, 2009. Seconda visione. (!) Più o meno costretto a vederlo, ovviamente. Poco da dire, ricordavo una commediola insulsa ma non si è comunque dimostrato all'altezza. Squallido.
Dunkirk | Christopher Nolan, 2017. Mi sono imbattuto in un cinema Imax a Berlino e ho pensato che fosse un'ottima occasione per provare. Audio potentissimo, e particolarmente adatto a rendere i devastanti attacchi aerei messi in scena in Dunkirk; la qualità video invece mi è parsa più o meno in linea con quella di altre sale meno pubblicizzate, se devo essere sincero. Formato dell'immagine veramente strano: non mi ha convinto, ma nella riprese aeree a campo lunghissimo non si può negare che fa la sua porca figura. Non tutta la pellicola è stata però proiettata in tale formato, e l'effetto è tanto liberatorio quando il passaggio è da quello tradizionale a quello Imax, quanto claustrofobico quando si torna al primo: difficile dire se la somma sia positiva. Insomma, il tanto decantato Imax è stato uno sfizio che è sicuramente valso la pena di togliersi, ma che forse non mi ha entusiasmato quanto pubblicità e prezzo del biglietto sembravano promettere. Parlando brevemente del film, anche lui ha faticato a entusiasmarmi: le prime scene danno delle botte abbastanza portentose, ma è un effetto che svanisce rapidamente quando ci si rende conto che il film non farà altro che continuare a riproporre le solite tre, quattro situazioni fino al già noto finale. La monotonia e la ripetitività degli eventi e degli espedienti narrativi hanno avuto un effetto quasi stordente, e arrivato all'epilogo ero ormai quasi completamente indifferente. I dialoghi sono nolaniani fino al midollo, con tutti i pro e tutti i contro che ne conseguono, e dispiace constatare come la loro brillantezza retorica sia sempre più simile ad una parodia di se stessa. Inappuntabile invece la fotografia, attinge ad una tavolozza cromatica e ad un numero di soggetti decisamente limitati ma nonostante questo riesce a mantenere altissima la qualità estetica della pellicola per tutta la sua durata. Infine, non può che riempire il cuore l'impressionante dispiego di uomini e mezzi radunati per mettere in piedi questo spettacolo. Devo dire che è un film che mi ha lasciato interdetto, per certi aspetti grandioso e per altri piccolo piccolo; ben poche le vie di mezzo. Curioso di leggere altri pareri nelle prossime settimane.
Lettre de Sibérie | Chris Marker, 1958. Soggetto molto interessante per me, della Siberia si sente tanto parlare ma poi raramente si ha l'occasione di approfondire. Questo è un documentario delizioso nel tono, così come nelle sezioni animate, ed è bellissima la fotografia. L'unico grosso problema per me è stato Marker stesso: il suo onnipresente commento atrofizza il soggetto, privandolo dello spazio e del tempo che gli sarebbe stato necessario per svilupparsi e stabilire un legame con lo spettatore; e si rivela presto stancante l'ironia di cui tale commento è permeato, il che è un peccato dato che la qualità della scrittura è di per sé ottima. L'ingombrante presenza di Marker finisce insomma per oscurare un soggetto che avrebbe potuto risultare molto più interessante del suo narratore. Il che, per come la vedo io, rappresenta un errore grave da parte di un documentarista.
Madame de... | Max Ophüls, 1953. Molto classico, formalmente perfetto, elegantissimamente diretto e interpretato. Non posso dire che mi abbia appassionato granché, però.
Dunkirk | Christopher Nolan, 2017. Mi sono imbattuto in un cinema Imax a Berlino e ho pensato che fosse un'ottima occasione per provare. Audio potentissimo, e particolarmente adatto a rendere i devastanti attacchi aerei messi in scena in Dunkirk; la qualità video invece mi è parsa più o meno in linea con quella di altre sale meno pubblicizzate, se devo essere sincero. Formato dell'immagine veramente strano: non mi ha convinto, ma nella riprese aeree a campo lunghissimo non si può negare che fa la sua porca figura. Non tutta la pellicola è stata però proiettata in tale formato, e l'effetto è tanto liberatorio quando il passaggio è da quello tradizionale a quello Imax, quanto claustrofobico quando si torna al primo: difficile dire se la somma sia positiva. Insomma, il tanto decantato Imax è stato uno sfizio che è sicuramente valso la pena di togliersi, ma che forse non mi ha entusiasmato quanto pubblicità e prezzo del biglietto sembravano promettere. Parlando brevemente del film, anche lui ha faticato a entusiasmarmi: le prime scene danno delle botte abbastanza portentose, ma è un effetto che svanisce rapidamente quando ci si rende conto che il film non farà altro che continuare a riproporre le solite tre, quattro situazioni fino al già noto finale. La monotonia e la ripetitività degli eventi e degli espedienti narrativi hanno avuto un effetto quasi stordente, e arrivato all'epilogo ero ormai quasi completamente indifferente. I dialoghi sono nolaniani fino al midollo, con tutti i pro e tutti i contro che ne conseguono, e dispiace constatare come la loro brillantezza retorica sia sempre più simile ad una parodia di se stessa. Inappuntabile invece la fotografia, attinge ad una tavolozza cromatica e ad un numero di soggetti decisamente limitati ma nonostante questo riesce a mantenere altissima la qualità estetica della pellicola per tutta la sua durata. Infine, non può che riempire il cuore l'impressionante dispiego di uomini e mezzi radunati per mettere in piedi questo spettacolo. Devo dire che è un film che mi ha lasciato interdetto, per certi aspetti grandioso e per altri piccolo piccolo; ben poche le vie di mezzo. Curioso di leggere altri pareri nelle prossime settimane.
Lettre de Sibérie | Chris Marker, 1958. Soggetto molto interessante per me, della Siberia si sente tanto parlare ma poi raramente si ha l'occasione di approfondire. Questo è un documentario delizioso nel tono, così come nelle sezioni animate, ed è bellissima la fotografia. L'unico grosso problema per me è stato Marker stesso: il suo onnipresente commento atrofizza il soggetto, privandolo dello spazio e del tempo che gli sarebbe stato necessario per svilupparsi e stabilire un legame con lo spettatore; e si rivela presto stancante l'ironia di cui tale commento è permeato, il che è un peccato dato che la qualità della scrittura è di per sé ottima. L'ingombrante presenza di Marker finisce insomma per oscurare un soggetto che avrebbe potuto risultare molto più interessante del suo narratore. Il che, per come la vedo io, rappresenta un errore grave da parte di un documentarista.
Madame de... | Max Ophüls, 1953. Molto classico, formalmente perfetto, elegantissimamente diretto e interpretato. Non posso dire che mi abbia appassionato granché, però.



