Tre corti e uno lunghissimo.
Historias extraordinarias | Mariano Llinás, 2008. Il puro piacere di narrare una storia. Il ritmo, il respiro, il ruolo del narratore nel porsi come unico tramite fra lo spettatore e gli eventi, fra lo spettatore e i personaggi, rendono
Historias extraordinarias un'esperienza più vicina alla fruizione di un romanzo di qualunque altra cosa io ricordi di aver visto su schermo. (Curioso che lo abbia visto proprio pochi giorni dopo
La jetée, non molto distante da questo punto di vista.) Impressionante la padronanza dimostrata dalla scrittura, che insieme ad una efficacissima suddivisione in capitoli riesce a dosare e ritmare la narrazione rendendo le oltre quattro ore di film di una scorrevolezza stupefacente. Non si può purtroppo ignorare come le tre storie deludano decisamente quando arriva il momento di tirare le fila, e anche il fatto che rimangano fra loro totalmente scollegate non è affatto gratificante; inoltre avrebbe forse giovato eliminare l'ultima sottotrama prima del finale, che oltre ad essere forse la meno interessante ha il problema di spezzare il ritmo proprio quando ce n'era meno bisogno. Davvero è un peccato che una narrazione così straripante perda la propria esuberanza proprio nel momento in cui ci si sarebbero aspettati i fuochi d'artificio: manca un salto di qualità che si sarebbe meritato, e per di più si tratta di un'assenza che non può che pesare sul giudizio finale. Insomma non è un film perfetto, né imperdibile data la natura platealmente fine a se stessa della narrazione che offre. Ma è altrettanto vero che mi ha tenuto per quasi quattro ore incollato a storie e personaggi dei quali fino a quel momento non poteva fregarmi di meno – e non è affatto cosa da poco, per come la vedo io.
La jetée | Chris Marker, 1962. Piaciuto sì ma non mi ha entusiasmato quanto speravo, la storia d'amore è un po' troppo semplice per empatizzare e
12 monkeys mi ha spoilerato alcune delle idee migliori. Comunque ho trovato molto efficace la narrazione per immagini statiche, conferisce al film tutto un distacco ed una vaghezza che ne amplificano notevolmente il potere suggestivo – specialmente nel momento in cui decide improvvisamente di infrangere le proprie stesse regole. In ogni caso da rivedere, credo potrei apprezzarlo maggiormente. Cosa preferita: scienziati del sottosuolo che sussurrano in Tedesco.
Notre-Dame des Hormones | Bertrand Mandico, 2015. COSA *****
Prehistoric cabaret | Bertrand Mandico, 2014. QUALCUNO LO FERMI