Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

  • Autore discussione Autore discussione Staff Cinema
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spotlight di tom mccarthy. tutte le lodi credo siano da rivolgere al lavoro svolto in fase di scrittura, che di per sé non rimane altro. la vicenda è interessante, presentata con chiarezza, e le due ore sono più che densamente occupate. la realizzazione cinematografica però è nulla, standard fino a sfiorare la noia.

slither di james gunn. sostanzialmente idiota ma non totalmente stupido, un buon omaggio ai mille alien invasion della storia del cinema che riesce a non prendersi mai sul serio e a regalare non poche battute memorabili.

umberto d. di vittorio de sica. tanto patetismo e amarezza, una splendida pellicola di un neorealismo già al punto di non ritorno, in un'italia assolutamente indifferente tanto come collettività che come singoli individui.

nazarin di luis bunuel. tanto critico quanto beffardo, mostra la contrapposizione tra i millenari insegnamenti del cristianesimo e la loro corruzione da parte delle istituzioni. gli uomini, nella loro fallibilità o malignità, porteranno padre nazarin a perdere la propria fede e vergognarsi della propria condizione, in un crescendo di desolazione. interessante quindi, ma era lecito aspettarsi da bunuel una maggiore carica visiva, testimoniata solo da un paio di trovate all'inizio del film.

the loved ones di sean byrne. buon torture horror a tratti fortemente grottesco. certo il suo volere essere a tutti i costi sopra le righe non funziona sempre.

the blackcoat's daughter di oz perkins. horror confezionato in modo glaciale e asettico, riuscendo così bene a caricare i (pochi) momenti in cui la violenza effettivamente esplode, e presentando il tutto con una narrazione minimamente rimaneggiata, giusto per non essere troppo lineare e aggiungere un minimo di pepe in più. più che promosso.

repo man di alex cox. completamente folle e anarchico, un cult nel vero senso della parola. sembra sempre sconnesso dalla realtà, come se non appartenesse nemmeno al mondo in cui si muove e sviluppa, eppure lo fa con tale maestria, velocità, stupidità e comicità da funzionare alla grande e travolgere fin da subito. un crescendo di stranezza che esplode in un finale che è, senza mezzi termini, un colpo di genio.

the purge: anarchy di qualcuno. ogni tanto fa quasi bene vedere qualcosa di totalmente orribile, in cui non si salva nulla, giusto per apprezzare poi maggiormente quanto invece c'è di bello in altri film. o almeno è ciò che mi ripeto se ripenso a quell'ora e quaranta che nessuno mi ridarà indietro.

man bites dog di remy belvaux, andre bonzel, benoit poelvoorde. mockumentary che segue da vicino la vita di un serial killer, disposto a mostrare alla telecamera il proprio lavoro, le proprie tecniche, condividendo la propria vita e filosofia. lo stile di ripresa conferisce non poca inquietudine, ma in più occasioni i risvolti saranno più che altro ironici. dopo una prima metà così testimoniale la storia prende una svolta più propriamente narrativa, effettivamente da gangster movie, tra lotte e vendette, e pur non brillando per originalità non gli manca totalmente l'ispirazione.

lodevole il fatto che non si perda mai la corporeità delle persone dietro la cinepresa, che saranno anzi sempre più presenti e coinvolti in prima persona nelle vicende, non solo come spettatori ma anche come complici.

un prodotto abbastanza particolare, merita attenzione.

spellbound di alfred hitchcock. un giallo psicanalitico carico di non poco fascino, in cui tutti gli indizi sono già nella testa dell'unico testimone (un gregory peck decisamente poco a suo agio in un'interpretazione del genere) ma vanno riportati a galla. lo sviluppo è rigoroso ma non imprevedibile, sono disseminate non poche ottime trovate visive, e su tutto svetta la sequenza onirica realizzata insieme a dalì. la bergman catalizza l'attenzione.

 
nazarin di luis bunuel. tanto critico quanto beffardo, mostra la contrapposizione tra i millenari insegnamenti del cristianesimo e la loro corruzione da parte delle istituzioni. gli uomini, nella loro fallibilità o malignità, porteranno padre nazarin a perdere la propria fede e vergognarsi della propria condizione, in un crescendo di desolazione. interessante quindi, ma era lecito aspettarsi da bunuel una maggiore carica visiva, testimoniata solo da un paio di trovate all'inizio del film.
spellbound di alfred hitchcock. un giallo psicanalitico carico di non poco fascino, in cui tutti gli indizi sono già nella testa dell'unico testimone (un gregory peck decisamente poco a suo agio in un'interpretazione del genere) ma vanno riportati a galla. lo sviluppo è rigoroso ma non imprevedibile, sono disseminate non poche ottime trovate visive, e su tutto svetta la sequenza onirica realizzata insieme a dalì. la bergman catalizza l'attenzione.
Non è quel tipo di film di Bunuel. Il suo estro fotografico lo usa per dare carattere ai suoi film più surreal-grotteschi, Nazarín è più drammatico politico, e secondo me sarebbe stato distraente se Bunuel si fosse focalizzato sull'immagine, su questo film.

Su Gregory Peck sono d'accordo, anzi dirò di più: secondo me rovina proprio il film. In Spellbound sembra più impegnato ad apparire bello che a recitare.

 
Il portiere di notte, Cavani

Mi spingevano tutt* sto film da sempre, l'ho visto. In pratica vorrebbe creare una relazione speciale che superi lo standard del momento. Peccato che non ci siano minimamente le basi, diventa una specie di allusione continua a due personaggi più grandi della storia sempre evocati ma mai messi davvero in primo piano con i loro desideri. La situazione è ridicola, almeno non fuggirne. Altrimenti diventa la solita tirata con sbuffi e cose grosse a fare da riempitivo.

Probabilmente il divenire cult è dovuto alla fotografia molto curata e loro due che con i visi/capacità che hanno sono già iconici.

Death of Mr Lazarescu, Cristi Puiu

Dovrebbe essere uno spaccato materiale della vita che incontra l'universo istituzionale ospedaliero. Se siete mai state in ospedale saprete quante cose umanamente tremende possono succedere, non c'è dubbio che sia pesante. Il problema qui è che la regia è monocorde con camera a mano estremamente ballerina, non fa altro, ed i medici alla fine si dimostrano abbastanza rapidi e comprensivi. Il film si mette nella situazione o di essere molto retorico o di farti parteggiare per chi sta facendo tutto quello che può, neutralizzando di fatto qualsiasi interesse se non per il puro spettacolo. Divertimento che resta garantito visto il luna park che si viene a creare.

Secondo me devi aggiungere qualcos'altro, qualsiasi cosa ti interessi davvero, Mungiu almeno ci prova. Anche lì si rischia spesso lo scandalistico ma almeno non si dà in automatico.

(attrici/attori bravissime, almeno si sta serene da quel punto di vista)

 
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Canyon Passage, Tourneur

Mi domando, conoscete film del periodo della colonizzazione USA con una forte prospettiva materialista? Pochi stereotipi e tanto di altro. Questo è un bel film ma tutto sommato siamo lì.

 
Gertrud, Dreyer

Una specie di Bergman dei poveri. Già che io questo approfondimento psicologico alla russa direi anche basta, se poi è pure mediocre lo metto proprio da parte. La base sarebbe che lei è il sentimento e gli uomini sono attaccati al lavoro, banalissimo e senza neanche le sfaccettature classiche. Davvero dimenticabile.

 
I quattro dell'apocalisse, Fulci

Beeeeello.

 
Appena tornato dal mio (troppo, troppo breve) soggiorno a Venezia. Soddisfatto dalle visioni, unico rimpianto non essere riuscito a vedere un certo Beautiful things, presentato nella sezione Biennale College e di cui si parlava molto bene, e i cui biglietti erano praticamente introvabili. Ho dovuto ripiegare su The leisure seeker, niente vie di mezzo. Si può comunque recuperare su Festivalscope, se qualcuno volesse darci un'occhiata. Per il resto, sarò veloce.

First reformed, di Paul Shrader. In concorso. Il formato in 4:3 e l'assoluto rigore formale della pellicola sono il contenitore perfetto per una sceneggiatura come questa, frustrata su ogni piano (spirituale, carnale, etico, morale) da pulsioni opposte e fortissime. Purtroppo capolavoro solo sfiorato (l'ansia ecologista sembra a tratti rivolgersi al pubblico piuttosto che ai personaggi, e alcuni sviluppi finali non hanno forse una base sufficientemente robusta per la loro drasticità – oltre alla scena del volo che mi è parsa francamente inappropriata) ma è sicuramente una visione che non può lasciare indifferenti, potente e solidissima sotto ogni aspetto. (A parte che il tipo nonostante l'ossessione ecologista continua a non fa la differenziata, a buttare imbarazzanti quantità di disincrostante negli scarichi, addirittura a tenere il rubinetto aperto mentre si lava i denti, e presumibilmente a mangiare carne anche rossa – ma vabbe'.)

Idi i smotri (Va' e vedi) (1985), di Elem Klimov. Versione restaurata. In pratica ho rinunciato a mother! per lui, chissà se è stata la scelta giusta. Si posiziona in un punto privilegiato a metà strada fra L'infanzia di Ivan e Apocalypse now, e il risultato non poteva che essere magnifico. Ci sono state alcune cose che non mi hanno permesso di entrare totalmente in sintonia con il film (certe smorfie degli attori, una scrittura dei dialoghi e un senso grottesco della comicità del cinema sovietico che non apprezzo particolarmente, così come certe esasperazioni nel tono che mi hanno permesso di empatizzare solo parzialmente) ma la definizione di capolavoro è fuori dubbio. L'ultima mezz'ora è l'apice di un climax soverchiante, perfetto nella costruzione, nel mantenimento e nell'indimenticabile chiusura. Menzione finale per il lavoro di restauro semplicemente perfetto, la pellicola avrebbe potuto benissimo essere stata girata la settimana scorsa. Non posso però ignorare i miei dubbi su come sia stata girata la scena dell'uccisione della mucca, in rete non sono riuscito a trovare nulla di chiaro. Se qualcuno ne sa qualcosa si faccia avanti.

Ryuichi Sakamoto: Coda, di Stephen Nomura Schible. Fuori concorso. Documentario modesto ma molto intimo di Sakamoto, passando per il lavoro, il pensiero, la carriera e qualche scorcio di vita personale. Mi ha ricordato un po' Il regno dei sogni e della follia, documentario su Miyazaki e Takahata: un buon prodotto forte del proprio soggetto, ma per lo stesso motivo anche un po' uno spreco. Vale comunque la visione anche solo per l'esecuzione integrale di Merry Christmas, Mr. Lawrence, necessariamente seguita dagli applausi in sala.

Ochazuke no aji (Il sapore del riso al tè verde) (1953), di Yasujirô Ozu. Versione restaurata. Il metodo di Ozu è infallibile: i suoi film sono tutti uguali, quindi tutti perfetti. Non riesco a non volergli bene. Ogni volta che vedo i titoli di testa di un suo film mi sembra di tornare a casa. Bellissimo il titolo e il suo legame con il finale, in modo simile (ma completamente diverso nel significato) al futuro Il gusto del saké. Buono il lavoro di restauro, considerando la scarsezza del materiale disponibile. Ozu ti voglio così tanto bene!!

The leisure seeker, di Paolo Virzì. In concorso. Il punto d'incontro fra Nebraska e La pazza gioia è una commedia dolceamara innocua, ma comunque capace di toccare i tasti giusti durante la visione. Pesca a piene mani da uno scatolone di cliché e stereotipi ben rodati, ma lo fa con giudizio: raramente sbaglia una scena (l'eccezione è il fortunatamente breve inserto sulla campagna elettorale di Trump, goffo, gratuito e soprattutto insignificante) ora divertendo, ora commuovendo, e anche se in questo c'è tanto mestiere e ben poca autorialità (oserei dire nulla, e qui sorgono i dubbi sulla ragionevolezza della sua presentazione in concorso) non si può dire che nel suo piccolo non sia efficace. In ogni caso bravissimi i due attori protagonisti; totalmente trascurabili i personaggi collaterali, ma funziona anche così. Incasso al botteghino assicurato dal pubblico ultrasessantenne.

Sarah joue un loup garou, di Katharina Wyss. Presentato nella Settimana internazionale della critica. Parte da una vaga ispirazione aronofskiana per costruire un convincente studio di personaggio: la discesa nella follia della giovane Sarah è preparata accuratamente e svolta con la giusta discrezione, per cui si può accettare una relativa fretta nel finale. Vittima della propria eccessiva sensibilità e suggestionabilità, incompresa dai coetanei, irresponsabilmente incoraggiata da un padre chiuso nella propria torre d'avorio, Sarah cade inesorabilmente preda di sentimenti letterari, assoluti e travolgenti, senza avere i mezzi per difendersi. Pulsioni di amore e morte puramente fittizie dilanieranno questa anima vulnerabile fino all'inevitabile finale. Ottima prova in regia, scrittura e interpretazione.

Ex libris, di Frederick Wiseman. In concorso. Un altro che, come Ozu, possiede un metodo talmente esatto da rendergli tecnicamente impossibile sbagliare un film. Il Cinema di Wiseman è puro montaggio, e il suo genio e mistero stanno in come riesca a costruire discorsi tanto vasti e articolati utilizzando come unica materia prima l'osservazione passiva dell'ambiente in cui sceglie di volta in volta di stabilirsi. Con Ex libris Wiseman continua l'edificazione della sua città ideale, strutturata su istituzioni perfette e popolata da lavoratori impeccabili e socialmente irreprensibili. Rispetto all'asetticità di altre sue opere qui si avverte uno sbilanciamento leggero ma percettibile, nel frequente discacco dagli aspetti strettamente meccanici del soggetto per dar voce a persone e comunità impegnate, o comunque toccate, dal razzismo ora latente ora esplicito nella società e nella Storia americane e non solo, e che finisce per costituire un non trascurabile sottotesto in questo colosso da oltre tre ore. Ennesimo, enciclopedico capolavoro.

Cerný Petr (1964) di Milos Forman. Versione restaurata. Delizioso. Molto simile al successivo Gli amori di una bionda, ma più vicino alla leggerezza dei toni nella satira di un Masculin féminin (non a caso si parla di nova vlná cecoslovacca). L'unico difetto è la lentezza di alcune scene (quelle in famiglia) nelle quali il ritmo va vicino ad arenarsi; tendenza presente anche nel lavoro successivo di Forman, ma qui meglio compensato. Recitazione minimalista particolarmente adatta. Ottimo il lavoro di restauro. Presente in sala l'attrice coprotagonista, la cui età è stata l'argomento principale a fine visione. Aveva sedici anni al momento delle riprese, e pare ancora una ragazzina. W Cecoslovacchia

Three billboards outside Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh. In concorso. Sono uno di quelli che rimasero stregati da Seven psycopaths, uno di quelli che aspettavano a scatola chiusa il terzo lavoro di McDonagh. Dire che i cinque anni di attesa sono stati generosamente ripagati sarebbe un eufemismo: Three billboards è un'opera poderosa, in cui la semplicità del soggetto e la superficiale ironia possono solo esaltare le viscerali emozioni che riesce a scatenare. Personaggi indimenticabili e dialoghi perfetti mettono in scena un intero spettro di emozioni totali e assolute, dalla disperazione all'eroismo, dalla rabbia all'amore, ritmando la tragedia con punte di comicità che ingabbiano lo spettatore, completamente succube degli alti e bassi emozionali irradiati da scrittura, immagini e musica. Cinema totale e perfetto, che pecca solamente in un finale (forse volutamente) sottotono rispetto alle vertiginose montagne russe in cui ti aveva trascinato fino a quel momento. Avevo il doppio biglietto valido anche per la proiezione successiva, ma sono comunque tornato prima in albergo per lasciarlo rimbombare ancora un po' nel mio cuoricino cinefilo. Sfolgorante.

Les garçons sauvage, di Bertrand Mandi– OH NO

Notre-Dame des Hormones | Bertrand Mandico, 2015. COSA *****
ANCORA LUI

Prehistoric cabaret | Bertrand Mandico, 2014. QUALCUNO LO FERMI
SONO PERSEGUITATO

(datemene ancora)

 
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Quella villa accanto al cimitero, Fulci

Non so se si è capito ma sto recuperando i suoi che mi sono stati consigliati. Davvero bei film. Anche questo non è eccelso ma va visto.

 
Ieri sera ho visto NIKITA. qualcuno l'aveva visto?

Beh non è male. Sicuramente il personaggio è interessante.

 
Lo squartatore di New York, Fulci

Anche questo bello e anche questo troppo riservato per ergersi a capolavoro.

 
Visto Lion-La strada verso casa molto bello, molto emozionante e introspettivo, molto bella la parte finale. Decisamente uno dei migliori film del 2016.

Visto Dunkirk, sicuramente il metro di paragone per qualsiasi prossimo film di guerra, sonoro eccellente, recitazione e svoglimento della trama semplice, asciutta ma ottima. Il miglior film del 2017 a livello puramente qualitativo.

 
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La morte corre sul fiume, Charles Laughton

Mi aspettavo molto di più a dire la verità, mi sono piaciute la fotografia che spesso rimanda all'espressionismo tedesco, e l'atmosfera sospesa tra incubo e fiaba, però oltre a questo c'è ben poco secondo me, a parte il fatto che avrei evitato di rivelare subito le intenzioni del protagonista, il problema principale del film è che rimane incastrato nelle stesse dinamiche per tutta la durata e diventa presto ripetitivo ed in fondo banale. Bruttino anche il finale che si limita a riassumere il significato principale del film con un paio di frasette didascaliche che non aggiungono assolutamente nulla. Delusione purtroppo.

 
Beh non è inception Laughton. I film incastrati sulle proprie dinamiche di solito sono quelli belli.

 
Beh non è inception Laughton. I film incastrati sulle proprie dinamiche di solito sono quelli belli.
Sì ma io per quasi tutto il film ho visto lui che vuole questi soldi e i bambini che non glieli vogliono dare, questo senza la minima evoluzione di temi o personaggi, onestamente più passavano i minuti più perdevo interesse, magari mi è sfuggito qualcosa non so.

 
Meglio un singolo interesse serio che un'evoluzione farlocca. Anche se una qualche evoluzione io la ricordo.

Un gatto nel cervello, Fulci

Prende in giro metodicamente tutt* quell* che l'avranno insultato per anni con la violenza porta violenza etc. Film molto dolce.

 
Zombi 2, Fulci

Certo non è The Serpent and the Rainbow di Craven però gran bel film lo stesso. Me ne mancano due suoi che voglio vedere. A meno che non ritorni Il Pastore da lontano ad aiutarmi.

 
Tarda primavera di Yasujiro Ozu. Capolavoro. E' un film di una poesia immensa, che non si spreca in inutili drammoni ma riesce comunque ad arrivare dritto al cuore.

8½ di Federico Fellini. Rivisto per la seconda volta, non me lo ricordavo così cupo. Qualsiasi parola sarebbe sprecata per un film del genere.

Capote di Bennett Miller. Qui c'è un Hoffman davvero straordinario, persino per i suoi standard.

Zombi 2, Fulci
Certo non è The Serpent and the Rainbow di Craven però gran bel film lo stesso. Me ne mancano due suoi che voglio vedere. A meno che non ritorni Il Pastore da lontano ad aiutarmi.
L' Aldilà l'hai visto? A me sono piaciuti molto anche Non si sevizia un paperino, Paura nella città dei morti viventi e Sette note in nero.

 
Tarda primavera di Yasujiro Ozu. Capolavoro. E' un film di una poesia immensa, che non si spreca in inutili drammoni ma riesce comunque ad arrivare dritto al cuore.8½ di Federico Fellini. Rivisto per la seconda volta, non me lo ricordavo così cupo. Qualsiasi parola sarebbe sprecata per un film del genere.

Capote di Bennett Miller. Qui c'è un Hoffman davvero straordinario, persino per i suoi standard.

L' Aldilà l'hai visto? A me sono piaciuti molto anche Non si sevizia un paperino, Paura nella città dei morti viventi e Sette note in nero.
l'aldilà e la città sono i due che mi mancano. Sette note in nero è il mio preferito, non si sevizia un paperino pure molto bello.

 
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