Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

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Io invece vorrei farmi un rewatch sia di fulci che di marione bava. Come li stai recuperando?
a casuccia. mi hai fatto pensare che me ne mancano ancora due di bava! Oggi vedo un film un po' più mainstream...

 
Reminescences of a journey to Lithuania | Joseph Mekas, 1972. Genuinamente nostalgico, mi ha ricordato certi pomeriggi in famiglia della mia infanzia. (In realtà dopo averlo visto ho proprio sognato che la mia famiglia aveva una pellicola girata come questa. Non so se è stato più strano o più bello.) Il montaggio frenetico, i continui cambi di esposizione, riescono davvero a trasformare le immagini in impressioni, quasi a conferire loro la stessa consistenza dei ricordi a cui il titolo si riferisce. A tratti si intravedono proprio quei glimpses of beauty citati nel titolo di una delle sue opere più recenti. (E che su Mubi ha un clamoroso 4,7 come voto medio.) Altalenante il commento di Mekas, a volte molto appropriato, altre di una banalità francamente un po’ seccante. Nel complesso una visione che ha un suo perché, pur non sapendo bene come collocarla nella filmografia di Mekas né in generale nel panorama cinematografico di quegli anni. (Nemmeno in quello odierno a dir la verità, anche se ho la sensazione che lo stile di Mekas possa aver influenzato in diversi modi l’estetica di un certo cinema indipendente.)

Spring breakers | Harmony Korine, 2012. Terza visione. Ovvero un’altra immersione nell’estetica post-pop (?) di Korine, nei suoi stupendi tramonti, nelle sue luci al neon, e nel pazzesco paesaggio sonoro creato dal solito Cliff Martinez; in questo insolubile miscuglio di inconsapevolezza e caos, di innocenza e violenza, costantemente in bilico fra la critica più lucida e la più pericolosa (auto)indulgenza. Criticare l’eccesso con ulteriore eccesso: un paradosso che si è rivelato sorprendentemente efficace, come confermeranno l’anno successivo Martin Scorsese e il suo lupo di Wall Street. Sotto la superficie sfavillante si trova infatti un’opera pervasa da agghiaccianti pulsioni autodistruttive: si sporge sul vuoto abisso dei propri personaggi e si lascia cadere dentro di loro, insieme a loro, trascinando con sé lo spettatore nella stessa spirale di edonismo che paradossalmente delinea con tanto distacco. Personaggi che rimangono indecifrabili nella loro banalità, nella loro iperbolica monodimensionalità, nel loro insaziabile desiderio di evasione e di possesso, e di annullamento di sé. L’ambiguità è forse proprio il punto, qui: ma è anche il motivo per cui Spring breakers continua ad essere un film così sfuggente, così difficile da inquadrare – e quindi, così magneticamente affascinante. Implacabilmente bombardati di stimoli fortissimi e contraddittori, tutto quello che resta da fare è godersi il viaggio – e sperare di non scoprirsi tentati dalle sue sirene. (Tipo la Benson che è un angelo–ecco lo sapevo, ci sono cascato di nuovo.)

Poi qualche giorno fa prima di addormentarmi mi sono messo ad ascoltare la colonna sonora di Where the wild things are, non so perché, e a pensare a che capolavoro è Where the wild things are. Forse una delle rappresentazioni definitive dell’infanzia al cinema, al suo pari ci metto giusto un Totoro a caso, è l’unico che mi venga in mente. Ah e cosa non è la colonna sonora, visto che se ne parlava. E James Gandolfini...! : ( Voglio rivederlo.

 
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The Assassin del 2015 diretto da Hou Hsiao-hsien, me lo consigliereste ? L'avevo visto oggi a 5 euro versione bluray al mercatino della domenica, al massimo lo prendo la prossima.

 
Ieri ho visto per la prima volta "John Wick", ne avevo giusto sentito parlare, non avevo idea della trama, sapevo solo la "storia del cane". Veramente un ottimo film (per il genere che rappresenta), scene d'azione molto curate, trama senza troppe pretese! Mi ha immerso molto, guardandolo avevo la sensazione fosse "uno spezzone" tratto da un fumetto, o per lo meno ci sarebbe molto da raccontare sul passato del protagonista e tutti i personaggi che girano attorno. Solo per la scena del poliziotto che bussa alla sua porta e lo saluta tranquillamente, o la storia dei "gettoni"! Son riusciti a creare un mondo tutto loro, senza dare spiegazioni particolari, a cui ci si arriva man mano che si guarda il film! Mentre lo guardavo avevo voglia di un "John Wick 0", piuttosto che un John Wick 2! Voto 8 a mio avviso!

 
Call me by your name | Luca Guadagnino, 2017. La HIPSTERATA URTICANTE mi aspettavo, e quella ho avuta. Però ci sono anche aspetti molto, molto positivi, per cui sono abbastanza dibattuto a riguardo. Perché cattura un certo sopore estivo mediterraneo in una maniera a cui solo La collectioneuse di Rohmer era riuscito ad avvicinarsi, e comunque con una resa audiovisiva neppure lontanamente paragonabile: possiede una leggerezza che quasi traspira attraverso lo schermo, un senso di sospensione che toglie il fiato, e se vi riconoscerete nei meravigliosi paesaggi perfettamente fotografati da Mukdeeprom veramente vi sembrerà di sentire l’odore della campagna immersa nell’afa estiva, di poter saggiare la solleticante morbidezza del manto erboso, di potervi stendere con i personaggi e di godere della luce del sole. Poi personalmente sono tipo ossessionato dai bagni in acqua dolce, e qua se ne fanno di continuo – che meraviglia, come viene ritratta l’acqua in questo film. Oltre ad essere una bellissima istantanea dell’Italia di quegli anni, almeno per quel che posso saperne io, fedelissima e colma di genuina nostalgia. E i personaggi ci sguazzano, in questo idillio bucolico, con un autocompiacimento (loro, e indirettamente degli autori) dissimulato da un’ostentata noncuranza che rende il tutto ancora più irritante. Praticamente c’è questa famiglia borghese che per tutto il film è occupata a stare nel suo castellino a pisolare e a mangiare e a pensare a quanto sono migliori di tutti gli altri, e ovviamente siccome sono migliori di tutti gli altri sono benvoluti dalla servitù, dagli ossequiosi villici che occasionalmente prestano i loro servigi a corte, e dalle delegazioni di cortigiani che periodicamente si recano a palazzo per porgere i propri omaggi. Tutti ridono, tutti godono della pienezza della vita nel generoso giardino dell’Eden dei nostri protagonisti; tutti tranne il Mary Sue personale dei nostri autori (perché tutto il film è abbastanza chiaramente una fantasia di rivalsa adolescenziale/di mezzà età degli autori, il che dà al tutto un tocco di pateticità fra il ridicolo e il disprezzabile), che sì è intelligentissimo e coltissimo e bellissimo e fichissimo, ma non potrebbe esercitare il proprio ruolo di Bel Tenebroso se fosse anche simpaticissimo. (Comunque anche lui ha il suo corteo di amici che lo ammirano e rispettano e lo considerano Uno Di Loro e lo cercano per tutto il film nonostante lui non li caghi per due mesi e pure in quelle due volte in cui li degna della sua presenza sia comunque troppo occupato a Pensare.) Poi entra in scena un altro Bellissimo e Coltissimo che è quello che sarà l’amante del nostro poeta dannato (che mi ha destabilizzato un momento, visto che davo per scontato che l’Altro sarebbe stato un coetaneo). Rivelazione abbastanza istantanea comunque, dato che il film non perde tempo e inizia subito a fare ammicchi (consistenti più che altro nel sofisticato schema: Mettere Di Continuo Le Mani Addosso, che il nostro innocente protagonista non riesce a decifrare finché non gli viene letteralmente detto alla fine del film). E insomma qui entriamo un po’ nel soggettivo, ci avventuriamo nell’ostile terra di nessuno fra il Politicamente Corretto e il Politicamente Scorretto, insomma non voglio farla lunga ma io in un trentacinquenne che mette le mani addosso ad un diciassettenne non riesco a immedesimarmici. Per cui tre quarti dello sviluppo della trama del film, oltre che portati avanti da personaggi odiosi, sono pure accompagnati da una vena di disgusto che non sono riuscito a sopprimere (dato che per qualche motivo mi sentivo tenuto a farlo). (Ah e nel frattempo notare la comparsata della tipa

che serviva solo a fare tanti bei complimenti all’avatar dei nostri autori, a dargli un paio di giornate di piacere e sverginarlo. Poi, saluti.)
C’è da dire che gli ultimi sviluppi non sono banali affatto: c’è un gioco fra tentazione e paura, fra disorientamento e senso di scoperta che mi ha ricordato La vie d’Adele, ed è un bel complimento il fatto che il paragone possa sussistere. Paragone che emerge particolarmente nel finale, che per me è la parte migliore del film nonché quella che in fondo lo salva, o almeno ci va molto vicino. Parlo della scena

della telefonata alla stazione, di alcuni momenti della loro convivenza, e di quanto segue: si avverte un senso di perdita struggente, un dolore sordo pervasivo e oltre il limite del sostenibile,
che il bravissimo (davvero) Chalamet riesce a trasmettere con spiazzante intensità semplicemente con la mimica facciale. Inoltre veramente toccante il monologo in una delle ultime scene, in cui

si scopre che anche il babbo ha una gran voglia di càzzo. No in realtà se si esclude quest’ultima rivelazione dei nostri autori è davvero un bel monologo.
Si chiude con dei bellissimi titoli di coda (mi ero dimenticato di citare anche quelli di testa, molto piacevoli) e si lascia il film con un bel sapore amaro in bocca, che sul momento fa quasi dimenticare gli imbarazzi precedenti. Non saprei dare un giudizio sintetico, si va dal 10 alla componente estetico-ambientale al 2 della masturbatoria sceneggiatura. Per il momento me li tengo tutti e due.

 
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**SPOILER INSIDE**

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Un uomo,un marito,un padre, prima di tutto è questo che racchiude il personaggio di Jacob Harlon in due ore di film. Jacob è un grande lavoratore,un uomo di business,ma una sera è coinvolto in un incidente stradale insieme alla moglie ed i suoi amici,di cui uno perde la vita. Ed è qui che c'è il punto di rottura della storia con conseguente nuovo inizio di una nuova vita dentro il carcere per il nostro Jacob. Perchè come ben sappiamo,dentro il carcere o diventi la puttanella di qualcuno,lo zimbello da prendere in giro e bullizzare o esci le pal.le e ti fai valere,non importa se sei nero,ariano,palestrato,mafioso o di altre razze,devi uscire le pal.le per sopravvivere,Ed è cio che fa proprio il nostro vecchio uomo d'affarri una volta entrato nel penitenziario, ed è proprio durante una rissa con dei neri che viene notato dalla fratellanza ariana che lo arruola per piccoli lavoretti,o almeno inizialmente è cosi. Harlon attua un percorso che lo porterà ad un cambiamento profondo e senza punti di ritorno,tanto che trascurerà sua moglie e la sua famiglia per alcuni versi,anche se comunque non si è mai dimenticato di loro,vedi le lettere al figlio e le continue protezioni. La storia ci viene raccontata in un filone che ci oscilla fra il passato ed il presente,con numerosi flashback che ci fanno capire la trasformazione di un buon uomo,costretto ad arrangiarsi e fare brutte cose per sopravvivere,ed invece nel filone del presente troviamo un uomo che gia sa,che ha visto tante cose e che agisce senza scrupoli,un uomo formato e senza timore,ma in entrambi i casi che va avanti,perchè non può fare altrimenti. A livello di trama e regia non ho nulla da rimproverare,se non una cosa,lo scontro tanto atteso verso la fine,è durato veramente poco e si poteva gestire meglio,per il resto mi è piaciuto il film,cosi come le interpratazioni del buon Jamie Lannister di GOT nei panni di Jacob, ma anche degli attori che hanno interpretato lo sbirro Kutcher,Chopper,La bestia,Ripper e tutti gli altri. Film duro e senza maschere, il protagonista è costretto a fare crimini anche una volta fuori dal carcere,dalla fratellanza si scappa,per questo Jacob decide di non abbandonare la sua nuova gimmick,il suo soprannome,resta Money e lo resterà per sempre,non può fare altrimenti per lui e per la sua famiglia,ma se non puoi scappare, ti prendi tutto, o almeno tenti di farlo.

voto:8



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**SPOILER INSIDE**

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Ci troviamo a Roma, Enzo è un ladro come tanti altri,che una sera dopo un colpo viene inseguito dagli sbirri e si getta nel tevere per non farsi prendere, una volta tornato a casa ha problemi fisici evidenti, da li a poco scoprirà che qualcosa nella sua vita è cambiato,e come se non bastasse conoscerà anche Alessia,la figlia di un membro di una banda con cui ha affari loschi,guidata dallo Zingaro. Da qui in poi sarà un crescendo di situazioni che si incastreranno fra loro,situazioni surreali ma raccontate in modo abbastanza reale ma violento,che però alla fine ci sta bene come cornice del film. Film che sorprende,anche perchè parliamo di un prodotto italiano, per giunta Alessia viene interpretata da un Ilenia che viene dal Grande Fratello11, ma si destreggia bene nel ruolo della psicolobile che si prende una cotta per il nostro Claudio Santamaria( Enzo/Jeeg),anche esso ci fornisce un intepretazione abbastanza buono,ma siamo abituati sotto questo aspetto da parte sua. Ma in linea di massima tutte le interpratazioni sono ottime, anche quella dello "ZZingaro" a finire alla mezza comparsata di Salvatore Esposito,meglio conosciuto altrove come Genny Savastano, perfino il trans che si bomba lo Zingaro fornisce una degna interpretazione di quello che deve fare. Insomma personaggi diretti bene,cosi come tutto il film,sceneggiatura,fotografia,adattamenti quasi surreali per un film italiano,cosi come la storyline/trama che ci coinvolge in una metaformosi del personaggio,degna quasi dei migliori supereroi americani più famosi,supereroi che si formano,hanno un passato,magari anche malavitoso, e poi ad un tratto...puff...vieni amato dalla tua città, eh beh si,succede anche a Roma con Enzo Cecotti probabilmente. Fa quasi strano scrivere tutte queste belle parole per un film made in Italy.c'è tutto,lo scontro finale, la città e gli sbirri che non capiscono,superpoteri,trasformazioni e quant'altro. Una risposta ai grandi produttori americani c'è stata,ma probabilmente resterà fine a se stessa,ecco forse questa è l'unica cosa negativa, perchè probabilmente non ci saranno altri film cosi nel nostro paese,figuriamoci nell'immediato futuro, qui si concentrano ancora a fare i film trash o i cinepanettoni. Però vabbè dai,ogni tanto possiamo essere fieri che qualche telefilm/film lo sforniamo anche noi. Gabriele Mainetti ci ha sorpresi tutti, se mi avessero detto che il regista di un medico in famiglia avrebbe fatto un capolavoro cosi,non ci avrei mai scommesso un euro. Le continue citazioni al più famoso Jeeg Robot,Anime/Manga giapponese anni 80 fanno guadagnare mezzo punto in più al voto che voglio dare a questo gran film :asd:

voto:9,5

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Call me by your name | Luca Guadagnino, 2017. La HIPSTERATA URTICANTE mi aspettavo, e quella ho avuta. Però ci sono anche aspetti molto, molto positivi, per cui sono abbastanza dibattuto a riguardo. Perché cattura un certo sopore estivo mediterraneo in una maniera a cui solo La collectioneuse di Rohmer era riuscito ad avvicinarsi, e comunque con una resa audiovisiva neppure lontanamente paragonabile: possiede una leggerezza che quasi traspira attraverso lo schermo, un senso di sospensione che toglie il fiato, e se vi riconoscerete nei meravigliosi paesaggi perfettamente fotografati da Mukdeeprom veramente vi sembrerà di sentire l’odore della campagna immersa nell’afa estiva, di poter saggiare la solleticante morbidezza del manto erboso, di potervi stendere con i personaggi e di godere della luce del sole. Poi personalmente sono tipo ossessionato dai bagni in acqua dolce, e qua se ne fanno di continuo – che meraviglia, come viene ritratta l’acqua in questo film. Oltre ad essere una bellissima istantanea dell’Italia di quegli anni, almeno per quel che posso saperne io, fedelissima e colma di genuina nostalgia. E i personaggi ci sguazzano, in questo idillio bucolico, con un autocompiacimento (loro, e indirettamente degli autori) dissimulato da un’ostentata noncuranza che rende il tutto ancora più irritante. Praticamente c’è questa famiglia borghese che per tutto il film è occupata a stare nel suo castellino a pisolare e a mangiare e a pensare a quanto sono migliori di tutti gli altri, e ovviamente siccome sono migliori di tutti gli altri sono benvoluti dalla servitù, dagli ossequiosi villici che occasionalmente prestano i loro servigi a corte, e dalle delegazioni di cortigiani che periodicamente si recano a palazzo per porgere i propri omaggi. Tutti ridono, tutti godono della pienezza della vita nel generoso giardino dell’Eden dei nostri protagonisti; tutti tranne il Mary Sue personale dei nostri autori (perché tutto il film è abbastanza chiaramente una fantasia di rivalsa adolescenziale/di mezzà età degli autori, il che dà al tutto un tocco di pateticità fra il ridicolo e il disprezzabile), che sì è intelligentissimo e coltissimo e bellissimo e fichissimo, ma non potrebbe esercitare il proprio ruolo di Bel Tenebroso se fosse anche simpaticissimo. (Comunque anche lui ha il suo corteo di amici che lo ammirano e rispettano e lo considerano Uno Di Loro e lo cercano per tutto il film nonostante lui non li caghi per due mesi e pure in quelle due volte in cui li degna della sua presenza sia comunque troppo occupato a Pensare.) Poi entra in scena un altro Bellissimo e Coltissimo che è quello che sarà l’amante del nostro poeta dannato (che mi ha destabilizzato un momento, visto che davo per scontato che l’Altro sarebbe stato un coetaneo). Rivelazione abbastanza istantanea comunque, dato che il film non perde tempo e inizia subito a fare ammicchi (consistenti più che altro nel sofisticato schema: Mettere Di Continuo Le Mani Addosso, che il nostro innocente protagonista non riesce a decifrare finché non gli viene letteralmente detto alla fine del film). E insomma qui entriamo un po’ nel soggettivo, ci avventuriamo nell’ostile terra di nessuno fra il Politicamente Corretto e il Politicamente Scorretto, insomma non voglio farla lunga ma io in un trentacinquenne che mette le mani addosso ad un diciassettenne non riesco a immedesimarmici. Per cui tre quarti dello sviluppo della trama del film, oltre che portati avanti da personaggi odiosi, sono pure accompagnati da una vena di disgusto che non sono riuscito a sopprimere (dato che per qualche motivo mi sentivo tenuto a farlo). (Ah e nel frattempo notare la comparsata della tipa
che serviva solo a fare tanti bei complimenti all’avatar dei nostri autori, a dargli un paio di giornate di piacere e sverginarlo. Poi, saluti.)
C’è da dire che gli ultimi sviluppi non sono banali affatto: c’è un gioco fra tentazione e paura, fra disorientamento e senso di scoperta che mi ha ricordato La vie d’Adele, ed è un bel complimento il fatto che il paragone possa sussistere. Paragone che emerge particolarmente nel finale, che per me è la parte migliore del film nonché quella che in fondo lo salva, o almeno ci va molto vicino. Parlo della scena

della telefonata alla stazione, di alcuni momenti della loro convivenza, e di quanto segue: si avverte un senso di perdita struggente, un dolore sordo pervasivo e oltre il limite del sostenibile,
che il bravissimo (davvero) Chalamet riesce a trasmettere con spiazzante intensità semplicemente con la mimica facciale. Inoltre veramente toccante il monologo in una delle ultime scene, in cui

si scopre che anche il babbo ha una gran voglia di càzzo. No in realtà se si esclude quest’ultima rivelazione dei nostri autori è davvero un bel monologo.
Si chiude con dei bellissimi titoli di coda (mi ero dimenticato di citare anche quelli di testa, molto piacevoli) e si lascia il film con un bel sapore amaro in bocca, che sul momento fa quasi dimenticare gli imbarazzi precedenti. Non saprei dare un giudizio sintetico, si va dal 10 alla componente estetico-ambientale al 2 della masturbatoria sceneggiatura. Per il momento me li tengo tutti e due.
OMOFOBO!!

No scherzi a parte bella recensione, io l'ho amato ma capisco perfettamente anche il tuo punto di vista.

 
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Alexander Payne è lo scrittore e regista di molti ottimi, se non eccellenti film quali Sideways, Paradiso Amaro, A proposito di Schmidt e Nebraska (recuperateli tutti se non li avete ancora visti), ma stavolta ha toppato. E di brutto.

Downsizing parte da una premessa originale non tanto nel concetto quanto nel modo in cui è applicato, ma la manda a farsi benedire nel corso dei suoi 135 minuti di durata (assolutamente troppi) a causa di una sceneggiatura poco ispirata, approssimativa e che pecca in quello che nei precedenti film di Payne era uno dei punti di forza: la caratterizzazione dei personaggi e le loro relazioni. L'unico che spicca è quello dell'attrice thailandese, naturalizzata statunitense Hong Chau, il problema è che è talmente scritto male e pedante da risultare insopportabile.

Ma il vero difetto di Downsizing è che vuole essere tre film in uno - commedia dolce-amara sul cambio di vita, analisi fantapolitica e sociologica, favola ecologista - senza raggiungere la sufficienza in nessuno, e virando troppo repentinamente da un tema all'altro, cosa che lascia lo spettatore spaesato e infastidito.

Bocciato. La prima delusione di questo 2018. Voto: 4/10 :sisi:

 
They Lives di J. Carpenter

Sono rimasto abbastanza perplesso. Non mi è dispiaciuto ma non mi è neanche piaciuto. 50 e 50.

 
Alexander Payne è lo scrittore e regista di molti ottimi, se non eccellenti film quali Sideways, Paradiso Amaro, A proposito di Schmidt e Nebraska (recuperateli tutti se non li avete ancora visti), ma stavolta ha toppato. E di brutto.
Downsizing parte da una premessa originale non tanto nel concetto quanto nel modo in cui è applicato, ma la manda a farsi benedire nel corso dei suoi 135 minuti di durata (assolutamente troppi) a causa di una sceneggiatura poco ispirata, approssimativa e che pecca in quello che nei precedenti film di Payne era uno dei punti di forza: la caratterizzazione dei personaggi e le loro relazioni. L'unico che spicca è quello dell'attrice thailandese, naturalizzata statunitense Hong Chau, il problema è che è talmente scritto male e pedante da risultare insopportabile.

Ma il vero difetto di Downsizing è che vuole essere tre film in uno - commedia dolce-amara sul cambio di vita, analisi fantapolitica e sociologica, favola ecologista - senza raggiungere la sufficienza in nessuno, e virando troppo repentinamente da un tema all'altro, cosa che lascia lo spettatore spaesato e infastidito.

Bocciato. La prima delusione di questo 2018. Voto: 4/10 :sisi:
Azz, così male? :tristenev: Non che avessi grandi aspettative, ma peccato.

 
Purtroppo si, mi ha deluso moltissimo :tristenev: Payne stavolta è stato un po' troppo ambizioso, speriamo rimanga il suo unico passo falso.

 
They Lives di J. Carpenter
Sono rimasto abbastanza perplesso. Non mi è dispiaciuto ma non mi è neanche piaciuto. 50 e 50.
Riprendo il mio messaggio per eviscerare meglio le mie impressioni sul film in questione.

L'idea di base è molto interessante, una razza aliena che è riuscita a confondersi con gli esseri umani e che indisturbata si arricchisce influenzando le menti verso il consumismo e l'obbedienza. La resa non è perfetta però. Gli accadimenti del protagonista sembrano avvenire tutti per caso, non c'è un reale motivo per lui di risvegliare il mondo e quindi farsi carico di questo compito, anzi. Probabilmente non aveva di meglio da fare visto che era senza impiego fisso :asd:.

Fosse stato per la sua mentalità, avrebbe preso un fucile e massacrato chiunque si presentasse con un aspetto non umano. Una sorta di pulizia della società alla Rambo.

I personaggi che si incontrano sono tutti anonimi, non viene approfondito nessuno di loro e di conseguenze quando il tizio di colore muore non ci fai neanche tanto caso. L'unica sorpresa è stato vedere Holly rivoltarsi contro i due eroi e ucciderne uno. Quello me lo aspettavo già meno.

Comunque sia il finale era molto telefonato, non c'è niente di particolarmente fuori dal normale da sorprendere lo spettatore. La linearità della trama e la sua banale conclusione non offrono nessuna possibilità di rivederlo.
 
The Assassin del 2015 diretto da Hou Hsiao-hsien, me lo consigliereste ? L'avevo visto oggi a 5 euro versione bluray al mercatino della domenica, al massimo lo prendo la prossima.
per me trascurabile. laccato e confuso, però dipende da cosa hai visto fino ad adesso, può anche valerne la pena.

 
Ho appena visto Phantom Thread

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PTA ti amo.

Se già Inherent Vice non aveva convinto molti, questo farà schifo proprio a tutti :asd:

 
Ultima modifica da un moderatore:
qualcuno ha già visto al cinema questo film?

"c'est la vie - prendila come viene"


 
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