Struktura krysztalu | Krzysztof Zanussi, 1969. La solita vecchia storia con i due vecchi amici che si ritrovano, per mettere a confronto le diverse scelte di vita che li hanno separati. Atmosfera dolcissima e dimessa, e tanti piccoli tocchi di umanità qui e là. Ciò che però mi ha conquistato fin da subito è la fotografia: quei bianchi…! Visivamente straordinario, specialmente per un esordio. Paga invece un po’ sul lato montaggio e il missaggio sonoro, in certi passaggi un po’ bruschi. Devo dire che la mia prima impressione è stata piuttosto tiepida, eppure ripensandoci ho scoperto come un calore che me lo ha fatto crescere col passare dei giorni. Si parla di crescita, del rapporto con se stessi e del trovare uno scopo in ciò che facciamo: nulla di nuovo, ma la sincerità con cui si approccia a questi temi rende difficile non volergli almeno un po’ bene.
C'est arrivé près de chez vous | Rémy Belvaux, André Bonzel e Benoît Poelvoorde, 1992. Le prime mosse sono quelle di un mockumentary quasi episodico nel gusto degli sketch, ma è quando le sue assurde premesse assurdamente deragliano che inizia il vero divertimento. Perversamente cinico e irresistibilmente grottesco, quasi ogni scena o dialogo regala qualcosa degno di essere ricordato. Impagabili inoltre le interpretazioni di tutto il cast, la sospensione dell’incredulità regge dall’inizio alla fine e forse la cosa più incredibile è proprio questa. Decisamente un cult degli anni Novanta, da non sottovalutare.
Shame | Steve McQueen, 2011. Certamente un filmone – e vorrei anche vedere, visto che parliamo di McQueen – eppure ho come l’impressione che manchi qualcosa. Nel senso: funziona benissimo nella fase di presentazione del personaggio, ma poi… si ferma più o meno lì, mi è sembrato. Arrivato alla fine sento di non aver mai veramente capito il personaggio, e il discorso mi è parso risolversi in una constatazione, più che in una storia vera e propria. Ho sentito invece molto più vicino il rapporto con la sorella, a tratti davvero toccante: forse poteva sviluppare meglio certi rapporti fra i personaggi (paradossalmente, dato che l’assenza di tali rapporti è un po’ il punto, qui) e perdersi meno in certe prove di forza cinematografiche che ho trovato più esibizionistiche che altro (quali l’interminabile New York, New York della bravissima Mulligan, o il piagnucoloso sguardo in camera del sempre fenomenale Fassbender qui impegnato in un'orgia triste). Non so. Ammetto che ero stanco, per cui una seconda visione potrebbe chiarirmi un po’ le idee. Comunque senz’altro un pezzo di Cinema notevolissimo, e nella tecnica granitica, e nel soggetto decisamente audace.
P.S.: Ah poi ho visto un pezzo di
Copia conforme.

Ma che roba è, ma non succede niente

Più due personaggi che sono una mattonata dove meno vorresti riceverla, e una regia al limite del non-cinema. Sono quasi curioso di riprenderlo per vedere dove va a parare, ammesso che vada da qualche parte.
P.P.S.: Ah però bisogna dire anche che c'è la Binoche in piena fase mamma sexy. :cuore: