Il forum mi ha cancellato l'ultimo messaggio sulla mostra del cinema, per cui riposto qui i commenti alle mie visioni veneziane:
Vox Lux, Brady Corbet CONCORSO
Che Corbet abbia talento è indubbio, che questo riesca a reggere le sue ambizioni smodate un po' meno. Vale un po' lo stesso discorso di The Childhood of a Leader: è un film pieno di intuizioni registiche fenomenali, ma la base teorica che dovrebbe sorreggerlo è molto lacunosa. Lì era l'origine del fascismo, qui un ritratto del 21esimo secolo descritto a partire dall'ascesa della sua protagonista, una pop star sopravvissuta ad un attentato terroristico. C'è potenzialmente tanta carne al fuoco, il rapporto fra violenza e immagine, le nuove divinità digitali del secolo, la nevrosi costante, ma sono tratteggiati in modo bozzettistico, approssimativo, elementi incollati senza che avere davvero un peso. Da segnalare una Portman terribilmente sopra le righe (molto meglio il personaggio di lei adolescente nella prima parte) ed un uso fastidiosissimo di Defoe in voice over. Rimango comunque interessato dalle prossime prove di Corbet.
Voto: 6
Nuestro tiempo, Carlos Reygadas CONCORSO
Questo è un film che se dovessi parlarne da un punto di vista razionale non sarebbe neanche sufficiente. Perché ho trovato il punto focale della narrazione, l'incrinarsi di una relazione coniugale a causa di un infedeltà che viene assimilata in maniera morbosa, irrazionale e ambivalente da parte del marito piuttosto mal gestita, con un conflitto che viene alimentato in maniera poco intelligente da botta e risposta nevrotici e contraddittori da una parte all'altra, e generalmente una psicologia dei personaggi piuttosto incomprensibile. Inoltre a questo punto focale non ci si arriva neanche subito, il film dura tre ore e praticamente un'ora e mezza e spesa non tanto per introdurre degnamente i personaggi quanto per imbastire la metafora portante del film, il tempo che scorre (il film inizia con un gruppo di bambini che si diverte giocando in riva ad un lago, a cui segue un gruppo di ragazzi e infine adulti) contrapposto all'animalità (il protagonista è un poeta che possiede un ranch di tori). Però ho trovato la regia estremamente affascinante nel suo dipanarsi, con momenti (soprattutto alcune divagazioni dal racconto principale) ipnotici e suggestivi, alcune riprese nella natura straordinaria e altre trovate efficaci che mi hanno immerso nel racconto fino ad una sequenza finale che ho trovato meravigliosa. Anche qui, se dovessi descrivere il finale direi che è una non chiusura del racconto abbastanza buttata via a cui segue una prosecuzione del parallelismo uomo animale che è abbastanza banalotto, ma davvero è così affascinante nella sua realizzazione che non ho potuto non applaudire. Non so se proseguire e vedere altro di Reygadas, ho paura da quello che ho letto che abbiano un po' tutti questi problemi.
Voto: 6,5
Capri-Revolution, Matteo Martone CONCORSO
Un vero scult, capolavoro del ridicolo involontario. Una pastorella di Capri all'inizio della prima guerra mondiale rimane affascinata da un gruppo eterogeneo di ragazzi che hanno formato sull'isola una comune, un'utopia ideale al di fuori delle regole del capitalismo. Contrastata fra il desiderio di unirsi a loro e il dover badare alla famiglia in difficoltà, troverà una strada per l'emancipazione. Ci sono così tanti problemi che neanche saprei dove iniziare. Potrei partire dal fatto che la comune in questione si basa sulle regole più stereotipate che tu possa pensare, praticamente sono un gruppo di fricchettoni spiritisti new age vegani, nudisti, che credono nell'unità delle cose e non nella scienza, che passano la maggior parte delle loro giornate a sdraiarsi nudi sugli scogli, suonare musica e ballare nudi nelle foreste intorno ai focolari. E meditare ovviamente. E il film ci insiste pure tanto su queste cose, oserei dire che una parte abbondante del tempo di montaggio è occupata da gente che balla nuda con una fotografia super patinata e musica elettronica. Aggiungo una sceneggiatura super caricata in 20 lingue diverse con nessuno degli interpreti capace in tutte le lingue che regala momenti di sublime ilarità come "CUSS MANGN ASSOL VERDUR" esclamato senza senso alcuno dalla pastorella a tavola (ma non è che stavano facendo un dialogo e lei afferma questa cosa, è inserita così in un montaggio di cose a caso che fanno queste persone), o "Speriam nella Madonn" "NO, SPERIAMO NELLA SCIENZA" perché ci doveva infilare il medico trotskista in modo da inserire in maniera totalmente banale il conflitto fra spiritismo, religione e scienza. Memorabile per i motivi sbagliati.
Voto: 2
The Nightingale, Jennifer Kent CONCORSO
Sinceramente dopo lo scandalo mi aspettavo un altro Mother!, un film divisivo che almeno avrebbe ravvivato un po' le cose dopo il film di Martone (per chi non lo sapesse: un giornalista ha urlato un insulto grave contro la regista alla proiezione stampa). Invece non ho capito il perché di tanto scandalo. Ho letto critiche all'immoralità della violenza ma non ho capito se sono io ormai che non sono più capace di scandalizzarmi, perché ho trovato la violenza assolutamente banale per un film di questo tipo. Alla fine si è rivelato un film totalmente innocuo, tendente al brutto ma nulla da far urlare allo scandalo. Un rape & revenge di una banalità disarmante, con i classici cattivi che sono i più cattivi del pianeta e fanno solo cose cattive (stuprano e uccidono in continuazione, praticamente gli si vede fare solo quello), il classico rapporto fra protagonista che e aiutante per cui inizialmente la protagonista è riluttante e poi imparerà a comprendere (è un boero, il film è ambientato in Tasmania ai tempi in cui la repressione verso di loro è violenta) fino ad arrivare ad un finale che dovrebbe essere catartico ma catartico non è, perché le basi stesse del genere sono gestite malino. I personaggi sono inesistenti ed è praticamente impossibile provare empatia per loro a causa di una sceneggiatura incapace di creare alcuna alchimia, la fotografia è triste e smorta e l'enorme inseguimento che caratterizza il film non ha ritmo ed è realizzato male (sembra di stare sempre nello stesso punto della foresta, non si percepisce minimamente il senso del viaggio). Di bello ci sono solo le interpretazioni. La violenza piuttosto che per il suo essere scandalosa andrebbe segnalata per il motivo opposto, non ha praticamente peso, vengono rappresentate le cose più efferate del mondo ma mai sia la regia sia capace di renderla un minimo per la sua gravità, e alcune cose rasentano il ridicolo (la reazione delle donne nei vari scene di stupri). Per cui posso capire gli insulti solamente in questo senso, è una violenza incapace di fare ciò che la violenza nel film dovrebbe fare, farsi percepire in modo empatico sullo spettatore, e questo per un film che ne ha tanta è grave. Ma da qui a considerarla immorale? Non so. In ogni caso delusione incredibile, della Kent avevo amato Babadook (il mio horror preferito degli ultimi anni).
Voto: 4
Zan, Shinya Tsukamoto CONCORSO
La più grande rivelazione di questo festival è che devo rivedermi l'intera filmografia di Tsukamoto al cinema. Perché visto a casa non si riesce a percepire (a meno che non si abbia l'impianto adeguato) del lavoro INCREDIBILE che fa con il sound design ed è la cosa che più completa e rende pienamente esperienzale la sua regia di camera a mano nevrotica, agitatissima, apparentemente caotica ma in realtà precisissima nel modo in cui riesce a restituire la piena sensorialità delle sue scene in maniera totalmente impressionistica, a partire da accenni incomprensibili. Il film mi è piaciuto davvero tantissimo, non so se è stata appunto l'esperienza di vedere per la prima volta un suo film in sala ma ne sono uscito totalmente galvanizzato. È un film che continua il discorso antibellico iniziato con Nobi e lo fa anche qui infettando un genere con il suo stile alieno, lì era il cinema di guerra qui è il jidaigeki, il classico genere cappa e spada tanto amato da Kurosawa. Un anti film di samurai su un guerriero impotente, incapace di uccidere, dove il senso dell'onore e l'apparente calma nell'uccidere che caratterizza i ronin nei film del genere viene invertito, diventa quasi un segno di mostruosità in un mondo che si approccia al ritorno della guerra dopo un lungo periodo di pace. Così su due piedi direi che mi è piaciuto più di Nobi perché inquadra maggiormente i personaggi, non li butta direttamente all'interno della caoticità della violenza ma li presenta e li fa logorare interiormente, con alcuni momenti di estremo lirismo che ricordano i flashback di Vital, limitando l'agitazione della camera a mano al minimo, prima di sconvolgerli con scene di combattimento in cui l'incomprensibilità dell'azione diventa sinonimo dell'impossibiltà stessa di concepirla. Uso delle musiche e sound design come già detto incredibile, sceneggiatura basilare ma che mette al giusto centro gli elementi tematici principali del racconto (ed è capace di spiazzare per come inverte gli archetipi del genere, vedi il modo in cui vengono affronti il gruppo di cattivoni che assalta il villaggio), finale per me stratosferico con un'idea di regia/fotografia che ho trovato magistrale. Mi è piaciuto davvero tantissimo, è stato emozionante vederlo con Tsukamoto in sala e la partecipazione di tanti all'applauso finale.
Voto: 8,5
Domingo, Fellipe Barbosa & Clara Linhart GIORNATE DEGLI AUTORI
Brasiliano, classico film di borghesi infilati in una casa che iniziano a delirare, urlarsi uno contro l'altro e scopacchiare di nascosto. Alla fine risulta scorrevole, e la regia riesce a gestire bene e in maniera non caotica questi personaggi (cosa non banale per un opera seconda), con una scrittura banalotta (gli stereotipi dei personaggi ci sono tutti) ma che riesce ad intrattenere a dovere. Te lo scordi il giorno dopo ma almeno si lascia guardare.
Voto: 5
Your Face, Tsai Ming-Liang FUORI CONCORSO
Esperimento al limite del cinema, un'ora e 10 di inquadrature in primissimo piano di volti (15 per l'esattezza) che fanno cose disparate. Diversi sono immobili, alcuni raccontano le loro storie di vita, altri si massaggiano, altri dormono. È interessante più che altro per come cerca di creare un ritmo all'interno di questa carrellata che immerge lo spettatore in un'atmosfera meditativa, aiutato anche dalla musica di Sakamoto, è un lavoro di montaggio meno banale di quanto può apparire descritto così. Ovviamente non è un'esperienza classica di cinema e potrebbe stremare lo spettatore, ma è un'interessante riflessione sul primo piano, sul volto come entità autonoma capace di raccontare una storia, sul rapporto empatico che si crea nel momento in cui lo si osserva. Mi sono addormentato più con Nightingale che con questo (visti entrambi la sera sul tarduccio) che mi porta ad affermare che l'esperimento sia riuscito, ma non andrei oltre con il mio giudizio. Al di fuori della sala poi, con tutte le distrazioni che possono esserci e un'ambiente non adatto, perde praticamente ogni senso.
Voto: 6
Memories of my Body, Garin Nugroho ORIZZONTI
Questo è un film per cui farei un discorso opposto a Nuestro tiempo, nel senso che pensandoci razionalmente non ci trovo troppe storture. È un film che racconta la vita di un ballerino indonesiano di una danza tradizionale che impone una certa androginità a chi la pratica (i suoi danzatori spesso erano vestiti da donna, i movimenti molto accentuati nella sua sensualità), da qui un discorso sulla crescita in un paese dove l'omosessualità è fortemente osteggiata, con forti accenni a sentimenti omoerotici delicati e giustamente ambigui, oltre che sul modo in cui la tradizione sta venendo sempre più tenuta a margine dalla politica del paese che cerca di cancellare questi accenni sulla fluidità di genere per il mantenimento del potere. Un film sul corpo che si fa politico in una società che vuole reprimerlo. Il problema è che è raccontato in un modo molto asciutto ed essenziale con una tendenza all'episodicità che non lo rende una visione particolarmente potente né riesce a costruire coerentemente un discorso, le fasi della sua vita vengono attraversate senza che davvero ci sia un collante. Sembra di assistere a tanti bozzetti separati che poco o nulla legano fra loro, e questo secondo me leva parecchio al tema di fondo che sicuramente colpisce ma non lo fa esprimere con la forza che era necessaria. In ogni caso può essere una visione consigliata, soprattutto perché è raro vedere un film girato da un regista di una cultura così lontana dalla nostra descrivere in maniera così intima il proprio paese, da un punto di vista strettamente antropologico mi affascinano sempre (penso pure ai film di Satyajit Ray che ho visto di recente).
Voto: 6,5